Ecco chi ha ucciso John Kennedy: la ricerca di Diego Verdegiglio

Il volume di Verdegiglio, uscito nel 1998 e oggi - purtroppo - pressoché introvabile
Il volume di Verdegiglio, uscito nel 1998 e oggi – purtroppo – pressoché introvabile

Diego Verdegiglio, scrittore e regista romano, è riconosciuto come uno dei massimi esperti nello studio del caso Kennedy. Nel 1998 diede alle stampe il suo saggio-inchiesta Ecco chi ha ucciso John Kennedy (Mancosu editore, Roma, 1998). A tutt’oggi è il lavoro più completo e documentato mai pubblicato in Italia sulla vicenda di Dallas, nonostante la tesi appaia in controtendenza rispetto alla quasi totalità degli studiosi del caso. Il presidente, questa è la conclusione dell’analisi delle prove e delle circostanze, fu ucciso dal solo Lee Harvey Oswald. Documentazioni dettagliate e approfondite, argomentazioni scientifiche, una messe di prove circostanziate, pareri dei massimi esperti di criminologia, scienze forensi, medici e periti. Il lavoro di Verdegiglio, frutto di richerche negli Stati Uniti e in Italia, separa le notizie dalle rivelazioni non documentate, dagli scoop giornalistici, dalle rivelazioni sensazionali e dalle tante speculazioni scandalistiche spacciate per prove.

Quali che siano le opinioni che ciascuno si è fatto sul caso, questo volume resta un riferimento di prim’ordine per informarsi correttamente sulla tragedia di Dallas. Non è di facilissima lettura, muoversi in mezzo a tanto materiale non è agevole per chi conosce poco la vicenda. Ma ne vale la pena. (Di seguito, la scheda ufficiale del libro).

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Verdegiglio con il senatore Ted Kennedy nel 2000
Verdegiglio con il senatore Ted Kennedy nel 2000

Per la prima volta un ricercatore italiano, Diego Verdegiglio, condensa nelle seicento pagine di un suo saggio Ecco chi ha ucciso John Kennedy tutte le inchieste ufficiali e private finora realizzate sul delitto del secolo. Il volume, presentato al Salone del Libro di Torino e da Massimo Teodori ed Erich B. Kusch alla Stampa Estera di Roma nel 1998, si annuncia clamoroso ogni oltre previsione. L’autore, supportato da un’enorme mole di documenti, ha impiegato tre anni di ricerche negli Stati Uniti e in Italia per ritrovare il bandolo di una matassa intricata da trentacinque anni di indagini e investigazioni spesso fantasiose e del tutto prive di credibilità, ma dal forte impatto sull’opinione pubblica. Verdegiglio (che nel 1997 ha incontrato a Boston il senatore Ted Kennedy) non si è accontentato di scavare nella miriade di carte prodotte da cinque commissioni ufficiali, ma ha voluto sperimentare di persona l’angolo di mira dalla famosa finestra del Texas School Book Depository a Dallas, ha compiuto per intero il percorso in auto del corteo presidenziale, ha fatto sopralluoghi al Parkland Hospital e alla Centrale di polizia di Dallas, al Bethesda Naval Hospital del Maryland, a Hyannis Port (residenza dei Kennedy sulla costa atlantica), a Boston, a New Orleans, a Las Vegas, a Miami. Grazie alla collaborazione del dottor Martino Farneti, direttore della Sezione Balistica della Polizia Scientifica-Criminalpol di Roma, ha potuto personalmente sparare in otto secondi su tre bersagli con un’arma del tipo di quella impiegata a DalIas. Ha inoltre intervistato noti periti balistici quali Marco Morin, Francesco Compagnini, Ugo Potortì, Romano Schiavi e Antonio Ugolini (questi ultimi due consultati anche nel corso delle indagini sul delitto Marta Russo all’Università di Roma); famosi medici legali come Angelo Fiori, Silvio Merli, Giancarlo Umani Ronchi, Antonio Fornari, Pierluigi Baima Bollone e Ugo Di Tondo per chiedere pareri sulle ferite e sulI’autopsia del Presidente; celebri criminologi come Francesco Bruno, Vincenzo Mastronardi, Carlo Semerari, Aldo Carotenuto. Il suo scrupolo si è spinto al punto da chiedere opinioni a un chimico nucleare dell’ENEA, il dottor Antioco Franco Sedda (per verificare le analisi di attivazione neutronica sui resti dei proiettili recuperati a Dallas) e al dottor Pier Giorgio Natoli, oncologo del “Regina Elena” di Roma (sulla leggenda che l’assassino di Oswald, Jack Ruby, sia stato ucciso in carcere con iniezioni di cellule tumorali).

Questa premessa era necessaria affinché l’opera di Verdegiglio non fosse confusa con una delle tante fantasiose ricostruzioni che negli ultimi decenni sono state pubblicate sull’argomento: non a torto Furio Colombo ha scritto sulla “Repubblica” che l’autore “ha dimostrato in seicento pagine… che la storia del delitto di Dallas comincia e finisce nello stesso luogo e nello stesso istante”. E’ infatti con un continuo e inconfutabile riscontro di prove che Verdegiglio dimostra l’assurdità e l’infondatezza degli argomenti che più di altro hanno affascinato il pubblico: il proiettile a zig-zag, il secondo attentatore dalla collinetta, la testa del Presidente spinta indietro da un colpo anteriore, i testimoni uccisi durante le indagini, il cervello fatto sparire, l’autopsia falsata, la strana uccisione di Oswald da parte di Jack Ruby; i sospetti su Mafia, CIA, Johnson, FBI, Castro e chi più ne ha più ne metta. Verdegiglio riporta alle reali dimensioni (del tutto deludenti per un pubblico abituato ormai alle “gratificanti favole” di Jim Garrison, di Mark Lane o di Oliver Stone) un fatto sì straordinariamente complesso e pervaso da sconcertanti coincidenze, ma completamente privo di quella grandiosa costruzione dietrologico-cospirativa che la nostra logica vorrebbe legare in ogni caso all’assassinio di un grande personaggio come il Presidente americano. La mitologia della congiura nata dopo il delitto di Dallas trova in questo libro una demolizione puntigliosa, suffragata da settecento note ognuna delle quali costituisce di per sé un vasto repertorio bibliografico: lo stile ironico dell’Autore smonta una ad una le tesi più assurde e nello stesso tempo più accreditate dalla stampa meno seria, sia negli Stati Uniti che in Italia.
“Mi sono accorto – dice Verdegiglio – che la gente rimane incredula e scontenta di fronte al fatto che non sia mai venuta fuori la minima prova di un complotto, almeno un complotto nel senso classico del termine. Non c’è peggior incredulo di chi si nutre di pregiudizi: lo so perché per oltre vent’anni anch’io sono stato un ferreo complottista… Noi non accettiamo che il Caso abbia un ruolo non solo nella nostra esistenza, ma anche in quella di personaggi importanti come JFK”.

Jim Garrison (1921-1992), il procuratore distrettuale di New Orleans che portò in aula l'assassinio Kennedy
Jim Garrison (1921-1992), il procuratore distrettuale di New Orleans che portò in aula l’assassinio Kennedy

Il primo capitolo è dedicato a una minuziosa cronologia della vita e della presidenza di John Kennedy. Il secondo capitolo esamina il costante “senso di morte incombente” che accompagnò il Presidente fino alle sue ultime ore (quella fatidica mattina del 22 novembre 1963 disse a sua moglie Jacqueline: “Ieri sera avrebbero potuto benissimo spararmi mentre ero in mezzo alla folla… L’attentatore avrebbe potuto facilmente dileguarsi”). I presagi di morte violenta furono innumerevoli nella vita di JFK, ma egli, con grande fatalismo, non se ne curava molto. Le minacce alla sua incolumità e i tentativi di assassinio furono centinaia fin dalla sua candidatura alla presidenza nel 1960. La protezione totale del Capo di un Paese democratico, che trae dal contatto diretto con la gente il supporto al suo potere, è di fatto impossibile. Agli uomini del Servizio Segreto, durante quel tragico viaggio in Texas, fu espressamente proibito da Kennedy di circondarlo salendo sui predellini della vettura presidenziale. Dopo una mattinata piovosa, l’arrivo a Dallas di JFK fu accolto dal sole: altra coincidenza assurda, che privò l’auto da parata dello spesso tettuccio trasparente in plastica rigida, esponendo gli occupanti della limousine ai colpi dell’assassino. L’ultimo paragrafo del capitolo è la cronaca drammaticamente avvincente di quella giornata, scritta sulla base di quanto narrano William Manchester e Jim Bishop. Da sola, quella concatenazione di eventi e di situazioni spesso paradossali è una sorpresa per il lettore, non c’è nessun bisogno di aggiungere fantasiosi sospetti cospirativi per cogliere la grandiosa e tragica dimensione di una data che nessuno, fra quelli che l’hanno vissuta, potrà dimenticare.

Il terzo capitolo riguarda le inchieste delle Commissioni Warren (1964) e dell’HSCA (1978-79), nonché lo spazio dato dalla stampa alle ardite e surreali ipotesi di congiura elaborate da Mark Lane (che l’autore ha incontrato nel 1992) e da un messianico procuratore distrettuale di New Orleans, Jim Garrison. Verdegiglio non manca di sottolineare la straordinaria somiglianza tra il processo intentato da Garrison contro Clay Shaw, il supposto “cervello” della cospirazione contro Kennedy, e il processo a Enzo Tortora in Italia. In tutt’e due i casi gli incriminati furono assolti, ma morirono di cancro qualche anno dopo. Nonostante ciò, il folle procuratore dl New Orleans fu interpretato come eroe positivo sullo schermo da un affascinante Kevin Costner nel JFK – Un caso ancora aperto di Oliver Stone, al quale l’autore italiano dedica il quarto capitolo della sua opera per dimostrarne la malafede, il pregiudizio, la mancanza totale di scrupoli verso la prevedibile credulità del grande pubblico. Il film di Stone, cinematograficamente ineccepibile, è definito un “crimine della Storia”, un insulto alla verità, all’onestà, alla morale. La sua tesi che il Pentagono e la CIA abbiano ucciso Kennedy perché intendeva ritirare le truppe dal Vietnam sarebbe completamente priva di fondamento. Verdegiglio, in base ai numerosi documenti citati, dimostra infatti che nella politica di Kennedy sul Vietnam (compreso l’aumento dei militari americani nel Sudest asiatico e il suo assenso all’assassinio del Presidente sudvietnamita Diem) vi erano tutti i presupposti per un incremento del conflitto anticomunista: l’idea kennedyana di ritirarsi dal Vietnam solo nel 1965 era il classico “conto senza l’oste”. Kennedy si sarebbe trovato invischiato in Asia esattamente come successe in seguito a Lyndon Johnson. Del resto, i vari Bundy e McNamara furono i consiglieri di entrambi i Presidenti.

Il quinto capitolo è dedicato interamente a quella che viene definita “la fabbrica delle menzogne”, ossia la manipolazione dell’informazione giornalistica. Accanto ai molti esempi di falsità e distorsioni sul caso Kennedy, a mo’ di esempio costruisce egli stesso un gustoso falso scoop (manipolando tuttavia fonti del tutto attendibili) dal titolo “La CIA ha ucciso papa Giovanni XXIII!”. Il sesto capitolo, certamente destinato a suscitare aspre polemiche, demolisce pagina per pagina le inchieste svolte da uno dei giornalisti italiani che in questi anni si sono maggiormente occupati del delitto di Dallas: Gianni Bisiach. Verdegiglio è il primo autore a “fare le pulci” al noto giornalista radiotelevisivo e ne segnala inesattezze, omissioni, contraddizioni, false ricostruzioni.

L’ultimo capitolo è un’analisi riassuntiva delle sue ricerche e delle sue conclusioni: Oswald ha agito di sua iniziativa ed è lui l’unico assassino di Kennedy. Non c’è stato complotto, se si intende con tale termine la volontà organizzata e finalizzata all’attentato di un gruppo di persone ostili al Presidente. Verdegiglio ammette invece che Oswald, psicopatico votato ad un gesto criminale di autoaffermazione, possa essere stato influenzato dai suoi contatti a Dallas e a New Orleans con gli anticastristi appoggiati dalla CIA e dai petrolieri, i quali potevano aver avuto sentore delle intenzioni del giovane ex-marine di compiere un gesto clamoroso. Giovava forse ad essi un Presidente come Johnson piuttosto che Kennedy? I fatti successivi dimostrarono che, se così fossero andate le cose, puntare su Johnson sarebbe stato un errore: il nuovo Presidente non solo non invase Cuba, ma congelò completamente la “questione Castro”. Lo studio dei movimenti e delle intenzioni di Jack Ruby, che uccise Oswald nella bolgia della Centrale di polizia di Dallas due giorni dopo la cattura, non ha rivelato a Verdegiglio, anche qui, altro che una psicopatia latente scatenata dall’attentato, l’azione di un folle (ebreo e tenutario di locali di strip-tease nella Dallas molto razzista e puritana del 1963) in cerca di un gesto eroico da giustiziere, di un impossibile riscatto sociale. L’autore cita spesso lo scrittore americano Don De Lillo, che con rara potenza narrativa ha tratteggiato nel suo romanzo-verità “Libra” (Pironti Editore, Napoli, 1988) le figure di Lee Harvey Oswald e di Jack Ruby, immaginando di scavare (basandosi su documentazioni autentiche relative ai due uomini) nelle loro anime e nei loro pensieri più nascosti.

L’ultima parte del volume riporta le appendici di giornalismo, criminologia, balistica e medicina legale. In bibliografia sono elencate un migliaio di opere sull’argomento “Kennedy”Completano l’opera 162 fotografie fuori testo, fra le quali (per la prima volta in un libro italiano) quelle sconvolgenti scattate al cadavere di Kennedy durante l’autopsia.

129 pensieri riguardo “Ecco chi ha ucciso John Kennedy: la ricerca di Diego Verdegiglio

  • 30 Novembre 2018 in 1:05
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    Sono una giovane ragazza di 19 anni.
    Fin da quando ero bambina ho sempre sentito il caso Kennedy tuttavia mai mi ero interessata né a capire i meccanismi ne la cronologia stessa del fatto. Sapevo solo a grandi linee che vi erano dei dubbi sul numero di proiettili effettivamente sparati e la dinamica del “doppio ferimento John Kennedy-Connally”. Tutto ció fino a circa l’aprile scorso quando venne trasmesso in TV l’assassino del Presidente. Naturalmente ascoltai il documentario con altri occhi. Ebbene tutto normale fino a quando Lee Harvey Oswald venne ammazzato da Jack Ruby in diretta TV. Lo giuro, vedere quell’immagine mi sconvolse di più che assistere al fotogramma 313 del Filmato di Zapruder. Non riuscivo a credere a ciò che stavo vedendo, per me era inconcepibile che ad una persona con sospetto di omicidio non sia stata data adeguata protezione, mi é apparso inverosimile che Oswd venisse ucciso da un altro maniaco senza qualità alcuna.

    Ero davvero arrabbiata sia con il Capo della Polizia di Dallas che non ha saputo prendere le giuste misure preventive sia per il fatto che Ruby ferì mortalmente Oswald intranciando così tutto il processo regolare di Giustizia. Lo giuro: per quasi una settimana credetti che non sarebbe stato possibile che un ragazzo col volto così calmo, indifeso, con due bambine così piccole avesse compiuto quei gesti credetti. Ci sarebbe dovuto essere per forza qualcun altro, che Oswald era stato incastrato e così via. Così indagai e piano piano ho capito che era davvero assurdo credere alle teorie strampalate della cospirazione. Insomma gente che si autoaccusa, 30 persone che uccidono Kennedy contemporaneamente e la mafia e i rifugiati cubani e l’URSS e Castro. Insomma la cosa non stava in piedi e così grazie ad internet decisi che se veramente avrei voluto comprendere appieno il caso mi sarei dovuta leggere la Commissione Warren e così feci (ho letto quasi tutto, mi mancano solo le testimonianze di alcuni agenti di polizia o di alcune persone che hanno conosciuto marginalmente Oswald oppure di visionare qualche foto dell’Archivio). Ebbene io ho subito creduto al fatto che la Commissione abbia fatto un ottimo lavoro (non dico eccezionale per il fatto che avrebbe dovuto indagare di più a mio avviso sull’ambiente di New Orleans) e dentro di me ho cercato di trovare il perché dell’Omicidio Kennedy o i perché , come mai Oswald sparó in diagonale e non orizzontalmente etc etc. E sono arrivata alle mie conclusioni. Sono convinta che Oswald abbia ucciso Kennedy non tanto per ragione politica (Bay of Pigs e successivo) quanto per un motivo più intimo e psicologico. Oswald era in verità una persona dentro fragile, odiava qualsiasi incarnazione di autorità che potesse limitare la sua libertà di azione. Era un introverso narcisista che aveva una tendenza passiva a mostrare la rabbia verso il mondo esterno e quindi la sublimava sia nella causa comunista sia tra le mura di casa (occhio nero alla moglie, pestaggi alla moglie fino a farle uscire il sangue dal vloro mentre era incinta…) Sia atti violenti contro se stesso (taglio delle vene).

    Sotto il TSBD in verità quel giorno poteva passarci Nixon, Johnson… Qualsiasi persona. I motivi del divieto di viaggiare a Cuba, il fatto dell’embargo… Sono motivi di.contorno, il suo problema era che non aveva né gli strumenti culturali né la maturità sociale di provvedere a sé e, la difficoltà adattativa sociale che incontrava fin da bambino hanno fatto sì che si rifugiasse in un mondo di pseudofantasie finendosi di essere spia, primo ministro etc… Fino a che la sua fantasia più grande quella di uccidere Kennedy si realizzó tuttavia quando capi razionalmente cosa aveva fatto comprese di non rivelare più al mondo la sfida che si era prestabilito: ossia di essere in grado, di avere la qualità di uccidere. Che lui é in grado , che lui può. Ora, si dice sulla Commissione che Oswald fosse dislessico, é vero questo? A me i suoi errori sembrano più appartenere ad una bassa scolarizzazione piuttosto che a quel deficit. Grazie.

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    • 30 Novembre 2018 in 23:19
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      La Sua analisi psicologica di Oswald è molto simile a quella che ho pubblicato nel mio libro e che ho anche riportato in questo sito

      Risposta
      • 1 Dicembre 2018 in 13:53
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        Grazie. È stato interessante scoprire sempre nuove cose a riguardo del caso anche perchè il personaggio di Oswald è molto enigmatico e non mai sempre definibile. Buona giornata.

        Risposta
        • 1 Dicembre 2018 in 23:50
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          Mi fa piacere che nonostante la Sua giovane età si occupi di questo argomento di 55 anni fa. Come La invidio! Io purtroppo l’ho vissuto in prima persona quando vidi John Kennedy a Napoli nel 1963. Lei avrà tanti anni più di me per scoprire nuovi dettagli del caso. Quando Caroline Kennedy non ci sarà più (e ovviamente neanche io) potrà gustarsi l’apertura degli archivi segreti dello scrittore William Manchester, che intervistò tutti i protagonisti della vicenda. Nel 2040 dovrei avere 88 anni, ma non credo di arrivarci.

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  • 31 Dicembre 2017 in 18:28
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    Approfitto di questo spazio per fare a Federico Ferrero e a tutti i frequentatori del sito i miei migliori auguri per uno splendido 2018

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  • 22 Dicembre 2017 in 18:41
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    Salve Sig. Verdegiglio, non so se ci ricorda di me. Sono quel ragazzo a cui ha spedito una copia del suo libro circa un anno fa. Volevo ringraziarla perché ho letto tutto il suo libro e l’ho trovato fantastico. un analisi a 360 gradi che porta ad annullare tutte le teorie complottistiche, soprattutto perché il suo si basa su fatti veri e provati. Unico neo è che risale a un po di tempo fa e sicuramente molti aspetti usciti oggi non sono analizzati, sarei veramente felice se completasse il libro con gli studi e ricerche che avrà fatto dopo tutti i documenti resi pubblici. Spero lo prenda in considerazione. Le chiedo ancora una cosa se potesse spendere due parole relative all’incontro che ha fatto con i parenti del presidente, immagino quale emozione trovarsi vicini a loro e quale energie emanino. Le auguro buona feste a lei e famiglia

    Scrivo anche qui per il Sig. Iorio

    volevo confermare le parole del Sig. Verdegiglio. Mi sono recato circa 4 anni fa a Dallas perché, anche io come lei, sono molto affascinato da questa spiacevole vicenda e provo le sue stesse emozioni quando vedo qualsiasi cosa riguardi la famiglia Kennedy. Travarsi sedute nello stesso posto dove Zapruder a girato uno dei filmati più’ famosi della storia americane, e beh mi creda fa venire la pelle d’oca. Tornando alla piazza è veramente piccola e capisci quanti sia stato facile ( me lo permetta perché secondo me e cosi) per Oswald fare ciò che ha fatto. Tutto sembra si sia fermato al ’63 in quella piazza e la invito se potrà ad andare, un viaggio che chi come noi a cuore questo caso merita veramente. ho avuto anche la fortuna di visitare la stazione di polizia dove venne ucciso Oswald, il teatro e anche la sua ultima casa. Le auguro buone feste anche a lei

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    • 23 Dicembre 2017 in 11:55
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      Signor Andrea La ringrazio per le Sue belle parole. In effetti il mio libro ha vent’anni, ma aggiornarlo sarebbe una fatica immane. Ci provammo qualche anno fa con Federico Ferrero per il Cicap ma poi la cosa non ebbe seguito. Io sono da anni impegnato con un volume difficile, quello sugli Italiani in Vietnam, in particolare durante le guerre in Vietnam. Se non finisco questo mi sembra improbabile intraprendere altre cose. Per quanto riguarda i Kennedy, incontrai la prima volta Ted Kennedy a Boston nel febbraio 1997. Ero emozionatissimo, ma lui con piglio sicuro e simpatico mi mise subito a mio agio. Stretta di mano vigorosa, sorriso smagliante dei Kennedy, battuta pronta. Ci rincontrammo di nuovo nel 2006 a Firenze. Ho le foto di questi incontri. In Italia incontrai poi Ethel Kennedy, vedova di Bob, e le sue figlie Kerry e Kathleen, nonché a Roma la sorella del Presidente Jean Kennedy Smith. Come i veri grandi (solo le mezze calzette “se la tirano”) sono stati tutti affabili e disponibili. Ricordo di aver chiesto alla sorella di JFK, nel mio stentato inglese: “E’ vero che se suo fratello Bob fosse stato eletto alla presidenza avrebbe riaperto le indagini sulla morte del Presidente e per questo fu assassinato?”. Mi rispose con un secco “assolutamente no” che non ammetteva repliche. Ho incontrato anche Arthur Schlesinger Jr. e Ted Sorensen, due dei consiglieri di Kennedy, e Gianni Bisiach mi ha presentato tre anni fa la governante friulana di Lee Radzwill (la sorella di Jackie Kennedy) che oggi vive vicino ad Ostia e che andò alla Casa Bianca per i funerali del Presidente. Mi ha detto che non pubblicherà i segreti della famiglia Kennedy di cui è a conoscenza. Le ho chiesto se, pubblicandoli, la gente cambierebbe opinione sui Kennedy e lei mi ha risposto solo “sì, è per questo che li porterò con me nella tomba”. Per quanto riguarda Dallas, il mio “cicerone” nel deposito fu lo scrittore Jim Moore, autore di un bel volume, “Conspiracy of one”, in cui smonta qualunque ipotesi di complotto. Nel 1993 esisteva ancora un pezzo originale della staccionata sul grassy knoll, ma naturalmente non era quello all’angolo famoso del poggio erboso, cambiato più volte per via dei turisti che ne portavano ciascuno via un pezzo. Il frammento che presi io era alla congiunzione col cavalcavia di cemento, una zona poco “battuta” dai turisti. Si vedeva che era legno vecchissimo. Feci anch’io ovviamente il JFK Assassination Tour sullo stesso pullman bianco Anni ’60 che era stato usato per i VIP in coda al corteo di Kennedy. Il Texas Theatre non era stato ancora internamente restaurato, ma la facciata era rimasta quella ricostruita due anni prima dagli scenografi di Oliver Stone. Cronometrai il tempo necessario ad Oswald per entrare di corsa nella sua pensione, cambiarsi la camicia, mettersi un giubbotto, infilarsi nella cintola la pistola e uscire. Circa un minuto e mezzo, appunto quanto testimoniò la tenutaria della pensione, Earlene Roberts. Rifeci col cronometro tutti i percorsi di Oswald e di Ruby e rifeci il tragitto del corteo da Dealey Plaza al Parkland Hospital (dove riuscii ad entrare con un escamotage, eludendo la sorveglianza), visitando anche il salone del Trade Mart dove JFK non giunse mai. Sul “cubo di Zapruder” ci salii con la videocamera fissata ad un cavalletto per avere la sua stessa prospettiva. Nella centrale di polizia entrai liberamente dovunque, senza che nessuno mi fermasse (avrei potuto avere una bomba nello zainetto, invece della videocamera, ma gli USA non avevano ancora vissuto l’11.9.2001…). Naturalmente ho documentazione filmata e fotografica di quanto Le racconto, nel caso qualcuno non credesse a quanto affermo. Chiudo qui. Al piacere di rileggerLa e con i migliori auguri a Lei e ai Suoi cari per le prossime festività. DV

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  • 14 Dicembre 2017 in 22:20
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    Congratulazioni vivissime. grazie a questo sito ho ristudiato la vicenda da un ottica completamente diversa e anche se a malincuore devo purtroppo ricredermi su alcune mie pseudocertezze.  Ho ancora forti dubbi e mi piacerebbe andare a Dallas ad osservare di persona le traiettorie dei proiettili la geometria del luogo ecc.  Tuttavia anche se stento molto ad ammetterlo  credo che non possa essere esclusa del tutto la possibilità che John Kennedy sia stato ucciso da un unico uomo che si trovava nel deposito libri. Quello che però la mia mente fatica ancora a considerare è la vera identità dell’assassino. Oswald potrebbe addirittura essere innocente ma certamente il tiratore che ha ucciso Kennedy si trovava al deposito libri di Dallas il 22 novembre del 1963. Comunque faccio i complimenti al dott. Verdegiglio e saluto tutti con estrema cordialità.

     

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    • 16 Dicembre 2017 in 16:28
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      La ringrazio Signor Iorio. Io ci ho messo 35 anni prima di “risvegliarmi” dal sogno del complotto, che mi piaceva tantissimo. Sono stato in quella piazza e a quella finestra ed è tutto più piccolo, più “accessibile” e vicino di come appaia nelle foto. Guardando la strada da quella finestra Lei potrebbe rendersi conto – com’è successo a me – che Elm Street è proprio lì sotto, non ci sono distanze “siderali” da superare per puntare un’arma sulle auto che si vedono passare lì sotto. Per quanto riguarda la colpevolezza del solo Oswald non ci sono più dubbi, ed è un ragionamento per esclusione: dalle testimonianze di tutti i dipendenti del deposito (non ci furono estranei nell’edificio fino alle perquisizioni della polizia) furono ricostruiti i luoghi dove ogni dipendente si trovava tra le 12,20 e le 12,30. Di tutti, tranne di uno: Lee Harvey Oswald.

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      • 21 Dicembre 2017 in 21:06
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        La sua affermazione “… tutto è più piccolo di come appare nelle foto ” è ancora una frase illuminante per me. La ringrazio di averla detta. Lei è stato sul posto e quindi ha avuto esperienza di questo elemento. Se lei mi assicura che nessuno è entrato o uscito dal deposito, la logica ci conduce per forza all’ultima sua affermazione che io cercherò di digerire lentamente. La ringrazio del tempo che mi ha regalato. Veda, … lei non ci crederà, ma quando entro in questa storia, quando vedo i documenti filmati, soprattutto quelli che mostrano la vita privata di quest’uomo, cioè del presidente Kennedy i miei occhi luccicano e poi lacrimano. E’ una storia che non sono mai riuscito a mandare giù, mai. Grazie ancora e Buon Natale a lei e alla sua famiglia.

        Vincenzo Iorio

        Risposta
        • 22 Dicembre 2017 in 11:55
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          La ringrazio Signor Iorio. Avendo conosciuto fratello e sorella nonché cognata e nipoti del Presidente, Le assicuro che possono essere criticabili quanto si vuole ma possiedono un carisma e un’energia eccezionali, proprie della famiglia. Capisco perfettamente il suo stato d’animo. Quando vidi John Kennedy a Napoli nel 1963 fu per me come un’apparizione e vederlo massacrato in pubblico accanto alla moglie pochi mesi dopo fu uno shock anche per me mai superato. Da lì cominciò la mia ossessione per questo caso, che credo mi porterò dietro fino alla fine dei miei giorni. L’amico Biagio Privitera di Roma, il massimo collezionista italiano di materiale su Kennedy, ha un figlio che sta ereditando la sua passione. Io figli non ne ho, ma spero che mia nipote possa un giorno non disperdere tutto ciò che ho raccolto. Si, Le confermo nel magazzino librario non c’erano estranei, anche se Oliver Stone mostra nel film un gruppo di operai esterni addetti a lavori di manutenzione al sesto piano. In realtà gli operai erano dipendenti dello stesso magazzino, ne conosciamo i nomi e le loro deposizioni sono tutte nei volumi della Commissione Warren. Cordiali saluti e auguri per le prossime festività. DV

          Risposta
  • 5 Novembre 2017 in 18:37
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    Dott. Ferrero , la mia frase completa era : la totale accettazione della versione ufficiale , suffragata da prove scientifiche ed inoppugnabili prove e testimonianze . Non intendo quindi accettazione senza approfondimento dei fatti . So benissimo che Lei ha studiato moltissimo il caso , lo dimostrano gli articoli del sito . Quello che frena molti , me compreso , ad accettare che in assoluto complotto non ci fu sono sopratutto alcune sfumature .Per esempio , tempo fa emerse un report interno cia secondo il quale l’ allora direttore Mc Cone , interrogato dalla cw non forni tutte le informazioni di cui era in possesso , allo scopo di non distogliere l’ attenzione della commissione dalla ” miglior verita’ “possibile .
    Ora ,cosa significa miglior verita ? Che ne esiste una peggiore ? Il mio timore e’ che Cia e Fbi sapessero molto più su Oswald , magari anche le sue intenzioni e le sottovalutarono . Poi se le sottovalutarono per sufficienza o per volontà e’ un altro discorso . Comunque ad ognuno le proprie convinzioni , e’ giusto cosi . Rispettosi saluti . Stefano.

    Risposta
      • 6 Novembre 2017 in 11:37
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        Grazie , e’ prorio questo l’ articolo a cui mi riferivo .Certo , la Cia lo ha reso pubblico per sfatare il sospetto che Oswald fosse un loro agente o comunque un loro incaricato ad eseguire il ” lavoro “, questo lo ritengo anch’ io impossibile in quanto credo che l’ Agenzia qualora avesse voluto avrebbe utilizzato una persona più affidabile e ” professionale “. Il dubbio che ho sollevato ieri era diverso , e riguardava la possibilita che le agenzie sapessero molto di più riguardo ad Oswald ( specie dopo il viaggio in Messico ) e , perlomeno lo abbiano sottovalutato colpevolmente . Chi era a capo delle agenzie di intelligence sapeva che il presidente Kennedy sarebbe andato in viaggio a Dallas , proprio dove viveva un tipo strampalato , marxista , castrista ed anticastrista nello stesso tempo , che entrava ed usciva dall’ Unione Sovietica senza troppi problemi in quel periodo di guerra fredda . Fossi stato un responsabile dell’ Agenzia , come minimo lo avrei fatto ” marcare a uomo ” ed in modo molto stretto , almeno in quei giorni , cosa che invece purtroppo non avvenne ( i controlli dell fbi a quanto pare non furono cosi efficaci , tanto da far infuriare Hoover a cose avvenute ) . La responsabilita delle agenzie mi pare evidente , al punto di sconfinare nella complicita passiva nell’ omicidio . Oltetutto da Dallas erano anche giunti segnali chiari che Kennedy non era proprio il benvenuto ( mi riferisco ai manifesti listati a lutto e alla pagina di giornale a lui dedicata ) . Perfino lo stesso Kennedy profetizzo la sua morte nelle precise modalita in cui e’ avvenuta , certo , sicuramente non la immagino’ cosi imminente . Questo e’ il mio ultimo intervento , non voglio approfittare oltre del vostro tempo . E’ stato un piacevole scambio di opinioni . Grazie di tutto e anncora cordiali saluti . Stefano.

        Risposta
        • 7 Novembre 2017 in 0:34
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          Signor Stefano, è stato un piacere risponderLe e sono sempre qui per ulteriori scambi di opinione. No, le Agenzie non ebbero una “complicità passiva”, ma certamente sottovalutarono le potenzialità criminali di Oswald, sia a New Orleans che a Dallas. A Città del Messico Lee incontrò degli agenti castristi, ma nessuno (al di là di un generico scambio di battute, del tipo “Quel figlio di puttana di Kennedy sta cercando di far fuori Fidel. Se qualcuno ce lo togliesse dalle palle sarebbe accolto come un eroe all’Avana”. Questo – e solo questo – può essere stato il livello di frasi fra Oswald e i cubani) poteva prevedere una sua azione di quel tipo. A fine settembre neanche Kennedy conosceva tempi, luoghi e tragitti a Dallas; Lee non sapeva che sarebbe stato assunto il 15 ottobre del tutto casualmente al deposito librario; non si sapeva se l’auto sarebbe stata scoperta o coperta per maltempo; Jacqueline non aveva ancora deciso definitivamente di andare in Texas col marito; nessuno poteva sapere se gli agenti del Servizio Segreto avrebbero circondato gli occupanti della limousine salendo sui predellini posteriori e laterali. Insomma la morte di Kennedy è dovuta ad una serie assurda di casualità, ma le Agenzie furono reticenti perché non volevano finire sul banco degli imputati per non aver fatto bene il loro lavoro. Grazie ancora e cordiali saluti. DV

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  • 1 Novembre 2017 in 21:29
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    Buonasera , avrei una domanda da rivolgere al dottor Verdegiglio , il dottor Ferrero in parte mi ha gia’ risposto. Mi riferisco alla celebre fotografia scattata dal davanti della macchina presidenziale dove si intravede il Presidente Kennedy con le mani strette sulla gola , gia’ colpito dal secondo sparo di Oswald .
    Seguendo le conclusioni della commissione Warren sappiamo che il primo colpo manco’ il bersaglio andando a scalfire un marciapiene dal quale si stacco’ un frammento che colpì James Tague alla guancia , il secondo trapasso’ prima il collo del Presidente fuoriuscendo dalla gola quindi il corpo di Connally , andando a terminare la sua corsa nella gamba del governatore e fu trovato praticamente intatto , appena deformato in un punto ma senza parti mancanti . Il terzo proiettile centro’ in pieno la testa del presidente frantumandosi e producendo frammenti , uno dei quali ando’ a scheggiare il parabrezza dell’ automobile . Il problema e’ che ritornando alla fotografia in questione , la scheggiatura e’ gia’ visibile e , in quel momento il terzo colpo non era ancora stato esploso . Escludendo per ovvi motivi che il danno possa essere stato causato dai primi due proiettili , come si puo’ spiegare questo fatto ? Vorrei specificare che non sto insinuando eventuali spari frontali , le tracce di piombo sono all’ interno del vetro e non ci sono fori ( come segnalatomi dal dottor Ferrero e riportato dalla cw ). Saluti

    Risposta
    • 2 Novembre 2017 in 0:27
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      Lei – come immagino – si riferisce alla foto di James Altgens, nella quale però non si nota nessuna scalfittura visibile sul parabrezza che indichi una sia pur minima lesione del vetro dall’interno.

      James

      Sappiamo infatti che il secondo proiettile sparato da Oswald, dopo aver attraversato i due uomini, finì nella pelle della coscia di Connally e non era “intatto” ma appiattito lateralmente e aveva perso dalla base estrusa circa tre grani del suo peso originario (160-161 grani). Poiché sappiamo che tutti i frammenti recuperati nei corpi e nell’auto furono esplosi dal fucile di proprietà di Oswald ritrovato al sesto piano del deposito AD ESCLUSIONE DI OGNI ALTRA ARMA (Rapporto Warren, Rizzoli, 1964, p. 86; riconfermato dal Rapporto Finale dell’HSCA nel 1979), dobbiamo – come Lei fa giustamente – andare per esclusione. Il primo proiettile incontrò sulla sua traiettoria un ostacolo che lo deviò e finì nei pressi di James Tague; il secondo treapassò i due uomini e si infilò nella coscia di Connally; il terzo devastò la testa di Kennedy e si frantumò nell’auto, colpendo con frammenti internamente il parabrezza e la cornice cromata dello stesso e venne recuperato frantumato nell’auto. Altri frammenti dello stesso furono estratti dal cranio del Presidente.

      Non sono mai venute alla luce prove di ALTRI PROIETTILI che abbiano raggiunto l’auto o siano stati sparati verso altre persone o cose nella Dealey Plaza.

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      • 2 Novembre 2017 in 11:30
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        Grazie per la risposta , si mi riferisco a questa foto . Su Internet esiste una versione ingrandita e ravvicinata della stessa , dove e’ evidenziato con un cerchio rosso un qualcosa che pare proprio una scalfitura del vetro . Per trovarla ho digitato sulla barra di google: bullet hole on kennedy limousine , quindi ho selezionato il menu “immagini”. In un primo tempo ho pensato che fosse una modifica apportata ad arte poi , cercando tra la discreta quantita di libri che ho riguardo i fatti di Dallas ( tra i quali anche il suo ) , sul supplemento della rivista ” Oggi ” , un volume intitolato : J F Kennedy la tragedia che commosse il mondo ,stampato il 20 febbraio 1964 ,mentre la CW era ancora riunita e non aveva reso pubbliche le sue conclusioni , quindi in tempi non sospetti da inquinamenti delle varie teorie complottistiche che seguirono , ho trovato la foto in questione , stampata su due pagine e molto nitida . Analizzando la zona intorno lo specchietto con una lente di ingrandimento ho notato un punto scuro proprio nell’ area corrispondente alla fessurazione . Non ancora convinto ho chiesto la ” consulenza ” di un amico tipografo da oltre quarant’ anni , senza spiegargli subito il motivo per non condizionarne il giudizio . Analizzata l’ area che approssimativamente gli ho indicato , mi ha confermato che c’ era qualcosa proprio in quel punto e , non si trattava di puntinatura della stampa ( gli attuali pixel ). Non credo di essere un visionario e sopratutto non ho la pretesa di aver scoperto qualcosa di nuovo ma , faccio molta fatica a credere che questa sia un altra coincidenza tra le molte che aleggiano su questo caso . Saluti e grazie.

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        • 2 Novembre 2017 in 15:32
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          Signor Stefano, ho anch’io quel libro e, purtroppo per il tempo che passa, me lo feci regalare proprio nel 1964. In quella foto non c’è assolutamente NULLA che indichi una lesione interna del parabrezza. Puntini, ombre, pixel: ci sono abituato. Si figuri che nelle foto dell’attentato c’è stato chi ha visto un uomo accucciato sul muretto, un altro dietro la pergola di cemento, altri due erano dietro la palizzata, uno in divisa da poliziotto e l’altro con un elmo prussiano in testa. Nella foto Altgens hanno “riconosciuto” Oswald sulla porta del deposito (era un suo collega, Billy Lovelady) e un tiratore posto sulla scala antincendio del palazzo retrostante l’auto. Le consiglio poi questo sito: New version of the Altgens photo discovered. Anche lì hanno scoperto facce e dettagli nuovi, “never seen before”. Li hanno scoperti solo loro. Cinque commissioni pubbliche e una privata, con fior di esperti (tutti ovviamente imbecilli, collusi o intimiditi dal governo) non hanno notato le cose che sono state “scoperte” in quella foto. Io non vedo assolutamente nulla di ciò che Lei dice, mi spiace, e non che sia prevenuto, ma proprio non c’è nulla. Puntini di sporco nel bagno di emulsione? Nel 1963 non c’era certo il digitale. Se poi Lei ritiene di aver fatto una scoperta “epocale”, ne informi subito l’ARRB a Washington. Passerà alla Storia come colui che, con una lente d’ingrandimento e un amico tipografo, ha finalmente svelato la sequenza dei colpi in Dealey Plaza. Mi scusi la pesante ironia, ma non ce la faccio a trattenermi. Mi occupo di questo caso da oltre mezzo secolo (Lei sarà certamente giovane) e ne ho dovute vedere e sentire di tutti i colori.

          Risposta
          • 2 Novembre 2017 in 17:57
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            La ringrazio ancora per il tempo che le ho fatto perdere e per considerarmi giovane , in realtà ho sessant’ anni , più o meno come lei . Capisco che un semplice pensionato ignorante dovrebbe magari passare il suo tempo con l’ amico tipografo , a dar da mangiare ai piccioni ma , cosa posso dire , ho fatto il passo più lungo della gamba sottoponendo un dubbio ad un esperto in materia come lei . Umilmente mi scuso e provvedo a comprare il becchime per gli uccellini . Comunque nulla al mondo e’ assoluto ( questa ovviamente la prendo in prestito da Einstain ).
            Non la disturbero’ più , comunque grazie per la considerazione e senza alcuna ironia le porgo i miei più rispettosi saluti . Stefano .

        • 3 Novembre 2017 in 16:02
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          No guardi Signor Stefano, non mi ha disturbato affatto. Lasci perdere i piccioni. Se lo desidera sono su questo sito a Sua disposizione per qualunque domanda

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          • 4 Novembre 2017 in 0:10
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            La ringrazio ancora per la sua disponibilita’ , ma in fondo le domande sarebbero sempre le stesse , cosi come le risposte . Sara’ come dice spesso Lei : questione di fede . Da una parte la netta convinzione che nonostante le inattaccabili prove scientifiche , balistiche , testimonianze e quant’altro ci sia comunque qualcosa che sfugge , dall’ altra la totale accettazione della versione ufficiale , suffragata dalle risposte scientifiche e dalle inoppugnabili prove e testimonianze , riconoscendone l’ infallibilita’ . Per fortuna siamo ancora tutti liberi di esprimere i nostri dubbi , le nostre certezze e le nostre ironie . Una sola cosa volevo aggiungere che esula dal caso Kennedy : se tutto deve essere provato per essere vero , allora per anni e anni tutti , io per primo , abbiamo commesso una grave ingiustizia verso il signor Al Capone considerandolo un gangstern o capo mafia che dir si voglia . Neanche l’ onnipotente Edgar Hoover riuscì a provare che lo fosse quindi , abbiamo sbagliato e dobbiamo al massimo considerarlo come un semplice evasore fiscale . Mi congedo con i miei più cordiali saluti .Stefano.

          • 4 Novembre 2017 in 18:30
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            mi scusi, signor Stefano, ma “la totale accettazione della versione ufficiale” non è qui, che la trova.
            io ho iniziato a studiare il caso Kennedy con la convinzione che ci fosse stato un complotto. lo stesso Verdegiglio, prima di rendersi conto di come andarono le cose, dovette studiare per anni e sforzarsi di arrendersi a un’ipotesi falsa ma affascinante. io stesso ho faticato molto prima di ammettere di essere stato ignorante e, soprattutto, prima di abbandonare il Moloch del complotto. a me “piaceva”, l’idea che Kennedy fosse stato ucciso da un blocco di cattivoni potenti, conservatori, guerrafondai e disonesti. tutta gente che è esistita e continua a esistere: solo che JFK fu ammazzato da un poveraccio.

          • 4 Novembre 2017 in 12:48
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            Si, signor Stefano. Tutta questione di fede. Anche O.J. Simpson ha ucciso la moglie, ma un bravo avvocato e soprattutto molti soldi operano miracoli in tribunale. Come scrivo nel mio libro, anche Oswald avrebbe potuto salvarsi dall’incriminazione di aver ucciso il presidente, con gli opportuni aggiustamenti. Il fucile? Sì, è mio, lo avevo portato con me per farlo riparare da un armaiolo dopo la fine del mio turno di lavoro, qualcuno può averlo trovato e aver fatto fuoco sul presidente. E poi non ero nemmeno al sesto piano, ero a mensa (Bonnie Ray Williams mangiò il suo panino al pollo al sesto piano fino alle 12,10-12,15 e non vide nessuno; Junior Jarman disse di aver visto in mensa Oswald verso le 12,15). Mi sono allontanato dal deposito? Vero, ma mi era sembrato che con tutta quella confusione per quel pomeriggio non si lavorasse più (ed è proprio la giustificazione che diede). Una tesi del genere ovviamente cade di fronte alla marea di altre prove e indizi, ma questo sarebbe bastato a creare dei dubbi nella giuria. Oswald e solo lui E’ STATO l’assassino del presidente. Anche Adolf Hitler non è stato giudicato da un tribunale, ma Lei ha dubbi che fosse uno dei più grandi criminali della Storia? In casi come questi non è sempre vero che l’accusato è innocente fino al verdetto di un tribunale.

        • 5 Novembre 2017 in 18:32
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          PRIMA JOHNSON ERA CONVINTO CHE FOSSE STATO CASTRO. ORA NUOVA VERSIONE: Dai nuovi documenti [desecretati da Trump] emerge anche che Lyndon B. Johnson, il successore di Kennedy, era convinto che l’assassinio di Jfk fosse una vendetta per l’uccisione del presidente vietnamita Ngô Đình Diệm, in un golpe al quale Kennedy aveva dato il via libera. A sostenere questa tesi, si legge nei documenti, è l’allora direttore della Cia Richard Helms, che in una deposizione dell’aprile del 1975 affermò: “Il presidente Johnson era solito dire che la ragione per la quale il presidente Kennedy venne assassinato era che lui aveva assassinato il presidente Diem”.

          Risposta
          • 7 Febbraio 2018 in 15:34
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            7) LBJ used to go around saying JFK’s murder was payback for the U.S. killing of a Vietnamese president
            In an April 1975 deposition at CIA headquarters in Langley, Virginia, Richard Helms (director of CIA under both Lyndon Johnson and Richard Nixon) testified that Johnson claimed JFK was killed in retribution for the assassination of Ngo Dinh Diem, who was killed as part of a U.S.-backed coup earlier in 1963. “He certainly used to say that in the early days of his Presidency,” Helms testified, “and where he got that idea I don’t know.”

        • 7 Febbraio 2018 in 15:36
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          ENNESIMO “PREAVVISO PREVENTIVO” SULLA MORTE DI JFK:
          10) A week or so before the assassination, a man in a New Orleans bar bet $100 that President Kennedy would be dead within three weeks
          In the days after Kennedy was shot, the Secret Service recorded notes from an interview with a man named Robert Rawls, who was at the time a patient at the U.S. Naval Hospital in Charleston, South Carolina. According to what Rawls told an officer of the Naval Intelligence Unit, he’d been in a bar in New Orleans, Louisiana 10 days to two weeks earlier, when he overheard a man try to bet $100 on Kennedy’s imminent demise. Rawls, who admitted being half in the bag himself, didn’t catch the man’s name, and didn’t even remember the name of the bar. At the time, he thought the bet was “drunk talk,” and laughed it off.

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    • 20 Novembre 2017 in 19:42
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      Signor Stefano, a questo link hanno “individuato” nella foto di Altgens i mafiosi Johnny Roselli e David Morales.

      In questi altri link troverà due killer appostati sulla scala anticendio del Dal Tex Building. Al link http://educationforum.ipbhost.com/topic/19720-jfk-49-years-in-the-offing-the-altgens-reenactment/?page=2 vedrà che nella foto di Altgens c’è anche Jack Ruby. Ovviamente, nella foto l’uomo sulle scale all’ingresso del deposito era Oswald…

      Tex GIF - Find & Share on GIPHY

      http://jamesfetzer.blogspot.it/2015/09/did-george-hw-bush-coordinate-jfk-hit.html

      Risposta
        • 19 Gennaio 2018 in 19:47
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          Altra “prova” nascosta nella foto di Altgens: Lyndon Johnson organizzò l’attentato perché nella foto di Altgens non si nota nell’auto: egli si abbassò nella vettura prima che iniziasse la sparatoria: vedere https://www.youtube.com/watch?v=OzaQz9vtGg8

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        • 29 Gennaio 2018 in 2:15
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          “GLI E’ TUTTO SBAGLIATO, GLI E’ TUTTO DA RIFARE”, COME DICEVA IL GRANDE BARTALI. KENNEDY FU UCCISO DAL POLIZIOTTO TIPPIT, DALLA CIA, DAI CUBANI ANTICASTRISTI E DA JOHNSON (dal sito: https://www.mirror.co.uk/news/world-news/jfk-files-reveal-dallas-cop-11422539): 
           
          Fingers were pointed at Dallas police after John F Kennedy was assassinated in the city, the declassified documents reveal. Those who believed the local force was behind the killing included Russian leader Nikita Khrushchev. And one FBI informant even named patrolman JD Tippit, who was shot dead by Lee Harvey Oswald 45 minutes after JFK died, as the President’s actual killer. According to a note sent to agents, the source was told by an H ­Theodore Lee that “the president was actually assassinated by Dallas police officer TIPPIT”. The informant said Lee got the information from several previously active members of the Fair Play for Cuba Committee. Dallas patrolman JD Tippit was named to by an FBI informant as the real gunman .Secret JFK files reveal “high-priced Hollywood call girl” questioned about ‘sex parties with John Kennedy, Frank Sinatra and Sammy Davis Jr’. The note also said a week before the assassination Tippit, who was alleged to be the head of the right-wing John Birch Society in Dallas, and a third man – possibly Oswald – met in Jack Ruby’s nightclub. Ruby shot Oswald two days after Kennedy’s assassination and died of lung cancer in 1967. The two men had supposedly met in a Florida airport as part of a group heading to Cuba to “cut sugar cane” and were heard discussing “Big Bird” by an informant. Lee would later tell the FBI that communist Oswald was somehow involved in the anti-Castro movements as well as the FPCC, which allowed him to see both “sides of the issues involved”. Moments before the assassination
          Tippit was in his patrol car when he stopped Oswald as he walked down Patton Avenue in Dallas. After talking to Oswald through the window, he got out and was shot three times with a .38 calibre revolver. An autopsy showed he then took a bullet to the right side of his temple as he lay on the pavement. However, the suspicions about the Dallas police were not confined to the US. CIA notes of a May 1964 conversation with Khrushchev said the Soviet leader did not believe American security was so “inept” that the president could be killed without a conspiracy. He believed the Dallas Police Department was an “accessory” to the assassination and the CIA source “got the impression that Chairman Khrushchev had some dark thoughts about the American Right Wing being behind this conspiracy”. Soviet leader Nikita Khrushchev believed there was a conspiracy behind Kennedy’s death. Top 5 reveals from JFK Files so far including plots to kill Castro and Oswald speaking ‘broken Russian’.When the source said Oswald and Ruby were both “mad” and he “acted on his own… Khrushchev said flatly that he did not believe this”.
           
          The Soviets also suspected then Vice President Lyndon B Johnson could have been behind the killing, according to one of the 2,891 newly released documents. In a note from December 1, 1966, FBI Director J Edgar Hoover said he was aware a US mole in Moscow was saying the KGB was “in possession of data purporting to indicate Johnson was responsible for the assassination”. It came as the Kremlin feared it would be blamed for the President’s death and face retaliation. The details emerged in a message to the White House called Reaction of Soviet and Communist Party Officials to the Assassination of President John F Kennedy. The declassified documents, containing more than 30,000 pages, have done little so far to silence conspiracy theorists who believe Oswald was a fall guy for a wider plot. The Kremlin feared it would be blamed for the President’s death and face retaliation. One document from 1975 contains a partial deposition by Richard Helms, a deputy CIA director under Kennedy. The intelligence chief later became CIA chief to the Rockefeller Commission, studying unauthorised CIA activities in domestic affairs. Commission lawyers appeared to be seeking information on which foreign leaders might have been the subject of assassination attempts by or on behalf of the CIA. A lawyer asked Helms: “Is there any information involved with the assassination of President Kennedy which in any way shows that Lee Harvey Oswald was in some way a CIA agent or agent?”. JFK Files: Soviets feared being blamed for Oswald assassination leading to nuclear attack. But the document ends short of his answer. The papers also show Helms, who later served under the administrations of Lyndon B Johnson and Richard Nixon , claim that Johnson used to say Kennedy’s killing was an act of foreign retribution. Helms said in a deposition: “President Johnson used to go around saying the reason President Kennedy was assassinated was that he had assassinated President Diem.” South Vietnamese leader Ngo Dinh Diem was arrested and killed just weeks before Kennedy during a US-backed coup.

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      • 16 Gennaio 2018 in 15:38
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        Buongiorno Dott Verdegiglio , vedo che ha aggiunto particolari alla foto di cui avevamo discusso tempo fa . Non e’ comunque questo il motivo per il quale sto scrivendo , se me lo permette vorrei solo fare un discorso più generale . Fingiamo  per un attimo che la Commissione Warren fosse giunta ad una conclusione diversa delle indagini ed avesse individuato per esempio nei cubani i mandanti dell assassinio , a quel punto quale sarebbe potuta essere la reazione degli Stati Uniti ? Una reazione militare ? Una invasione dell’ Isola ? Ed i russi a loro volta come si sarebbero comportati ? Ci sarebbero potuti essere i presupposti per lo scoppio di una devastante guerra nucleare tra le due potenze con evidenti effetti anche sul resto del mondo ? Non pensa che una situazione simile potrebbe aver condizionato il lavoro della commissione , spingendola a trovare una ” migliore verita ” addossando ad Oswald , che sicuramente ha sparato , la totale paternita dell attentato ?

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        • 16 Gennaio 2018 in 18:18
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          Caro Signor Stefano, premesso che la Storia non si fa con i “se”, esaminiamo la Sua ipotesi:

          1) La Commissione e l’FBI vagliarono fin da subito tramite la CIA la possibilità che Oswald fosse stato inviato ad uccidere Kennedy da parte di diversi mandanti, comprese Cuba e l’URSS, ma conclusero (Warren Report, pag. 374) che “The Commission discovered non evidence that the Soviet Union or Cuba were involved in the assassination of President Kennedy”. Le indagini si mossero immediatamente nella direzione di accertare che né Castro né Kruscev fossero i mandanti dell’assassinio proprio per scongiurare il pericolo di un conflitto nucleare, che sarebbe stato altissimo. Ed entrambi quei governi furono solleciti nel dare agli USA tutte le informazioni su un tipo di personaggio pericoloso e “rognoso” come Oswald, che scriveva, sbraitava nelle ambasciate cubana e sovietica, un ex marine che faceva prima il filosovietico, poi il castrista, poi si fingeva anticastrista, poi scriveva al Partito Comunista americano, poi si tagliava le vene in un hotel quando stava per essere espulso dall’URSS, poi per riottenere il passaporto diceva agli americani che desiderava tornare dalla Russia in USA e che non aveva tradito il suo Paese. Insomma, uno spostato sempre scontento di tutto e di tutti, un fallito rancoroso e megalomane, che sua moglie aveva “mollato” per andare a vivere (molto meglio) con un’altra donna…

          2) Nell’esaminare i moventi e i movimenti di Oswald, l’FBI giunse in poco tempo (Rapporto FBI, 9 Dicembre 1963) ad accertare che un complotto non sarebbe stato possibile organizzarlo in quanto:

          a) Oswald era stato assunto del tutto casualmente (e del tutto casualmente assegnato dal direttore a quella sede e non ad un’altra dislocata in periferia) il 15 Ottobre 1963, quando non solo il Servizio Segreto e l’FBI non sapevano se e come sarebbe stata organizzata la sfilata a Dallas, ma neanche i Kennedy lo sapevano.

          b) Jacqueline accettò infatti di andare in Texas il 18 Ottobre al suo ritorno dalle vacanze in Grecia (W. Manchester, “Morte di un Presidente”, pag. 12), ma ancora ai primi di Novembre non si sapeva dove il presidente avrebbe tenuto il suo discorso né come si sarebbe organizzato il corteo. Fu un puro caso che fosse scelto il Trade Mart, l’unico auditorium disponibile, obbligando il percorso a passare in centro (Main Street) e poi dalla Dealey Plaza. Come riporto nel mio libro citando le fonti (pp. 90-91) il governatore Connally, temendo dimostrazioni antikennediane della Destra locale, consigliò di evitare il corteo e di recarsi subito dall’aeroporto al Trade Mart, ma Kennedy fu irremovibile: a lui la sfilata con la First Lady serviva a fini elettorali e di consenso. Il corteo fu deciso, pubblicato dai giornali e mai più cambiato. Ed era l’unico che permettesse di raggiungere il Trade Mart con l’autostrada (Freeway) provenendo da Downtown (ho rifatto personalmente il percorso in auto)

          c) Per ordine del Presidente, in caso di cattivo tempo, la limousine sarebbe stata chiusa dalla capote trasparente (W. Manchester, op. cit. pag. 13). Quindi, affacciandosi ad una finestra e in caso di pioggia, Oswald avrebbe visto un’auto protetta dalla capote e presumibilmente circondata dagli uomini del Servizio Segreto. Oswald non sapeva se alle 12.30 sarebbe rimasto da solo al sesto piano e il fatto che poi lo sia stato fu del tutto casuale.

          d) Oswald apprese solo la mattina precedente, dai giornali, che il corteo sarebbe passato sotto il luogo dove lui lavorava

          e) E se i servizi segreti di Castro avessero per assurda ipotesi “caricato” Oswald durante la visita a Città del Messico? Perché poi fidarsi di un disadattato 24enne del genere? Ritengo però che possano aver chiacchierato con lui dicendogli per esempio: “Quel hijo de puta di Kennedy sta provando ad uccidere il nostro Fidel! Se qualcuno con le palle ce lo togliesse di mezzo, all’Havana sarebbe un eroe”. Lo ritengo possibile, e ritengo possibile che la psiche esaltata di Oswald abbia colto il 21 novembre l’occasione opportuna di compiere il gesto criminale: vado a casa, domani porto il fucile al lavoro, ci provo, cerco di fuggire verso il Messico (coi soldi trovatigli in tasca avrebbe potuto raggiungere in pullman la frontiera).

          3) Non solo la Commissione Warren ma circa 12-15 anni dopo (con Fidel ancora saldamente al potere) le Commissioni Church, Rockfeller e HSCA conclusero tutte che dietro l’attentato e dietro Oswald non c’erano come mandanti né Cuba, né URSS né altri governi stranieri. A tutt’oggi, non esistono prove che Raoul Castro nasconda archivi segreti sull’assassinio di Kennedy. Non esiste quindi nessuna possibilità che le varie Commissioni abbiano “addomesticato” le loro indagini per evitare l’invasione di Cuba o una guerra con l’URSS.

          4) Cosa avevano da guadagnare Cuba e l’URSS da una obbligata e automatica successione di Johnson a Kennedy? Nel 2006 il canale britannico Channel 4 ha prodotto un documentario dal titolo “638 Ways to Kill Castro”, nel quale vengono citati il numero esatto di attentati progettati da ogni singolo presidente degli Stati Uniti (Fonte: http://www.termometropolitico.it):   38 Eisenhower; 42 Kennedy; 72  Johnson; 184  Nixon; 64  Carter; 197  Reagan; 16  Bush padre; 21 Clinton. Che scopo poteva avere organizzare l’assassinio contro JFK se anche i suoi successori ci avrebbero provato?

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  • 29 Ottobre 2017 in 21:25
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    Buona sera dott. Verdegiglio , la ringrazio per le risposte al mio commento e aggiungo solo piu una cosa per spiegarle meglio la mia visione di complotto . Non mi riferisco alle molteplici teorie discusse allo sfinimento nel corso degli anni ma , prendendo spunto dalla sua frase relative le agenzie Cia e Fbi ( forse potrebbero essere incolpate di non essere state piu diligenti nel sorvegliare …) concordo su questo e non solo , e’ proprio qui il mio grande dubbio : se dopo il viaggio in Messico di Oswald le agenzie fossero state a conoscenza delle sue intenzioni e non avessero preso i necessari provvedimenti, non si potrebbe considerare questa ipotesi come tacito assenso e partecipazione passiva all’omicidio del Presidente ? Per questo accennavo nel precedente intervento al timore che qualche documento fosse fatto sparire o non fatto giungere a destinazione . Con questo la saluto cordialmente . Mauro Soria .

    A SETTEMBRE 1963 NON SOLO LE AGENZIE, MA NEANCHE LO STESSO OSWALD ERA A CONOSCENZA DEL FATTO CHE AVREBBE POTUTO UCCIDERE JFK. NON SAPEVA CHE SAREBBE STATO ASSUNTO IL 15 OTTOBRE IN UN MAGAZZINO LIBRARIO, NON SAPEVA DA DOVE KENNEDY SAREBBE PASSATO A DALLAS E COME (AEREO, ELICOTTERO, DISCORSO, CORTEO IN PERIFERIA, CORTEO IN CENTRO), NON SAPEVA (PERCHE’ ANCORA NON LO SAPEVA NEANCHE KENNEDY) DOVE IL PRESIDENTE AVREBBE TENUTO IL DISCORSO: IN PRATICA OSWALD POTRA’ AVER FATTO QUALCHE CHIACCHIERATA CONFIDENZIALE CON I CASTRISTI INCONTRATI A CITTA’ DEL MESSICO, MA MOLTO GENERICA, DEL TIPO: “SAI LEE, SE QUALCUNO CON LE PALLE CI LIBERASSE DI QUEL HIJO DE PUTA DI KENNEDY CHE CONTINUA A TENTARE DI UCCIDERE FIDEL, SAREBBE UN GRAN SOLLIEVO”. TUTTO QUI. NESSUNA AGENZIA AL MONDO AVREBBE MAI POTUTO IMMAGINARE COSA CI SAREBBE STATO NELLA SUA MENTE GIOVEDI’ 21 NOVEMBRE QUANDO APPRESE CHE IL CORTEO SAREBBE PASSATO SOTTO IL DEPOSITO. E NON ERA CERTO NEANCHE DELLA RIUSCITA. MALTEMPO? MACCHINA CHIUSA? SCORTA INGOMBRANTE TUTTA INTORNO? VELOCITA’ ELEVATA? PRESENZA DI COLLEGHI AL SESTO PIANO? INSOMMA SOLO IL CASO E LA FORTUNA PERMISERO IL DELITTO. NON ALTRO

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  • 27 Ottobre 2017 in 22:51
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    Ho dimenticato una cosa , i servizi segreti non saranno un accozzaglia di malfattori e criminali , ma la Cia , col consenso della politica , ha cercato l’ aiuto della mafia , quelli si malfattori e criminali , per tentare di uccidere Fidel Castro , peraltro senza riuscirci . Mi suona strano che la democrazia di una grande nazione si basi sull’ eliminazione fisica di capi stranieri , anche se dittatori comunisti come in questo caso . Inoltre non trovo corretto considerare bufala tutto cio’ che potrebbe cozzare con la versione ufficiale della cw , come la telefonata di cui abbiamo discusso , il giornalista potrebbe non aver dato peso alla telefonata per poi rendersi conto a delitto avvenuto della gravita della cosa e a quel punto avvertito la polizia . Saluti . Loredana

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    • 27 Ottobre 2017 in 23:31
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      Il giornalista è rimasto anonimo (si dice solo che era il senior reporter) e ci si è fidati della sua parola solo ad omicidio avvenuto.
      Non fu fatta nessuna ricerca per risalire a chi avesse fatto la telefonata? E perché?
      Se a quell’epoca qualcuno avesse chiamato da una cabina telefonica a gettoni si sarebbe potuta rintracciare la cabina e l’ora di chiamata, ma non l’autore della telefonata. La polizia avrebbe potuto fare ben poco a quel punto.

      Ma lei immagini se il giornalista avesse chiamato l’ambasciata americana: “Ho ricevuto una telefonata anonima e c’è da attendersi a breve una novità clamorosa”. Cosa avrebbe pensato l’Ambasciata? Un pazzo? Un visionario? Un mitomane? Ricordo che nel 1996 in ufficio davanti alla Rai incontrai il giornalista Sandro Paternostro, inviato in Gran Bretagna, mentre preparavo il mio libro. Mi prese sottobraccio e mi portò in corridoio per dirmi che lui aveva saputo a Londra che erano coinvolti nella cospirazione i servizi segreti inglesi. Feci finta di essere stupito e lo ringraziai solo per essere cortese, non credendo minimamente a ciò che mi aveva detto.

      I bravi e convincenti giornalisti sono quelli che descrivono benissimo ciò che non sanno, come Gianni Bisiach. Il fatto che ne sia rimasta traccia negli archivi CIA non vuol dire nulla. I Servizi sono tenuti a raccogliere qualunque segnalazione pertinente ai casi trattati e a conservarne copia. Ad esempio le mie richieste di informazioni per il mio libro, indirizzate alla CIA di Langley (a quei tempi in forma cartacea), hanno portato certamente l’Agenzia ad aprire un file col mio nome e l’argomento della mia richiesta, conservando le mie lettere. Qualunque Servizio di qualunque democrazia, nell’interesse dello Stato (anche il nostro) può compiere azioni non ortodosse e al limite non solo della morale ma anche della legge. Questa non è una novità per nessuno, ma i casi critici non sono frequenti e normalmente una democrazia ha gli anticorpi e i contrappesi per scoprire e neutralizzare qualche disegno distorto che possa nascere da deviazioni del Servizio.

      Quello che Lei dice su FBI e Polizia di Dallas è ben spiegato nel mio libro: la titolarità del caso passò interamente all’FBI solo dopo la morte di Oswald. Fino a quel momento la polizia e lo sceriffo volevano trattare l’assassinio come un delitto locale e non tolleravano intromissioni dei federali. So che sembra assurdo ma è così. L’assassinio di un presidente senza che ne seguisse un rovesciamento delle istituzioni nel 1963 non era un delitto federale, mentre lo era l’assassinio di un postino, dipendente federale. Immaginavo che l’attenzione di chi crede nel complotto non si sarebbe accontentata dei duemila e più documenti desecretati (da cui non uscirà nulla di clamoroso), ma si sarebbe appuntata sulle poche centinaia che vedremo nel 2018.
      Ma non sono così ingenuo da pensare che nell’aprile 2018 il giochino del complotto finirà con questi ultimi documenti. Chi crede PER FEDE nella congiura dirà che i VERI documenti sono stati sottratti o nascosti e che non sapremo mai la verità sulla cospirazione. Il complotto è un giocattolo troppo carino per accettare che non sia mai esistito. Per quanto riguarda i nomi, hanno avuto molto tempo per “purgare” i documenti, ma forse hanno atteso che nel frattempo la maggior parte degli agenti e degli informatori siano passati a miglior vita e oggi devono fare i conti con i sopravvissuti (magari qualcun altro fino ad aprile 2018 ci lascerà…)

      Risposta
      • 27 Ottobre 2017 in 23:55
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        Se si fosse fatta una ricerca sulla telefonata pero’ si poteva capire se realmente il giornalista fosse stato contattato da qualcuno venticinque minuti prima del delitto o no e , a quel punto , se due piu due fa quattro …. il gioco era fatto .
        Poi e’ chiaro che identificare l’ autore della chiamata era impossibile specie da una cabina a gettoni .
        Buona notte e grazie per l’ attenzione

        Risposta
        • 28 Ottobre 2017 in 20:43
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          Certo che si sarebbe potuto capire se c’era stata una telefonata, ma DI CHI? E perché? Cosa Le fa pensare che un fantasioso cronista di un giornale di provincia non abbia approfittato di una qualunque telefonata per inventarsi un avviso PREVENTIVO dell’assassinio dopo che era AVVENUTO? Sa quanti giornalisti hanno letteralmente inventato cose che assolutamente non esistono (uno – italiano – è citato ampiamente in questo sito, ne ho le prove e non lo nomino per non infierire)?

          Risposta
      • 28 Ottobre 2017 in 14:39
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        Buongiorno dott. Verdegiglio , mi introduco in questa conversazione solo per farle notare che la sua frase : cosa avrebbe pensato l’ ambasciata , un pazzo ,un visionario , un mitomane ? Puo’ proprio essere quello che ha pensato il giornalista , convincendolo a non chiamare proprio nessuno , almeno fino al momento del delitto .
        Poi non mi pare vero che una ricerca sulla telefonata fosse inutile , in qualsiasi caso ora sapremmo almeno se il giornalista era stato veramente contattato da qualcuno .
        Infine , riguardo eventuali documenti importanti fatti sparire o mai arrivati a destinazione chi mai può sostenere con certezza assoluta che sia solo frutto di fantasie complottistiche ? Non e’ forse vero che , per esempio , un agente fbi addetto alla sorveglianza di Oswald si affretto’ a far sparire un biglietto scottante poco dopo l’ omicidio ? Con tutto questo non mi permetto certo di competere con Lei sul caso Kennedy di cui e’ uno dei massimi esperti in materia ma , voglio soltanto dire che la scienza e le prove oggettive alle volte non danno risposta a tutto e che nulla al mondo e’ perfetto . Quanto esposto sicuramente fara’ di me un complottista ma vorrei specificare che non ritengo affatto tutta la vicenda un giochino divertente o una fede , ho solo sempre cercato di capire se all’ orizzonte vi fossero delle torbide nuvole scure opaure no . Cordialmente . Mauro .

        Risposta
        • 28 Ottobre 2017 in 20:36
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          Gentile Signor Mauro, apprezzo molto il suo equilibrato messaggio e rispondo ai punti.

          1) Può essere che il giornalista (a suo dire) abbia ricevuto una telefonata, ma – ripeto – se fatta da un telefono pubblico, assolutamente impossibile da rintracciare colui che l’aveva fatta. Non capisco tuttavia il senso di quell’avvertimento, come se attendere la notizia fosse una soffiata da chi “sapeva” cosa stava per succedere. A che pro? Perché agevolare un giornale inglese di provincia per uno scoop?

          Mi permetta di dubitare fortemente di quella telefonata, che non è detto si riferisse necessariamente all’uccisione di Kennedy. Qui ce n’è un’altra, non so se la conosceva: http://wafflesatnoon.com/mysterious-kennedy-phone-call/
          Stranamente tutte arrivano ad organi di stampa, mai all’FBI o alla polizia. Chissà come mai. Ma abbiamo anche un avvertimento italiano di una sensitiva di Torino, Germana Grosso: “Nel novembre del lontano 1963, quando fu assassinato John Kennedy, il giorno successivo al fatto sul quotidiano Torinese “La Stampa” c’era un trafiletto che riferiva questo: “Una casalinga di Torino già molti mesi prima aveva inviato una lettera all’Amministrazione Usa mettendola in guardia dal non far andare John Kennedy a Dallas, perché là sarebbe stato ucciso”. Insomma A POSTERIORI fioccano gli avvertimenti preventivi…

          2) Io non credo che siano stati fatti sparire documenti importanti e fondamentali su questo caso. Il biglietto di Oswald – disse l’agente James Hosty sotto giuramento – era una protesta all’FBI di Dallas perché continuava ad interrogare sua moglie e il direttore J. Gordon Shanklin obbligò Hosty a sbarazzarsene il 24 Novembre perché rappresentava in quel momento un imbarazzante contatto tra il killer del Presidente e il Bureau. Quel gesto, che a noi sembra oggi incomprensibile, non si può astrarre dal contesto di vera follia e panico che vigeva a Dallas in quel weekend. Solo così lo si può capire.
          E’ lodevole quanto Lei scrive: “Ho solo sempre cercato di capire se all’orizzonte vi fossero delle torbide nuvole scure oppure no”. Il dubbio è legittimo, ma non si può coltivarlo in eterno senza darsi delle risposte. Io non vedo più nuvole scure su questo caso, dopo 35 anni passati da fervido complottista (credevo a tutto: il killer sulla collinetta, il cervello scomparso, la pallottola magica, i testimoni uccisi, Ruby mafioso e così via). Ci potrà essere qualche contatto in più con CIA ed FBI con Oswald che le due Agenzie hanno tenuto nascosto, soprattutto durante i giorni passati da LHO a Città del Messico, ma ciò non implica la loro partecipazione al complotto. Tutt’altro.

          Forse potrebbero essere incolpate di non essere state più diligenti e attente nel sorvegliare questo spostato rientrato dalla Russia e che si fingeva ora castrista e ora anticastrista, anche se conosciamo i nomi degli agenti dell’FBI che lo controllarono a New Orleans e a Dallas. Ripeto quanto ho sempre detto. C’è un punto dove il confronto sui fatti non è più possibile. A me chiedono. “Su cosa basa le sue convinzioni? Sulle indagini degli inquirenti? FBI? CIA? Servizio Segreto? Ma non ha capito che tutti erano parte del complotto? Come può credere alle loro prove?”. E qui il confronto si interrompe. Subentra LA FEDE nel complotto, per cui ogni altra evidenza di prove viene screditata. Chi CREDE nella cospirazione non crederà mai alle prove prodotte e il 26 Aprile 2018 dirà che i “veri” documenti che provavano il complotto sono stati distrutti o nascosti. Non finirà mai. Nel 1967 William Manchester profetizzò: “Il libro più letto del Duemila sarà ‘Chi ha ucciso John Kennedy?'”.

          Risposta
          • 29 Ottobre 2017 in 21:14
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            Buona sera dott. Verdegiglio , la ringrazio per le risposte al mio commento e aggiungo solo piu una cosa per spiegarle meglio la mia visione di complotto . Non mi riferisco alle molteplici teorie discusse allo sfinimento nel corso degli anni ma , prendendo spunto dalla sua frase relative le agenzie Cia e Fbi ( forse potrebbero essere incolpate di non essere state piu diligenti nel sorvegliare …) concordo su questo e non solo , e’ prorio qui il mio grande dubbio : se dopo il viaggio in Messico di Oswald le agenzie fossero state a conoscenza delle sue intenzioni e non avessero preso i necessari provvedimenti , non si potrebbe considerare questa ipotesi come tacito assenso e partecipazione passiva all’ omicidio del Presidente ? Per questo accennavo nel precedente intervento al timore che qualche documento fosse fatto sparire o non fatto giungere a destinazione . Con questo la saluto cordialmente . Mauro Soria .

          • 5 Novembre 2017 in 18:42
            Permalink

            Scusi l’errore: PROFETIZZO’

          • 24 Gennaio 2018 in 12:25
            Permalink

            L’estremista Joseph Milteer anticipò alcuni giorni prima ciò che sarebbe avvenuto a Dallas: “Thirteen days before Kennedy was assassinated in Dallas, a man named Joseph Milteer was tape recorded telling Miami police informant William Somersett that the murder of Kennedy was “in the working,” that the best means of killing Kennedy was “from an office building with a high-powered rifle,” and that “they will pick up somebody within hours afterwards, if anything like that would happen just to throw the public off.” Foreknowledge of the assassination, or just a lucky guess coupled with an uncanny understanding of how such things work? Miami Police notified the Secret Service, and there are indications that an unannounced motorcade in Miami scheduled for later that month was cancelled. After the Kennedy assassination, informant Somersett spoke to Milteer on the phone. Police and FBI interviews with Somersett revealed that Milteer was jubilant, and said that “everything ran true to form. I guess you thought I was kidding when I said he would be killed from a window with a high-powered rifle.”

  • 27 Ottobre 2017 in 18:55
    Permalink

    Dalle prime notizie che emergono dalla desecretazione dei documenti top secret sul caso kennedy mi hanno colpito due cose , cioè le due telefonate , una avvenuta circa 25 minuti prima dell’ attentato ad un giornalista inglese , dove una voce misteriosa lo invitava a contattare l’ ambasciata americana e rimanere in attesa di notizie molto importanti , l’ altra ricevuta dall’ fbi che preannunciava l’ uccisione di Oswald il giorno successivo . Se non sbaglio si era già accennato in passato di queste chiamate ma ora sono ufficialmente provate . Questo , secondo me , apre nuovi scenari sulla sottovalutazione degli enti preposti del pericolo che prima il Presidente poi il suo assassino stavano correndo . Sottovalutazione colpevole in qualsiasi caso , se voluta o no ancora non si capisce bene ma , i dubbi a questo punto sono forti e concreti . Alcuni files sono ancora secretati
    per almeno sei mesi in nome della sicurezza nazionale perché contengono nomi di agenti decreti , ma cosa vuol dire ? Che tra sei mesi non li conterranno piu ?? Cosa ne pensate ?

    Risposta
    • 27 Ottobre 2017 in 19:24
      Permalink

      1) Il giornalista inglese del Cambridge News quando segnalò la telefonata alla polizia inglese? Subito dopo averla ricevuta? O dopo l’assassinio? Ci furono decine di mitomani che dissero di aver preavvertito che “qualcosa di grosso” stava per accadere (vedi Rose Cerami o Cheramie come scrivono quegli ignoranti di americani, o il fax all’FBI di New Orleans). Non credo assolutamente a queste pseudo-segnalazioni. Vengono sempre fuori mchissà perché dopo il delitto.

      2) Ci furono diverse telefonate di minacce alla vita di Oswald durante la sua detenzione e il suo trasferimento fu attuato dalla polizia di Dallas in maniera talmente dilettantistica (e uso un eufemismo) da generare per forza dei sospetti. Tutti in quella Centrale – invasa da 400 giornalisti giunti da tutto il mondo con telecamere in diretta, cineprese, registratori e macchine fotografiche – avevano perso completamente la testa, Fritz e Curry per primi, e per non far vedere che nascondevano informazioni alla stampa decisero un trasferimento dell’imputato davanti ai reporter, in pieno giorno, su un furgone blindato e ingombrante che non riuscì a scendere la rampa del garage (dove io sono stato).
      Non si troverà niente di clamoroso nei files desecretati ed è giustissimo attendere che i files contenenti i nomi degli agenti e le procedure d’indagine vengano oscurati o cancellati dai fogli che saranno resi pubblici. Ogni democrazia vera ha bisogno di un efficiente Servizio segreto, che non vuol dire un’accozzaglia di criminali e malfattori.

      Risposta
      • 27 Ottobre 2017 in 20:53
        Permalink

        Beh , penso che anche nel 1963 fosse possibile verificare le telefonate dai tabulati , nessuno all’ epoca ha provveduto e verificare se effettivamente il giornalista aveva ricevuto una telefonata 25 minuti prima dell’ omicidio ? Visto l’ accaduto mi pare fosse quantomeno indispensabile farlo . Poi non e’ detto che siccome molti hanno speculato sull’ omicidio questa telefonata sui necessariamente falsa , visto che oltretutto e’ stata per molti anni negli archi vi della Cia . Per quanto riguarda la sconsiderata organizzazione della polizia di Dallas ,non le pare strano che Hoover ( che il suo mestiere lo conosceva benissimo ) Non abbia provveduto ad affiancare i suoi uomini ai poliziotti , visto che all’ interno della stazione della polizia Oswald , minacciato di morte , veniva portato tranquillamente a spasso in mezzo ad una folla di giornalisti tra cui anche Ruby , spacciatosi come giornalista israeliano ? Infine , se come dice lei e’ indispensabile cancellare i nomi degli agenti per protezione degli stessi e della nazione , non hanno avuto forse 25 anni per farlo ? Cordiali saluti . Loredana.

        Risposta
        • 27 Ottobre 2017 in 23:13
          Permalink

          Il giornalista è rimasto anonimo (si dice solo che era il senior reporter) e ci si è fidati della sua parola solo ad omicidio avvenuto. Il fatto che ne sia rimasta traccia negli archivi CIA non vuol dire nulla. I Servizi sono tenuti a raccogliere qualunque segnalazione pertinente ai casi trattati e a conservarne copia. Ad esempio le mie richieste di informazioni per il mio libro, indirizzate alla CIA di Langley (a quei tempi in forma cartacea), hanno portato certamente l’Agenzia ad aprire un file col mio nome e l’argomento della mia richiesta, conservando le mie lettere. Quello che Lei dice su FBI e Polizia di Dallas è ben spiegato nel mio libro: la titolarità del caso passò interamente all’FBI solo dopo la morte di Oswald. Fino a quel momento la polizia e lo sceriffo volevano trattare l’assassinio come un delitto locale e non tolleravano intromissioni dei federali. So che sembra assurdo ma è così. L’assassinio di un presidente senza che ne seguisse un rovesciamento delle istituzioni nel 1963 non era un delitto federale, mentre lo era l’assassinio di un postino, dipendente federale. Immaginavo che l’attenzione di chi crede nel complotto non si sarebbe accontentata dei duemila e più documenti desecretati (da cui non uscirà nulla di clamoroso), ma si sarebbe appuntata sulle poche centinaia che vedremo nel 2018. Ma non sono così ingenuo da pensare che nell’aprile 2018 il giochino del complotto finirà con questi ultimi documenti. Chi crede PER FEDE nella congiura dirà che i VERI documenti sono stati sottratti o nascosti e che non sapremo mai la verità sulla cospirazione. Il complotto è un giocattolo troppo carino per accettare che non sia mai esistito.

          Risposta
  • 27 Ottobre 2017 in 7:29
    Permalink

    Signor Semeghini, il Rapporto Warren stabilì che la sequenza, fallito il primo colpo, era di 7,9 secondi

    Risposta
  • 2 Settembre 2017 in 16:06
    Permalink

    Salve anch’io sono sempre stato affascinato dall’assassino di JFK.
    Dando per scontato la tesi del folle solitario c’è comunque una cosa che mi fa pensare ovvero: non le sembra quantomeno strano che nel corso degli anni ’60 si siano susseguiti gli assassini di JFK del fratello di Martin Luther King e tutti questi folli non si siano mai accaniti su figure politicamente meno scomode? Magari questi omicidi sono del tutto slegati tra loro anche se qualche dubbio credo potrebbe esserci che ne dice?
    Per tornare al film di Stone avrei una domanda: perché Oswald non spara quando l’auto sta risalendo Houston street, la strada che porta verso il deposito ma lascia che la stessa svolti e spara quando l’auto è in allontanamento?

    Risposta
    • 11 Settembre 2017 in 17:44
      Permalink

      perché (presumo) si vede arrivare il corteo e gli agenti e, istintivamente, si accuccia. una volta che l’auto ha svoltato in Elm Street, si tira su e nessuno lo sta osservando, sicché spara.

      Risposta
    • 12 Settembre 2017 in 18:50
      Permalink

      Io al Suo posto non avrei nessun dubbio, signor Massimo. A partire dai fatti di Dallas, gli Anni 60 furono un susseguirsi di eventi sanguinosi e rivoluzionari: guerre (la Guerra dei Sei Giorni in Israele 1967, il Vietnam, i colonnelli in Grecia, le guerre di decolonizzazione in Africa, i carri armati sovietici che occupano Praga), attentati all’interno di compagini rivali (come Malcolm X nel 1965), assassini efferati (Marilyn Manson, Sharon Tate), cambiamenti radicali della società, a volte positivi e altre no (l’uso delle droghe, il femminismo, il rifiuto dell’autorità, le rivolte degli studenti, le proteste nella musica coi Beatles, Bob Dylan, Jimi Hendrix, Joan Baez a Woodstock). Ma ci furono anche segni di speranza: l’Uomo sulla Luna, il primo Papa in Palestina, e molto altro che non sto qui ad elencare. Quindi Lei non dovrebbe estrapolare gli assassini di King e dei due Kennedy fuori dal loro clima dell’epoca. Se li guarda in questa prospettiva, li vedrà a mio avviso molto diversamente. Io (purtroppo per motivi anagrafici…) ho vissuto tutto ciò che Le ho elencato

      Risposta
      • 24 Ottobre 2017 in 15:16
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        Non ho letto il libro , non mi interessano le congetture , lascio a parte il complottismo, una cosa è certa, che i 5,6 secondi, Oswald, con il 91/38, munito di ottica seppur a bassi ingrandimenti ( forse 4X) ,sono un utopia , Nel 1963 ero a Bracciano , alla scuola di Artiglieria , avevo molta confidenza con il 91, nella versione da cavalleria(per intenderci con baionetta a stilo ripieghevole), arma di cui erano dotati gli artiglieri del reparto comando e servizi, come i conduttori,allora del servizio automobilistico.Disponevo allora di munizioni a iosa , che mi venivano regalate, dall’elettricista della scuola, che aveva messo le mani , su depositi del tempo di guerra ,in quel di Manziana, dove il 25 luglio era acquartierata la divisone M Tagliamento, come mi venivano date munizioni dei lotti in scadenza , da parte di un sottufficiale artificiere.Ebbi modo in numerose occasioni, quando di s gombero poligono a Monteromano, di Eseguire numerosi test, con l’rama priva di ottica, cosa che permette un acquisizione del bersaglio molto più rapida i 5,6 secondi restavano una favola.Sono , come ero, facendo allora anche gare militari, un buon tiratore( non dico ottimo , per modestia).Può dire quello che vuole , ma la performance di Oswald, deve confinarsi nel mondo dell’Utopia,a meno che a guidare la sua mano non ci fosse Flash Gordon!

        Risposta
        • 24 Ottobre 2017 in 15:26
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          Salve, signor Semeghini.
          Lei è senz’altro libero di credere ciò che vuole. Tuttavia, esistono esperimenti filmati che contraddicono la sua opinione. Per esempio questi, che vede in questo filmato. Guardi l’ultimo: stessa arma di Oswald, stessa distanza di Oswald, tre colpi in 5,53 secondi.

          Risposta
          • 5 Novembre 2017 in 18:46
            Permalink

            Nessuna replica di Semeghini al filmato?

  • 14 Luglio 2017 in 12:50
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    Sono stato in deley plaza anni fa e devo dire che è il posto stesso a gridare al complotto tra staccionate collinette erbose alberi ombreggianti palazzi dal aspetto sinistro rimbombi ed eco del traffico dovuti proprio alla disposizione della piazza ,è veramente facile appoggiarsi alla fatidica staccionata ed immaginarsi più persone coinvolte ma la verità ragazzi è li da vedere è tutta nell apparentemente impercettibile movimento in avanti e lo ripeto in avanti che fa la testa del presidente nel famoso fotogramma del video di zapruder e questo esclude una volta per tutte se non altro uno sparo frontale ed avvalora la versione ufficiale che è molto meno assurda di tante ridicole teorie

    Risposta
  • 20 Giugno 2017 in 0:24
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    Sono innamorato del film di Stone “JFK un caso ancora aperto”, tanto per la capacità di creare suspance senza mai scadere nello scopo documentaristico, quanto per i risultati che un singolo film ha avuto sull’opinione pubblica e sulla storia. Sarei seriamente interessato ad avere una copia del suo libro, caro dottore, vi può essere un sito dove poterlo ordinare? ringrazio per la cortese attenzione, e grazie per il lavoro svolto. MF

    Risposta
  • 13 Giugno 2017 in 23:18
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    Ho il libro di Verdegiglio e lo tengo come un a reliquia. L’ho letto bene bene e facilmente perchè ero partita da diverse letture sulla questione. Verdegiglio ha fatto un lavoro serio e gliene sono grata, ha esposto tutto molto bene, MA non mi ha convinta. Tutto qui. Lo rileggerò senzoaltro, ma non rimarrò convinta. Non ho sete e fame di complotti, ma già il fatto che dopo pochi giorni uccisero Oswald la dice lunga.

    Risposta
    • 29 Giugno 2017 in 13:10
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      Grazie per il Suo apprezzamento, Signora Di Caprio. Capisco che, essendo il complotto una Fede, la Fede non si possa discutere. Io ho provato per decenni a mettere sotto gli occhi degli scettici le prove raccolte dagli inquirenti. La risposta dei Credenti nel Complotto è stata: “Chi ha raccolto queste prove? La polizia? L’FBI? La CIA? Sono tutti in combutta, le prove sono state falsate”. Fine del confronto. Io dico sempre per scherzo che se anche ci fosse stata una cinepresa ACCANTO a Oswald che lo riprendeva mentre sparava, i Credenti avrebbero detto che il film era falso o che a Oswald erano stati dati proiettili a salve, mentre un altro killer faceva fuoco su JFK. Non c’è nulla al mondo che possa convincere chi è affascinato dal complotto. In quanto a come e perché, in quella bolgia, Ruby abbia potuto uccidere Oswald, credo che dovrebbe rileggere con attenzione quanto ho scritto su quell’evento. Grazie ancora e cordiali saluti

      Risposta
  • 17 Maggio 2017 in 0:15
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    Dal documentario di NOVA si capisce bene come sia stato plausibile il fatto che un colpo di un proiettile camerato full Metal Jacket di quel preciso fucile abbia potuto produrre sette ferite in due persone . L’imbardata del proiettile uscito dalla gola di JFK colpisce in quel modo Connely e si ferma nella gamba. Diciamo che si è trattata di una casualità assoluta.
    Il terzo colpo era compatibile con la traiettoria, colpendo da dietro e procurando un effetto devastante nella regione frontale.
    Tutto spiegabile, benché diciamolo, si fa fatica a crederlo solo perché si pensa che la realtà debba per forzassero più complicata e razionale di quanto non si creda. In gran parte si è trattato di una serie di circostanze casuali. Di non casuale c’era sicuramente la volontà di Oswald.
    La cosa che si fatica a comprendere è come nessuno si fosse accorto dell’uomo appostato (presumibilmente senza far sporgere la canna), da dentro, ma comunque con la finestra aperta. Si può dire che le procedure di sicurezza mancarono parecchio. Senza per questo credere al complotto.
    Ma non mi convince neppure l’idea che Oswald non potesse avere complici. Magari anche inconsapevoli. Chessò avrà detto che da quella finestra del sesto piano voleva fare delle foto. Visto che era un esperto, pare.

    P. Libri seri ce ne sono? Voglio dire, non complottisti?

    Risposta
    • 29 Maggio 2017 in 15:28
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      Signor AP (bello l’anonimato!), Lei ha letto il mio libro o non lo ritiene serio?

      Risposta
  • 28 Marzo 2017 in 6:21
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    Gentile sig. Salvarezza,
    apprezzo la sua preparazione.
    Le chiedo soltanto spiegazione di due fatti:
    1) Il foro sotto il pomo d’Adamo: come si spiegano caratteristiche e dimensioni?
    2) come si spiega la scelta tecnica del disegno da parte degli esecutori dell’autopsia? Vi sono certezze della corrispondenza tra disegni e obiettività sulla salma?

    Grazie
    Aldo Mariotto

    Risposta
  • 3 Febbraio 2017 in 15:36
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    Salve. Vorrei sapere se e dove è possibile acquistare il libro del dott. Verdegiglio. Ho provato a cercarlo senza esito purtroppo.

    Risposta
  • 7 Dicembre 2016 in 18:16
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    Buonasera signor Verdegiglio complimenti per la sua cultura. Ammetto di non essere un esperto dell’argomento ma solo un lettore interessato che iniziò ad interessarsi proprio dopo avere visto il film di Oliver Stone, in seguito lessi qualche libro tra cui quello dello stesso Garrison, poi Bisiach, Shenon e molto altro su internet e libri di storia. Penso di essere un po’ in controtendenza sul sito tra l’altro davvero molto interessante del dott. Ferrero, questo perché anche grazie alla mia grande passione per la storia antica ho maturato nel tempo l’idea che l’ipotesi di una cospirazione non sia alla fine una mostruosità concettuale. Questo perché secondo me si fa’ l’errore di pensare alla cospirazione come un’intricatissima trama ordita da forze occulte quasi immense e insovverchiabili, per mettere appunto un complotto in fondo bastano tre,quattro persone. Del resto analizzando il periodo storico in cui si svolsero i fatti proprio citando il famoso esempio del rasoio di Occam paradossalmente parrebbe l’ipotesi più semplice! Finora qui si è sempre parlato di armi che sparano e corpo martoriati dai proiettili, io vorrei porle una domanda, cioè, ma non ha mai pensato al fatto che Oswald era padre di due bambini piccolissimi così come lo stesso presidente, tra l’altro nel periodo in lutto per la scomparsa prematura di un altro figlio e che solo persone che avessero conosciuto la guerra o in generale lucidamente senza scrupoli avrebbero potuto compiere un tale gesto?

    Risposta
    • 11 Febbraio 2017 in 17:44
      Permalink

      Signor Michele, leggo solo adesso il Suo messaggio e mi scusi per il ritardo col quale Le rispondo. Sinceramente non comprendo cosa Lei voglia intendere con l’affermare che sia Oswald che Kennedy (che era stato in guerra) fossero padri di due bambini piccoli. Le risulta che tutti gli assassini psicopatici siano scapoli e senza figli? Ho fatto scandagliare per il mio libro i comportamenti, i video e i referti psichiatrici su Oswald da noti specialisti italiani e Le garantisco che Oswald era assolutamente in grado di ideare, concepire, preparare e realizzare lucidamente i due omicidi di cui fu accusato, Kennedy e Tippit.

      Risposta
      • 10 Maggio 2017 in 21:01
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        Oswald secondo Lei e i sostenitori del NON complotto era un pazzo egocentrico sempliciotto ma comunque abilissimo tiratore scelto, un uomo che avrebbe dovuto comprare un biglietto della lotteria invece che tentare di ordire l’assassinio di tutti i tempi, viste le uniche e sole “circostanze fortunate” grazie alle quali questo mediocre, ma all’occorrenza fine tramatore è riuscito poi però a mettere in atto. Ebbene come mai un egocentrico mediocre in cerca di notorietà che riesce con le sole proprie forze ad ammazzare il presidente degli Stati Uniti, quando viene preso invece di gridare al mondo la sua grandezza e quindi riscuotere il tanto agognato successo, nega con forza ogni coinvolgimento ?! chissà quante cose interessanti avrebbe potuto rivelare al mondo intero se non ci fosse stato un certo Jack Ruby (anche lui guarda caso mediocre egocentrico in cerca di notorietà morto senza mai dare una spiegazione valida al suo atto) a porre fine alla sua scellerata esistenza. E’ successo tutto in questo mondo, lo stesso mondo dell’11 settembre, dove è stato dimostrato che la realtà purtroppo supera di gran lunga l’immaginazione; liquidare con assoluta certezza (secondo le proprie convinzioni) due omicidi di due degli uomini più potenti del mondo, uno presidente, l’altro molto probabilmente futuro presidente, come due omicidi “casuali”perpetrati da due folli che hanno concretizzato i loro intenti solo grazie a miriadi di circostanze fortunate senza precedenti, mi fa pensare ad uno SCHIERAMENTO, uno di quei tanti schieramenti della storia per giustificare proprio la stessa. E allora qui entra in ballo l’intelligenza della collettività…già quella collettività che a maggioranza assoluta ha ribadito più di una volta moltissimi dubbi sull’assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy, e soprattutto sulla definitiva (ed unica) versione dei fatti della Commissione Warren. E questo vale anche per tutti gli altri omicidi, stragi, e scheletri negli armadi che i potenti in nome della “RAGION DI STATO” hanno sempre coperto ed avallato.
        P.s. oggi il termine POPULISTA viene usato come dispregiativo dai potenti nei confronti di chi esprime il proprio pensiero liberamente…penso che mai abbia fatto più paura proprio a loro…

        Risposta
        • 11 Maggio 2017 in 20:56
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          se populismo significa costruire teorie basate sul nulla, se non sullo sfruttamento del lecito dubbio su un caso difficile come quello dell’assassinio Kennedy, sono d’accordo. ma i populisti, diversamente da ciò che pensa lei, sono quei privati cittadini retti, onesti e ispirati dal perseguimento del bene comune che, per decenni, hanno propinato cretinate assortite su questo terribile assassinio per vendere al popolo i loro libri, cd, conferenze e filmetti di quarta categoria. guadagnandosi da vivere sulla sete di onestà della gente che, per necessità o per limiti giustificabili, non si può informare correttamente. i “buchi” dell’indagine sono evidenti, a qualunque occhio serio e preparato. ma infinitamente più evidenti sono le forzature, la malafede e la cialtroneria delle frotte di complottisti “sinceramente animati dalla ricerca della verità”.

          FF

          Risposta
          • 16 Maggio 2017 in 18:46
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            D’accordo sull’ultima parte, ma io non mi riferivo ai tanti cialtroni che hanno lucrato sfruttando questa tragedia (e che purtroppo continueranno ad esserci vista la portata dell’evento), mi riferivo alla buonafede delle tante persone Americane e non solo che a tutt’oggi nutrono forti dubbi su come sia andata realmente la faccenda. Lei lo chiama lecito dubbio, ma a mio avviso questo lecito dubbio non è qualcosa di poco conto e non si può pensare di liquidare tutta l’opinione pubblica come “non competenti”, siccome non tutti hanno avuto la passione, voglia tempo ecc. di studiare il caso nei minimi particolari, come ha fatto Verdegiglio in maniera ineccepibile. Però ci sono dei punti a mio modesto parere, che non possono non essere lasciati se non con dei grossi dubbi. Per esempio il fatto che tutte le minuziose ricerche hanno portato alla conclusione che Oswald sia stato l’unico e solo attentatore, non escludono a priori che lo stesso possa aver fatto parte comunque di un complotto. E l’aver creato un profilo psicologico di Oswald secondo il quale dall’alto del suo delirio di onnipotenza, le sue intenzioni erano quelle di diventare un mito e che avrebbe “giocato” con i propri interlocutori tirandola per le lunghe il più possibile, non può essere preso per oro colato. Non si sa se realmente la sua ostentata freddezza derivava dal suo ego, oppure dal fatto che magari si sentiva con le spalle coperte, oppure lo era perché sicuro di poter, in sede di processo, dimostrare che non era il solo responsabile.
            Io da semplice cittadino e amante della verità sono tra quelli che pensa al complotto, ma non per quel sottile e perverso piacere che si prova a pensare a chissà quali trame nascoste ci possano essere state, anzi come detto nel mio commento precedente, perché abbiamo visto in questi ultimi tempi che purtroppo la realtà ha superato sempre di gran lunga l’immaginazione e sempre per i soliti tutt’altro che fantascientifici motivi. Nella storia chi ha tentato di cambiare o togliere potere a chi lo ha sempre avuto, ha fatto sempre la sessa fine. E qui mi riallaccio al fatto che seppur vero che Kennedy aveva firmato per inviare nuove truppe in Wietnam, egli era comunque intenzionato di la a breve a smetterla con la guerra, coadiuvato dal fratello Bob, che avrebbe fatto proprio del ritiro delle truppe americane dal Wietnam e dei diritti civili i propri cavalli di battaglia in sede di candidatura alla presidenza. E questo è un fatto assodato (e non una falsità come ho letto più volte in giro tra i sostenitori del non complotto), come lo è la condotta immediatamente intrapresa (totalmente contraria a quella di Kennedy) del pres. Lyndon Johnson all’indomani della sua “elezione casuale” a presidente degli Stati Uniti nei confronti della guerra in Wietnam. Ebbene sig. Ferrero io raggiunti i miei disincantati 46 anni, dopo esser stato tristemente testimone (direttamente per alcuni indirettamente per altri) di innumerevoli “tragedie”i cui responsabili NON sono mai stati nemmeno individuati, faccio solo qualche accenno in casa nostra: strage di Bologna (a mio avviso la più vergognosa di tutti i tempi), Italicus, piazza della Loggia, Piazza Fontana, Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, non ultimo per affinità Aldo Moro, e purtroppo tanti altri; ho imparato a ragionare in maniera diversa, se non altro proprio perchè ho realizzato che le ragioni di certe tragedie, sono sempre tristemente le stesse note: POTERE – DENARO. Non posso pensare che le uccisioni di due degli uomini più potenti del mondo, seppur con i loro tanti difetti, fratelli che volevano dare diritti all’America multirazziale (e anche quì guarda caso ci fu un altro degli omicidi più controversi della storia: Martin Luther King assassinato con un colpo di fucile di precisione alla testa), possano essere state frutto dei due psicopatici più fortunati di tutta la storia. Chiudo con qualcosa che a Lei presumo darà fastidio e che ho raccolto su Wikipedia, già l’enciclopedia del popolo! in merito all’assassinio di Bob Kennedy: moltissime le incongruenze emerse nelle indagini e durante il processo, tanto che l’ipotesi di complotto sarebbe tutt’altro che da escludere. Migliaia di foto e reperti distrutti sono alla base di questi sospetti ma soprattutto la registrazione audio, peraltro involontaria, fatta da un reporter polacco dell’attentato che analizzata di recente con moderne tecnologie audio d’indagine forense ha rivelato il reale numero di colpi sparati nell’agguato: ben 13[5]. Il modesto revolver di Sirhan, modello economico, inaffidabile e impreciso, aveva però solo 8 colpi e questo di fatto inserisce nello scenario un altro sicario. Nella registrazione inoltre vengono individuati 2 colpi sparati in rapidissima successione, precisamente a 120 ms l’uno dall’altro, tempo impossibile da registrare per un singolo sparatore col revolver di Sirhan (prove balistiche riveleranno una velocità massima di 360 ms fra un colpo e l’altro).
            Fu ipotizzato come mandante dell’assassinio il sindacalista Jimmy Hoffa. Infine volevo fare una correzione al mio post precedente: oggi il termine POPULISTA viene usato come dispregiativo dai potenti, non nei confronti di chi esprime il proprio pensiero liberamente, ma di chi dice semplicemente la VERITA’.

      • 22 Luglio 2017 in 11:58
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        Grazie per la risposta Signor Verdegiglio. Continuerò a documentarmi ancora complimenti per il suo sito!

        Risposta
        • 30 Luglio 2017 in 20:01
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          La ringrazio ma il sito è di Federico Ferrero. Io sono solo ospite

          Risposta
  • 28 Novembre 2016 in 12:44
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    Buongiorno Dott. Verdegiglio , ho letto molto riguardo i suoi studi inerenti il caso Kennedy e vorrei porle una domanda : quali sarebbero le sue impressioni nel caso in cui il presidente degli Stati Uniti ponesse il veto alla pubblicazione dei documenti ancora secretati che per legge devono essere pubblicati entro ottobre 2017 ?

    Risposta
    • 11 Febbraio 2017 in 17:48
      Permalink

      A mio avviso non ci sarà un veto alla divulgazione di quei documenti. Forse, se qualche agente segreto in servizio nel 1963 sarà ancora vivo, si vieterà la divulgazione solo di quei rapporti. Non si troverà niente di clamoroso in quelle carte, salvo forse i dettagli relativi al fatto che i servizi d’informazione sia americani che cubani (e sovietici) sapessero di Oswald molto più di quanto nel 1964 e nel 1978 vollero rivelare alla Commissioni d’inchiesta.

      Risposta
  • 25 Novembre 2016 in 21:56
    Permalink

    Buona sera Dott. Verdegiglio. Sull’assassinio del Presidente kennedy si sono scritti montagne di libri, ci sono state due commissioni di inchieste, film e altro. Ora in questa terribile storia ci sono due fatti non revocabili a dubbio, oltre la morte di Kennedy, ossia la non confessione di Oswald e le sue parole:sono solo un capro espiatorio. Pur volendo considerare che abbia ucciso lui il Presidente, questo per la sua personalità turbata e desidero di entrare nella storia, non si capisce perché non si sia affacciato alla finestra ed urlare:”sono stato io”.

    HO ANALIZZATO E FATTO ANALIZZARE I COMPORTAMENTI DI OSWALD, CHE NEGO’ ANCHE LE CIRCOSTANZE PIU’ EVIDENTI CHE POTESSERO INCRIMINARLO. NON ERA QUEL TIPO DI CRIMINALE CHE, COME I VENDICATORI DEL POPOLO E GLI ANARCHICI, GRIDA EROICAMENTE IL SUO GESTO AL MONDO. LA SUA PSICOPATIA PREVEDEVA UN LUNGO E CONTORTO GIOCO DI NEGAZIONE E DI SFIDA ALLA POLIZIA. OSWALD VOLEVA ESSERE A LUNGO AL CENTRO DEL PALCOSCENICO, AVREBBE NEGATO TUTTO ANCHE FINO ALLA SOGLIA DELLA CAMERA A GAS, SE FOSSE STATO CONDANNATO. PER 48 ORE IL SUO GIOCO RIUSCI’. NEL MARASMA FOLLE DI QUEL WEEKEND FU L’UNICO A DORMIRE SAPORITAMENTE E A RIFIUTARE GLI AVVOCATI DIFENSORI DI DALLAS CHE GLI SI OFFRIVANO GRATUITAMENTE. AVEVA FINALMENTE OTTENUTO IL SUO SCOPO: CHE SI PARLASSE DI LUI, CHE FOSSE CONSIDERATO UN DURO. MANTENNE UN ATTEGGIAMENTO FREDDO E DISTACCATO (SUO FRATELLO DISSE “MECCANICO”): NON SUDAVA, NON IMPRECAVA, NON PIANGEVA. PROTESTAVA SOLO LA SUA TOTALE ESZTRANEITA’ AI FATTI, ANCHE A QUELLI ACCERTATI. COME DISSERO I CONIUGI PAINE, CHE OSPITAVANO MARINA, GODEVA DI CIO’ CHE AVEVA COMMESSO E PREGUSTAVA UN PROCESSO LUNGO E CONTORTO, COME AVEVANO FATTO PER DECENNI ALTRI DUE CONDANNATI, CHERYL CHESSMAN E ROBERT STROUD, FINO A DIVENTARE CELEBRITA’ CARCERARIE INTERVISTATE DA GIORNALISTI DI TUTTO IL MONDO. LUI DELEGAVA AGLI INQUIRENTI L’ONERE DELLE PROVE E NON AVREBBE MAI AMMESSO NULLA. IL COLPO DI RUBY ROVINO’ PER SEMPRE IL TEATRINO CHE STAVA PREPARANDO. NEL MIO LIBRO RIPORTO UN BRANO BELLISSIMO DI “LIBRA” DI DON DE LILLO SU QUESTO PUNTO.

    Ricordiamo che quel giorno fu ucciso anche l’Agente Tippit, morte mai chiarita.
    L’AGENTE TIPPIT FU UCCISO DA OSWALD, SENZA IL MINIMO MARGINE DI DUBBIO. SOLO SCRITTORI ASSETATI DI VENDITE (O REGISTI MANIACALMENTE COMPLOTTISTI, COME STONE) POSSONO INVENTARSI CALIBRI INCOMPATIBILI DELLA PISTOLA, TESTIMONI CHE VIDERO SPARARE DUE KILLER, DESCRIZIONI DIVERSE DELL’ASPETTO DELL’ASSASSINO. IL GIUBBOTTO CHE OSWALD INDOSSAVA AL MOMENTO DELL’ASSASSINIO DI TIPPIT FU RITROVATO SOTTO UN’AUTO LUNGO IL PERCORSO CHE FECE FINO A RIFUGIARSI FURTIVAMENTE NEL TEXAS THEATRE. L’HSCA CONCLUSE NEL 1979. “Based on Oswald’s possession of the murder weapon a short time after the murder and the eyewitness identifications of Oswald as the gunman, the committee concluded that Oswald shot and killed Officer Tippit. The committee further concluded that this crime, committed while fleeing the scene of the assassination, was consistent with a finding that Oswald assassinated the President” (The House Select Committee on Assassinations – HSCA – Findings – Part 1)

    Due cose infine e concludo: Jack Ruby vendicatore solitario non mi ha mai convinto;
    NON CONVINCEVA NEANCHE ME FINCHE’ NON ANDAI A DALLAS PER RIPETERE I PERCORSI E I TEMPI DI RUBY E LE CIRCOSTANZE DEL TUTTO FORTUITE DELLA SUA PRESENZA IN QUEL SEMINTERRATO, DOVE IO NEL 1993 SONO ENTRATO TRANQUILLAMENTE CON UNA BORSA SENZA CHE MI FERMASSE NESSUNO (HO LE RIPRESE VIDEO): AVREI POTUTO AVERE UNA BOMBA E FAR SALTARE IL MUNICIPIO DI DALLAS, CHE CONTIENE LA CENTRALE DI POLIZIA. FIGURIAMOCI IN QUEL WEEKEND DI FOLLE BARAONDA A DALLAS NEL 1963, CON TRECENTO GIORNALISTI E TECNICI CHE AVEVANO INVASO L’INTERO EDIFICIO. PER LE MOTIVAZIONI DI RUBY E IL SUO DELITTO CASUALE ESAMINI LE CONCLUSIONI DELL’HSCA FINAL REPORT (1979)

    Dell’attentato al Generale Walker c’è solo la dichiarazione di Marina Oswald.
    COSA VUOL DIRE LEI? CHE MARINA NON ERA UN TESTE AFFIDABILE? CHE FU OBBLIGATA A DIRE CIO’ CHE DISSE, ANCHE ANNI DOPO (HSCA, 1978), QUANDO ERA GIA’ CITTADINA AMERICANA? L’AMICO GEORGE DE MOHRESCHILDT PRESE IN GIRO OSWALD PERCHE’ AVEVA “MANCATO WALKER”, CHE INFATTI SI SALVO’. IL PROIETTILE RECUPERATO IN CASA DI WALKER ERA COMPATIBILE CON IL LOTTO DI QUELLI SPARATI CONTRO JFK E CON QUELLO RECUPERATO NEL FUCILE TROVATO NEL TSBD. IN BASE ALL’INCHIESTA, QUINDICI ANNI DOPO IL DELITTO L’HSCA COSI’ CONCLUSE:
    HSCA FINAL REPORT PAGG. 60-62 “In addition, the committee considered the testimony of Marina Oswald, who stated, among other things, that Lee Harvey Oswald told her that he had shot at Walder.(137) Further, the committee’s handwriting experts determined that a handwritten note that, according to Marina Oswald’s testimony, was written to her by Oswald prior to the 14The committee did verify from the Tippit autopsy report that there was one wound in the body that slanted upward from front to back. Though previously unexplained, it would be consistent with the observation of Jack Ray Tatum.
    Walker shooting, was written by Oswald,(138)
    This undated note, although it did not mention General Walker, clearly indicated that Oswald was about to attempt an act during the course of which he might be killed or taken into custody.(139) The committee concluded that the evidence strongly suggested that Oswald attempted to murder General Walker and that he possessed a capacity for violence.
    Such evidence is supportive of the committee’s conclusion that Oswald assassinated President Kennedy.

    Risposta
    • 28 Novembre 2016 in 12:36
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      Buongiorno Dott. Verdegiglio , ho letto molto riguardo i suoi studi relativi il caso Kennedy e vorrei solo porle una domanda : quali sarebbero le sue impressioni nel caso in cui il presidente degli Stati Uniti ponesse il veto totale o parziale sulla pubblicazione dei documenti ancora
      Secretati , che per legge devono essere resi pubblici entro ottobre 2017 ?

      Risposta
  • 25 Ottobre 2016 in 20:08
    Permalink

    Buona sera Dott. Verdegiglio.

    Sull’assassinio del Presidente kennedy si sono scritti montagne di libri, ci sono state due commissioni di inchieste, film e altro. Ora in questa terribile storia ci sono due fatti non revocabili a dubbio, oltre la morte di kennedy, ossia la non confessione di Oswald e le sue parole:sono solo un capro espiatorio.

    Pur volendo considerare che abbia ucciso lui il Presidente, questo per la sua personalità turbata e desidero di entrare nella storia, non si capisce perché non si sia affacciato  alla finestra ed urlare:”sono stato io”.

    Ricordiamo che quel giorno fu ucciso anche l’Agente Tippit, morte mai chiarita.

    Due cose infine e concluso:

    Jach Ruby  vendicatore solitario non mi ha mai convinto;

    Dell’attentato al Generale Walker c’è solo la dichiarazione di Marina Oswald.

    Risposta
  • 30 Aprile 2016 in 15:24
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    Per il Signor Salvarezza: Carlo Semerari Professore di Psicopatologia Forense dell’Università di Roma “La Sapienza”, Psicologo Clinico e Psicoterapeuta, Consulente del Ministero di Grazia e Giustizia, Perito del Tribunale Civile e Penale di Roma

    Mi scriva cortesemente qui un post col quale mi dice che a Suo giudizio il Prof. Semerari non era in grado – perché incompetente – di farmi un profilo psicologico di Lee Oswald, lo girerò senz’altro al Professore stesso.

    Risposta
  • 30 Aprile 2016 in 15:03
    Permalink

    Il complotto è un atto di Fede, non si accontenta delle prove. In ogni mia conferenza su questo argomento mi è stato chiesto se le prove di cui parlavo fossero quelle raccolte dagli inquirenti. Alla mia risposta positiva, si rispondeva con un sorrisino scettico: gli inquirenti che hanno raccolto le prove del non complotto furono di certo tutti intimiditi o erano collusi con i poteri forti (CIA, Mafia, Johnson, polizia di Dallas, FBI-Hoover, petrolieri, Pentagono e così via, fino agli alieni, ai Cinesi e ai Sud Vietnamiti…). Il mio editore sarebbe stato molto più contento se avessi scritto “Onassis uccise JFK per sposare Jackie” invece del mio sudato saggio del 1998: avrebbe certamente venduto molte più copie….

    Risposta
  • 29 Aprile 2016 in 22:35
    Permalink

    Salve….mi permetto di intervenire nella discussione nella speranza di non aizzare ancora di più gli animi. Sig Salvarezza mi creda che io fino a un mese fa ero della sua stessa idea. Ho attaccato, se si può usare questo termine, senza sapere e senza essere informato il Sig. Ferrero. Poi prima di porre altre domande ho deciso di approfondire meglio leggendo, oltre a questo sito che mi creda è veramente ben fatto, altra documentazione fondata con prove reali. Se lei osserva bene il filmato, in concomitanza del colpo fatale, la testa del presidente fa un leggero movimento in avanti, per poi successivamente effettuate il movimento indietro e a sinistra. Il movimento indietro e a sinistra è stato creato da uno spasmo ( questo lo aggiungo io: tenendo conto che portava anche il busto) successivo al colpo. Ciò è stato provato da test eseguiti da diversi professionisti che hanno confermato tutti che il corpo poteva venire solo da dietro. Io sono stato sul posto e dalla staccionata ci sono circa 30 m. Il colpo avrebbe passato da parte a parte la testa con conseguenze, forse, anche per la consorte del presidente. Io la capisco perché siamo cresciuti con un immagine dell’attentato errata. Approfondisca meglio, anche su altri siti ma che portano prove reali e non supposizioni e vedrà che si ricredera’ come ho fatto io. Penso che ad una esperienza ventennale debba dare il giusto rispetto sopratutto per il lavoro e tempo svolto. Tanti siti riportano solo cose dette e distorte e senza prove perché si vuole alimentare questo mito del complotto. Le auguro possa trovare le risposte che cerca, ma le consiglio veramente di leggere prima tutto il contenuto di questo blog. Buon week end a tutti

    Risposta
  • 29 Aprile 2016 in 20:57
    Permalink

    Benissimo, quindi in tre post si è passati dal “lei non sarà uno di quelli che passano di sfuggita?” all’invito chiaro ed esplicito a levarsi di mezzo. Cercavo qualche sito di contro-contro informazione su JFK che avesse un minimo di credibilità, ma mi sono accorto di essere atterrato nel luogo sbagliato. Ah, comunque nel filmato rallentato di Zapruder che c’è in questa pagina http://www.johnkennedy.it/?p=231 in concomitanza del frame 313 si vede ancora più chiaramente che la testa di Kennedy esplode da davanti, forse le conviene levarlo, altrimenti si capisce chiaramente che quello da lei postato sopra NON è il vero frame 313

    Risposta
    • 1 Maggio 2016 in 10:32
      Permalink

      no, guardi, lei continua a travisare.
      il fatto è che la sua protervia nel proporre argomenti con una banalità e una ignoranza dei fatti sconcertanti per chiunque sia non dico esperto, ma abbia anche solo una minima contezza dei fatti, è il miglior indice del fatto che lei non ha assolutamente voglia di cercare “siti di controinformazione”, ma che è solo interessato a darsi ragione e a far sapere, a chi non la pensa come lei nonostante la sua infima preparazione in materia, che è un pirla o un disonesto. peraltro, la definizione che lei dà di questo sito (appunto, “controinformazione”) la dice lunga sull’atteggiamento mentale: per lei è “contro” tutto ciò che non è complotto. quando invece, per sua informazione, in più di 50 anni non si è mai arrivati a dimostrare alcunché di diverso da Oswald assassino: quindi, semmai, la “controinformazione” è quella che lei sposa come verità, e non quella che trova qui.

      per quanto mi riguarda, insomma, lei può continuare a commentare liberamente. ma dal momento che non ha alcuna intenzione di soffermarsi neanche superficialmente sulle singole questioni del caso Kennedy, che le devo dire? lei non studia, non legge, eppure sa. buon per lei, evviva. lei sa che quel colpo arrivò dalla collinetta. lei sa che ci furono due assassini, se non più. lei sa che ci fu un complotto. ottimo, mi compiaccio. ma non vedo per quale ragione dovrei, dopo tentativi inutili di spostare la discussione sui fatti, perdere tempo per tentare di far ragionare chi non vuole farlo, ma solo difendere a spada tratta la propria posizione, nonostante la palese impreparazione specifica. lei crede sia andata così, a Dallas. per me va bene, guardi, credo che continuerò a dormire anche se Andrea Salvarezza crede che Oswald sia innocente e che il colpo sia stato frontale.

      saluti
      FF

      ah: come vede, Verdegiglio le ha risposto su Semerari. sono d’accordo anche io nell’interpellare direttamente il professore facendole leggere il suo illuminato e documentatissimo rilievo sulla sua presunta esistenza in vita e preparazione professionale.

      Risposta
      • 13 Luglio 2016 in 2:19
        Permalink

        Caro Ferrero, come vede Andrea Salvarezza non ha più replicato su Carlo Semerari. Silenzio assoluto dopo il mio invito a sostenere che il Professore non avesse la competenza di darmi un parere psicopatologico su Oswald da inserire nel mio libro. Fra l’altro Salvarezza si guarda bene dal commentare tutti gli altri esperti da me consultati per la mia opera. L’ennesimo “arriva, leggiucchia, sputa e scappa”

        Risposta
        • 15 Gennaio 2018 in 15:57
          Permalink

          Prof. Carlo Semerari, Viale Giulio Cesare, 95, 00192 Roma RM, tel. 06 361 2994

          Risposta
  • 28 Aprile 2016 in 18:49
    Permalink

    La vedo molto impreparato sulla storia americana. Poi quelle semplifcazioni pacifista vs guerrafondaio sono ridicole, ma per chi mi ha preso, per un bambino di due anni? Facciamo intanto chiarezza sui fatti storici, laddove la dialettica non può nulla, né la mia né la sua: la Baia dei Porci è del 1961, e l’invasione salta per via della mancata copertura aerea che proprio JFK negò a Cabell. Si trattava di una covert operation che Kennedy si ritrovò in eredità dall’amministrazione Eisenhower, e di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Difatti subito dopo ordina di smantellare i campi di addestramento, ordine che l’intellingence americana in pratica fa solo finta di eseguire. L’escalation militare americana in Vietnam inizia dopo il 22 novembre, con la revoca dell’ordine firmato da Kennedy sul ritiro dei militari. Quindi lei ha affermato il falso poco sopra.

    Le testimonianze sugli spari sono disponibili in tantissime pubblicazioni, e se lei è a consocenza della bibliografia su Kennedy lo sa meglio di me, evidentemente fa finta di non ricordare. Poiché però di ogni testimonianza si può (anche legittimamente dubitare), preferisco credere ai miei occhi e in particolare al fotogramma 313 del film di Zapruder: la testa di Kennedy è perfettamente integra nella parte posteriore, mentre sul davanti è esplosa. Non ho possibilità di allegare il fotogramma ma chiunque, andando qui, può farsi un’idea con i propri occhi, al di là di ogni tentativo dialettico: https://www.youtube.com/watch?v=iU83R7rpXQY (secondo 19, fotogramma 313)

    Risposta
    • 29 Aprile 2016 in 16:01
      Permalink

      io invece ho capito di aver sprecato tempo.
      non appena rispondo su due questioni, in pieno stile mordi&fuggi, lei scappa partendo con un cavallo di battaglia (si fa per dire) morto e sepolto dagli anni della Fiat Duna, cioè la ferita alla testa.
      la informo del fatto che ormai anche la stragrande maggioranza dei complottisti si è dovuta arrendere all’evidenza, e cioè che la ferita alla testa è indubitabilmente un colpo che arriva da dietro (http://www.johnkennedy.it/?p=231 ma che le meto a fare dei link: lei non legge…)
      non mi ha risposto neanche sulle sue letture di fonti originali. ma mi lo aspettavo.

      la ringrazio molto per aver introdotto un argomento rivoluzionario come il fotogramma 313: guardi, in 20 anni di studi non mi era mai capitato di vederlo. né di sentire che “la tempia è esplosa, il retro è integro”. credevo che quelle argomentazioni fossero seppellite da almeno 15 anni. ma poi arriva Andrea che, in due righe, mi risolve il caso Kennedy “al di là di ogni tentativo dialettico”.

      allora facciamo così, guardi, le vengo incontro. lei ha ragione. il colpo è alla tempia. lo sparo è dalla collinetta. lei ha capito tutto, io ho sprecato vent’anni della mia vita perché mi sarebbe bastato mandarle una e-mail e mi sarei risparmiato qualche decina di migliaia di ore di lavoro, studi e scritti.

      grazie.
      la saluto con il fotogramma 313, quello che mostra il complotto al di là di ogni ragionevole dubbio.
      pazienza che, scorrendo il filmato e leggendo una piccola parte delle prove raccolte, insieme ai fotogrammi seguenti il 313, risulta chiaro che quel colpo ha provocato uno sbuffo di sangue, materia cerebrale e liquidi cranici che il suo infallibile occhio (come quello di tutti i passanti per caso) identifica come foro in uscita. pazienza se le fotografie e i raggi X dell’autopsia dimostrano oltre ogni tentativo dialettico (cit.) l’opposto di quanto lei sostiene, anche perché basta un modesto perito in armi e in patologia forense per chiarire che il foro di entrata di una pallottola non provoca quella nuvola che lei vede al fotogramma 313, anzi, è esattamente come il foro trovato sulla parte posteriore del cranio di Kennedy. è il foro in uscita che crea molta più devastazione, particolarmente alla testa, perché apre “a rosa” le ossa della teca e fa fuoriuscire tutta la massa che il proiettile ha fatto spingere con pressione altissima sulle pareti verso l’esterno.

      faccia pure, creda “ai suoi occhi”. però, le chiedo questa cortesia, giacché lei non è qui per aumentare il suo bagaglio di informazioni né per fare una discussione seria, si astenga dall’intervenire ancora. resti pure della sua idea, non farò nulla per fargliela cambiare.
      e sa perché? perché lei non ha rispetto. non la sfiora neppure il dubbio che, qui, ci possa essere gente che, a questioni superficiali e banali come al “colpo alla nuca”, alla “pallottola che zigzaga” e a tutte le migliaia di amenità raccontate per decenni possa aver dedicato, come Diego Verdegiglio, anni di studi e che quindi, forse, possa essere arrivato a una conclusione leggermente più attendibile di un parere che un cittadino comune si fa così, andando “a naso”, come quando si sostiene che “secondo il buon senso” se si viene colpiti da dietro la testa va invariabilmente in avanti, manco un colpo di fucile fosse un pugno.

      sicché sono io che chiedo a lei: per chi mi/ci ha preso? per bambini di due anni? davvero crede che due obiezioni buttate lì, superate da decenni e frutto di ignoranza e pressapochismo, siano una maniera corretta e rispettosa di porsi verso chi ha studiato per una vita tutti i risvolti di questa vicenda?
      temo di conoscere la risposta.

      Risposta
    • 1 Maggio 2016 in 13:54
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      Qui, di disinformato, c’è proprio lei, signor Salvarezza.
      Prima di tutto sullo sparo frontale: lei è per caso un medico, o un anatomo-patologo? No, perché nel caso mi dica se troverà un solo medico in grado di dirle che questa radiografia del cranio di Kennedy indica ciò che lei sostiene “a occhio”, cioè che Kennedy fu colpito alla tempia destra.

      La verità è esattamente opposta: tutte le immagini e pure il filmato di Zapruder DIMOSTRANO che il foro di entrata fu posteriore, con uscita nella regione fronto-occipitale sinistra. Lei mi porti UN SOLO CASO di sparo frontale i cui effetti sono quelli documentati nelle analisi post mortem sul cranio di Kennedy e vincerà il Nobel per la medicina legale! Un proiettile che entra aprendo “a rosa” verso l’esterno le ossa craniche ed esce con un buchino posteriore con orletto escoriativo, tipicissimo della ferita in entrata.
      Come direbbe Totò: MA MI FACCIA IL PIACERE!

      JFK X-Ray
      Traiettoria

      Questa conclusione dello sparo posteriore, tra l’altro, è stata avallata da DECINE di esperti medici, forensi e patologi consultati in decenni di ricerche. Quindi, semmai, signor Salvarezza, se qui c’è qualcuno che deve portare delle pezze d’appoggio a ipotesi che, allo stato attuale, sono totalmente campate per aria e frutto di scarsissima contezza dei più elementari concetti di patologia forense, beh, quel qualcuno è proprio lei.
      E se pensa di cavarsela contro milioni di esami di medici specializzati con “chissenefrega, a occhio io dico che fu colpito da davanti perché la parte posteriore del cranio è intatta e così è”, beh, allora non si stupisca se viene trattato come merita, cioè invitato o a informarsi. oppure, visto che mi pare lei non sia intenzionato a farlo, ad andare altrove a sputare le sue grottesche sentenze, perché ogni suo intervento non fa che qualificare il complottista medio per quello che è: un credulone disinformato, affascinato dal mistero e convinto di saperla lunga.

      Risposta
  • 28 Aprile 2016 in 15:59
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    Comodo accusare di ignoranza dall’alto della tua posizione di gestore di un blog su JFK. E il riferimento alla serie tratta dal libro di King è penoso: mi documento su Kennedy dalla prima visione del film di Stone, che vidi al cinema, quindi di tempo ne è passato fin troppo. Ho letto Garrison (più volte), Marrs, Mellen, Shenon, Hepburn, dunque non sono le basi che mi mancano ma semmai la pretesa (che hai tu) di rimanere arroccato su una posizione che è assolutamente indifendibile.

    Fra l’altro la tua non-risposta è l’equivalente di un pallone spazzato in fallo laterale: hai lasciato cadere entrambi gli interrogativi, nonché la richiesta di chiarimento sul vero nome del criminologo autorevole che dovrebbe dar credito al libro di Verdegiglio. Ma la gente può trarre le sue conclusioni da sè, se il Semeraro in questione è quello che ho individuato io

    Risposta
    • 28 Aprile 2016 in 18:30
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      di comodo non c’è proprio nulla, giacché mi ritrovo da quasi vent’anni a rispondere a commentatori di passaggio come te. che arrivano, danno un’occhiata, sputano sentenze sul lavoro altrui (quasi invariabilmente senza averlo letto) e poi arrivederci e grazie.
      dopodiché, sai, essendo un giornalista posso prendermi la briga di parlare di ciò che ho studiato, anche senza avere il permesso altrui.

      la tua bibliografia mi pare sufficientemente parziale e partigiana per capire che a te non interessa sapere i fatti, ma andare a leggere chi ti possa dare ragione. vedi, pure io ho letto Marrs, Garrison (oh, quante volte, soprattutto negli anni Novanta), Kurtz, Thompson, Epstein, Posner e potrei continuare fino a dopodomani. cioè, ho letto tutto: anche quelli da cui pensavo (sbagliando) di non avere nulla da imparare. domanda: tu hai mai letto il Rapporto Warren, o ti sei accontentato dell’omogeneizzato di Mark Lane e compagnia? altra domanda: tu hai mai letto il libro di Verdegiglio, giacché continui a chiedere conto (a me, poi: chiedi a lui, la sua mail è dv52@libero.it e ti risponderà volentieri) di un nome inserito in una lista di 15 esperti che l’autore ha contattato e con cui ha effettuato prove di tiro, analisi dei referti autoptici, esami balistici e forensi? no, perché vorrei capire: se delle quasi 1.000 pagine di lavoro di Verdegiglio la tua obiezione è che non ti torna il nome di un criminologo, direi che siamo a cavallo e che la cosa si potrà risolvere facilmente verificando nome, cognome e curriculum dell’interessato.

      per quanto riguarda la non-risposta: prima di tutto, ripeto, non si capisce perché dovrei prestare la massima attenzione a rispondere a chi si dice, contro ogni evidenza, certo di una massa di testimoni che videro sparare dalla collinetta: ovviamente questa è una invenzione bella e buona, né esistono riscontri ad appoggiarla, eppure per te è verità (se interessa approfondire la questione: http://mcadams.posc.mu.edu/shots.htm).
      ripeto: fossi in te, prima di trattare i massimi sistemi mi fermerei alla scena del crimine: quanti colpi? da dove? con quali armi? con quali effetti?

      dopodiché, tra qualche migliaio di pagine lette, ti indirizzerei verso letture che ragionano su questo vero o presunto movente dell’assassinio, che tuttavia rimane una discussione piena di congetture: con la stessa sicumera con cui tu dai per certo che Kennedy fosse un pacifista e Johnson un guerrafondaio, io posso innanzitutto ricordarti che l’invasione di Cuba fu fatta sotto Kennedy e abortita sotto Johnson, dopo il fallimento della Baia dei porci. ma, soprattutto, fu proprio il pacifista e figlio dei fiori Kennedy fece aumentare il contingente militare in Vietnam a dismisura, passando da poche centinaia a 16.000 unità; lo stesso JFK firmò la risoluzione che approvò il tentativo di golpe militare contro il dittatore sudviet Diem. se fosse sopravvissuto, tutto indica che Kennedy non avrebbe mandato mazzi di fiori in Vietnam ma che l’escalation avrebbe comunque portato allo scontro. ed è solo una visione distorta, miope, parziale e grottesca della storia che può far pensare a JFK come a una specia di John Lennon e a Lyndon Johnson come a un nipote illegittimo di Hitler. certo che “nutrirsi” delle balle spaziali di Stone, così ben confezionate e affascinanti, non aiuta a farsi un’idea diversa. provi a parlare con qualche storico in una università, sempre che secondo lei non siano tutti prezzolati dalla Cia (pure io sono stato accusato di questo, e spesso rispondo che vorrei tanto esserlo, così da chiudere il mutuo sulla casa).

      sulla mancata verbalizzazione: è vero. non fu verbalizzato. anni dopo, spuntarono fuori gli appunti del capitano Fritz sui colloquii con Oswald. non mi frega nulla di difendere la polizia di Dallas, ma questa argomentazione che lei copia pari pari dalla valigia del complottista irreggimentato non tiene conto, se lo lasci dire, di tutto ciò che capitò in quelle ore. se lei avesse la bontà di rileggersi un reportage dalla centrale di Dallas in quelle ore, si renderebbe conto dello stato di tilt totale in cui quegli uffici (e soprattutto i loro capi) andarono dopo l’assassinio e l’omicidio di Tippit: c’erano cameraman che si erano installati dappertutto, giornalisti, gente senza distintivo né credenziali che si aggirava dappertutto. Fritz, Curry e gli altri persero completamente il controllo della situazione, improvvisarono una conferenza stampa che però finì in pochi minuti (a proposito: nessuna parola su questa conferenza? se Oswald avesse avuto chissà quale segreto, informazione, prova a discolpa o nome di complice da fare, non crede che avrebbe usato una diretta mondiale per gridare al mondo la sua innocenza, invece di rifugiarsi in due frasette di circostanza e di essere l’uomo più calmo al mondo, nonostante fosse stato accusato di aver ucciso Kennedy?).
      se anche avessero preso a stenografare, qualcuno direbbe che nessuno prova che le parole di Oswald stenografate sono le stesse che lui realmente disse. dagli appunti di Fritz, peraltro, si evince ciò che tutti coloro che sentirono Oswald: si diceva estraneo, si diceva non proprietario del fucile, tutte cose ampiamente smentite dalle prove. ma è qui che manca l’onestà intellettuale: Oswald mentì sulla pistola, mentì sul documento a nome “Hidell” trovatogli in tasca (disse: non so spiegarmi come mai me lo abbiate trovato addosso. molto convincente, in effetti). mentì sul bissoli, mentì sul Carcano. e nessuna stenografia aggiungerebbe alcunché, ma siccome manca ci sarà sempre questo (falso) appiglio. della serie: se la prova manca, è dimostrazione del complotto. se la prova c’è, allora è falsa, e quindi è comunque dimostrazione del complotto. ebbene, questo non è un modo di ragionare ma solo di fare proseliti per una Fede, che è la credenza nella cospirazione.

      ah, su Hepburn: http://www.johnkennedy.it/?s=hepburn

      rinnovo il mio invito: se davvero sei interessato a studiare il caso, inizia da zero. prendi il Rapporto Warren, leggi e fatti un’idea. io feci così, dal 1995 in poi. lo presi in mano da complottista e, quale che fosse la mia idea, lo consiglio a tutti. perché parlare di una cosa che non si conosce è chiacchierare al bar. sarà anche piacevole, ma dopo vent’anni di “sì ma gli spari dalla collinetta visti dai testimoni” ci si può pure stufare.

      Risposta
    • 13 Gennaio 2019 in 16:02
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      QUESTO PER CHI DICE CHE ALL’AUTOPSIA NON ERA PRESENTE UN PATOLOGO ESPERTO IN FERITE DI ARMI DA FUOCO:
      Warren Commission, Testimony Of Lt. Col. Pierre A. Finck, Physician, U. S. Army
      The CHAIRMAN – Colonel Finck. Colonel, will you raise your right hand and be sworn? Do you solemnly swear that the testimony you give before this Commission will be the truth, the whole truth, and nothing but the truth, so help you God?
      Colonel FINCK – I do.
      The CHAIRMAN – Will you be seated, please, Colonel?
      Mr. SPECTER – Would you state your full name for the record, please?
      Colonel FINCK – My first name is Pierre. My middle initial is “A”. My last name is Finck.
      Mr. SPECTER – What is your profession, sir?
      Colonel FINCK – I am a physician.
      Mr. SPECTER – And by whom are you employed?
      Colonel FINCK – By the United States Army.
      Mr. SPECTER – And what is your rank?
      Colonel FINCK – I am a lieutenant colonel in the Medical Corps.
      Mr. SPECTER – Where did you obtain your medical degree?
      Colonel FINCK – At the University of Geneva Medical School in Switzerland.
      Mr. SPECTER – And in what year did you obtain that degree?
      Colonel FINCK – In 1948.
      Mr. SPECTER – What has your experience been in the medical profession subsequent to obtaining that degree?
      Colonel FINCK – I had 4 years of training in pathology after my internship, 2 years, including 2 years of pathology at the University Institute of Pathology in Geneva, Switzerland, and 2 years at the University of Tennessee Institute of Pathology in Memphis, Tenn.
      Mr. SPECTER – And how long have you been in the United States Army?
      Colonel FINCK – Since 1955.
      Mr. SPECTER – And what have your duties consisted of in the Army?
      Colonel FINCK – From 1955 to 1958 I performed approximately 200 autopsies, many of them pertaining to trauma including missile wounds, stationed at Frankfort, Germany as pathologist of the. United States Army Hospital in Frankfurt, Germany.
      Mr. SPECTER – Have you had any additional, special training or experience in missile wounds?
      Colonel FINCK – For the past 3 years I was Chief of the Wound Ballistics Pathology Branch of the Armed Forces Institute of Pathology and in that capacity I reviewed personally all the cases forwarded to us by the Armed Forces, and some civilian cases from the United States and our forces overseas. The number of these cases amounts to approximately 400 cases. I was called as a consultant in the field of missile wounds for this particular case, and also last year in February 1963, the Surgeon General of the Army sent me to Vietnam for a wound ballistics mission, I had to testify in a murder trial involving a 30/30 rifle in the first week of March this year, and I came back yesterday after one week in Panama where I had to testify. I was sent to Panama by the Secretary of the Army regarding the fatalities of the events of 9-10 in January of 1964.
      Mr. SPECTER – Have you been certified by the American Board of Pathology, Doctor Finck?
      Colonel FINCK – I was certified in pathology anatomy by the American Board of Pathology in 1956, and by the same American Board of Pathology in the field of forensic pathology in 1961. 
      Mr. SPECTER – Would you describe briefly for the Commission what forensic pathology involves?
      Colonel FINCK – Forensic pathology is the study with the naked eye and with the microscope of injuries, including missile wounds, trauma in general. In summary, it is the part of pathology in relation to the law, violent death being homicide, be it suicide, accidental or undetermined. It also includes unexplained deaths, sudden deaths, and poisoning.

      Risposta
  • 28 Aprile 2016 in 13:53
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    Bravo, hai registrato un dominio che ti permette la massima visibilità sul caso JFK e dunque ti senti al sicuro della tua posizione, il che ti permette di lanciare risposte sempre ben argomentate. Il problema, però, è che non fai mai le domande giuste.

    Tra le innumerevoli che potresti farti, non ti chiedi ad esempio perché l’intera politica estera americana cambiò il suo indirizzo già a partire dai primissimi giorni dopo il 22.11.63; se l’assassinio fosse stato il gesto isolato di un folle, il corso della politica estera sarebbe dovuto proseguire come era. Invece Kennedy aveva già firmato un ordine per iniziare il ritiro dei soldati dal Vietnam (un primo contingente di 1.000 uomini, cui sarebbe seguito il graduale e totale ritiro della presenza USA) che fu subito annullato, dando vita all’escalation che sarebbe culminata con 55mila morti americani.

    Non ti chiedi nemmeno come mai non ci sono resoconti audio o stenografati delle 12 ore di interrogatorio cui fu sottoposto Oswald dopo l’arresto; eppure è procedura standard anche in caso di reati minori, e qui si parlava addirittura del possibile omicida del presidente USA.

    Non ti chiedi nemmeno come mai ci sono decine di testimonianze di persone presenti a Dealey Plaza che hanno visto spari dalla collinetta erbosa e la presenza di almeno due uomini al sesto piano del Depository book; o forse lo fai in altre parti del blog, risolvendo la questione dando del “dietrologista” ad ognuno di essi.

    Restando al tema specifico di questa pagina, qui si parla del “celebre criminologo” Carlo Semerari. Ora, ti chiedo qualche delucidazione in merito, perché forse il riferimento è ad Aldo Semerari, scomparso nel 1982, criminologo tristemente famoso perché garantiva perizie psichiatriche ad hoc ai terroristi neri e ai componenti della Banda della Magliana. Di Carlo Semerari io ho trovato solo uno psicoterapeuta, ma forse non ho condotto la ricerca nel modo giusto.

    Risposta
    • 28 Aprile 2016 in 14:59
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      caro Andrea,
      questo sito è nato circa 15 anni fa.
      cioè molto prima che tu ti appassionassi a una serie tv su Kennedy che ha provocato una onda di interventi su questo tema.
      onestamente, non ho mai avuto visibilità per il caso Kennedy né la vado cercando.

      venendo alla sostanza: tutte le tue “domande” non sono domande, ma speculazioni riciclate, “hearsay” di terza mano eccetera.
      oltretutto, le “domande” che rivolgi sono dirette all’autore del libro che presento in questa pagina, cioè Diego Verdegiglio, cioè non io.
      sono ovviamente certo che, prima di postare il tuo commento sentenzioso e definitivo, tu abbia attentamente letto il lavoro che disprezzi, cioè le 800 pagine di ricerca di Verdegiglio, durata decenni.
      oddio: poi leggo delle “decine di testimoni che hanno visto (sic) spari dalla collinetta erbosa” e, allora, le domande inizio a farmele io. e mi sa che mi tocca far nascere qualche dubbio: qui siamo proprio all’ABC, altro che alle questioni sui massimi sistemi, la politica estera, la Cia, il Vietnam. non la chiamo dietrologia, la chiamo crassa ignoranza dei fatti. ma è la stessa malattia di cui ho sofferto io per una vita, prima di studiare seriamente il caso e di venire a sapere un sacco di cose che ti schiarirebbero le idee, quindi ti capisco.

      se mai ti interessasse farle, ti indicherò delle letture di livello A. almeno per conoscere i rudimenti del caso Kennedy.
      diversamente, troverai centinaia di siti complottisti tra cui scegliere quello con la cospirazione più vicina ai tuoi sentimenti.

      saluti
      FF

      Risposta
  • 24 Aprile 2016 in 13:50
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    Ma spiegatemi perchè su un altro sito che ha idee opposte alle tue dicono le stesse cose su questo libro ma al contrario. E non venire a dirmi che l’altro ha torto e che è uno stupido che dice bufale. Anche le sue tesi stanno in cielo, mica solo le tue.

    Risposta
    • 24 Aprile 2016 in 19:01
      Permalink

      finché non sarai tu a decidere cosa ti devo rispondere, ti dirò ciò che penso e non ciò che vuoi sentirti dire.
      ti consiglio una cosa ragionevole: leggi il libro, studia e fatti un’idea.
      quando avrai domande, vieni a cercare qui la risposta.

      oppure, ed è molto più semplice, se credi al complotto continua pure a farlo. personalmente, me ne farò una ragione.
      saluti
      FF

      Risposta
  • 30 Aprile 2011 in 2:10
    Permalink

    Salve,mi chiamo Alex e vorrei sapere perché non si può parlare di complotto visto che l’Hsca ha dimostrato che,unendo il film di Zapruder e l’audio della radio accesa di una moto della polizia che seguiva la macchina presidenziale,si sentono 4 colpi. 3 colpi sarebbero stati sparati dal deposito dei libri e un quarto sparato,anche se è andato a vuoto,dalla collinetta erbosa.Quindi c’era almeno un’altra persona che avrebbe sparato su Kennedy.L’Hsca dichiara che sarebbe stato un complice di Oswald ma nessuno ne parla,forse non è attendibile come storia?

    Risposta
    • 30 Aprile 2011 in 15:24
      Permalink

      salve Alex.
      la questione della colonna sonora dell’assassinio è stata trattata qui (http://www.johnkennedy.it/archives/295). la dimostrazione che ufficiale non è uguale a veritiero, e che qui nessuno è ossequioso nei confronti delle verità calate dall’alto, è proprio questa: i due esperti presero un granchio clamoroso e l’Hsca si espose a una figuraccia. tenga comunque conto che, quella spacciata per colonna sonora, è un taglia-incolla-amplifica di un rumore di fondo che non è neanche ciò che i professori Mark Weiss ed Ernest Asckhenasy giurarono fosse, “con una probabilità del 95% se non superiore”, la prova di un colpo sparato dalla collinetta e andato a vuoto.

      Risposta
  • 14 Aprile 2011 in 20:16
    Permalink

    Se non sbaglio la teoria del proiettile deviato dal rametto della quercia è già stata bocciata, in quanto incoerente con le leggi della fisica.

    Risposta
  • 31 Marzo 2011 in 15:39
    Permalink

    Dimenticavo:come mai il primo proiettile è stato scamiciato al contatto con un ramo o dall’asfalto e il secondo proiettile che ha causato più di una ferita a Kennedy e Connaly è stato ritrovato intatto?Secondo me è un controsenso.
    A presto

    Risposta
    • 5 Aprile 2011 in 9:09
      Permalink

      Oswald non era disteso, era accovacciato e usò delle scatole di cartone per coprirsi le spalle nel caso qualcuno fosse passato per il sesto piano. l’ipotesi è quella che il colpo, deviato dalla quercia, abbia cozzato sull’asfalto davanti alla Limousine e una scheggia sia ‘partita’ in direzione del marciapiede di Tague. dove, infatti, c’è un graffio, non un buco.
      che un proiettile full metal jacket si distrugga a contatto con l’asfalto è normale. che possa attraversare i tessuti molli di due corpi (scalfendo una costola e un radio) senza frantumarsi è, parimenti, normale.

      Risposta
  • 31 Marzo 2011 in 15:31
    Permalink

    Salve Federico,grazie per la sua risposta.Vedendo meglio la foto ingrandita devo dire che ho preso un’abbaglio.Nel film di John Barbour la foto era di dimensione piccola e,infatti,mi ha ingannato…
    Correggetemi se sbaglio:secondo lei,è possibile che il primo colpo sparato da Oswald sia stato deviato,sia stato scamiciato da un ramo,abbia colpito il marciapiede e che una scheggia abbia ferito James T.Tague che si trovava vicino al sottopasso in fondo a Elm street?A me sembra poco probabile visto che,secondo la commissione Warren,Oswald doveva essere disteso su delle scatole di cartone.Per me,nella posizione dell’assassino,la pallottola deviata doveva finire o nelle vicinanze della limousine o nel prato del Dealey Plaza.Preciso che questa è una mia opinione.Aspetto una sua risposta e questa volta aspetterò di più 🙂
    Cordiali saluti

    Risposta
  • 30 Marzo 2011 in 19:06
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    Io ho sempre pensato che con uno spostamento cosi violento della testa del presidente,all’indietro,lo sparo frontale venisse dall’automobile che lo trasportava

    Risposta
  • 29 Marzo 2011 in 10:44
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    salve Alessandro,
    non sia così caustico. l’unica foto che mi risulta sia riconosciuta come autentica ed effettivamente ritraente i personaggi in questione (alcuni) è quella della Civil Air Patrol dove si vedono un Oswald ragazzino, Ferrie e altri commilitoni intorno a una brace. scatto che dimostra solo che, nell’Air Patrol, c’è stata una compresenza. null’altro. e giova ricordare, per non perdere di vista i fatti, che NIENTE lega David Ferrie all’assassinio Kennedy: non ci sono né prove né indizi di una sua presenza, di un suo coinvolgimento nei fatti prima e dopo l’attentato (tanto meno durante), nulla. solo sue simpatie anticastriste e amicizie a destra: basta, forse, per essere incriminati?
    stesso dicasi per Shaw, un uomo messo sotto processo per nulla, letteralmente nulla, rovinato e minato nella mente e nel fisico senza che avesse fatto alcunché.

    grazie a lei

    ps ho lasciato qui una considerazione per la fotografia da lei citata, perché è uno scatto (http://www.jfk-online.com/brannonlrg.jpg) già esaminato ai tempi. in questa fotografia non c’è David Ferrie (quello spacciato per Ferrie è Robert Brannon), non c’è Lee Oswald (non mi dica che secondo lei quel ragazzo col cappello nero è Oswald, la prego: in ogni caso è stato identificato, si chiama Wynn Pearce), non c’è Jack Ruby. c’è solo Clay Shaw con amici.

    Risposta
  • 28 Marzo 2011 in 22:44
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    Vedo con rammarico che rispondete solo quando vi fa comodo….Grazie lo stesso

    Risposta
  • 13 Marzo 2011 in 22:54
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    salve,premetto che secondo me è stato un complotto anche se,da quando ho letto il libro di Diego Verdegiglio,la mia percentuale di complotto è scesa un pò… 🙂 Cmq,vorrei sapere come mai nessuno parla del film documentario di John Barbour “JFK:Morte di un presidente” del 1992 dove alla fine del film si vede perfettamente una foto dove ci sono Lee Harvey Oswald,Jack Ruby,Davide Ferrie e Clay Shaw?Quindi si conoscevano.Aspetto una sua risposta.Cordiali saluti.Alessandro

    Risposta
  • 17 Febbraio 2011 in 9:58
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    grazie
    allora l’informazione data da Verdegiglio in quel podcast (datato alcuni annI) che tramite questo sito se ne poteva trovare “rispoduzione fotostatica” è superata.
    grazie lo stesso e buon lavoro.

    Risposta
  • 16 Febbraio 2011 in 13:59
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    Buongiorno.
    Ho appena sentito in podcast una puntata di “i misteri di massimo polidori” dedicata all’omicidio kennedy, una mia piccola ossessione che mi porto da quando avevo 10 anni (ora ne ho 41) e vidi “AZIONE ESECUTIVA”.
    In quella puntata intervistava VERDEGIGLIO
    Ho letto molti libri (CROSSFIRE che ho provato pure a tradurre e anche quello di POSNER) ho le mie idee ma non sono uno studioso.
    Volevo solo sapere se è ancora possibile rintracciare copia del libro di Verdegiglio (alla fine della puntata faceva riferimento a questo sito per il quale vi faccio i miei più grossi complimenti)
    grazie di tutto

    Risposta
    • 16 Febbraio 2011 in 14:42
      Permalink

      buongiorno Dario.
      il libro di Verdegiglio è esaurito da molto tempo, tuttavia può fare due cose:
      1) chiedere una copia all’autore (dv52@libero.it)
      2) domandare allo stesso Verdegiglio se è in progetto un altro suo lavoro su Kennedy (so che in passato aveva questa intenzione)

      alla prossima, grazie
      FF

      Risposta
  • 6 Febbraio 2011 in 0:51
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    Sulla mancata ispezione dell’asfalto mi trovo in sintonia con lei, magari un più attento rapporto (od anche solo un rapporto)dell’asfalto ci avrebbe fornito un quadro davvero completo e dissipato la quasi totalità dei dubbi sulla vicenda. Peccato che la polizia si sia presa la briga di analizzarlo soltanto in corrispondenza del marciapiede di Tague, tralasciando il punto “centrale” ed ovviamente più importante indicato dalle testimonianze. Se avessero trovato del rame nella zona del presunto primo impatto, ne sarebbe stata giustificata l’assenza nel “secondo” di Tague. Purtroppo ciò non è accaduto e le lacune investigative alimentano il dubbio…e continuo a pensare a quanto dovesse essere grande un personaggio come Kennedy e quanto sconvolgente la sua scomparsa in un tale modo per continuare a parlarne dopo quasi mezzo secolo.

    Risposta
  • 5 Febbraio 2011 in 13:37
    Permalink

    E’con piacere che scopro questo blog dedicato ad uno dei fatti che profondamente hanno segnato il XX secolo.
    Rispetto le idee del sig. Ferrero di cui condivido la passione e ne ammiro i lavoro svolto.
    Dopo le mie ricerche e documentazioni, sicuramente modeste rispetto alla sue, concordo sul fatto che i tre colpi provenissero dalle spalle del presidente e quelli mortali dalla finestra del sesto piano del deposito di libri.Ritengo plausibili anche le sette ferite provocate dalla “pallottola magica”, in quanto la posizione di Kennedy e Connelly era sostanzialmente diversa da quella inizialmente pensata. I miei dubbi ristagnano principalmente sul primo colpo esploso quel giorno di Santa Cecilia a Dallas. Mi rifiuto di credere che la freddissima mente pianificatrice di un assassinio presidenziale possa cadere nell’errore talmente goffo e ridicolo di sparare al bersaglio senza averne la visuale. Inoltre la “deviazione” del proiettile descritta dalla commissione Warren palesa qualche incoerenza con la realtà fisica.
    Tra l’altro con i 4x Oswald aveva nel mirino una porzione dell’auto presidenziale con il rispettivo bersaglio. Il primo colpo clamorosamente mancato avrebbe almeno dovuto colpire la carrozzeria dell’auto. Per infrangere il primo colpo sull’asfalto l’attentatore poteva solo mirare senza alcun motivo al di sopra della quercia.
    Confidando in questa logica supposizione aspetta una sua pronta risposta.
    Distinti saluti.

    Risposta
    • 5 Febbraio 2011 in 21:54
      Permalink

      salve Alessandro. mah, cosa dire: sulla “freddissima mente pianificatrice” di Oswald non sarei tanto sicuro, non a caso ha seminato indizi e prove ovunque. in tanta dabbenaggine (manco si era preparato una fuga in Messico, per dire) gli è riuscito di centrare un colpo e mezzo su tre. sul primo sparo non ravviso quest’ostacolo logico ad accettare la deviazione, e mi spiego.
      è plausibile che Oswald abbia mirato Kennedy quando ancora era di fronte.
      vedendosi arrivare Kennedy e gli agenti “in faccia”, però, si è accucciato e ha aspettato che gli dessero le spalle. a quel punto ha ripreso la mira e ha ‘seguito’ la testa di Kennedy nel 4x. nel momento in cui ha sparato, però, si è trovato davanti il ramo e ha sparato ugualmente. secondo me il colpo non ha attinto l’auto perché il ramo ha deviato la traiettoria del proiettile, allungandola. lo stesso ha cozzato sull’asfalto davanti al corteo e un suo frammento è volato dalle parti di James Tague. della possibilità dell’impatto sull’asfalto si parla in più di una testimonianza. peccato che nessun inquirente si sia preso la briga di analizzare l’asfalto di Elm Street.

      Risposta
  • 30 Ottobre 2010 in 16:06
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    Salve. Interessante questo sito. è da qualche tempo che osservo, studio, leggo e mi documento su questa storia. E il quadro che mi faccio di tutto ciò è una mia personale idea su come gira, girava e purtroppo girerà ancora… il mondo. è sconvolgente quel che sono riusciti a organizzare a Dallas il 22 novembre del 1963, ma ben più sconvolgente è tutto quel che è accaduto (..o non accaduto..) prima, e dopo, quel dannato giorno. Anche se la maggior parte di testimoni, complici o presunti tali, sono morti, io ritengo che ancora a tutt’oggi qualcuno,non so chi,ma qualcuno sa tutto. al mondo c’è gente che conosce esattamente tutta la faccenda. chi c’è dietro, come ha fatto, perchè, per come, chi ha sparato, chi e perchè ha coperto tutto,… Di questo ne sono convinto al 99.99% Il mondo per come lo vediamo ora, tutto quel che è successo o non successo dopo quel giorno, deriva tutto da lì. Magari adesso si stava meglio, magari si stava peggio, ma quel fatto ha cambiato radicalmente tutto quel che è successo in questi ultimi (quasi) 50 anni. Chiudo con la mia opinione su Oswald. Oswald a mio modo di vedere non ha sparato a Kennedy, non ha sparato e basta. Qualcuno d’altro ha sparato, sia dal deposito di libri, sia da quella dannata “collinetta erbosa”. In realtà a noi non è che ce ne frega tanto chi è che c’era a premere il grilletto, a noi per capire il marcio che c’è in sto mondo, ci interesserebbe sapere chi è che ha dato l’ordine di ammazzare il presidente degli stati uniti. Questo è quello che ci dovrebbe interessare. La risposta però potrebbe destabilizzare il mondo. Come d’altronde la storia dell’area 51, dei marziani, dei dischi volanti e di tutte quelle balle… qualcuno sa, ma per la pace del mondo bisogna tenere la bocca chiusa, sarebbe il caos. Io la penso così. E quindi come in questo caso: bravo Oswald, ben lavoro che hai fatto, ti sei svegliato con il piede storto la mattina del 22 novembre del 1963 e hai pensato bene tanto per cambiare di andare a sparare al presidente… Ma per favore…

    Risposta
    • 1 Novembre 2010 in 15:24
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      salve Luca, mi fa piacere che si stia documentando sul caso Kennedy. tutto indica che il documentarsi non potrà che farle del bene.
      saluti
      FF

      Risposta
  • 23 Luglio 2010 in 18:48
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    Mi sono appassionato al caso Kennedy e alla figura di LHO leggendo molti anni fa “Il romanzo di Oswald” di N.Mailer, un libro bellissimo che consiglio vivamente a chiunque.

    In quel libro si capisce chiaramente lo stato mentale NORMALMENTE confuso di LHO che lo ha portato a quel gesto e diventa davvero molto difficile credere alle varie teorie complottistiche che sono in circolazione.

    Il lavoro svolto da Verdegiglio è meritorio
    e se fosse maggiormente discusso e divulgato, spazzerebbe via intere biblioteche sull’argomento invece…
    circolano sempre e ancora le solite interviste a Gianni Bisiach.

    Risposta
    • 27 Novembre 2016 in 14:27
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      si l’ho letto anche io,ma ricordiamoci che mailer e’ uno scrittore non un investigatore,e infatti nel libro lui mantiene gli stessi parametri sia nell’indicare Oswald come l’unico attentatore sia a lasciar comprendere che trattasi di complotto.

      Risposta
  • 23 Marzo 2010 in 13:18
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    Ho scorperto per caso questo sito. Non posso che fare i complimenti per la qualità dei suoi contenuti. A dispetto dei complottisti i conti tornano perfettamente.
    Grazie di nuovo.

    Risposta
  • 3 Marzo 2010 in 9:33
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    Federico, ti sto dietro.
    Ma permettimi, com’è che il percorso presidenziale fu cambiato all’ultimo momento, Oswald lo seppe dai mezzi di informazione e basta?
    sto cercando questo libro: ho chiesto da Feltrinelli e non lo trovo, e ti faccio queste domande perché non so. dove lo posso trovare il libro, c’è modo di ordinarlo su internet?

    c’è un certo tipo di persone che vede il mondo diviso fra debunkers e complottisti, siano esse di una o dell’altra fazione. io sono di un idea un po’ meno manichea, credo che ci siano dubbi sani, che portano persone scevre da pregiudizi, ad indagare le questione che non gli sono chiare, per il semplice rispetto che portano verso le vittime di un omicidio, o di una strage, in cerca di un chiarimento. esistono le panzane, ma a volte esistono anche i complotti. la storia italiana recente, le versioni ufficiali date per le stragi di stato, ne è dimostrazione.

    e ti dico, se Bertrand Russell stesso espresse dei dubbi sul lavoro della commissione Warren, dubbi che alla luce delle evidenze odierne si possono consistentemente ridimensionare, questo può altresì usarsi per dire che, o anche le persone di una intelligenza notevole e con buona preparazione scientifica e logica si lasciano facilmente abbindolare dai complottisti di turno, o il debunking stesso è da intendersi come dubitare di ogni versione dei fatti che scricchioli, di ogni cosa che sembri una balla alla luce di dati scientifici, sia essa “complottistica” o “ufficiale” fino a dissipare ogni possibile dubbio, o a fornire una spiegazione sufficientemente solida.

    e volevo chiederti una cosa.
    ti ricordi quella foto di Oswald che tiene in mano il giornale ed il fucile, e che nel film di Oliver Stone viene dichiarata opera di un fotomontaggio? la sto cercando, sulla rete ma non la trovo. essendo che mi intendo di fotoritocco, un minimo, volevo guardarla da vicino, puoi aiutarmi a ritrovarla?

    grazie e a presto

    Risposta
  • 8 Febbraio 2010 in 18:33
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    P.S.
    sai dirmi dove posso procurarmi il documentario sulla ricostruzione effettuata da discovery channel, o un modo per vederlo?

    grazie ancora
    L.

    Risposta
    • 9 Febbraio 2010 in 13:26
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      ciao Lorenzo e grazie.
      buona parte delle tue considerazioni sono del tutto condivisibili. mi sento anche di seguirti quando lamenti una insufficiente copertura della sicurezza da parte degli organi preposti alla salvaguardia delle autorità: purtroppo gli attentati mortali più recenti (Rabin, per dirne uno) mostrano però che l’esposizione alla folla comporta una percentuale di rischio che non è eliminabile. su Oswald ti preciso solo che a lungo era stato messo sotto osservazione, anche dal Kgb, che era convinto si trattasse di una spia. poi i russi capirono che si trattava semplicemente di un imbecille. stessa cosa per i servizi segreti statunitensi. oltretutto Oswald non era un criminale violento, era ben difficile immaginare che potesse avere il coraggio di tentare un ‘colpo’ simile.
      invece sbagli, secondo me, quando ti fai le domande ‘ex post’ e ti chiedi come mai Oswald si sia trovato al posto giusto eccetera. non è si è trovato al posto giusto. la sorte ha voluto così. chissà quanti Oswald c’erano e ci sono negli States: John Lennon ne ha trovato uno, Ronald Reagan un altro ma è stato più fortunato. se Oswald avesse trovato l’auto chiusa (e non poteva intervenire sulla decisione di Kennedy e della scorta in merito, si fosse rimesso a piovere avrebbero rimontato la capote) non so cosa avrebbe fatto. credo non avrebbe sparato. o forse avrebbe sparato ugualmente, magari “alla cieca”, chi lo sa.
      e non trovo che l’omicidio di Oswald dimostri l’esistenza di qualche aspetto oscuro. in ogni caso Lee si stava dichiarando innocente, sarebbe stato condannato e poi chissà, forse un giorno si sarebbe messo a raccontare delle cose. in quei frangenti, comunque, c’è spazio per ogni opinione: avesse confessato, per esempio, qualcuno avrebbe parlato di prigioniero convinto ad accusarsi in cambio di favori. insomma, se Oswald fosse vivo non saprei cosa chiedergli né se fidarmi di lui, vista la sua condotta: credo avrebbe rilasciato interviste deliranti come quelle di Ali Agca, dello stesso Jack Ruby, o di James Files. gente che voleva essere chiacchierata, che viveva perché giornali e tv si occupassero di loro e che per questo era disposta a inventarsi qualunque balla, anche di aver ricevuto un mandato di assassinio da Topolino.

      sul documentario di Discovery Channel: lo trovi sul sito ell’emittente o su Amazon, il DVD è in vendita.

      alla prossima
      FF

      Risposta
  • 8 Febbraio 2010 in 18:31
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    Ciao Federico, ho scoperto questo blog da poco tempo, ma lo trovo molto utile e foriero di spunti di riflessione. Penso che mi procurerò il saggio in questione, il caso Kennedy, nonostante la mia età relativamente giovane, mi ha sempre colpito, per la quantità di coincidenze, per la copertura mediatica, per la valenza simbolica e lo ammetto, per il film di Oliver Stone. Quello che mi ha lasciato quest’esperienza, ventennale quasi, è l’idea che è porsi delle domande è il sale della democrazia, ma farsele in modo scientifico è meglio.

    Come Verdegiglio, potrei definirmi “un ex-complottista” interessato ad una spiegazione scientifica più rigorosa. E questo sito mi sembra un ottimo modo per consolidare le mie opinioni, su fatti provati. Un modo per non accontentarmi di semplificazioni, ed esercitare un sano “dubitare” scientifico e costruttivo.
    Approfitto per chiederti se sai dirmi dove posso trovare un testo integrale del rapporto della commissione Warren, e se esiste una traduzione in italiano.

    Leggendo il commento di Robert, posso però dirti che per me non è del tutto fuori luogo. Perché posso dirti, sono di una simile opinione, anche se mi sarei espresso diversamente. Sul fatto che a sparare sia stato solo Oswald, potremmo metterci la mano sul fuoco, adesso, col senno di poi, a seguito di un indagine così dettagliata. I mezzi che abbiamo adesso per ricostruire l’evento, sono incomparabilmente più efficaci, e se non si fosse aperta nessuna diatriba sulla questione dell’operato della commissione Warren, probabilmente non ne saremmo così certi, non avremmo sviscerato la questione, e daremo adito a dubbi, che su un evento così grave, che potrebbe aver cambiato il corso della storia, sarebbe difficile estirpare.

    Quello che lascia interdetti pur partendo dal fatto che “è stato Oswald da solo”, è la straordinaria serie di coincidenze che portano Oswald ad essere nel momento giusto al momento giusto, con tutte le condizione necessarie per riuscire a mettere a segno i suoi propositi. Cosa sarebbe stato se Oswald, che non poteva sapere come era attrezzata l’auto, si fosse trovato ad assistere al passaggio di un auto chiusa? Come mai così tante mancanze nel servizio di sicurezza? Perché la tappezzeria dell’auto viene lavata subito, rendendola inutilizzabile per i rilievi balistici? Quello che lascia ancora più interdetti, è l’impossibilità di sentire Oswald come testimone in modo esauriente, l’omicidio immediato, in diretta televisiva.
    Ma anche il Lee Harvey Oswald, come personaggio bizzarro, così schizoide, che non è possibile inquadrare in degli schemi semplici: un ragazzo dislessico, sociopatico, che si appassiona di teoria marxista, ma che nonostante tutto idolatra il fratello militare e lo segue nel corpo dei marines, la fuga in Unione Sovietica, la disillusione, il ritorno, il tentativo di ritornare in Unione Sovietica, passando per Cuba. Un uomo così incapace di capire cosa desidera fare realmente, da che parte stare, ma che riesce a coltivare una decisione così ferma di porre fine alla vita di un uomo.
    Credo che per se è stato lui, e lui soltanto, sia la dimostrazione di quanto diamo per scontato sul fatto che i folli si comportino in modo ragionevole, di quanto spesso, le nostre esistenze, la vita, in generale, sia perlopiù frutto dello scontrarsi delle nostre azioni, e delle nostre più buone intenzioni, con la forza del caso, e della naturale ed imprevedibile tendenza al caos. Il fatto che, in buona misura, non riusciamo a vedere con gli occhi di un folle, ci permette di avere una vita, ma ci impedisce di prevedere totalmente quello che un folle potrebbe fare della nostra vita, se si trovasse nella posizione di poter scegliere.

    Quel che credo nonostante tutto è che sia lecito domandarci chi ci ha guadagnato dall’uccisione di Kennedy? E chi, fra quelli che ci hanno guadagnato, ci ha guadagnato di più? Credo che sia lecito domandarsi che ne sarebbe del corso della storia, se gli eventi fossero andati in modo diverso, e a chi faceva gioco, il fatto che siano andati come sono andati. Non si tratta di stabilire dei mandanti morali. Si tratta di capire se qualcuno aveva la possibilità materiale di impedire che ciò avvenisse, e non ha mosso un dito. Senza andar troppo lontano, se qualcuno fra i vari servizi segreti, interessatisi di sicuro di Oswald per via del suo tradimento, non fosse interessato a seguire i suoi spostamenti, o a venire in contatto con lui.
    Un militare, durante la guerra fredda, abbandona il suo paese, promette ai servizi stranieri di poter fornire conoscenze specifiche delle sue conoscenze dirette delle armi che ha usato, vive e si sposa in Russia, poi torna, si interessa di gruppi pro-Cuba, ttiene un visto per l’Havana dieci giorni prima dell’omicidio, diventa noto alla stampa come “il cittadino americano che aveva tradito gli Stati Uniti per l’Unione Sovietica, ed è tornato”, e fin qui ci siamo. E nessun servizio segreto, ordinario, si prende la briga di tenerlo sott’occhio? Nessuno che lo segua per stabilire se si sia seriamente ravveduto circa le sue intenzioni di tradire il paese in una situazione di conflitto ancora aperto?
    Uno ad essere complottista, può pensare che qualche servizio deviato si prenda la briga di supportare, di condizionare in modo diretto la psiche deviata di un folle, la cui capacità come tiratore è nota. Ad essere un po’ più realista, uno può pensare che sia altamente improbabile che nessuno, abbia seguito a distanza un soggetto come questo, per questioni di sicurezza nazionale, non sia venuto a intuire le sue intenzioni, a trovarsi nelle condizioni di poter agire per fermarlo, ma di essersi astenuta dal compiere il proprio lavoro, garantire la sicurezza del proprio paese e l’incolumità dei suoi rappresentanti. A voler essere ottimista, uno può solo pensare ad una involontaria, mancanza, un omissione che ha avuto risvolti drammatici.
    Questo tipo di coinvolgimento, che in vari gradi di ipotesi diventa tanto indiretto quanto più indimostrabile, fa sì che la HSCA nel 79, parli di cospirazione, ma poi non individui i colpevoli in nessuno. Le cose cambiano, i dati in nostro possesso vengono studiati ancora, e risulta ancora che non esiste nessun altro responsabile, e che la parola “cospirazione” sia sovradimensionata.

    Quel che resta è chiedersi quanto l’agire o il non agire umano sia in balia dell’inintellegibilità delle azioni dei folli, o dei cosiddetti normali: in che misura le nostre pulsioni, le nostre intenzioni, i nostri sentimenti, e le azioni che ne scaturiscono, siano soggetti all’imprevedibilità del caos, e a loro volta ne generino.
    E’ chiedersi quanto è inadeguato possa essere il nostro modo di porci nei confronti dell’imponderabile, della follia umana, per poterla prevedere. Stando a ciò, ogni morte innecessaria, è un atto di cospirazione, nella misura in cui, noi tutti, come genere umano, manchiamo nella capacità o nell’intenzione di impedirla.

    Sperando di risentirsi, i miei saluti
    L.

    Risposta
  • 11 Dicembre 2009 in 18:32
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    Ciao Antonio,
    mi spiace ma il mio approccio è diverso. Secondo me ha poco senso, per citare solo un recente caso, scatenare le penne di tutti gli editorialisti sulla piaga del bullismo quando si scopre, in un determinato caso, che la presunta vittima si è inventato tutto.

    Potrei anche essere disposto a discutere di strategie occulte, di omicidi di Stato, di depistaggi: ma non nel caso Kennedy. Sarebbe (anzi, è visto che lo si fa da quarant’anni) un mero esercizio accademico a chi la spara più grossa: Kennedy ucciso dai militari, dai russi, dai cubani, dal Pentagono, dai petrolieri. Le considerazioni di Luca, difatti, sono anche godibili come chiacchiera al vento ma poggiano su una base falsa e cioè che Kennedy, per il ruolo che rivestiva, NON poteva essere ucciso da un solitario. Immagino non potesse neanche morire di infarto o di incidente stradale o soffocato da una bistecca: i grandi della storia muoiono solo per mano omicida, segreta e plurima. Ecco perché non ho mai risposto al commento di Luca e, da molto tempo, vado ripetendo che PRIMA si accertano i fatti, POI li si discute. I fatti dicono che Oswald ha ucciso Kennedy da solo. Questo non sposta le operazioni segrete della Cia né un sacco di altre cose ma dobbiamo farcene una ragione: Oswald ha ucciso Kennedy. Da solo.

    Ciao
    FF

    Risposta
  • 10 Dicembre 2009 in 0:15
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    Mi piacerebbe leggere una risposta di Federico Ferrero, sempre preciso e attento, a quanto scritto giustamente da Robert: il problema non è tanto chi ha sparato o quanti hanno sparato, ma perchè, per quale motivo.
    Se è vero che a sparare è stato solo Oswald, lo ha fatto solo per un gesto personale?
    Grazie in anticipo per la risposta.

    Risposta
  • 9 Luglio 2009 in 0:34
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    Al di la del fatto che siamo certi non sia stato l'autista :), gli elementi riguardanti "il come" vanno sempre a declassare quelli sul "perchè". Le tesi complottiste non necessitano fondamentalmente della presenza di un secondo tiratore, di un terzo, di una o più squadre in loco, le teorie complottiste vivono anche semplicemente sulla premeditazione del gesto da parte di due o più individui. Allorchè abbiamo la grazia di intendere gli eventi mezzo secolo dopo con una visione d'insieme ben più ampia di quella di qualsiasi commissione del tempo, possiamo comprendere gli accadimenti alla luce del contesto storico in cui sono inseriti. L'atteggiamento di JFK nei confronti della politica estera (Cuba e Urss ) e quello sulla politica interna ( Cia sopratutto) indicano una discontinuità con il sistema di gestione del potere della precedente amministrazione sufficiente a destabilizzare le lobby e a far temere lo smantellamento del sistema vigente in favore di un nuovo equilibrio basato su altre priorità. Questo è già abbastanza per giustificare un omicidio (la storia ce lo insegna da Cesare in poi…). L'uomo solo che si lancia nell'eroica impresa è un ipotesi fumettistica (o ciclistica) che lascia davvero il tempo che trova. sarebbe come immaginare che il colpevole della decapitazione di Luigi XVI fosse il solo boia Sanson. Non è così, non è mai stato così nell'intera storia del potere. La figura del folle solitario avrebbe rivendicato, esultato , si sarebbe goduta quella agognata notorietà che cercava attraverso il gesto eclatante. Solo un potere scansa un altro potere e nello specifico della vicenda Kennedy tutto lascia pensare a questo, una necessità di "non cambiamento" come poi è successo pure in Italia nell'epoca del terrorismo. Insomma la storia non è mai complicata , si ripete uguale a se stessa da che l'uomo la racconta che poi a sparare sia stato Oswald o Pecos Bill o io stesso o una scimmia addestrata del circo Medrano poco cambia , lo sfondo è ben definito, mancano i nomi forse (anche solitamente il colpevole è chi trae il maggior vantaggio) , ma la sostanza rimane invariata nella sua umana ovvietà.
    C'è un anedotto citato da Canetti in Massa e Potere che parla di una stirpe di re indiani i quali non riuscivano mai a morire di vecchiaia, il figlio puntualmente accoppava il padre per prendere il posto come sovrano e così per intere generazioni. Forse erano tutti pazzi, forse è semplicemente il potere che rende pazzi.

    Risposta
  • 25 Giugno 2009 in 22:02
    Permalink

    IL COMPLOTTO E' L'UNICA RISPOSTA ESATTA. IL COLPO MORTALE E' STATO INFLITTO DALL'AUTISTA E LO RIPETO DALL'AUTISTA!! GUARDATE QUESTO VIDEO E MEDITATE! O VOLETE CREDERE ANCORA AL FUMO CHE VI GESSTANO SUGLI OCCHI?
    http://www.youtube.com/watch?v=18mRE5sQrsM

    Risposta
    • 13 Luglio 2016 in 2:09
      Permalink

      Io mi firmo con nome e cognome ed ho il coraggio di esporre le mie opinioni. Lei spara le sue “certezze” vigliaccamente nascosto dall’anonimato. Non si fa.

      Risposta

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