Falsi miti su Lee Oswald
Posted on | agosto 29, 2009 | 24 Comments

Lee Harvey Oswald nei Marines
Una celebre speculazione, ripresa dal film di Oliver Stone JFK – Un caso ancora aperto, racconta che Lee Oswald fosse un tiratore scarso, che il fucile Mannlicher Carcano fosse un’arma giocattolo, che l’assassinio fosse impossibile da compiere dal sesto piano, che Oswald non fosse nemmeno in possesso di quell’arma. Cerchiamo di fare chiarezza.
- Lee Harvey Oswald aveva imparato a sparare nei Marines. Non è vero che fosse “una schiappa”, come un suo commilitone (Nelson Delgado) ebbe a dire nel corso di un’intervista televisiva concessa a Mark Lane (le parole del soldato, unico peraltro tra tutti gli interpellati a sostenere ciò, furono per di più tolte dal contesto. Delgado disse che Oswald aveva “a very poor shot”, cioé una mira molto scarsa. In realtà Delgado si stava riferendo, nella sua intervista, unicamente all’ultima parte del corso di addestramento di Oswald e, in seguito, spiegò dettagliatamente che non intendeva dire che Oswald non sapesse sparare, ma solo che si presentava, verso la fine delle prove, al poligono decisamente svogliato). Comunque vi sono pesanti evidenze sulle capacità di Oswald come tiratore. Oswald fu addestrato, come tutti i suoicommilitoni, e fu anche sottoposto a qualche esame. Nel dicembre del 1956 ottenne (con 212 punti) la qualifica di tiratore sceltissimo. Nel maggio di tre anni dopo Oswald fece un altro esame e si peggiorò, totalizzando 191 punti, che equivalgono alla categoria di tiratore scelto. Davanti alla commissione Warren il colonnello Folsom giudicò le due prove di Oswald rispettivamente come “abbastanza discreta” e “piuttosto mediocre”, cosa che ha fatto gridare allo scandalo alcuni sostenitori del complotto. In realtà, a proseguire con le testimonianze, il maggiore della Marina Eugene Anderson spiegò: “Io direi che, raffrontato con altri Marines con pari preparazione, Oswald era un buon tiratore, al di sopra o pari a… meglio della media, diciamo”. Quello che, nella circostanza, si dimentica di ricordare è che la prestazione di Oswald fu tutt’altro che da campionato mondiale di tiro al bersaglio: Oswald sparò tre colpi in circa otto secondi, uno andò a vuoto, un altro colpì Kennedy alla schiena, il terzo alla testa. Il tutto da una distanza talmente ravvicinata (ben inferiore ai cento metri) da rendere il tiro facile per chiunque abbia una minima dimestichezza con il Mannlicher Carcano. Non solo. Esaminando lo scout delle prestazioni di Oswald durante il servizio militare, il cosiddetto scorebook dei Marines si evince che, nelle prove di sparo in posizione seduta, con una carabina simile al Carcano, da una distanza di 200 yarde (più del doppio di quella necessaria per colpire Kennedy) Oswald totalizzava punteggi di 48-49 su un massimo di 50. In altre parole: era un ottimo tiratore. Lee Harvey Oswald sapeva usare un fucile e parecchi testimoni hanno raccontato che si teneva in allenamento con una certa regolarità: la moglie Marina raccontò che spesso il marito girava per casa con il fucile in mano, ripetendo la manovra di caricamento per velocizzarla.
- Sul Mannlicher Carcano, il fucile usato da Oswald per compiere l’attentato, si sono diffuse molteplici inesattezze. C’è chi l’ha definita un’arma umanitaria (senza sapere che, in linguaggio militare, significa semplicemente che alcuni proiettili per questa arma erano stati fabbricati con intenti umanitari, cioé con una camiciatura che facesse in modo che il proiettile non si “aprisse” una volta entrato nel corpo). Si è poi detto che si trattasse di un ferrovecchio, di una baracca, di un arnese da quattro soldi, quasi il fatto che fosse tecnicamente vetusto ed economico non lo rendesse più in grado di uccidere. La carabina di Oswald era vecchia, sì, ma restava ed è tuttora un’arma di precisione. Sulla storia e sulle qualità dell’arma usata per l’attentato potete leggere questa scheda.
- Fece scalpore la scena del film di Oliver Stone in cui viene appoggiata la mano del defunto Lee Oswald sul calcio del fucile per “appiccicare” fraudolentemente un’impronta. È un falso clamoroso, tuttavia. Lee Oswald morì domenica 24 novembre a Dallas e fu sepolto il giorno dopo, lunedì 25 novembre. Il fucile, invece, fu spedito a Washington la sera del 22 novembre e tornò in Texas, dopo che l’FBI lo ebbe analizzato, a dicembre inoltrato. Il test dei nitrati a carico di Oswald, giudicato curiosamente “illeggibile” dalla commissione Warren (accusata, per molti altri versi, di aver mentito per coprire un complotto) è invece un pesante indizio. Si tratta di un test che stabilisce se, sulle mani e sulle guance di chi si pensa abbia usato un fucile, sono rimasti composti chimici derivanti dallo scoppio di un’arma da fuoco. Il test risultò positivo sulla mano e negativo sulla guancia. Oswald, quindi, aveva sicuramente impugnato un’arma, quel giorno, e con essa aveva sparato. Non si potè stabilire con rigore scientifico che avesse usato un fucile proprio perché mancavano riscontri sulla guancia. Tuttavia ciò non dimostra l’opposto: chi spara con un fucile risulta, infatti, tendenzialmente positivo anche al test effettuato sulla guancia. Può succedere, tuttavia, che il test risulti negativo. Non ci sono dubbi, tuttavia, sul fatto che Lee Oswald quel giorno usò un’arma da fuoco.
- Riguardo alle impronte sul fucile: il luogotenente della polizia di Dallas J. C. Day le rilevò, prima di passarle all’FBI, sia sul legno sia sul metallo dell’arma (Day, morto nel 2008 a 94 anni, fu accusato di protagonismo per aver mostrato ai reporter il fucile di Oswald come un trofeo: in realtà il timido agente spiegò per tutta la vita che il suo atteggiamento, a prima vista inappropriato, era dettato dalla volontà di preservare le prove sull’arma). Le impronte rilevate erano parziali e deboli, tant’è che l’FBI non riuscì aricondurle con certezza probatoria a Lee Oswald. Alcuni critici del Rapporto Warren hanno supposto che le impronte trovate fossero un falso, poiché il fucile sarebbe rimasto quattro giorni nelle mani della polizia senza che fosse trovata alcuna impronta. Questo non risponde al vero. Il tenente Day, infatti, prese in mano il fucile appena trovato e si convinse del fatto che il legno fosse troppo poroso per aver conservato delle impronte. In seguito spolverò le parti metalliche del fucile in cerca di altre impronte e ne trovò due, parziali. Lo stesso 22 novembre, a tarda sera, il fucile fu consegnato all’FBI e portato a Washington, dove fu esaminato dal professor Sebastian F. Latona, che lavorava per conto dell’FBI proprio nel ramo dell’identificazione delle impronte. Latona affermò che le impronte sul metallo erano troppo deboli per essere identificate. Il 22 novembre il luogotenente Day aveva anche “sollevato” un’impronta che aveva trovato nella parte inferiore del fucile, sul legno. Scollandola con del materiale adesivo la tenne in laboratorio, compiendo una grave leggerezza che gli sarebbe stata rinfacciata per anni. Day, ingenuamente, ritenne fosse sufficiente affidare il fucile all’FBI con le parti in metallo avvolte nel cellophane per identificare le impronte di Oswald.
Quando, poi, il 26 novembre l’FBI avocò a sé l’inchiesta e, con essa, tutto il materiale raccolto dalla polizia, Day infilò tra le varie cose il foglio con quell’impronta “scollata” dal legno del fucile. Per avere la certezza sull’origine dell’impronta “scollata”, l’FBI esaminò il foglio adesivo che l’aveva raccolta e notò che aveva la stessa trama del legno poroso del Carcano: era stata prelevata proprio da quel fucile. A quel punto, fu sottoposta a Latona, il quale certificò che si trattava dell’impronta di Lee Harvey Oswald. La conferma di ciò avvenne anche per opera di Arthur Mandella, consulente del dipartimento di polizia di New York. Ma anche le due impronte parziali sul metallo ebbero miglior sorte negli anni a venire: l’ufficiale di polizia R. W. Livingstone, infatti, aveva provveduto a fotografarle subito dopo il ritrovamento, ancora fresche: per una svista o per dimenticanza, però, queste foto rimasero in un cassetto per decenni, finché Gary Savage e il perito del laboratorio criminale della polizia di Dallas, Vincent Scalise, non le ritrovarono. A quel punto, cosa che fino a quel momento non si era potuta fare, si procedette all’identificazione: anche quelle erano le impronte di Lee Harvey Oswald. - Lee Oswald ha avuto tempo sufficiente per sparare tre colpi contro il corteo presidenziale. Il primo, fuori bersaglio, arriva tra i fotogrammi 160 e 166 del film di Zapruder. Il secondo arriva ai fotogrammi 223-224. Il terzo arriva al fotogramma 313. Tenendo conto che la cinepresa di Zapruder impressiona circa 18,3 fotogrammi al secondo possiamo quindi stimare, con relativa precisione, il tempo di Oswald in 8,3 secondi. Possiamo sbagliarci di qualche decimo, ma non si va mai sotto gli otto secondi: non sono certo i 5 concessi dal regista Oliver Stone nella sua ricostruzione hollywoodiana. Oswald ha avuto il tempo per nascondere il fucile sotto una pila di scatole dall’altra parte del sesto piano e per scendere cinque piani del deposito dei libri entro un minuto e mezzo, come risulta dall’inchiesta Warren. Ecco come andarono le cose. Posato il fucile (2) Oswald scese nella sala da pranzo, al secondo piano, usando le scale. Al momento del primo colpo il poliziotto motociclista Marrion L. Baker stava svoltando a sinistra da Main Street a Houston Street. Riconosciuta subito la detonazione come quella di un’arma da fuoco guardò in su e vide il deposito dei libri; convintosi che il colpo fosse partito da lì o dal palazzo vicino, e uditi altri due colpi piuttosto ravvicinati, diede gas alla manetta dell’acceleratore, si portò sull’angolo tra la Houston e la Elm e parcheggiò “a circa dieci piedi” (ovvero circa tre metri) dal semaforo. Sceso, e certo che la fonte dei colpi fosse il deposito nei suoi piani alti, entrò (percorrendo a piedi circa 45 piedi, ovvero 13,7 metri dal semaforo al portone di entrata) e si fece fare strada da Roy Truly, il direttore. Non riuscendo a chiamare i due ascensori, fermi ad altri piani, i due si diressero su per le scale. Giunti al secondo piano fecero per chiamare nuovamente gli ascensori ma Baker aprì la porta del vestibolo usato come sala da pranzo, in cui era presente anche un distributore di bibite. Baker si fermò e disse: “Lei, venga qui!”. L’uomo si voltò: era a mani vuote e non disse niente. Truly non si era accorto che Baker si era fermato al secondo piano e stava già salendo le scale per arrivare al terzo ma, voltatosi e accortosi di non essere seguito, tornò indietro. Vide Baker e Oswald. L’agente gli chiese: “Conosce quest’uomo? Lavora qui?” Truly rispose: “Sì”. A quel punto i due se ne andarono su per le scale.
L’uomo trovato davanti al distributore era Lee Oswald. La commissione Warren fece rifare più volte il percorso ai due uomini: il tempo riscontrato va da un minimo di un minuto e quindici secondi a un massimo di un minuto e mezzo. Non solo: l’agente del servizio segreto John Howlett rifece precisamente il cammino di Oswald dal momento del terzo sparo all’incontro con l’agente di polizia: camminando normalmente impiegò un minuto e diciotto secondi. Affrettando il passo (“una camminata veloce”) impiegò un minuto e quattordici secondi. Baker, si disse peraltro certo di “averci impiegato un po’ di più di quanto impiegai nella ricostruzione” perché c’era un sacco di gente all’entrata del deposito e perché, prima di entrare, si soffermò un momento a guardare l’area circostante, per capire cosa fosse successo (Baker disse, per esempio, di aver visto una donna disperata nei pressi del palazzo e di averle sentito urlare: “Gli hanno sparato, gli hanno sparato!”).
Dopo l’incontro Oswald tenta di darsi un contegno: compra una Coca Cola dal distributore e, senza andare a recuperare la sua giacca né chiedendo permessi, esce dalla porta principale in maglietta, benché fosse fine novembre, forse pensando di farla franca nascondendosi tra la folla in subbuglio. Gli va bene: avesse usato le uscite secondarie lo avrebbero bloccato due suoi colleghi, George Rackley e James Romack, che si erano offerti di piantonarle.
(1) L’arma fu ritrovata sotto un cumulo di scatoloni e si è ipotizzato che Oswald non avrebbe avuto il tempo, dopo gli spari, per accatastarli in modo da nascondere il Carcano. In realtà furono trovate impronte fresche di Oswald su quegli scatoloni e, quindi, è lecito pensare che li avesse già accomodati lasciando un pertugio per infilare il fucile.
(2) Warren Commission Report. pag. 149 e seg.
(2) Warren Commission Report. pag. 149 e seg.

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Category: FAQ - Domande frequenti, Lee Harvey Oswald, Mannlicher Carcano
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24 Responses to “Falsi miti su Lee Oswald”
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luglio 1st, 2010 @ 15:09
[...] – Oswald incapace di tirare, Carcano arma innocua. Qui Plumley utilizza, come tutti i cospirazionisti del resto, una battuta di un commilitone di Oswlad, Nelson Delgado, che disse davanti alla tv: “Per quello che ricordo, sparava molto male”. Eppure l’abilità di Oswald al tiro è comprovata, così come è assodato il fatto che i tre colpi sparati a Kennedy fossero facili e non, come fu ripetuto per decenni al pubblico, “tre tiri da record del mondo”. Plumley, poi, azzarda che il Carcano, il fucile di Oswald, fosse un’arma “innocua, umanitaria”. Un equivoco incredibile che, tuttavia, è circolato indisturbato per decenni, così come quello dell’arma di Oswald definita ”fucile giocattolo”. Il Mannlicher Carcano è un’arma della seconda guerra mondiale, un’arma vera, capace di uccidere a chilometri di distanza, ben più dei sessanta-cento metri della sparatoria Kennedy. Umanitarie, in tragicamente ironico senso militare, erano le pallottole full metal jacket, rivestite in modo da trapassare e non creare le ferite devastanti che una palla frammentata causa nel passaggio attraverso un corpo. Per informarvi sulla questione delle capacità di Oswald e sulle caratteristiche del fucile di Oswald potete leggere qui. [...]
gennaio 31st, 2011 @ 18:46
Sinceramente (riguardo a i 3 colpi in 8 sec) mi lascia più che perplesso. Mi piacerebbe vedere una dimostrazione su oggetto in movimento, grande come un anguria a 50-80mt… Ricaricare può essere velocizzato ma il riallineamento (specie con ottica) richiede “tempo”.
Perdonatemi ma non basta dire che Oswald fosse un ottimo tiratore.
marzo 22nd, 2011 @ 14:32
“Perdonatemi ma non basta dire..”. Vale ancora di più il contrario. Serve molto di più del tuo dubbio per ipotizzare qualcosa di diverso. Del tipo, “poichè è difficile sparare 3 colpi con buona mira in 8 secondi allora esiste una cospirazione della Cia per uccidere Kennedy”. Ecco, se la vedi così forse comprendi meglio la ragionevolezza o meno del tuo dubbio.
aprile 15th, 2011 @ 16:15
Mi dispiace, ma qui se qualcuno è impreciso, quello sei tu, Il carcano, altrimenti detto modello ’91 è un fucile vetustissimo, e se è stato utilizzato nella seconda guerra mondiale come tu asserisci è solo perchè il nostro armamento era antiquato e male in arnese, mentre i cecchini tedeschi usavano il Mauser Karabiner 98k (progettazione 1935) il Carcano era effettivamente un modello del 1891 progettato da Salvatore Carcano !! usato in guerre coloniali, prima e poi seconda guerra mondiale che in origine non prevedeva il cannocchiale, infatti quello di Oswald montava un ottica “civile” non di produzione militare prodotta in Giappone (il che avvalora la tesi che fosse un residuato bellico, visto l’utilizzo di circa 60.000 pezzi da parte dell’esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale, fucili poi sequestrati dagli Americani nelle Filippine). Tutto questo per dire che è IMPOSSIBILE sparare tre colpi in 8 secondi di cui due a segno, primo per la precisione tutta da dimostrare, di quel fucile, secondo perchè dopo ogni ricarica ci vogliono almeno 1,5-2 secondi (per un supertiratore) per riallineare la mira, oltretutto su un soggetto in movimento, e oltretutto l’auto accelera dopo il secondo colpo. Questo solo per il fucile, poi ce ne sarebbero di argomenti a confutazioned delle tue teorie……
PS: per ultimo ti vorrei ricordare che i cosidetti complottisti non ritengono necessariamente che ci sia la CIA dietro l’omicidio, ma che basta che ci sia un secondo tiratore per definire il complotto (o associazione a delinquere, come si direbbe da noi) chiunque esso sia.
aprile 18th, 2011 @ 09:27
caro Manero,
dispiace a me ma lei dice cose non vere. Si legga (http://www.johnkennedy.it/archives/25) la storia del fucile e gli esperimenti di tiro col Carcano.
sostenere che è impossibile sparare i tre colpi in 8 secondi, eccetera eccetera è una falsità. l’esperimento è stato ripetuto decine di volte, dagli anni ’60 a oggi (guardi qui: c’è gente che centra il bersaglio in 4,1 secondi: http://www.youtube.com/watch?v=WovyEqfR8Hg). il Carcano ha colpito in condizioni molto più complicate di quelle di Oswald (meno di cento metri la distanza massima, allontanamento lineare: non era neanche necessario usare l’ottica, era sufficiente il mirino a traguardi tanto esiguo era lo spazio che separata Oswald e Kennedy).
si riguardi la sparatoria ricostruita da Discovery Channel (http://www.johnkennedy.it/archives/8) e quella, ricostruita virtualmente, dell’ABC (http://youtu.be/ljTwq_B2d_Y). si cerchi su youtube le prestazioni del Carcano, testimoniate da filmati di amatori (http://www.youtube.com/results?search_query=mannlicher+carcano&aq=f) che compiono gesta più difficili, e parecchio, rispetto a quelle di Oswald.
PS So bene cosa sostengono i complottisti. si parte dal socio criminale di Oswald sulla collinetta e si arriva agli alieni. mi sono concentrato per anni sul socio di Oswald, non l’ho mai trovato. perché non c’era.
maggio 17th, 2011 @ 01:29
Onestamente, a me tutte queste disquisizioni sulle qualità del fucile, i secondi, ecc. mi sembrano inutili e puerili. Ok: ammettiamo pure che il Carcano fosse un fucile preciso, micidiale e veloce. Ma, dico io, lei lo ha visto il filmato di Zapruder? Anche un mezzo cieco vede benissimo che la pallottola che colpisce Kennedy alla gola e quella che lo uccide spappolandogli il cervello NON può averle sparate Oswald perché provengono da tutt’altra direzione. E non mi si venga a raccontare la storiella del riflesso nervoso all’indietro del collo del Presidente. A un proiettile che ti colpisce con quella violenza non puoi opporre un movimento opposto! E’ assurdo. E, infine: perché Oswald non spara quando ha la macchina presidenziale di fronte, ossia prima della curva, quando gli sarebbe stato molto più facile mirare e colpire e invece preferisce aspettare una posizione del bersaglio in movimento molto più difficile? Queste sono le vere domande a cui rispondere e le vere questioni. Altro che il Carcano! Veda, qui non stiamo parlando di UFO o dell’area 51. Ci sono elementi oggettivi che rendono ridicola la versione ufficiale dei fatti e non viceversa…
maggio 19th, 2011 @ 17:28
Salve Signor Ferrero,volevo chiederle:
sui 3 bossoli che sono stati trovati al sesto piano del TSBD,c’erano le impronte di Oswald?
Perché Oswald non raccolse i bossoli,visto che ce l’aveva a portata di mano?Ci voleva pochi istanti
Lo so,qui entriamo nella psicologia criminale ma vorrei conoscere la sua opinione.
Tre dipendenti di colore del deposito assistettero al corteo dal quinto piano dell’edificio e precisamente sotto la postazione del presunto assassino.Uno di essi testimoniò di aver sentito i bossoli cadere sul pavimento e il rumore causato del ricaricamento del fucile.
E’ vero che questi tre quei testimoni (Williams, Jarman e Norman) dichiararono di non aver udito dei passi al piano di sopra dopo la fine della sparatoria?
Se questo è vero,come ha fatto Oswald ha nascondere il fucile senza fare rumore?
Grazie dell’attenzione
maggio 19th, 2011 @ 19:33
Dimenticavo,è vero che la foto conosciuto come reperto 482 della Commissione Warren,fu scattata dal fotoreporter Tom Dillard pochi secondi dopo la fine della sparatoria?
Se la risposta è si,come mai si vedono solo 2 dipendenti di colore e non tre?
E poi,a me non sembra che le loro faccia sono impaurite…avevano appena udito degli spari sopra la loro testa o mi sbaglio?
Forse non si sono resi subito conto dell’accaduto?
Io,personalmente,sapendo che c’è un presunto assassino sopra la mia testa,me la sarei fatta sotto.
Perciò,secondo me,non riusciremo mai a sapere la verità.Uno può vedere foto,documenti e filmati….se una ha in testa il complotto,continueranno ad avere quella idea in testa e quelli anti-complottisti continueranno ad avere la loro.
maggio 22nd, 2011 @ 12:39
Anch’io vorrei fare alcune domande a Federico Ferrero:
E’ vero che il mirino telescopico del fucile di Oswald era difettoso o era tarato male?
Se Oswald ha montato il fucile il giorno dell’assassinio,come ha fatto ha tarare il mirino?
Se ho capito bene,ogni volta che si monta un fucile,si deve ritarare il mirino in base alla distanza del bersaglio o mi sbaglio?
E’ vero che gli unici testimoni:Linnie Mae Randle e Wesley Frazier videro Oswald portare il sacco di carta contenente i presunto fucile e dissero che il sacco misurava circa 70 cm mentre il pezzo più grande del fucile misurava 88 cm?
E c’è di più:la Randle testmoniò dicendo che Oswald reggeva il pacco stringendo un pezzettino giusto nella parte superiore.
La Commissione Warren concluse che si erano sbagliati.Qui,per me,c’è qualcosa che non quadra….
Com’è possibile che il pacco non si sia rotto con il peso del fucile?
Non fu trovato tracce d’olio lubrificante nel sacco di carta.Come mai visto che gli esperti dissero che il fucile era perfettamente lubrificato?Hanno trovato solo frammenti di tessuto verde,probabilmente il fucile era avvolto in una coperta.
Allora la domanda nasce spontanea:che fine ha fatto la coperta o l’indumento che lo avvolgeva?
giugno 9th, 2011 @ 09:28
caro/a Syllon,
se avesse (o avesse avuto) la bontà di leggere le FAQ o altre sezioni del sito (esiste un motore di ricerca interno) probabilmente mi avrebbe risparmiato domande che forse lei ritiene originali e ‘nuove’, ma che in realtà sono (mi conceda il giudizio) banali, ingenue, e soprattutto trite e ritrite.
io ho visto, credo migliaia di volte, il filmato di Zapruder e nessuno studioso del caso Kennedy si sarebbe mai azzardato ad arrivare “a colpo d’occhio” alle conclusioni tranchant cui lei invece addiviene con tanta sicumera. lei vede Kennedy portare i pugni serrati davanti alla gola (non le mani attorno al collo: guardi bene. sono pugni serrati davanti alla gola). e quale scienza, le domando, PROVA che una reazione del genere dimostri uno sparo frontale? lei ha esaminato i referti autoptici e il materiale raccolto dagli inquirenti? ne dubito, altrimenti saprebbe – per esmepio – che l’analisi della camicia e della cravatta di Kennedy indicano chiaramente che il proiettile trapassante aveva una direzione dentro-fuori, in sostanza.
lei ha condotto uno studio balistico sulle possibilità di attingere un bersaglio dal sesto piano del deposito? ne dubito. in caso affermativo, comunque, lei sarebbe il primo a sostenere (su quali basi?) che la posizione di Oswald era incompatibile con la ferita alla schiena e alla testa di Kennedy. anzi: tutti gli studi condotti sull’angolo di incidenza dei proiettili ha portato a una conclusione univoca: i colpi sparati provengono con ogni probabilità proprio dall’angolo del sesto piano in cui era Oswald. le sue ricerche, piuttosto, quali altri punti avrebbero individuato? dove era posto, o deve erano posti, secondo lei, il cecchino o i cecchini?
la questione del movimento della testa: lei forse non ha presente che la zona occipito-parietale destra del cranio di Kennedy è esplosa. non lo dico io, lo mostrano i filmati (anche quello di Zapruder: osservi bene la testa e mi dica quale parte di essa esplode dopo il fotogramma 313) e le fotografie in sede di autopsia. l’effetto-jet provocato dalla pressione del proiettile trapassante ha fatto esplodere le ossa del cranio, e lei si stupisce di uno scatto della testa? se sì, è semplicemente perché lei non ha contezza di quello che afferma.
la terza domanda che lei pone è la classica domanda del principiante che crede di aver sciolto il nodo di Gordio. ovviamente nessuno potrà mai sapere perché Oswald abbia sparato dopo e non prima, ma provi a pensarci: lei è qui, a 50 anni dai fatti, a ragionare ex post. Oswald no. Oswald non sapeva cosa si sarebbe trovato davanti, non poteva neanche sapere se la Lincoln presidenziale si sarebbe presentata con o senza la copertura (fu Kennedy a chiedere di toglierla). ha pochi secondi per decidere e per agire: non sa a che velocità passeranno, non sa come e dove è seduto Kennedy, non sa ancora niente. l’auto spunta e dietro c’è una marea di agenti. supposizione: si accuccia per non farsi vedere col fucile puntato. il corteo gli passa sotto gli occhi, lemme lemme, e svolta in Elm Street. nessuno guarda più nella sua direzione. e può puntare e sparare.
la invito a un minimo in più di preparazione sui fatti, prima di arrivare qui a pontificare: è un consiglio fraterno, per evitare altre magre figure.
saluti
FF
giugno 9th, 2011 @ 13:00
Egregio sig. Ferrero:
su una cosa devo darle ragione. Ossia, sul fatto che quando postai il commento a cui Lei gentilmente ha risposto, non avevo ancora spulciato a dovere il suo sito, né gli altri che si contrappongono al suo. Ora l’ho fatto e, quindi, posso trarre alcune conclusioni.
Lei dice che le mie domande sono ingenui, banali e trite e ritrite. Tengo a precisarLe che non intendo scrivere un romanzo e che la “verità”, qualunque essa sia, è unica e indissolubile. Quindi mi sembra ovvio che certe domande rimangano tali, specie se non ottengono risposte soddisfacenti. Ora, le risposte che ho trovato sul suo sito e su altri, se mi permette e senza offesa per nessuno, sono per molti aspetti ancora più ingenue (talvolta addirittura ridicole) delle mie domande. E Lei (così come, spesso, anche quelli contrari alle sue tesi) ci fa una figura ancora più barbina (o “magra”, per usare i suoi termini) della mia. Ma veniamo alle questioni inerenti:
1) Io vedo Kennedy portarsi le mani verso la gola. Il fatto che abbia i pugni chiusi o aperti non vedo cosa cambi, mi perdoni. Questo non PROVA nulla, è vero. Tuttavia un piccolo indizio me lo dà. Di solito, quando si viene colpiti, il gesto istintivo più naturale è rivolto quasi sempre verso il punto in cui si sente l’ “impatto”. Ma qui la questione è un’altra: lei dovrebbe spiegarmi come mai un proiettile penetrato nella schiena di JFK, diretto dall’ALTO VERSO IL BASSO, improvvisamente se ne esca per la gola e in direzione perpendicolare alla medesima. Certo lei mi dirà che una cosa del genere è POSSIBILE, ma è pure vero che è altrettanto IMPROBABILE. Per quanto riguarda i fori sul colletto che proverebbero la direzione del colpo, ho letto altre spiegazioni sui siti a Lei contrari plausibili almeno quanto la Sua.
2)E veniamo al movimento della testa di kennedy. Qui Lei è un po’ sfortunato, perché si dà il caso che chi scrive è un esperto di fisica e matematica e ha collaborato a due pubblicazioni di astrofisica e di fisica teorica, la prima sulle stelle di neutroni e la seconda sul collasso della materia (che non cito perché non mi piace spammare). Ebbene, quando lessi la spiegazione riguardante l’effetto jet mi cascarono le braccia! Soprattutto perché veniva citato Luis Alvarez, premio Nobel per la fisica del 1968. Ora, delle due l’una: se davvero Alvarez disse una cosa del genere, o scherzava (e qualcuno lo prese sul serio) o aveva mischiato anfetamine con alcolici. L’effetto jet riguarda il terzo principio della dinamica, quello che l’uomo della strada conosce ingenuamente come il principio di “azione e reazione”. Esso ci dice che le forze agiscono sempre in coppia, ecc. ecc. ma non voglio fare una lezione di fisica elementare. Quello che deve sapere è che un’esplosione, per spostare una massa anche di pochi centimetri, deve generare (qui sulla terra) una forza equivalente almeno due volte e mezza l’inerzia della massa da spostare. Quindi, affermare che il cranio di kennedy si sia spostato in quel modo per effetto jet dovuto alla fuoriuscita di materiale dalla ferita, equivale a dire (e mi perdoni la battuta) che un peto durante la notte possa sollevare dal letto il corpo supino di colui lo abbia emesso. Tenga presente anche che Kennedy era fortemente chinato in avanti in quel momento, quindi una reazione istintiva NON POTEVA PORESCINDERE DALLA DIREZIONE DEL COLPO e che solo un colpo violento poteva spostarlo in quella direzione.
3) Per la terza questione le do ragione almeno in parte. Tuttavia ciò non toglie che da quella posizione Oswald difficilmente poteva fare quello che gli viene attribuito.
Veda, io mi baso sul principio che fra due ipotesi bisogna propendere per la più probabile e semplice. Nel caso kennedy sono troppe le cose improbabili da ingoiare per dar ragione a Warren e Co.
Aggiungo infine che io NON sono né complottista né anticomplottista. Tanto meno sono innocentista o colpevolista nei confronti di Oswald. Ritengo solo che le conclusioni a cui Lei arriva (e anche quelle dei complottisti per partito preso)sono un po’ troppo semplicistiche. Il caso Kennedy è lungi dall’essere risolto e forse non lo risolveremo mai. L’atteggiamento che io condanno è quello di voler far passare per “visionari” (come se si parlasse di UFO o di stregoneria) tutti quelli che GIUSTAMENTE ravvisano delle incongruenze e delle contraddizioni nelle cosiddette “versioni ufficiali” che in realtà, a mio avviso, fanno acqua da tutte le parti.
La saluto cordialmente.
giugno 9th, 2011 @ 21:23
caro Syllon,
mi spiace dover confermare la a-scientificità delle sue deduzioni. vede, sostenere che “di solito, quando si viene colpiti, il gesto istintivo più naturale è rivolto quasi sempre verso il punto in cui si sente l’impatto” è vero, sì, ma forse limitatamente ai western di Sergio Leone. che non contemplano né potrebbero farlo, per esempio (come è più che probabile sia avvenuto nel caso Kennedy) la posizione di Thorburn (http://it.wikipedia.org/wiki/Posizione_di_Thorburn). che è proprio quanto le suggerivo, senza voler scendere nel dettagli accademico: lo spasmo di Kennedy (osservi bene il filmato) fa sì che i suoi gomiti si portino in fuori, coi pugni serrati. Kennedy non si porta le mani alla gola, come lei suggerisce, perché colpito alla gola (da davanti, ovviamente, lei sottende). stringe i pugni, i gomiti vanno verso il fuori e si allargano, il busto ortopedico lo mantiene eretto et voilà, ecco spiegato lo scatto.
sulla direzione del proiettile: mi scusi ma dovrebbe dirmi dove ha letto che la direzione del proiettile diventa perpendicolare. in questa illustrazione (http://www.coverups.com/photos-5/jfk-book.jpg) c’è, con buona approssimazione, il tragitto della pallottola e le risultanze autoptiche assecondano questo tipo di traiettoria. ma questo discorso, peraltro, coinvolge moltre altre vicende che qui non possiamo richiamare: la ferita alla schiena di Kennedy, per esempio, aveva tutte le caratteristiche di un foro in entrata (margini slabbrati, orletto escoriativo, alone di detersione). ma mi fermo qui.
veniamo alla mia supposta sfortuna. innanzitutto le confermo non solo che Luis Alvarez sostenne quello che ha letto (qui può trovare un esperimento sull’effetto jet provocato su cocomeri: http://www.youtube.com/watch?v=b1J3-QxFBQA) ma che tutte le prove condotte, anche su manichini balistici, hanno riprodotto reazioni molto simili a quelle del colpo alla testa di Kennedy.
le faccio anche presente che la testa di Kennedy, in ogni caso, non era un cocomero appoggiato su un tavolo. era un cranio umano, attaccato al corpo, un corpo trapassato da un proiettile e colpito nel suo organo centrale (il cervello). ragione per cui una testa attinta da un proiettile, con i muscoli del collo, non risponde solo alle leggi della fisica ma anche alla scienza medica: le reazioni di shock neuromuscolare possono aver benissimo causato la reazione che vediamo nel filmato. anche perché, e ribalto la questione: Kennedy si muove chiaramente indietro dopo il colpo alla testa. e quindi, cos’altro ne dovremmo ricavare? forse che “va all’indietro perché è stato colpito da davanti”, come dicono quelli che ritengono di equiparare gli effetti di un proiettile trapassante a quelli di un montante alla mandibola?
per finire: lei è libero di definirsi non complottista ma l’acredine con cui parla di “Warren & co” la dice lunga, in realtà, sul suo atteggiamento ben lungi dall’imparzialità (ma va benissimo così, ci mancherebbe).
le posso solo consigliare di informarsi sulle questioni che lei ritiene irrisolte: sono tutt’altro che irrisolte, se si ha la bontà di documentarsi.
giugno 9th, 2011 @ 23:05
Dunque: mi par di capire che se io le dessi (mi perdoni, è solo un esempio) una coltellata allo stomaco lei porterebbe istintivamente le mani, che so, alla testa? Magari ciò è possibile, ma in quanti casi crede di poter osservare questo fenomeno? L’esempio dei film di Sergio Leone, che può anche ritenere divertente, è ridicolo: forse non sa che i film (anche quelli di serie B e quelli del grande Sergio non lo erano) tendono a riprodurre la realtà? Esiste una figura che viene pagata dal produttore per studiare la veridicità delle sequenze, lo sa? Ma lasciamo perdere.
Io non ho mai detto che Kennedy non fu colpito alla shciena. Questo lo ha liberamente dedotto lei. La sua reazione (mani a pugno,ecc.) potrebbe essere spiegata in mille modi, però lei non mi ha spiegato come la pallottola entrata nella schiena (dall’alto verso il basso) improvvisamente cambi direzione andando verso l’alto e poi la cambi ancora per uscire dalla gola (perpendicolarmente o meno).
Il movimento della testa di kennedy: mi spiace ma questo continua a essere il suo punto debole. Ok, l’ha detto Alvarez, benissimo, ma le garantisco (e se vuole le porto altri 100 fisici che faranno lo stesso) che ha detto una stronzata. E poi è la ricostruzione che lei cita ad aver usato qualcosa di simile a un cocomero (l’ho vista, sa?): quindi sarei io a dover dire a lei che la testa di kennedy non era un cocomero appoggiato su un tavolo!
Infine: io le avevo detto di non essere un complottista per “partito preso”. Nel senso che:
1) NON credo all’area 51
2) NON credo che quello sulla luna era un filmato di Kubrick
3) NON credo che le torri gemelle le abbia buttate giù la CIA su ordine di Bush.
4) NON credo che Lady Diana sia stata uccisa su ordine dei reali d’Inghilterra.
Le basta? Però è anche sbagliato pensare che i complotti (come la mafia, ricorda?) non esistano. Le stragi italiane da piazza Fontana in poi, cos’erano? Il colpo di Stato in Cile organizzato dalla CIA, cos’era? Il deferimento di Krusciov cos’era? E la congiura dei Pazzi?
Ciò che intendevo sottolineare è che sono contro i “partiti presi” in generale, ecco la verità. Io ragiono, caro sig. Ferrero, non mi fermo alle apparenze. Non so chi o perché abbia ucciso kennedy. Non so se Oswald ha sparato (il proiettile alla schiena potrebbe averlo sparato lui), ma ho molti elementi concreti per pensare che NON può aver fatto tutto da solo. C’era qualcun altro nella Dealey Plaza che ha sparato quel giorno e quello che lo ha ucciso NON può essere stato Oswald. Perchè altrimenti devo scegliere le ipotesi meno probabili e tutt’altro che semplici. Devo, ad esempio, spiegarmi perché un altro pazzo (che non aveva nessuna simpatia o parentela con Kennedy) riesce a entrare nella centrale di polizia armato e a uccidere Oswald senza nessuno straccio di ragione plausibile.
Lei mi parla di scientificità. Benissimo: vuole che le dimostri scientificamente che quella che cadde a Roswell era un’astronave aliena? o che gli asini in determinate circostanze potrebbero volare?
Per favore non venga a parlare a me di scientificità, è un terreno su cui è battuto in partenza, mi creda.
Saluti.
giugno 10th, 2011 @ 07:18
caro Syllon,
abbia pazienza ma dialogare con lei è piuttosto complicato. iniziamo con le facezie: uno sparo non è una coltellata né una sberla, e su questo punto credo si possa concludere qui, con buona pace di Leone.
sono io che domando a lei: dove mai ha dedotto, per usare il suo linguaggio, che la traiettoria del colpo alla schiena “improvvisamente cambi direzione andando verso l’alto e poi la cambi ancora per uscire dalla gola (perpendicolarmente o meno)”? perché ciò che lei assume come dato pacifico non solo non lo è, ma è palesemente falso. lei sa quale traiettoria ha seguito la palla, dalla schiena di Kennedy alla coscia di Connally? a giudicare da quello che lei dice (“cambia direzione andando verso l’alto e poi la cambia ancora per uscire dalla gola”) temo che la sua fonte possa essere, al più, il film di Oliver Stone. perché gli studi sulla traiettoria della palla indicano un angolo di 16 gradi (cui aggiungere approssimativamente 3 gradi di pendenza di Elm Street) e la traiettoria è congruente con le ferite riscontrate in Kennedy e Connally, viste le loro rispettive posizioni al momento dello sparo e la posizione reciproca dei seggiolini sulla Lincoln. lei ha informazioni diverse? resto in attesa.
il mio supposto punto debole. forse mi sono spiegato male. ci riprovo. prima di tutto le ho mostrato un filmato sull’effetto jet, giacché lei pareva negare con forza che un oggetto trapassato ‘da dietro’ da un proiettile potesse muoversi all’indietro. si vede un cocomero trapassato da un proiettile e il foro di uscita, da quale fuoriesce con forte pressione il materiale interno del frutto, che provoca un effetto jet e spinge il cocomero nella direzione di provenienza dello sparo. domanda: lei come spiega il comportamento di questo cocomero?
poi, io per primo, le ho specificato che voler giustificare il movimento della testa di Kennedy col solo effetto jet sarebbe riduttivo, come lo è del resto avanzare il solo principio azione-reazione. cosa che non sarebbe rispettosa, per l’appunto, per esempio del chiaro effetto jet provocato dalla fuoriuscita del materiale cerebrale. effetto che nasce da un altro fenomeno conosciuto in traumatologia legale, quello di cavitazione temporanea di una palla trapassante il cranio (nebulizzazione dei tessuti molli, vaporizzazione dei liquidi, aumento repentino di temperatura e pressione endocranica, ciò che ha fatto esplodere verso il fuori le ossa del cranio del presidente). le domando ancora: lei ha tenuto conto di questi effetti nella reazione di Kennedy? lei ha tenuto conto dello shock nervoso di un corpo colpito nel suo centro vitale da un proiettile? e se sì, per quale motivo si ferma alla banale (e falsa) conclusione che Kennedy, colpito da dietro, non poteva muoversi all’indietro?
non vorrei allargare, poi, eccessivamente lo spettro ma è lei ad aprire la porta quando sostiene “non so se Oswald ha sparato (il proiettile alla schiena potrebbe averlo sparato lui), ma ho molti elementi concreti per pensare che NON può aver fatto tutto da solo”. ecco, vorrei capire se gli “elementi concreti” che lei, cito, “ha”, sono delle semplici impressioni personali o se, da uomo di scienza, lei ha consultato tutta la documentazione disponibile sulla ferita alla testa. quali testi, quali fonti avvalorano l’ipotesi che lei avanza (cioè che ci fosse una seconda persona in Dealey Plaza)? quali ferite avrebbe cagionato alle vittime, da quale posizione e con quali effetti sui loro corpi? (en passant, domanda non decisiva ma utile: per caso, questo secondo sparatore, ha lasciato dei segni della sua presenza?) dopo quasi vent’anni di studi sul caso mi permetto di sfidarla su questo specifico argomento: sono qui ad attendere riscontri, siano essi anatomo-patologici sui corpi di Kennedy e Connally, sia balistico-forensi (segni su oggetti, l’automobile, altri elementi solidi in Dealey Plaza) sia investigativi (immagini, filmati, quant’altro) che suggeriscano la presenza di un secondo sparatore. anche perché, se lei disponesse davvero di questi elementi, proporrei per primo la pubblicazione di un suo lavoro: sarebbe uno scoop internazionale che manca da quasi 50 anni.
tutte le altre sue considerazioni (quella su Ruby, per esempio) le lascio cadere volentieri. perché se lei liquida l’assassinio di Oswald da parte di Ruby sostenendo “perché un altro pazzo (che non aveva nessuna simpatia o parentela con Kennedy) riesce a entrare nella centrale di polizia armato e a uccidere Oswald senza nessuno straccio di ragione plausibile”, mi perdoni, io non entro neanche nella discussione. per rispetto – me lo passi – anche del mio lavoro di giornalista: ho perso mesi della mia vita a studiare vita, comportamenti, verbali, testimonianze, ricostruzioni et cetera sulla vicenda Ruby. ho studiato le ricevute dell’ufficio postale, letto qualche migliaio di pagine tra affidavit e inchieste. e non accetto di risolvere la questione con una frase buttata lì poco più che casualmente. mi limito solo a rilevare che se questo è il livello medio di approfondimento delle questioni legate al caso Kennedy, allora, forse è meglio che lei concepisca l’idea di iniziare a considerare almeno i rudimenti di un’indagine criminale.
stessa cosa dicasi per le altre questioni legate agli altri complotti. se lei crede di aver trovato, qui, un difensore aprioristico di certe tesi sbaglia doppiamente. in prima istanza sbaglia perché questo sito è interamente dedicato al solo caso Kennedy, non si parla di Luna, Ufo, torri, Lumumba, Roswell, scie, tumori, Al Quaeda o Loch Ness. né mai lo si farà. in secondo luogo perché il mio mestiere (e la mia personale passione) mi ha portato a studiare in profondità questo caso, cambiando orientamento nel corso degli anni alla luce delle conoscenze acquisite.
le auguro buone letture.
giugno 10th, 2011 @ 12:11
Caro Ferrero: il problema non è che dialogare con me sia complicato: il problema è che continuiamo a non capirci.
Lei dice che una coltellata non è equiparabile a un colpo di fucile; però poi non ci pensa su due volte a equiparare la testa di JFK, collegata al suo corpo, a un cocomero vuoto riempito di indefinito materiale che entrambi hanno peso specifico e massa inerziale completamente diversi dall’originale. Lei dice che il cranio di Kennedy esplode: non è esatto. Il cranio del presidente si “apre”, in realtà. E la fuoriuscita di materiale che io vedo nel film di Zapruder non ha niente a che vedere con il violento “schizzo” che si vede nel filmato della ricostrizione. Io nell’originale vedo del materiale che si alza di pochi centimetri (massimo qualche decimetro) e non scizza in avanti.
Lei parla di reazione neurotraumatica. Questa può spiegare il movimento del collo da destra verso sinistra, ma non lo scatto della testa all’indietro nel momento del colpo. Perché il nostro corpo e il relativo sestema simpatico non possono prescindere dalle leggi della fisica. Ora le chiedo: è più probabile che quel movimento sia provocato dall’impatto di una pallottola che arriva a tutta velocità o da una flessione “anomala” di tipo neurologico?
Lei continua a impapocchiare (mi perdoni)disquisizioni balistiche e vaghe sulla questione del proiettile alla schiena, però continua a non dimostrarmi con FATTI (per usare il suo stesso termine) come abbia fatto un proiettile diretto dall’alto in basso a uscire dalla gola (che se l’anatomia non m’inganna si trova in tutt’altra posizione rispetto alla schiena e comunque in alto) subendo necessariamente ben due deviazioni all’interno del corpo (una verso l’alto e l’altra vero la gola). Anche perché la seconda è eliminabile solo se il presidente avesse avuto la testa all’insù, cosa che non mi pare si evinca dal film di Zapruder, anzi questa è leggermente china in avanti.
Sul caso Ruby lei mi risponde sciorinando la sua competenza, la sua documentazione e la sua preparazione, di cui io non dubito né mi sembra l’abbia mai fatto. Però non mi da LA risposta: quella che né le inchieste ufficiali né lo stesso processo a Ruby, hanno mai dato. E cioè la risposta alla domanda: perché Ruby uccise Oswald? E tralasciamo i FATTI relativi alla negligenza della polizia di Dallas che lasciavano circolare questo pericoloso individuo (psicopatico?), collegato con la mafia e armato, come se niente fosse per gli edifici della loro sede durante tutto il periodo della detenzione di Oswald compreso il suo trasferimento.
Ovviamente i FATTI non posso fornirglieli io né nessun altro. E quelli che lei ha a favore delle sue tesi NON lo sono altrettanto. E’ questa la differenza tra me e lei. Io mi concedo il beneficio del dubbio. Lei crede di aver chiuso il caso…
PS: le citazioni di altri casi famosi erano solo per farle capire che io non sono uno di quelli che vede complotti e fatti strani dappertutto, anche se “a volte” i complotti e i fatti strani ci sono.
Cordialmente…
giugno 10th, 2011 @ 14:34
caro Syllon,
confermo: dialogare è complicato (e mi pare di capire, ahimé, anche inutile). vediamo però di mettere qualche punto fermo.
1. La ferita alla gola.
a) Sulla reazione di Kennedy allo sparo alla schiena-gola. Non confondiamo le cose. Io ho detto che la sua deduzione, “porta le mani alla gola perché colpito alla gola come mediamente succede in questi casi” è una considerazione pesonale, empirica che lei è libero di esprimere ma che non può pretendere di portare come argomentazione, così, priva di riscontri scientifici. Inoltre le ho fatto presente che non è neanche vero che Kennedy “porti le mani alla gola”. Porta in fuori i gomiti e serra i pugni, in una posizione che la medicina riconosce come posizione Thorburn, ed è più che probabile che la ferita alla gola (in uscita) non abbia alcunché a che fare con la reazione di Kennedy.
b) Sulla traiettoria
Lei insiste nell’affermare che il proiettile è dovuto “risalire” per uscire dalla gola di Kennedy. Se lo fa, però, io mi devo fermare e invitarla a consultare almeno la documentazione di base. Perché le risultanze di quel colpo (parlo dell’unico colpo riscontrabile, cioè quello esploso dal sesto piano del deposito) dicono che, tra i fotogrammi 221 e 223, un colpo è partito da quella finestra. Un colpo che ha attinto il corpo di Kennedy a quasi 60 metri di distanza dalla canna del fucile, con una angolazione calcolata in quasi 20 gradi. Un colpo che entra con quella angolazione, attraversa il processo trasverso destro ed esce sotto il pomo d’Adamo, dalla trachea. Questa immagine autoptica (http://mcadams.posc.mu.edu/left.jpg) le dà conto della posizione del foro di uscita.
Ebbene: sta a lei, visto che a mia conoscenza non esistono studi in proposito che anche lontanamente affermino ciò che lei sostiene, mostrare quale sia questa fantomatica traiettoria che sale e riscende cambiando addirittura due volte (cito) traiettoria. Lei ha esaminato il referto autoptico, che dà conto anche delle ferite provocate alla pleura parietale del polmone destro? E come fa a dire che quell’angolazione non è plausibile, quando si può tirare una linea retta con l’angolazione citata dal foro d’entrata al foro di uscita? Mi aspetterei, peraltro, un minimo di attinenza e proprietà anche linguistica, non che lei sostenga “se l’anatomia non mi inganna la gola si trova in tutt’altra posizione rispetto alla schiena e comunque in alto”. Perché qui non stiamo parlando della schiena tout court, stiamo parlando di un foro di entrata collocato nei pressi dell’apice della scapola destra (http://www.jfk-online.com/100myersbw.jpg) e che esce sotto il pomo d’Adamo, con un angolo di quasi 20 gradi. Né si (ri)sale né si (ri)scende.
2. La ferita alla testa.
Sull’effetto jet: lei che è un esperto potrà portare in rassegna una serie di esperimenti condotti proprio per dimostrare questo effetto (qui c’è un altro filmato, amatoriale, con lo stesso risultato: frutto colpito che cade nella direzione di arrivo del colpo, http://www.youtube.com/watch?v=ue1pKS4enNs). il cocomero che ha visto era ripieno di se stesso, di cocomero, non di indefinito materiale. comunque è vero: non cerchiamo per forza di identificare la reazione del cocomero con quella della testa di Kennedy (anche se, stando a quanto lei dice, è IMPOSSIBILE che questo effetto jet sia reale, eppure come vede è reale e dimostrabile). Lei parla degli schizzi di sangue, ossa e materia cerebrale che “si alzano di pochi centimetri, massimo qualche decimetro, e non schizzano in avanti”. Non è vero. Anzi: legga i report e le testimonianze, saprà che quella nuvola investì un poliziotto, Bobby Hargis, che vede spuntare dietro e a sinistra rispetto all’auto di Kennedy. o legga i report sullo stato dell’automobile: furono trovati schizzi e parti di cervello sul parabrezza, ma all’esterno (proiettate in avanti, il vento contrario e l’auto in movimento ci “passarono dentro” ed ecco perché ci sono frammenti del cranio di Kennedy anche sul vetro anteriore.
Ancora: lei sostiene che “il nostro corpo e il relativo sestema simpatico non possono prescindere dalle leggi della fisica”. Mi scusi, ma a cosa si riferisce? Torniamo forse al fatto che, secondo lei, la testa va all’indietro perché colpita dal davanti, come una testa colpita da un pugno alla mandibola? Mi auguro veramente di no, anche se tutto pare suggerirlo, visto che, subito dopo, lei mi chiede: “è più probabile che quel movimento sia provocato dall’impatto di una pallottola che arriva a tutta velocità o da una flessione ‘anomala’ di tipo neurologico?” Pallottola “a tutta velocità”, lei dice. A quale velocità? Lei conosce la calssificazione delle velocità delle pallottole e i relativi effetti all’impatto? Glielo chiedo perché, ripeto, mi pare che lei stia suggerendo questa tesi: Kennedy è stato colpito da davanti, e lo dimostra il fatto che la sua testa va all’indietro. Se è così che la pensa, e mi auguro di no, sappia che nessuno è ancora riuscito a trovare uno straccio di indizio che conforti questa posizione. Lei saprebbe anche solo ipotizzare quale proiettile, sparato da dove e con quale punto di contatto con la testa di Kennedy abbia potuto causare sia quella reazione, sia le ferite riscontrare in sede autoptica? Una palla sparata alla tempia destra? Lei nota ferite compatibili con una simile ipotesi? O una palla che centra la zona parietale destra, provocando però curiosamente una apertura ” a rosa” dela teca cranica e lasciando, ancora più curiosamente, uno sciame di frammenti metallici che percorre il cranio di Kennedy da dietro a davanti?
Sono ansioso – senza sarcasmo – di conoscere quali fatti,o circostanze, o indizi le abbiano fatto sposare questa tesi visto che, in vent’anni, non ne ho mai conosciuti (di seri: se poi vogliamo fare due chiacchiere in libertà, invece, allora va bene tutto, anche che è stato colpito dall’Umbrella Man con un proiettile frangibile).
3. Jack Ruby.
Mi perdoni ma non posso definire altrimenti la sua posizione, se non con una buona dose di ingenuità. Diversamente lei non porrebbe una domanda che nessun inquirente, in casi simili, pretenderebbe di rendere basilare. Perché Ruby abbia ucciso Oswald è in parte un mistero della mente umana e, nella specie, di Ruby (lo è anche la condotta di Oswald: perché decise di attentare al generale Walker? Perché uccise Kennedy?). Della vicenda di Ruby si parla, qui su johnkennedy.it, senza presunzione di completezza ma cercando di selezionare e “filtrare” le informazioni e il percorso, anche psicologico, che porta un uomo a uccidere in circostanze di sconvolgimento non solo personale, ma anche nazionale e mondiale (http://www.johnkennedy.it/?p=23). Si possono solo esaminare i fatti e provare a trarre delle conslusioni. I dubbi che lei alimenta (la presenza di Ruby nella centrale, il fatto che girasse a piede libero) sanno, mi scusi, di sparata nel mucchio. Se lei leggesse anche solo American Grotesque, o un’inchiesta seria su quei giorni di Dallas (Verdegiglio, per restare in Italia, se vuole le cito altri dieci titoli) capirebbe in quale situazione si era trovata la piccola centrale di Dallas. Altro che controllare Ruby: un giornalista sbagliò piano, a un certo punto, e si ritrovò faccia a faccia con Oswald. Poteva prenderselo, sparargli, picchiarlo. Ruby era amico di alcuni agenti, che quindi lo identificavano come “faccia nota”. E lasciamo stare la Mafia. Ruby, se ha letto una sua biografia minimamente approfondita, era mafioso come Enzo Tortora. Stava a un gangster come un ladro di polli ad al Capone. Oltretutto non c’erano mandati di cattura né aveva compiuto reati, per quanto fosse a conoscenza delle forze dell’ordine: perché mai lo avrebbero dovuto arrestare? Che ne sapevano, che fosse armato?
Mi fermo qui.
Grazie
FF
ps caro Syllon, io non ho certezze. credo però di avere letto, studiato, analizzato (e sbagliato) a sufficienza per essermi fatto un’idea, piuttosto circostanziata, sul caso Kennedy.
giugno 10th, 2011 @ 15:14
A questo punto mi sa che sia io che lei parliamo lingue diverse. Boh? Io non MAI detto che l’effetto jet è IMPOSSIBILE! Sono un esperto di fisica, come avrei potuto affermare una cosa del genere? Allora il motore a reazione non esisterebbe? Basta osservare cosa fa un palloncino pieno d’aria se lo buco e, voila, ecco dimostrata l’esistenza dell’effetto jet! Io ho semplicemente detto che ricorrere all’effetto jet per spiegare lo scatto all’indietro della testa di Kennedy è una fesseria bella e buona e lo confermo. La cosa allucinante non è che l’abbia detto lei (che sicuramente è una persona intelligente, per carità, ma forse un tantinello a digiuno di fisica)ma che l’abbia affermato un premio Nobel per la fisica! Perché quando parlo di effetto jet, so benissimo di cosa sto parlando. Tutto qui.
Poi io non le ho sciorinato delle “certezze”, ma dei dubbi. Converrà con me che è alquanto strano che Ruby abbia fatto quello che ha fatto o no? Mafia o non mafia si è rovinato la vita e per cosa? Non ha ucciso suo cognato ho uno che gli aveva pestato un piede in uno scatto d’ira. Ha ammazzato il “presunto” assassino di Kennedy verso il quale non aveva nessuna simpatia, che io sappia.
Infine: la schiena corrisponde alla base del collo? No, perché la foto che lei mi mostra mi fa vedere una traettoria ben diversa da quella che conoscevo io.
Comunque, ripeto: io non ho certezze, le ha lei. Quindi è lei che deve mostrare i fatti e le prove, non io.
Saluto.
giugno 10th, 2011 @ 18:45
caro Syllon,
allora (ancora una volta) devo essere io ad avere capito male. le confermo che l’effetto jet e la reazione di shock neuromuscolare sono, a tutt’oggi, l’unica spiegazione pacificamente affermata e plausibile. del resto non si è messo a volare, Kennedy. la sua testa si è mossa all’indietro, colpita mortalmente nel centro di tutte le terminazioni nervose e vitali.
se ne ha intenzione, poi, resto in attesa di tutte le sue deduzioni sui punti indicati: la sua posizione sulle ragioni dello scatto della testa (fonte e traiettoria dello sparo), sulla traiettoria dello sparo alla schiena con uscita dalla gola (mi scusi ma non capisco cosa intenda dire quando scrive “la foto che lei mi mostra mi fa vedere una traettoria ben diversa da quella che conoscevo io”. non credo esista ancora una documentazione ad hoc a lei riservata, sul caso Kennedy. né ne esiste una dedicata a me, ovviamente). spero non si voglia iniziare a suggerire che foto, raggi X e filmati sono taroccati: in questo caso sarei io a troncare de plano la discussione.
su Ruby: lei mi chiede se posso convenire o no sul fatto che l’azione di Ruby sia stata “alquanto strana”. Mi spiazza: strano in che senso? personalmente ho approfondito la condizione personale ed emotiva di Ruby e, per quanto è a mia conoscenza, il suo gesto rientra pienamente, anche dal punto di vista criminologico, in un contesto assolutamente spiegabile e, secondo la visione irrazionale di un uomo disturbato quale Ruby era, paradossalmente “logico”. la sua domanda, “ma per cosa uno si rovina la vita”, mi permetta ma sconta una certa ingenuità: non è lei che ha ucciso Oswald. nessun investigatore dovrebbe ragionare, nel ripercorrere le condotte criminali altrui, con il proprio metro di giudizio. lei sa, per esempio, quale fu il comportamento di Ruby non appena seppe dell’assassinio, venerdì all’ora di pranzo? sa cosa fece per tutta la giornata, cosa fece e cosa disse il sabato? lo sapesse, credo, avrebbe un quadro piuttosto chiaro delle sue condizioni.
La saluto cordialmente anche io
giugno 10th, 2011 @ 22:38
Rispondo per ordine questa volta:
se l’effetto jet e la reazione neurologica sono le uniche due spiegazioni alla reazione della testa di Kennedy, allora credo che io vengo da un altro pianeta. Perchè le ripeto: sono spiegazioni (specie l’effetto jet) ridicole. Ribadisco: il materiale fuoriuscito dalla testa NON poteva, per consistenza, quantità, massa e forza d’uscita, provocare nulla di simile. Anche perchè la ferita è troppo ampia (per avere una forte decompressione il “buco” deve essere molto più piccolo dell’oggetto da scagliare) e la struttura e il peso complessivo (testa + corpo) sono eccessivi. Ora, al di là dei film di Sergio Leone io ho visto documenti reali ripresi dal vivo sia in Vietnam che nel Congo, durante la guerra civile. Documenti originali, raramente mandati in tv o su internet. Ne guardi pure lei e vedrà un sacco di persone giustiziate con colpi d’arma da fuoco alla testa, sia vicine (a bruciapelo) sia lontane. Non ce n’è UNA e dico UNA soltanto che vada contro la direzione della pallottola. Mai. Ora le spiego: un proiettile che apre un cranio crea una decompressione a livello dell’area colpita. Il cranio di JFK sembra “esplodere” evidentemente perché l’urto deve essere stato molto violento. Se il colpo fosse entrato da dietro dovrebbe aver fatto danni anche nella zona d’impatto. Quindi l’ipotesi più probabile è un colpo frontale che all’impatto con le ossa del cranio si sfalda disintegrandosi e provocando quello che a lei sembra un’esplosione. Naturalmente, come vede, io dico “probabilmente” e “più probabile” perché a differenza di molti non mi ritengo foriero di alcuna verità assoluta.
Poi: chi ha detto che lei avrebbe taroccato qualcosa? Io ho solo detto che a me risulta, da vari testi, che il colpo alla schiena era molto più in basso, mentre la sua immagine mostra l’impatto più o meno alla base del collo. Naturalmente non ho fatto io l’autopsia a Kennedy (ne presumo l’abbia fatta lei) quindi o le mie o le sue fonti possono sbagliare. Ma su questo mi documenterò meglio.
E veniamo a Ruby: ma come può lei o un criminologo o chichessia stabilire con tanta faciloneria che “il suo gesto rientra pienamente dal punto di vista criminologico in un contesto pienamente spiegabile e paradossalmente logico”? Ma dico, scherza? Cioè noi dovremmo dare per scontato e “naturale” un comportamento omicida solo perché il soggetto assassino aveva determinati comportamenti o è andato in escandescenza la mattina prima a colazione? La prego se proprio vuole convincermi, scelga argomentazioni migliori. Così rischia di offendere la mia e anche la sua intelligenza. Io sarò anche “ingenuo” come dice lei, e la cosa non mi offende, perché in questo mondo l’ingenuità forse è una virtù, però ritengo di avere una visione delle cose molto più complessa e approfondita di quanto forse me ne attribuisce lei.
Senza offesa e con cordialità.
giugno 11th, 2011 @ 07:22
caro Syllon,
credo che si sia raggiunta sufficiente chiarezza sulle nostre posizioni.
Lei è libero di sostenere che “l’ipotesi più probabile è un colpo frontale che all’impatto con le ossa del cranio si sfalda disintegrandosi e provocando quello che a lei sembra un’esplosione. Stanti le risultanze autoptiche, le analisi di traumatologia forense e la documentazione fotografica non ho alcuna difficoltà a dichiarare pubblicamente questa sua ipotesi campata per aria, contraria alle evidenze e destituita di ogni fondamento. Ignoro come lei possa avere contezza di “consistenza, quantità, massa” ma soprattutto pure della “forza d’uscita” del materiale cerebrale ma ne prendo atto. Sono sicuro che lei abbia trovato il modo di rilevare, stanti le sue affermazioni, la quantità di materia persa dal cranio del presidente.
Prendo atto che lei intende ignorare la pressione che un proiettile full metal jacket sparato alla velocità che permette un Carcano, trapassante un cranio, crea all’interno della cavità cranica. Rilevo che lei non dà credito al contributo dello shock neuromuscolare nella reazione di Kennedy allo sparo.
Su Ruby: non commento. La rimando solo a una pagina di approfondimento che, come primo approccio al personaggio, se ha dimestichezza con l’inglese può risultare utile: http://mcadams.posc.mu.edu/ruby.htm
Stia bene e grazie per i suoi interventi. La saluto cordialmente.
giugno 11th, 2011 @ 07:56
Certo, sig. Ferrero, le posizioni sono chiare. Però io so certe cose e non ho bisogno di andare a pesare il materiale di uscita dalla testa della vittima per saperle. Se buco un palloncino pieno d’aria esso avrà una reazione. Se rompo un’area circoscritta di una palla di vetro piena di liquido, questa si comporterà come il palloncino? La risposta e NO. Ed è anche molto semplice. Un proiettile è come un pugno? No. Esso è molto più devastante, tant’è che il pugno difficilmente ammazza un uomo. Un proiettile (di qualsiasi tipo, anche Full Metal Jacket) è un piccolo Jumbo in miniatura che arriva sul bersaglio a tutta velocita. La sua energia cinetica (che come tutte le energie tende a conservarsi) si trasferisce in parte sul bersaglio stesso: tale energia o rompe il bersaglio o “tende” a spostarlo nella sua stessa direzione o entrambe le cose. E’ una legge della natura, è FISICA, sig Ferrero, non una mia opinione.
Comunque la chiudo qui. Preciso solo che rispetto la sua opinione e la ringrazio per aver dedicato il suo tempo a rispondermi con tanta solerzia e passionalità. Sappia che anche se le nostre posizioni restano distanti, mi ha fatto molto piacere discorrere con lei. In fondo, il confronto è sempre interessante e istruttivo.
Ricambio i saluti.
giugno 11th, 2011 @ 08:35
caro Syllon,
grazie a lei. nel caso intendesse approfondire la balistica terminale di un colpo di arma da fuoco trapassante mi permetterei di consigliarle testi che approfondiscono l’effetto di cavità temporanea, la trasmissione dell’onda d’urto di un proiettile trapassante, la pressione endocranica cagionata da un proiettile e la dispersione di energia cinetica dello stesso, anche nelle sue azioni collaterali (dispersione di frammenti che diventano microproiettili, altri microproiettili creati dalla framentazione eventuale di tessuti duri e ossa). esiste una quantità di esperimenti condotta su manichini balistici, con materiali che riproducono in tutto le condizioni di un corpo umano.
potrà così, forse, convenire sul fatto che la sua supposizione, e cioè che l’energia del proiettile in entrata nel cranio “tende a spostarlo nella stessa direzione”, tanto più nel caso di ferita trapassante con ampio foro di uscita, è priva di fondamento.
ne approfitto per postare uno dei tanti vido di test su gel balistico: forse renderà più chiara la situazione anche a chi non ha idea di come si possa comportare un proiettile all’interno di un corpo umano.
http://youtu.be/mFvrr9s_M-4
grazie a lei per la discussione.
giugno 13th, 2011 @ 21:45
Resto sempre ammirato dal baratro profondo in cui la mente umana può condurre la dignità di una persona. Syllon si è guardato la versione per ipod del film di Stone ed è arrivato qua col suo diploma di fisico delle alte energie conseguito alla scuola radio elettra a spiegare che lo schuttle dimostra che lo sparo arriva da davanti. Fantastica poi la frase “di solito, quando si viene colpiti, il gesto istintivo più naturale è rivolto quasi sempre verso il punto in cui si sente l’impatto”, veramente penosa. Il fisico poi non è che ci posta una bella equazione che DIMOSTRI che la testa DEVE per forza andare contro la traiettoria del proiettile; chiede a TE la dimostrazione del contrario. Poi quando con il cocomero gli fai fare la figura del cocomero allora, si, l’effetto jet esiste. Con l’ultimo post, dopo aver fatto l’arrogante e averla chiaramente presa sui denti, fa il gentile. Ma leggiti prima i post, gli articoli, domande e risposte. Eviti di fare la figura di Massimo Mazzucco qualunque.
giugno 21st, 2011 @ 15:12
@ AF: starsene al sicuro dietro un computer a offendere persone che nemmeno si conoscono sparando cavolate è indice di frustrazioni non indifferenti. Il fatto che lei non la pensi come me non le da il diritto, né elementi, per avere un atteggiamento del genere. Né di paragonarmi a persone che non conosco (Mazzucco?).
Per quanto riguarda il “diploma di fisica” conseguito presso la “scuola radio elettra”, posso solo risponderle: ma lei ce l’ha un diploma qualunque? Perché da come scrive non si direbbe.
Infine un consiglio: dal signor Ferrero, oltre quel poco che avrà appreso sul caso Kennedy, impari pure l’educazione.
Saluto.