La fine dell’agente J.D. Tippit
Posted on | settembre 2, 2008 | 1 Comment
Quarantacinque minuti dopo gli spari contro il corteo di Kennedy in Dealey Plaza a Dallas si consuma un altro delitto, quello dell’agente di polizia J.D. Tippit. Il poliziotto viene freddato nella strada di un quartiere di villette in periferia e i testimoni di questo delitto, avvenuto in strada in pieno giorno, vengono identificati e condotti a testimoniare o a confronti con sospetti fermati dalla polizia. I sospetti si concentrano su un giovane che era stato visto camminare di soppiatto in un cinema della zona, quasi a volersi nascondere alla vista degli agenti che, avvertiti di questo secondo delitto, stavano convergendo nel quartiere. Questo giovane uomo, raggiunto dalla polizia nel Texas Theatre (nella foto: la sedia usata da Oswald) e invitato ad alzarsi per essere ammanettato, aveva tentato di reagire estraendo la pistola e facendo fuoco: per fortuna il cane dell’arma fu inavvertitamente bloccato da un lembo di pelle della mano dell’agente che lo stava per ammanettare. (1) Si scopre che quest’uomo è l’unico dipendente che si era allontanato dal suo luogo di lavoro, il deposito dei libri della Texas School, senza aver chiesto un permesso: non è un particolare di poco conto perché è proprio da quel deposito che, alle dodici e trenta, qualcuno aveva fatto fuoco sul presidente Kennedy. Non solo: il poliziotto Tippit viene proprio ucciso a pochi isolati dal cinema nel quale il giovane si è rifugiato dopo essersi liberato di un giubbotto chiaro – che in seguito sia la moglie sia altri testimoni avrebbero riconosciuto come suo – lungo il percorso tra Patton Avenue e Jefferson Boulevard. Il nome di questo giovane uomo è Lee Harvey Oswald. Dodici testimoni hanno assistito in maniera differente all’assassinio.1) Il tassista William W. Scoggins vide un uomo con una giacca chiara fermato da un’auto della polizia. Dopo qualche secondo sentì tre o quattro colpi di pistola, uscì fuori dall’auto e vide un uomo con una pistola in mano che gli correva incontro. L’uomo gli passò accanto e borbottò: “Povero stupido poliziotto” (2). Scoggins riconobbe Oswald in centrale di polizia.
2) Il signor Domingo Benavides udì tre spari a poca distanza dal suo camion, che stava guidando sulla Decima strada. Poi scorse un uomo armato e un poliziotto a terra. Lo vide scaricare i bossoli dove poi furono trovati e chiamò la polizia con la radio dell’agente ucciso. Disse subito che non avrebbe saputo riconoscere l’assassino ma che, vista una foto di Oswald, il volto gli somigliava (3).
3-4) Due ragazze, Barbara Jeanette Davis e Virginia Davis, corsero alla porta del loro appartamento non appena sentirono dei colpi di arma da fuoco. Aperta la porta videro un uomo armato di pistola che correva lungo il loro giardino, poi saltò una siepe e fuggì via. Una delle due vide l’assassino scaricare l’arma e trovò due bossoli nel giradino, bossoli che diede alla polizia. Portate al confronto nella centrale di polizia di Dallas, entrambe identificarono Lee Oswald con totale sicurezza (4).
5) Il signor William Arthur Smith sentì dei colpi in vicinanza, si girò verso la Decima strada e vide un agente cadere a terra mentre un uomo correva via. Smith ritenne di starsene zitto, forse per paura, forse per evitare guai o ritorsioni da parte del killer. Poi ci ripensò e parlò, anche perché nel frattempo il presunto killer era morto: si presentò all’FBI e disse che, da quel poco che aveva visto, era quasi sicuro che l’uomo fosse Lee Harvey Oswald.
6-7) Ted Callaway, che gestiva un parco macchine nei dintorni, era in compagina di Sam Guinyard, il custode. Sentirono degli spari: secondo il primo ce ne furono cinque, secondo l’altro solo tre. Corsero in direzione degli spari e videro un uomo che correva con in pugno una pistola. Callaway gli urlò contro: “Ehi tu, dove diavolo vai?” e l’uomo esitò, borbottò qualcosa e poi ripartì. Entrambi se lo videro sfilare davanti a pochi metri, poi cercarono di inseguirlo con il taxi del signor Scoggins, ma invano. Porati dalla polizia in centrale per il confronto, entramibi non ebbero dubbi: riconobbero immediatamente Lee Oswald.
8-11) Quattro persone si trovavano in un’area leggermente più defilata rispetto al luogo del delitto, sempre nel parco macchine ma più lontane: erano Warren Reynolds, Harold Russell, Pat Patterson e L. J. Lewis. Videro un uomo armato che correva lungo la Patton Avenue. Reynolds e Patterson lo seguirono ma poi lo persero di vista. A tutti fu mostrata una foto di Oswald: Patterson lo riconobbe subito, Russell pure. Reynolds subito disse di non riconoscerlo, poi cambiò idea. Lewis disse che era troppo lontano per riconoscere chiunque, e che poteva solo dire di aver visto un uomo di razza bianca, di sesso maschile e armato.
12) La dodicesima testimone è Helen Markham e la sua deposizione fu alquanto confusa. I sostenitori dell’innocenza di Oswald si sono concentrati sulle sue parole evitando di dare peso alle altre undici testimonianze poiché in effetti la Markham, apparsa subito molto nervosa, intimorita e incline a perdere lucidità, faticò molto a riconoscere Oswald. Probabilmente non lo riconobbe affatto e la commissione Warren, pubblicando la sua testimonianza che, alla fine, arrivava comunque a riconoscere nell’assassino, prestò il fianco a polemiche proprio perché la signora, incerta e contraddittoria, sembrò essere stata pesantemente guidata al riconoscimento di Oswald quando in realtà la quantità e qualità di indizi ed elementi di prova contro Oswald nell’omicidio Tippit era tale che anche un testimone non in grado di riconoscerlo come l’assassino non avrebbe mutato il quadro probatorio. La signora Markham, peraltro, dimostrò tutta la sua inaffidabilità ammettendo di aver mentito per ‘farsi bella’, raccontando a conoscenti di essere stata da sola con il poliziotto morente per circa venti minuti, circostanza del tutto falsa (5).
Con molto ritardo spuntò una testimone mai rintracciata in precedenza, la signora Acquilla Clemons. La Clemons fu scovata e intervistata da Mark Lane, un avvocato e scrittore che tra i primi pubblicò testi di critica alla Commissione Warren e la signora sostenne di aver visto due uomini intorno alla macchina di Tippit e raccontò che l’uomo armato non aveva caratteristiche fisiche simili a quelle di Oswald.
Un aspetto discusso dell’assassinio dell’agente Tippit è costituito dai proiettili che lo colpirono e dai bossoli ritrovati sul luogo del delitto. Al momento dell’arresto Lee Oswald fu trovato in possesso di una pistola Smith&Wesson 38 special, con numero di serie V510210. Successive indagini accertarono che Oswald aveva acquistato la pistola da una grossa ditta distributrice, la George Rose & Co. di Los Angeles. Verso la fine del gennaio 1963 la ditta aveva ricevuto un ordine firmato da tale A. J. Hidell, casella postale 2915, Dallas, Texas. Come previsto dalla legge, vi era anche la controfirma di un testimone che che attestava che l’acquirente era incensurato e cittadino americano. Sia la firma di Hidell sia la firma del testimone, un inesistente B. F. Drittal, furono analizzate: era la grafia di Lee Oswald.All’angolo fra la Decima strada e Patton Avenue, a pochi metri dal cadavere dell’agente, furono ritrovati quattro bossoli. I bossoli furono fatti esaminare dai periti balistici dell’FBI (Cortland Cunningham, Charles Killion e Robert Frazier) e fu accertato che fossero stati espulsi dalla pistola di Oswald, a esclusione di qualunque altra arma. Qualche probelma, invece, si parò sui proiettili. Infatti furono sparati colpi da confrontare con i quattro proiettili estratti dal corpo di Tippit ma l’identificazione fu problematica perché essendo gli stssi un po’ più piccoli della canna, nell’essere espulsi di deformavano vistosamente rendendone impossibile non l’identificazione con la pistola di Oswald, ma con qualunque altra arma del mondo. Solo uno degli esperti consultati, Joseph D. Nicol, del Dipartimento di investigazione criminale dell’Illinois, si sbilanciò dicendo che secondo lui era possibile identificare uno dei quattro proiettili estratti dal corpo come proveniente al 100% dalla pistola di Oswald. Dal cadavere furono estratti quattro colpi: tre erano di fabbricazione Winchester Western, uno Remington-Peters. Sul momento ci fu chi interpretò questa presenza del colpo di marca diversa come indizio della presenza di due assassini: ma il fatto che addosso a Oswald fossero stati trovati bossoli di entrambe le marche e la considerazione che non vi è nulla di strano nell’usare colpi di marche diverse con la stessa arma fece cadere questa supposizione nel vuoto. Piuttosto è da rilevare il fatto che, essendo stati trovati due bossoli Remington per strada ma un solo colpo Remington nel corpo di Tippit bisogna concludere che dal cadavere dell’agente non sia stato estratto un quinto colpo, e che per strada non fu trovato il terzo dei bossoli Winchestern esplusi dalla pistola di Oswald. Ma l’ipotesi più probabile è che uno dei due bossoli Remington espulsi non fosse stato sparato quel giorno da Oswald, ma magari lasciato nella pistola l’ultima volta in cui era stata usata da Oswald.
Sull’identificazione dei bossoli si è sollevata qualche questione. Uno degli agenti di polizia accorsi sulla scena del delitto, J. M. Poe, arrivò, si vide consegnare da Benavides due bossoli e, disse in un primo momento, vi appose le sue iniziali. Quelli in mano agli investigatori non recano la scritta “JMP” che egli sostiene di aver apposto. Ma nell’aprile del 1964 fu sentito dal membro della commissione Warren Joseph A. Ball e riferì una versione diversa rispetto a quella sostenuta nell’immediatezza del fatto.
Mr. POE. Ho parlato con un uomo spagnolo, non ricordo il suo nome. Credo si chiamasse Dominique.
Mr. BALL. Domingo Benavides?
Mr. POE. Credo di sì. Sì.
Mr. BALL: E cosa le disse?
Mr. POE: Mi diede una descrizione dell’uomo e disse che era
scappato via in una certa direzione. E che aveva scaricato la pistola, e che lui aveva raccolto i bossoli.
scappato via in una certa direzione. E che aveva scaricato la pistola, e che lui aveva raccolto i bossoli.
Mr. BALL: Domingo le disse chi era quell’uomo?
Mr. POE: Un uomo, un uomo bianco.
Mr. BALL: E cosa stava facendo?
Mr. POE: Correva e intanto scaricava i bossoli dalla pistola.
Mr. BALL: E poi?
Mr. POE: Poi mi disse di aver raccolto due bossoli e me li diede.
Mr. BALL: Lei mise le sue iniziali sui bossoli?
Mr. POE: Non potrei giurarlo. No, signore.
Mr. BALL: e cosa ci fece coi bossoli?
Mr. POE: Li diedi a quelli della Scientifica, che erano lì
sul posto.
sul posto.
Mr. BALL: Si ricorda il nome dell’uomo cui li diede?
Mr. POE: Non potrei giurarci. Mi pare Pete Barnes, ma non sono sicuro.
Mr. BALL: E parlò con altra gente?
Mr. POE: Sì, signore.
Mr. BALL: Con chi?
Mr. POE: Con la signora Markham.
Mr. BALL: E con le signore Davis parlò?
Mr. POE: Con una sì, non ricordo di aver parlato con due signore di cognome Davis.
Mr. BALL: Ricorda cosa fece il detective Dhority?
Mr. POE: No, ricordo che c’era un altro detective, Leavelle.
Mr. BALL: Leavelle?
Mr. POE: Sì, signore.
Mr. BALL: E le signore Davis le diedero qualcosa? O una delle due?
Mr. POE: Mi diede una descrizione dell’assassino in generale, identica a quella della Markham.
Mr. BALL: E cioè?
Mr. POE: Maschio bianco, venti e qualcosa anni, circa uno e settanta, con un giubbotto chiaro addosso.
Sul punto è difficile raggiungere la certezza investigativa: Poe si disse prima certo di aver messo le sue iniziali, poi si mostrò incerto; un suo superiore disse che Poe lo fece, dietro suo consiglio; un altro collega, Jim Leavelle, ebbe a dire di no, che Poe secondo lui non lo fece e che soprattutto non avrebbe avuto senso farlo, visto che esistono delle buste con etichette apposite per infilarvi i reperti e catalogarli già sul luogo del crimine. Tuttavia la pistola, le testimonianze, i bossoli, le circostanze portano decisamente a Lee Oswald come responsabile dell’assassinio del poliziotto J. D. Tippit.
(1) Testimonianza diM. N. McDonald, Warren Commission Hearings Vol. III pag. 295 e seguenti.
(2) Testimonianza di William W. Scoggins, Warren Commission Hearings Vol. III pag. 322.
(3) Testimonianza di Domingo Benavides, Warren Commission Hearings Vol. VI pag. 444.
(4) Testimonianza delle sorelle Davis, Warren Commission Hearings Vol. III pag. 342.
(5) Testimonianza di Helen Markham, Warren Commission Hearings Vol. XX pag. 590.

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dicembre 30th, 2009 @ 10:57
[...] Verso fine puntata Riotta sbanda ulteriormente, dicendosi “certo che Ruby spara a Oswald per chiudergli la bocca”. Racconta poi di Lee Oswald che dopo gli spari scompare dal deposito dei libri, di un poliziotto che lo cerca e viene ucciso, di Oswald che spara a un secondo poliziotto (in realtà fu solo uno). Mazzucco tenta di correggere Riotta: “Oswald chiede il permesso al suo direttore di tornare a casa” (non è vero: Oswald, dei dipendenti assenti dal deposito dopo gli spari, era invece prorio l’unico che non chiese il permesso a Roy Truly, il capo del personale, che dopo averlo avvistato in sala mensa a breve distanza dall’attentato non lo vide più). Aggiunge Mazzucco: “Oswald va a casa, prende una pistola, la mette in tasca, uccide Tippit con proiettili di calibro diverso rispetto a quelli che gli vengono trovati in tasca”. Questo è falso. Quando Oswald viene arrestato gli vengono trovati in tasca colpi di due marche diverse, Winchester Western e Remington Peters. Dal corpo di Tippit vengono estratti tre proiettili Winchester Western e uno Remington Peters. Fine del caso. [...]