uno studio sull'assassinio di John Fitzgerald Kennedy

Rebus e luoghi comuni

Posted on | dicembre 11, 2009 | No Comments

Avevo già analizzato una puntata della trasmissione di Odeon tv Rebus qui. In un’altra puntata, non più dedicata al caso Kennedy ma alle presunte cospirazioni, è stato nuovamente toccato l’argomento e, ancora, è stato chiamato in causa - ritengo come esperto - il professore Vittorio Di Cesare. Riporto qui il suo intervento e, in calce, qualche osservazione. 

Il conduttore gli pone questa domanda: “Si tratta, come dice la ricostruzione ufficiale, del gesto semplice di un solo uomo, Lee Harvey Oswald, oppure c’è qualcosa di più?”
De Cesare risponde: “No, c’è molto di più perché nel caso di Kennedy si è scoperto che i proiettili erano diversi e avevano entrata e uscita dal clanio (sic) in posizioni che un uomo solo, a meno che non si mettesse a correre come un indiano, non avrebbe mai potuto esplodere così tanti, così diversi colpi, anche perché anche una guardia viene ferito (sic), Kennedy appunto, sul con alcune, con, dove, diciamo, in alcune fotografie che si vedranno del cranio di Kennedy si vede che il cervello è stato… che la teca cranica è stata colpita in diversi punti. Molto probabilmente lì era una serie di persone che sparavano contemporaneamente perché non dovevano assolutamente permettersi di ferire soltanto il presidente”.

Allora:

1) Si è scoperto che i proiettili erano diversi. Piuttosto è vero il contrario. Al sesto piano del Texas Book Depository la polizia trovò il Mannlicher Carcano 6.5 mm (contenente una cartuccia ancora inutilizzata) e tre bossoli da 6.5 mm Western Cartridge Company. Tutti i frammenti prelevati dalla limousine presidenziale si dimostrarono compatibili con i proiettili esplosi da quel fucile. Le successive analisi di attivazione neutronica dell’HSCA misero d’accordo gli esperti sul fatto che i frammenti dell’automobile, quelli estratti dalle ferite di Kennedy e Connally e quelli prelevati dal cosiddetto ‘proiettile magico’ provenissero da pallottole sparate da quel Carcano.

2) Posizioni in entrata e in uscita. Se ho capito bene, Di Cesare sostiene che i fori di entrata e di uscita non coincidano con la tesi di un unico colpo alla testa. Ebbene, non mi sono mai

La ricostruzione della traiettoria del colpo alla testa da parte dell'HSCA, basata sul materiale autoptico
La ricostruzione della traiettoria del colpo alla testa da parte dell’HSCA, basata sul materiale autoptico

imbattuto in documenti, analisi, fotografie o radiografie che mostrino quanto viene detto. Anzi, vale l’esatto opposto, sia per le radiografie sia per le fotografie della testa di Kennedy. Il foro nella parte posteriore del cranio e l’apertura ‘a rosa’ della teca cranica, al contrario, mostrano l’evidenza di un colpo che attinge la testa esploso da dietro. Lo sciame di frammenti metallici che si può notare nella radiografia frontale del cranio è stato unanimemente considerato come il risultato del passaggio del proiettile verso l’uscita nel lato fronto-parietale destro. Tant’è vero che chi sostiene l’esistenza di più attentatori è costretto, molto spesso, a dichiarare che fotografie e radiografie ufficiali sono stati contraffatti.

3) Una guardia viene ferita. Non so cosa intenda Di Cesare con ‘guardia’, se guardia del corpo o poliziotto della scorta. In ogni caso non è mai stata data alcuna notizia sul ferimento di alcuna guardia o poliziotto della scorta. Il cosiddetto ‘terzo ferito di Dallas’, James Tague, è lo spettatore del corteo che nei pressi del sottopassaggio a tre corsie fu appena graffiato alla guancia (tanto da non accorgersene neanche, se non dopo l’incontro con un amico che glielo fece notare) da un frammento di marciapiede che era stato colpito da una scheggia del colpo andato a vuoto.

Anche questa volta mi corre l’obbligo di concludere, purtroppo, che la preparazione sul caso da parte del professore lascia a dir poco a desiderare; circostanza tanto più spiacevole quanto più si pensa che, da un professore universitario più volte interpellato sulla materia, ci si attenderebbe un parere ovviamente libero ma necessariamente figlio di un attento studio almeno della documentazione essenziale.

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