I due Kennedy: le ipotesi di Gianni Bisiach

Posted on | settembre 3, 2008 | No Comments

Nel maggio del 2006 è stata presentata la versione rimasterizzata su supporto DVD del film documentario realizzato nel 1969 dal giornalista Gianni Bisiach, intitolato I due Kennedy. Gianni Bisiach è il cronista che si è maggiormente occupato dei fatti di Dallas negli anni Sessanta e Settanta: dopo l’assassinio di Bob Kennedy si decise a produrre un film documentario per esporre le sue tesi sulla tragica fine dei due fratelli. I due Kennedy racconta l’esordio nella società statunitense di Joseph Kennedy, il tycoon che fece fortuna grazie al commercio di whisky e che lanciò in politica i suoi due figli più dotati di talento, John e Robert. Bisiach si sofferma lungamente sul ruolo della mafia, evidenziando le “imprese” di personaggi come Jimmy Hoffa, Carlos Marcello e Santo Trafficante che verranno poi individuati dall’autore come i mandanti dell’attentato. Il documentario è privo di attori: vengono utilizzati unicamente filmati di repertorio e una voce narrante conduce lo spettatore dagli anni del proibizionismo alla seconda guerra mondiale fino all’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di JFK.

Con l’avanzare della narrazione l’atteggiamento di Bisiach verso la famiglia Kennedy muta: dalla severità con cui è giudicata la condotta economica e politica del papà Joseph all’incondizionata ammirazione per il figlio John, dipinto come un eroe rivoluzionario. Pur considerando la pochezza dei mezzi tecnici ai tempi, nel ricostruire le scene di vita familiare di Kennedy e le audizioni della commissione antimafia presieduta da Robert Kennedy Bisiach non riesce, purtroppo, a non trasmettere una sensazione di un certo artigianato cinematografico che rende il suo lavoro meno accattivante. La rozza riproduzione dei suoni dei passi e dei rumori d’ambiente nei filmati d’epoca, alcune traduzioni avventate, le fucilate da Far West che costituiscono la colonna sonora della sparatoria in Dealey Plaza lasciano perplessi. Così come, nello spettatore che abbia conoscenze del caso, appaiono quantomeno ardite le verità affermate nel commento all’attentato: “Secondo alcune testimonianze le prime due pallottole hanno colpito Kennedy prima alla gola e poi alla schiena. La terza ha colpito il governatore, la quarta e la quinta il presidente, da due direzioni opposte. Invece, secondo la tesi ufficiale, una sola pallottola avrebbe causato le ferite di Kennedy e Connally”. Vero è che negli anni Sessanta la documentazione sulla sparatoria non era ancora giunta ai livelli di perfezione tecnologica di oggi, tuttavia un’attenta lettura di tutte le testimonianze dei presenti in dealey Plaza difficilmente dovrebbe condurre a concludere che vi furono più fonti di fuoco (1).

Altre affermazioni contenute nel documentario appaiono prive di riscontri oggettivi e non dedotte da analisi scientifiche ma da semplici ‘impressioni’ di un osservatore non qualificato: “Al rallentatore (del filmato di Orville Nix, NdA) si vede chiaramente una prima pallottola che, da davanti, deforma la testa del presidente e subito dopo un’altra probabile pallottola in direzione contraria che scaraventa indietro la testa di Kennedy facendone volare i frammenti indietro e verso sinistra” (2). In definitiva non è un lavoro che possa contribuire alla ricostruzione dei fatti, poiché manca di un qualunque appoggio scientifico alle ipotesi propugnate, ma è un punto di vista comunque interessante sul giornalismo di inchiesta come veniva concepito in Italia negli anni Sessanta.

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(1) Il ricercatore statunitense John McAdams ha stilato una lista di tutti i testimoni in Dealey Plaza, indicando per ciascuno l’opinione resa sulla provenienza degli spari (lo studio è consultabile qui). Il 53,8% dei testimoni affermò di aver sentito gli spari arrivare solo dal Deposito dei libri, il 33,7% dalla collinetta erbosa, il 7,7% da altre direzioni, il 4,8% da almeno due direzioni differenti.
 
(2) Questa tesi, nello specifico, è smentita dalla documentazione dell’autopsia condotta sul corpo del presidente che non mostra segni di ingresso, nel cranio di Kennedy, di una seconda pallottola frontale; l’unica ferita riscontrata, fotografata e analizzata sulla lastra ai raggi X del cranio di Kennedy indica il passaggio retro-frontale di un colpo che, uscendo dal cranio, lasciò la tipica apertura ‘a rosa’ delle ossa craniche e uno sciame di frammenti metallici visibile nella radiografia.

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