Cosa è successo in Dealey Plaza
Posted on | gennaio 1, 2010 | 19 Comments
- Se è vero che l’88% degli americani critica il Rapporto Warren, posso assicurare che il 99% di questi non l’ha letto.Jim Moore, scrittore e ricercatore del caso Kennedy
Scegliere il giusto approccio per raccontare l’assassinio Kennedy non è facile. Bisogna restare in equilibrio senza sbandare: una minima porzione del pubblico conosce a fondo gli atti delle inchieste. Ed è la parte di pubblico più esposta all’insidia del finto tecnicismo, delle affermazioni che sembrano scientifiche e convincenti ma che, in realtà, non lo sono. “Quel vecchio Carcano di Oswald non poteva sparare così lontano in cinque secondi”. “Quella pallottola non poteva zigzagare”. “La testa del presidente si muove all’indietro: è la prova di uno sparo frontale”. “Kennedy si serra le mani alla gola perché è colpito da davanti”. Sembrano tutti rilievi sensati ma non lo sono. Cercando di rimanere fedeli ai fatti, la dinamica dell’omicidio di John Kennedy non è così misteriosa come, dal 1963 a oggi, ci viene raccontata.

La mappa di Dealey Plaza, luogo dell'assassinio. Sono indicati la posizione di Oswald (in rosso), il tragitto dell'auto presidenziale (da 1 a 4) e la posizione di Zapruder
Tutti sono concordi nell’individuare il filmato girato da Abraham Zapruder, un sarto di Dallas che riprese l’intera scena dell’attentato tra gli spettatori del corteo presidenziale in Dealey Plaza, come base per la ricostruzione della sparatoria. La cinepresa di Zapruder registrò un filmato di 26 secondi su una pellicola da 8 millimetri. Di questi 26 secondi ne interessano, ai fini dell’assassinio, solo 19 che corrispondono a 354 fotogrammi. Il filmato permette di individuare tre fasi dell’attentato. Una prima, con il corteo che ha appena svoltato a sinistra da Houston Street in Elm Street, passando sotto il deposito dei libri scolastici in cui lavorava Lee Oswald. Una seconda, che vede Kennedy e Connally colpiti al corpo. Una terza, con la testa di Kennedy colpita in pieno.
Nella prima fase, tra i fotogrammi 160 e 166, succede qualcosa. Si sente un boato. Se ne accorgono alcuni spettatori in piazza, se ne accorge parte della scorta presidenziale che istintivamente si gira in direzione del deposito dei libri. Se ne accorge una bambina, Rosemary Willis, che sta correndo sulla sinistra del corteo, che smette di rincorrere l’automobile e si guarda intorno. Racconterà di aver sentito un petardo esplodere. Se ne accorgono i tre operai che lavorano al deposito (Harold Norman, James ‘Junior’ Jarman e Bonnie Ray Williams), affacciati ai finestroni dell’edificio per seguire il corteo proprio dal piano sotto rispetto a quello in cui si era appartato Lee Oswald. Tutti e tre rimangono esterefatti nel sentire una fucilata (testimonieranno di averne sentite tre), le cartucce che rimbalzavano sul pavimento sopra di loro e i calcinacci del soffitto che cadevano loro in testa. Non ci sono dubbi: è partito un colpo.
Però questo colpo non arriva a colpire l’auto occupata da Kennedy. E le successive indagini, evidentemente lacunose, non riusciranno a stabilire con certezza cosa accadde a quel primo colpo, permettendo ai teorici della cospirazione di ‘ricamare’ sull’esistenza di altri sparatori sistemati in altri punti della piazza. Difatti, poco dopo l’attentato si presentò alla polizia un uomo di nome James T. Tague. Tague non doveva assistere alla parata del Presidente: si stava infatti dirigendo, lungo Commerce Street, dalla sua fidanzata. Bloccato dal traffico per l’arrivo del corteo decise, perso per perso, di scendere e attendere il passaggio. Subito dopo gli spari un amico gli aveva fatto notare che si era procurato, non si sa come, un lieve graffio sulla guancia destra. Forse una puntura d’ape. Un rapido esame del marciapiede permise di scoprire che un proiettile, o un frammento di proiettile, avevano colpito il cemento e che una scheggia aveva graffiato il volto di Tague. Questa circostanza è stata spesso utilizzata per ‘dimostrare’ la presenza di un tiratore dalla collinetta. Inoltre il proiettile aveva perso la sua camiciatura in rame: sul marciapiede, sottoposto ad analisi spettrografica dall’FBI, furono trovate tracce di piombo e di antimonio, non di rame (che è invece elemento costitutivo del rivestimento dei proiettili sparati da Oswald). Anche su questa circostanza si sono costruite teorie ‘alternative’. Non si sarebbe trattato, insomma, di una palla sparata dal fucile di Oswald, perché in quel caso avrebbe dovuto conservare il rame della camiciatura. Ed è in ogni caso impossibile, si è sostenuto, che un ramo di quercia possa aver fatto perdere la camiciatura a un proiettile full metal jacket. Purtroppo il proiettile non fu mai ritrovato, giacché si era frammentato. Né è stato analizzato l’asfalto davanti al marciapiede per cercare delle tracce di impatto della palla. Tuttavia gli elementi di prova della scena del crimine dicono che quel colpo, andato a vuoto, fu sparato dal sesto piano del deposito. La spiegazione più probabile è che Oswald, nella concitazione, sparò quel primo colpo attraverso il fogliame di una quercia che, in quel momento, gli stava parzialmente ostruendo la visuale. Il colpo, deviato, rimbalzò prima sull’asfalto di Elm Street (circostanza, questa, confermata da quattro agenti motociclisti della scorta, Billy Joe Martin, James M. Chaney, Stavis Ellis e William G. Lumpkin, che dissero di aver visto l’asfalto di Elm Street colpito da un proiettile) e un suo frammento, poi, schizzò via in direzione del marciapiede su cui si trovava Tague. Non solo: la teoria di un colpo dalla collinetta andato a vuoto non è plausibile. Uno sparatore dal poggio erboso avrebbe dovuto, infatti, mirare in direzione praticamente opposta a Kennedy per riuscire a colpire, anche solo di rimbalzo, il marciapiede di Tague. Una circostanza totalmente priva di senso, esaminando la posizione di Tague, del deposito, dell’auto presidenziale e della collinetta. Se, in definitiva, si sostiene per assurdo che quel colpo non poteva essere stato sparato dal sesto piano poiché arrivò un frammento scamiciato dalle parti di Tague, lo stesso principio si dovrebbe applicare a un colpo sparato da qualunque altra direzione.
È giusto ricordare che Tague sostenne che non fu il primo sparo a colpirlo. Però il governatore Connally testimoniò, a sua volta, che il primo sparo non ebbe effetti, tant’è che ebbe il tempo di girarsi dopo aver udito una detonazione “che arrivava da dietro la spalla destra”, come precisò davanti agli inquirenti della commissione Warren. Uno dei due, insomma, si sbagliava per forza. Ed è molto probabile che si tratti di Tague, sia perché in effetti il film di Zapruder mostra che Connally si voltò di scatto, come se avesse udito qualcosa quando ancora nessuno nell’auto era ferito, sia perché Tague stesso non si era accorto di essere stato colpito: difficile, quindi, che potesse stabilire con esattezza quando avvenne il suo pur lieve ferimento. Lo stesso Tague, peraltro, avvalorò la tesi di un colpo partito dal sesto piano. Testimoniando davanti alla Commissione Warren, infatti, disse: “Dopo aver identificato il segno di un proiettile sul marciapiede guardammo in su verso il Deposito, da dove probabilmente erano partiti i colpi”. Tague sostenne anche che, secondo lui, i colpi potevano arrivare dalla zona vicino ad Abraham Zapruder, sulla sua sinistra, soprattutto perché aveva visto un agente di polizia (l’agente Haygood) dirigersi insieme ad altri verso la collinetta erbosa.
- Sono convinto che Lee Oswald fu l’unico responsabile dell’assassinio e che non ebbe aiuto da parte di nessuno.Bob Kennedy
Il secondo sparo arriva al fotogramma 224. Oswald, a quel punto, aveva la visuale libera. Kennedy si trovava quasi a 60 metri di distanza, una distanza minima per un fucile come il Carcano. Il proiettile parte: colpisce Kennedy nella parte alta della schiena, con un’angolazione di 20 gradi; esce dalla trachea, sotto il pomo d’Adamo, senza aver attinto altro se non tessuti molli; entra poi nella schiena di Connally, rompe una costola, esce appena sotto il capezzolo destro, colpisce e rompe il radio del braccio destro per poi infilarsi, ormai privo di spinta, appena sotto la pelle, nella coscia sinistra del governatore.
Difficile non aver sentito parlare di questo colpo. Questo è il proiettile che ha dato adito alle più disparate teorie. Non è pensabile, si è detto, che un solo colpo abbia prodotto tutti questi danni. Non è possibile, si è ancora sostenuto, che abbia fatto tutto ciò senza deformarsi o distruggersi. Non è possibile, ancora, che Connally abbia reagito al colpo con un incredibile ritardo rispetto a Kennedy. Non è possibile che Connally sia riuscito a reggere il cappello in mano pur avendo il polso fratturato. Non è possibile, infine, che questa pallottola sia andata a zig-zag colpendo Kennedy e Connally, rimanendo a mezz’aria tra un corpo e l’altro e compiendo giravolte inconcepibili. Tutte queste obiezioni sembrano ragionevoli ma non reggono alla prova dei fatti.
Un solo colpo per sette ferite? Il fucile Mannlicher Carcano e i colpi corazzati Western calibro 6,5 possono trapassare più corpi prima di esaurire la loro energia cinetica. Nel caso del colpo sparato in Dealey Plaza le uniche due ossa che toccò furono una costola e il radio di Connally: il primo osso non era sufficientemente resistente per fermarne la corsa ma solo per deviarne il percorso; il secondo lo fu (tant’è che, leso l’osso del braccio, il proiettile ebbe solo la forza di infilarsi sotto la pelle della coscia sinistra del governatore) ma ormai la velocità era troppo bassa per spezzarsi. Furono sparati colpi di confronto con lo stesso fucile di Oswald e proiettili di quel tipo, che viaggiano a più di 650 metri al secondo, hanno forato spessi strati di legno.
Non poteva restare integro. Il proiettile 399, full metal jacket (cioè con camiciatura rinforzata, concepita appositamente per non disperdersi nei corpi e non provocare quindi ferite devastanti) viaggiava ad alta velocità e non ha incontrato masse sufficientemente consistenti per frammentarsi. Nel caso del successivo colpo alla testa una palla identica si è frammentata perché ha colpito in entrata spessi strati di ossa craniche. I proiettili corazzati Western Cartridges, come quello sparato da Oswald col Mannlicher Carcano, possono trapassare più corpi senza subire danni evidenti: se poi hanno perduto parte della velocità nel tragitto, come accadde in quel caso, le possibilità che si frammentino diminuiscono ulteriormente.
Tuttavia il rilievo più importante è che quel proiettile non era integro. Aveva perso in piccola parte la sua materia, presentava ai lati le tipiche rigature da attraversamento della canna di fucile e si era deformato. Spesso sono stati presentati proiettili di confronto, che avevano causato una sola ferita e si erano deformati in maniera decisamente maggiore rispetto a questo, “autore” di sette ferite. Chi ha condotto questi esperimenti, però, ha ignorato la scienza forense. Sparare una fucilata a bruciapelo contro un osso produce spesso la distruzione della palla, che trova un ostacolo al massimo della sua velocità; sparare un colpo da decine di metri, colpo che perde nel tragitto parte della velocità trapassando tessuti molli, può dare come risultato un proiettile molto meno lesionato. L’HSCA, per mano del professor Vincent P. Guinn, riesaminò i frammenti trovati nel polso del governatore Connally. Con una probabilità del 97% corrispondevano a quelli del famoso proiettile reperto 399 del Rapporto Warren. Sul fatto che quel colpo sia finito nell’auto di Kennedy e che sia stato sparato da quell’arma non ci sono dubbi.
Un proiettile non può zigzagare. Vero. Il fatto è che il reperto 399 non procedette a zig-zag. Se si prendono per validi i disegni di alcuni ricercatori complottisti si dovrebbe infatti concludere che mai un proiettile avrebbe potuto colpire, dopo Kennedy, anche il governatore Connally. Però non è mai stato spiegato che Connally non era seduto come si racconta: era più in dentro nell’automobile e più in basso rispetto a Kennedy ed è sufficiente osservare questa immagine della limousine presidenziale per rendersene conto. Inoltre, al momento del secondo sparo, si stava girando verso destra e quindi non sedeva frontalmente rispetto a JFK.
L’angolo di penetrazione di questo colpo (circa 20 gradi rispetto al collo di JFK) conduce a un’unica possibile conclusione: quella palla è stata sparata dalla finestra del sesto piano del deposito dei libri. Il patologo Robert Artwohl studiò a lungo la posizione dell’automobile e l’angolazione di entrata del proiettile, concludendo che quel colpo fosse stato sparato dal sesto piano. Ricercatori di orientamento cospiratorio hanno evidenziato che, sullo schema che accompagnava il rapporto dell’autopsia del corpo del Presidente, era stato indicato un punto di entrata del colpo nella schiena di Kennedy più basso rispetto a quello situato alla base del collo. Il disegno del comandante e medico J. Thornton Boswell, che effettuò l’esame sul cadavere, poneva in effetti il foro di entrata troppo in basso per collimare con la ferita in uscita sotto il pomo d’Adamo. Tuttavia la esatta posizione della ferita è stata descritta nell’autopsia stessa (si parla di 14 centimetri e mezzo sotto il processo trasverso destro): va infatti sottolineato che gli schemi delle autopsie non vogliono mai rappresentare disegni in scala di precisione. Servono per visualizzare il quadro patologico di insieme, senza pretesa di precisione assoluta (i fori vengono disegnati da medici con dei cerchietti nella zona interessata). L’autopsia stabilì che il foro nella schiena di Kennedy e quello alla gola erano legati a un unico proiettile.
Tale assunto è stato messo in dubbio da chi ha sottolineato che i periti settori non furono in grado di seguire con lo specillo (un apposito strumento medico) il tramite della ferita e quindi ipotizzano uno sparo che si fermò nella schiena del presidente. Questa ipotesi, però, è smentita sia dalla considerazione che la postura di un corpo esaminato da supino, ma ferito da seduto, muta necessariamente, e con essa la posizione reciproca di certe masse muscolari; dal fatto che l’autopsia parla chiaramente dei segni lasciati da questa palla (“Il proiettile ha attraversato i tessuti soffici soprascapolari e la porzione sopraclavicolare della base della parte destra del collo. Il proiettile ha prodotto la contusione della parte apicale destra della pleura e la lesione del della porzione apicale del lobo superiore destro del polmone. La pallottola ha contuso i muscoli del collo, danneggiando la trachea e uscendo dalla parte anteriore dello stesso”). E soprattutto dal fatto che le radiografie non evidenziano alcun proiettile rimasto nel corpo del presidente.
Il comportamento del proiettile è non solo lineare e spiegabile ma, per certi versi, obbligato: uscendo dalla gola del presidente inizia a capovolgersi (è il cosiddetto effetto tumbling) e prosegue la sua corsa finché trova la spalla di Connally. La ferita di entrata nel corpo del governatore misura 3,2 centimetri, ossia tanto quanto il proiettile, e presenta margini frastagliati, il che dimostra che entrò nel corpo di Connally verticalmente. Spezzata la quinta vertebra destra esce, leggermente deviato verso sinistra dall’urto con la costola, e frattura il radio (anche qui con foro d’entrata frastagliato), lasciando dei frammenti che verranno identificati, grazie all’attivazione neutronica, come provenienti proprio da quella palla. Ormai “spento”, il proiettile si infila appena sotto la pelle della coscia sinistra di Connally.
Il cappello di Connally. Si è sostenuto che un uomo col polso fratturato non possa reggere in mano un cappello. Non è vero. E la prova più lampante arriva proprio dal governatore Connally, che non solo continuò a reggere il cappello ben dopo che il colpo lo aveva raggiunto (come si vede nel fotogramma 266) ma addirittura serrava ancora la presa quando arrivò al Parkland Memorial Hospital e fu trasferito sulla lettiga. Connally stesso non sapeva di essere stato colpito anche al polso e solo il giorno dopo fu informato sulla natura delle sue ferite. La reazione al ferimento non si può condensare in una formula e le tantissime testimonianze di vittime di sparatorie o esplosioni riportano le circostanze più disparate: persone che non si rendono conto di essere ferite, o che sentono male a una mano quando magari la mano non c’è più.
Passiamo ai tempi di reazione del governatore. In passato la questione era posta in questi termini: Connally reagisce con evidenza tra i fotogrammi 231 e 235, mentre il colpo è stato sparato attorno al fotogramma 224. C’è quindi un lasso di tempo di tre quarti di secondo in cui il governatore è colpito ma non batte ciglio: ciò sarebbe impossibile. La casistica in materia non indica parametri statistici entro i quali un ferito debba presentare reazioni. Né esiste una rigorosa descrizione delle reazioni di espressione, di voce o di altra natura che il corpo umano ha se colpito da un proiettile. Dipende dal tipo di pallottola, dal tipo di ferite ricevute, dalle condizioni del soggetto, da una miriade di altre variabili. Tuttavia la questione del “ritardo” pareva risolta allorché si notò che già al fotogramma 224 il bavero della giacca di Connally si alza, come se qualcosa fosse passato tra il suo corpo e l’indumento. A questo punto alcuni ricercatori hanno sollevato una seconda obiezione: se ciò è vero, allora è Kennedy a reagire troppo presto, perché quando emerge dal cartello stradale porta già le mani alla gola. Osservando con attenzione il film di Zaprduder, tuttavia, si può notare come Kennedy, prima di scomparire dietro il cartello stradale, stesse iniziando ad abbassare il braccio destro con cui salutava la folla, e che la posizione delle due braccia sia compatibile con la postura assunta prima di “scomparire”. Si nota anche che, poco prima di sparire dalla vista di Zapruder, Kennedy stava salutando la gente alla sua destra (fotogramma 193). Ancor prima di finire dietro il cartello si nota ancora il suo braccio levato (fotogramma 204). Analizzando lo scorrimento del film è palese che il presidente avesse salutato e che stesse a poco a poco abbassando la mano. Quando si rivedono le sue mani, al fotogramma 224, non si scorge nulla di sospetto.
La prima reazione di Kennedy allo sparo, con tutta probabilità, è invece il far cadere in giù la mano destra e far scattare in alto il gomito destro, come si nota chiaramente dai successivi fotogrammi 225 e 226. Può essere stata una reazione neuromuscolare. Può essere una postura dovuta a un danno della spina vertebrale (la cosiddetta posizione di Thorburn). Questo non si può accertare. Nel famoso fotogramma 228 si vede Kennedy nella drammatica postura appena accennata: i critici meno affidabili (e tra questi c’è Oliver Stone, regista del film JFK – Un caso ancora aperto, hanno parlato di “mani serrate alla gola” da parte di un uomo “colpito da davanti”. In realtà Kennedy tiene i pugni stretti sotto il mento con i gomiti all’infuori, in una posa del tutto innaturale dovuta al colpo che lo ha appena trapassato. È ridicolo supporre che le mani si muovano verso la ferita perché il foro di entrata è sul davanti: un proiettile non è una puntura d’ape. Non si ha l’istinto di mettere le mani sul punto di entrata, così come Kennedy non si mise la mano sulla schiena per il colpo da dietro.
Il terzo sparo arriva al fotogramma 313: sulla circostanza non esistono dubbi di sorta. A poco più di 80 metri, Oswald spara e centra la testa del Presidente in pieno. Zapruder riprende la scena in tutta la sua tragicità. La palla provoca un piccolo foro d’entrata nella parte posteriore della testa, con un angolo di impatto di 15° e una dimensione ellittica di 15×6 millimetri, e fuoriesce nella zona fronto-parietale destra. Sul fatto che quello posteriore sia un foro di entrata non vi è dubbio alcuno, trattandosi di una soluzione di continuo ovalare con orletto escoriativo. La vastità della ferita in uscita, che misurava 13 centimetri nel diametro, è stata invece spesso equivocata. Si è parlato di “tempia esplosa”, di un colpo sicuramente sparato dal poggio. In realtà, entrando nella teca cranica il proiettile fa esplodere la calotta e crea un “effetto jet” che spinge la testa di Kennedy dapprima, quasi impercettibilmente, in avanti, e poi violentemente indietro e a sinistra, compiendo un movimento che assomiglia molto a quello di chi emerge dall’acqua e ruota la testa all’indietro per non far ricadere i capelli in faccia. Chi sostiene comunque l’esistenza di un killer dal poggio non sa spiegare né come costui possa aver ferito Kennedy da destra provocandogli una ferita sulla parte destra del cranio (con le ossa che si aprono in fuori) senza alcuna entrata, né sa spiegare la presenza di un foro di entrata posteriore se non parlando di due spari contemporanei, uno da dietro e uno da destra, senza però riuscire a mostrare gli effetti dello sparo laterale.
Ecco perché la materia cerebrale di Kennedy si distribuisce a 180 gradi rispetto alla posizione della ferita: lo spruzzo di sangue e di materia endocranica investe l’autista e l’agente seduto al suo fianco, Connally, la moglie e il motociclista sulla sinistra dell’automobile, Bobby Hargis. L’ipotesi di uno sparo alla tempia è smentita dallo stesso filmato di Zapruder, che mostra nei fotogrammi successivi al 313 la tempia destra di Kennedy intatta dopo il colpo. Le radiografie e le fotografie del corpo di Kennedy indicano chiaramente che le ossa craniche di Kennedy si sono aperte verso l’esterno “a rosa”. La radiografia del cranio di Kennedy, esaminata dagli esperti della commissione Warren prima e dell’HSCA poi, ha condotto auna risoluzione chiara: lo sciame metallico lasciato dal proiettile frammentato ha una ben definita direzione, unicamente compatibile con uno sparo proveniente da dietro. Al contrario non esiste alcuna evidenza (autoptica, fotografica, documentale, testimoniale) di alcun cecchino posto sulla destra dell’automobile presidenziale né in alcuna altra posizione se non al sesto piano del Texas School Book Depository. E se mai quel cecchino fosse esisito non si può affermare che abbia fatto alcunché, a meno di non dover ammettere che tutto il materiale a disposizione (filmati, fotografie, documenti) sia stato creato ad arte. Una falsa asserzione che ha convinto moltissime persone è quella per cui un uomo colpito alla tempia destra si muove obbligatoriamente nella direzione opposta. Come dice la seconda legge di Newton: un oggetto colpito in una sua parte si muove nel verso opposto. Tale assunto è però in contrasto con le conoscenze scientifiche in merito di balistica e patologia forense. Nel caso dell’omicidio Kennedy la vittima si muove indietro e a sinistra proprio perché colpita da dietro e proprio perché l’esplosione del cranio con violenta fuoriuscita di tessuto e liquidi provoca un brusco scatto in direzione opposta a quella dello scoppio.
Questa è una ricostruzione in 3D che adotta la visuale di Lee Harvey Oswald appostato al sesto piano del deposito dei libri con il suo Mannlicher Carcano. I tempi, i movimenti dell’automobile e dei corpi, il primo colpo andato a vuoto: tutto torna.
La tragica impresa di Lee Oswald fu questa. Sui tempi della sparatoria, sulle qualità del fucile e sui movimenti di Oswald potete leggere qui.
Qui potete trovare, invece, ulteriori considerazioni sul primo colpo, quello andato a vuoto.

The Cosa è successo in Dealey Plaza by Federico Ferrero, unless otherwise expressly stated, is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
Tags: Abraham Zapruder > Bobby Hargis > Bonnie Ray Williams > Dealey Plaza > deposito dei libri > dinamica dell'attentato > ferita alla gola > ferita alla schiena > ferita alla testa > Harold Norman > J. Thornton Boswell > James Jarman > James Tague > John Connally > John Kennedy > Lee Harvey Oswald > Mannlicher Carcano > pallottola magica > reperto 399 > Robert Artwohl > sesto piano > Vincent P. Guinn
Comments
19 Responses to “Cosa è successo in Dealey Plaza”
Leave a Reply







gennaio 2nd, 2010 @ 21:56
Federico, ti leggo spesso e trovo che la tua penna sia di grandissimo talento. Anche io non sapevo della tua passione per il caso di Kennedy e anche se credevo oro colato il film di Oliver Stone la tua ricerca mi ha messo davvero in crisi. Grazie per avermi dato gli strumenti per pensare con la mia testa e non quella di Stone!!
gennaio 3rd, 2010 @ 17:40
grazie mille
ff
gennaio 4th, 2010 @ 11:07
Quello che trovo incredibile è che la gran parte del pubblico sia ancora fermo a convinzioni preistoriche: il colpo da davanti perché la testa va all’indietro, la pallottola magica, il fucile di Oswald scrauso. Secondo me la tua posizione ha solo un punto debole: quello che ti “schiera” con il governo, rendendoti meno simpatico al lettore “medio” che ti pensa servitore dei potenti.
Ciò che è indiscutibile è la tua serietà e bravura argomentativa: troppi cialtroni e/o analfabeti affollano il web e la tv…
G.
gennaio 4th, 2010 @ 14:01
lo so bene: ma io non sono né pro né contro “il governo” (pur non avendo mai condiviso le politiche repubblicane) e credo di averlo dimostrato in più occasioni. cerco di restare ai fatti e di verificarli.
prima si stabilisce cosa è successo, poi si cerca un perché. se il “cosa” dimostra che Oswald è unico colpevole è inutile chiedersi “chi” possa aver avuto interesse a uccidere Kennedy: al più possiamo pensare a chi abbia avuto da ringraziare Oswald.
gennaio 14th, 2010 @ 03:25
C’è una confessione o presunta tale dell’uccisione di Kennedy di James Files, che sostiene di aver sparato dalla collinetta quasi nello stesso istante di un altro cecchino che sparava dal sesto piano.
Ci sono video su youtube e tesi sostenute da un certo Mazzucco nel libro l’altra Dallas.
Mettendo su gogle
kennedy youtube confessione
si possono trovare video a link a questa ipotesi.
Che ne pensa l’autore di questo sito?
Credo che sia giusta cosa considerare questa possibilità e indagare, essendo una presunta confessione.
gennaio 14th, 2010 @ 03:37
Ecco i tre video dell’idea del complotto di MAZZUCCO con la confessione di Files
http://www.youtube.com/watch?v=tM5UK-wjJPs&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=3qINQ7WiMJ8&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=6QNA_mWoWjs&feature=related
gennaio 14th, 2010 @ 09:23
Aspettando Federico Ferrero su James Files, Lorenzo, leggiti come è andata a finire la “performance” di Mazzucco a Matrix: non il solo Ferrero ha mostrato che Mazzucco ha “sparato” delle balle spaziali su Oswald, ma anche a casa sua è stato sbugiardato (http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=3454).
Grazie
NovoSad
luglio 1st, 2010 @ 15:08
[...] in soli 5,6 secondi. Risultò un lasso di tempo minimo di 5,6 secondi, massimo di circa otto. La ricostruzione della sparatoria non lascia dubbi: tre colpi in meno di otto secondi erano fattibili, tutt’altro che [...]
settembre 7th, 2010 @ 17:05
Gentile Dott. Ferrero,
innanzitutto devo congratularmi con Lei per l’analisi e l’eccellente lavoro che sta dietro a questo sito.
Posso annoverarmi anch’io, sebbene da pochi giorni, nella schiera dei complottisti pentiti, essendo stato vittima più che altro dell’opera di Stone, ma in fondo anche di quel “chiacchiericcio popolare”, che da sempre accompagna questa pagina di storia.
A dire il vero, il mio momento di lucidità è arrivato solo poche decine di ore fa, in conseguenza della visione del documentario “In the target car”, dove la tesi della pallottola magica viene indubbiamente sfatata (obiettivo del resto raggiunto anche dalla Sua analisi di cui sopra).
Quel che però rimaneva per me ancora da chiarire era il movimento (indietro e a sinistra) di Kennedy, forse il più forte elemento della tesi cospirazionista. Le confesso infatti che la mia impressione è che il jet effect possa essere un argomento piuttosto debole per giustificare il repentino movimento del Presidente (può tale effetto essere così potente da annullare e persino superare il momento che il proiettile imprime alla scatola cranica nell’impatto?).
Poi, riguardando più volte la sequenza del terzo sparo, qualcosa di diverso ha finalmente colpito la mia attenzione:
- il Presidente, appena prima del colpo mortale, è piegato in avanti in virtù del dolore alla gola, che gli crea un visibile irrigidimento della muscolatura (reazione tipica in condizioni di acuto dolore fisico); possiamo infatti notare che mentre egli è ricurvo in avanti, il suo corpo è anche sollevato dal poggiaschiena dell’auto, in una condizione di forte stress muscolare;
- in conseguenza dello sparo, si assiste prima al sussulto delle membra, e poi ovviamente al collasso del corpo, per la repentina mancanza dell’input cerebrale alla muscolatura, che fino a quel momento era appunto mantenuta in forte tensione.
E qui arriva il punto che vorrei portare alla Sua attenzione di esperto del caso: è possibile che tra la miriade di indagini (ufficiali e non) non sia mai stata portata all’attenzione degli inquirenti la possibilità che quel movimento – indietro e a sinistra – fosse in realtà PRINCIPALMENTE dovuto alla reazione ultima del sistema nervoso di Kennedy? Insomma, la prevedibilità nel movimento di un corpo quando l’input nervoso viene a mancare non mi sembra cosa facile, né con la scienza balistica, né tanto meno con la fisica delle forze in gioco.
Tutti facciamo uno scatto quando picchiamo un ginocchio contro uno spigolo, e non è detto che lo faremmo sempre nella stessa direzione, poiché è pura ed imprevedibile reazione nervosa quella che governa le azioni di risposta immediata del nostro organismo.
Infatti, anche il braccio destro di Kennedy sussulta al momento dell’impatto, ma per questo nessuno ha mai suggerito (almeno finora, grazie a Dio!) che una pallottola potesse aver colpito contemporaneamente il braccio, dal basso verso l’alto, per giustificarne il movimento.
Certo, il corpo è repentinamente scattato a sinistra e indietro, ma ne farei una questione di casistica, più che di fisica (che vuole includere sia le tesi dello sparo dal davanti, che tirano in ballo Newton, sia l’effetto jet): avrebbe potuto scattare in avanti, o a destra, con la stessa probabilità, semplicemente perché la reazione muscolare dovrebbe essere considerata come imprevedibile.
Mi lasci in ultimo chiarire che non è mia intenzione screditare la Sua (e probabilmente anche di altri esperti di balistica) tesi che l’effetto jet fosse la causa prima di quel movimento.
Il mio obiettivo è solo quello di portare alla Sua attenzione la meraviglia che mi ha colpito, per il fatto di non aver mai incontrato questa semplice spiegazione “neurale” in tutta la mole di documentazione che ho consultato in rete in questi giorni.
La domanda finale in sistesi è: Lei mi sa dire che questa variante sia mai stata considerata in sede di analisi?
La ringrazio in anticipo per la risposta.
settembre 9th, 2010 @ 17:06
caro Claudio, grazie per il suo intervento. ciò che lei dice è condivisibile ma non una novità: in effetti, come lei suggerisce, il coinvolgimento del sisetma neuromuscolare può senz’altro essere stato alla base dello scatto del presidente dopo lo sparo fatale o, comunque, aver concorso all’evento. lo shock del sistema nervoso colpito nel suo ‘cuore’, il cervello, può senz’altro aver dato un impulso tradotto in movimento ‘a scatto’ del capo. tuttavia è difficile escludere la potente eiezione di sangue, tessuti e materiale cerebrale per la forte pressione creata dal passaggio del proiettile. insomma, sicuramente quella che lei nota può essere stata una concausa, quantomeno.
per la posizione di JFK precedente lo sparo alla testa: tenga anche conto del fatto che il presidente indossava un busto ortopedico, al momento della sparatoria.
grazie e a risentirla
FF
luglio 6th, 2011 @ 14:48
Buongiorno Federico,
mi sono già presentato altrove sul tuo sito ma lo farò nuovamente: sono un complottista semi-pentito ; ) e ultimamente bazzico più sulla strada “ufficialista”. Il mio interesse per JFK risale a prima del noto film di Oliver Stone, anche se, come tutti voi quel film ha esploso la mia sete di conoscenza sui fatti narrati. Ultimamente mi sono nuovamente lanciato nei fatti di Dealey Plaza dopo aver cambiato completamente la mia opinione sul 9/11. In quel caso un attento e documentato debunk aveva fatto crollare le mie (tenui) convinzioni complottiste. Sull’onda della conversione ho affrontato pacatamente anche il sensazionalismo delle tesi complottiste di Dallas e mi sono sorpreso ad essere più incline ad ascoltare la voce di Clay Shaw che quella di Jim Garrison. Ti scrivo perchè nel mio web-zapping fra siti complottisti e “ufficiali” non sono riuscito a trovare risposte esaurienti su tutti i miei dubbi. Ho letto e seguito diversi tuoi link e argomentazioni e ne ho sempre apprezzato l’onestà intellettuale e l’esatta documentazione, ammiro la tua pacatezza e stimo il tuo lavoro, è per questo che scrivo in questo sito e non altrove. Scrivo a te, per chiederti di sciogliere alcuni dubbi o indirizzarmi a link che mi saranno utili, anche se so che le risposte richiedono tempo e gli impegni si accavallano. Così passo subito alle mie domande e premetto che gran parte di quello che conosco sui fatti proviene dal film di Stone, anche se ormai grazie al tuo sito e a youtube ho consultato molte risorse che hanno alzato il livello medio delle mie conoscenze. Le eventuali posizioni “complottiste” che emergono dalle mie domande le ho mutuate dal sito di Giuseppe Sabatino (una pagina in particolare http://www.jfkennedy.it/Qualchecommentosujk.it.html). Ultima premessa: confesso la mia ignoranza in materia e apprezzerò qualsiasi smentita o confutazione vorrai sottopormi. Ecco le mie perplesità:
Prima degli spari:
- “Perchè aspettare fino a Elm street” – trovo molto plausibile la tua spiegazione alla questione, il dubbio che ho la tocca in minima parte. Quanto tempo prima Oswald, o qualsiasi altra persona, poteva sapere che il corteo sarebbe passato in Dealey plaza transitando in Houston street e in Elm street? Sulla rete ho trovato le risposte più disparate e vorrei sentire la tua opinione di serio ricercatore.
- “Capacità di tiratore di Oswald” – Non voglio entrare nel merito della difficoltà intrinseca dei tiri o delle qualità o difetti del mannlicher-carcano, sono d’accordo con te che quanto presente in rete o su youtube, unito agli studi e test condotti sia ormai esauriente per trarre le tue stesse conclusioni. Piuttosto i miei dubbi riguardano le capacità di Oswald quando era nell’esercito, e in seguito la sua frequentazione di poligoni ufficiali o “casalinghi” (cioè veri e propri poligoni da cui l’episodio “… pensavo di sparare a quel figlio di … Kennedy …” o posti in cui lontano da sguardi indiscreti Oswald si esercitava). Sul primo tema è scritto tutto e il contrario di tutto, i complottisti citano
Delgado e si servono delle sue deposizioni (più di una secondo Sabatino) unitamente ai risultati delle sue esercitazioni per arrivare alla conclusione che era un tiratore mediocre. Gli “ufficialisti” citano Delgado (analizzando il contesto diverso della sua frase, come fai tu) e gli stessi risultati per giungere alla conclusione opposta. In particolare mi ha colpito l’analisi dei risultati dei test di Oswald condotta da Sabatino (cita i commenti di un ufficiale su quei test, il quale afferma che erano i risultati di un tiratore mediocre) … a chi credere? Sul secondo tema vorrei chiederti quali sono i dati di fatto sulla pratica del tiro a segno esercitata da Oswald?
Primo sparo:
- Ferita di Tague – certo il primo sparo è quello di cui si sa meno e si congettura di più, ma mi chiedo (e ti chiedo) è plausibile che un proiettile sparato mirando a JFK grossomodo nella zona in cui i rami di quercia intersecano la traiettoria Oswald-JFK, possa rimbalzare sull’asfalto e arrivare a ferire Tague, direttamente o indirettamente, che secondo fonti e immagini (provate?) si trovava in fondo a Elm street all’imbocco del tunnel?
- Resti del proiettile – ho provato a cercare delle fonti in merito, e non sono riuscito a trovare nulla, esistono dei dati di fatto in merito?
Secondo sparo:
- Proiettile magico – Non intendo tediarti su questa teoria, ho visto le ricostruzioni della BBC e quanto si può trovare su youtube e convengo che di magico ci fu solo la malizia con cui Garrison (o Oliver Stone, per quanto ne so) riprodusse le posizioni di JFK e di Connely in aula. Il cosidetto proiettile magico in realtà sembra compiere una traiettoria lineare, deviata solo dai corpi rigidi delle ossa che incontrò nel suo percorso. I dubbi che ho riguardano principalmente :
- le argomentazioni di Sabatino secondo cui la quasi totalità dei medici e dei paramedici testimonio che il foro alla gola di JFK era un foro d’entrata
- La posizione di Kennedy negli istanti dello sparo – Ho letto nel tuo sito che suggerisci come possibilità che si tratti di un riflesso conosciuto in medicina come “posizione di Thorburn”, tale posizione deriva da un danno della spina dorsale, il mio dubbio è: se nell’attraversare il corpo di Kennedy si è sempre detto che il proiettile investì solo tessuti molli, tu con la “posizione di Thorburn” suggerisci che fu lesa anche la spina dorsale, ci sono prove autoptiche di questa lesione? e se tale lesione ci fu, fu coerente con la traiettoria del proiettile? e il proiettile non avrebbe dovuto deviare o lesionarsi significativamente ledendo la spina dorsale? Infine la posizione di kennedy sembra anticipare di molto la reazione e la smorfia di connely o è solo una sensazione data dal vedere il filmato in slow motion? a quanti secondi ammontano i fotogrammi che le separano? … dubbi senza malizia, non voglio sostenere tesi opposte ma superare la mia ignoranza sull’argomento
- Stato del proiettile – Una delle poche immagini del film di Stone che a distanza di anni ho ancora vivide nella mente è quella del ritrovamento della pallottola magica … una mano in primo piano e sullo sfondo quella che presumibilmente è la barella di Connely-la mano si apre e un proiettile perfettamente intatto cade nella barella-primo piano sul proiettile nuovo di zecca, la mano sparisce …
Il proiettile intatto è un mito, (anche Stone fa ammettere a Garrison “… pressochè intatto”, che per me è come dire che una ragazza è quasi vergine … o lo è non lo è) in realtà, come si vede, il proiettile, innanzitutto è stato sparato, inoltre è consumato ma non distrutto, ne del resto dovrebbe esserlo visti gli ostacoli trovati … ma il mio dubbio riguarda le circostanze del ritrovamento: nelle analisi delle traiettorie si dice sempre che il proiettile terminò la sua corsa infilandosi sotto la pelle della coscia di Connely, da altre parti si dice che fu trovato nella barella di Connely: quindi non rimase nella coscia di connely? fu trovato davvero nella barella?
Terzo sparo:
- Indietro e a sinistra – Anche qui l’ottimo documentario della BBC, e i test sull’effetto jet mi sembrano non dico conclusivi ma ragionevolente probanti del colpo da dietro. Le uniche domande che mi sono rimaste sono: esistono studi o segni nei tessuti e nelle ossa del cranio che siano compatibili con un foro d’entrata e un foro d’uscita? è corretto dire che il corpo di Kennedy andò avanti reclinandosi per effetto del colpo ricevuto e poi indietro e a sinistra per l’effetto jet del cranio che esplode, e per effetto di ulteriori cause quali possibili spasmi neurali e/o accellerazione dell’auto effettuata dall’autista?
- Resti del proiettile – Dal documentario che ho visto su youtube viene tracciata una linea continua che dalla finestra del 6 piano attraversa il cranio di Kennedy e termina in quella che sembra una ricostruzione del cruscotto dell’auto presidenziale, in un punto nei pressi del volante dell’auto: il proiettile fu veramente trovato nel cruscotto? Mi sembra di aver letto che si frantumò, se così fosse qualche frammento si conficcò nel cruscotto?
Dopo gli spari:
- Interventi dei medici – Nelle tue argomentazioni in risposta ad un collage di medici inviato da Mazzucco sostieni che questi medici non prestarono troppa attenzione alle ferite al cranio, non spostarono addirittura JFK perchè tesi nello sforzo di salvargli la vita, il mio dubbio è: al fine di salvare la vita di JFK non dovrebbe essere stato determinante stabilire la natura delle ferite al cranio? allo scopo per esempio di fermare un eventuale emoraggia? Di nuovo, è vero che la ferita alla gola fu da loro ritenuta un foro d’entrata? In sede di autopsia furono date le stesse conclusioni sulla natura e la dinamica delle ferite inferte a JFK?
Infine permettimi alcune domande banali (forse le uniche domande maliziose che ti voglio porre), che sconfinano nel campo della soggettività, ma su cui mi piacerebbe conoscere la tua opinione:
-sarebbe stato possibile all’epoca manomettere il filmato di zapruder?
-La commissione Warren avrebbe potuto “spingere” le dichiarazioni dei testi o la conduzione delle indagini allo scopo di raggiungere una verità assoluta che non permettesse il sorgere di dubbi e “stabilizzasse” così un opinione pubblica profondamente scossa?
-Sposare la teoria del “Lone gunman” equivale veramente a rigettare l’ipotesi del complotto? Ovvero è possibile che Oswald non fosse un pazzo solitario ma un esecutore con un mandante? Come vengono giustificate ufficialmente la sua entrata in URSS e la sua fuga dall’URSS (per giunta portando con se un cittadino sovietico anche se erano sposati) e il suo rientro in USA nel momento più caldo della guerra fredda?
Lo so sono molte, troppe domande per un uomo impegnato ; ) … te le ho poste lo stesso, anche se troverai il tempo di rispondere solo a qualcuna di queste mi farai un gran favore e magari guadagnerai un anima alla tua causa ; )
Scusa per il vergognoso e logorroico dilugamento su questioni su cui avrai scritto centinaia di pagine. Ti rigrazio in anticipo per l’eventuale risposta che avrai la gentilezza di scrivere.
Grazie anche per la pazienza e complimenti ancora per il sito.
Marco
luglio 6th, 2011 @ 17:46
Ciao Marco,
grazie a te per avermi fatto delle domande interessanti per molti di quelli che si avvicinano al caso Kennedy. non solo non mi hai infastidito, anzi, ho deciso istituire nuovamente (c’era già nel 1999 o giù di lì) una sezione dedicata alla ‘posta dei lettori’. Inizierò rispondendo alla tua domanda, anche se ci vorrà un po’ di tempo…
grazie
FF
luglio 15th, 2011 @ 08:27
Buongiorno Federico,
ti ringrazio per la prima parte della tua risposta. Attendo con interesse le rimanenti parti. Ti scrivo per chiederti notizie del libro che ho visto citato in più parti di questo e altri siti: “Ecco chi ha ucciso John Kennedy”, di Diego Verdegiglio. So che, approffittando del fatto che l’autore è ben presente su Johnkennedy.it, è possibile richiederne copia a lui personalmente, ma le informazioni che ho trovato a riguardo erano tutte datate. Per cui vorrei chiederti se è ancora possibile farlo e a quale indirizzo mail, oppure se sono previste sue ulteriori pubblicazioni sull’argomento.
Grazie come sempre del tempo che troverai per rispondermi.
Marco
agosto 26th, 2011 @ 19:09
Per non essere complottisti bisognerebbe ammettere che i colpi sparati furono soltanto tre ma non è così.
Dopo l’ultimo colpo mortale la gente correva verso la collinetta perchè da lì è provenuto il colpo, non è stato l’eco altrimenti dalla collinetta si sarebbe sentito l’eco anche dei primi due spari.
Oswald così campione da centrare perfettamente un corpo in movimento a 80 metri come fa a sbagliare di diversi metri il primo colpo? La scusa dell’albero non basta perchè lui era un ottimo tiratore.
Oswald così campione e così citrullo? Io quanto meno avrei cercato di occultare il fucile o me lo sarei portato via, non era impossibile per uno che lavorava lì! E poi che fa? Prima va a casa e poi al cinema? Sapendo di aver lasciato il suo fucile con le sue impronte nel deposito libri? Ma dico stiamo parlando di un demente allora!
agosto 26th, 2011 @ 19:44
caro Sebastiano, se leggerà la FAQ del sito e cercherà notizie sui movimenti degli spettatori, sui risultati delle indagini e degli esami troverà le risposte ai suoi dubbi (e alle sue false certezze, soprattutto).
grazie
FF
ps Noto che la leggenda del colpo impossibile perché a ben 80 metri resiste più di molte altre. mi piace ripetere che (a parte l’allontanamento di Kennedy, che era rettilineo e costante) 80 metri con un Carcano sono una distanza ridicola, tanto che non servirebbe neanche usare il telescopio, basterebbero le tacche del mirino a traguardi. col Carcano e fucili similari (e un’ottica adeguata) si colpiscono bersagli di pochi centimetri a chilometri di distanza.
agosto 28th, 2011 @ 21:07
@Sebastiano. Non cadere nella classica trappola complottista: poichè qualcosa non mi torna, allora è CERTO che è andata diversamente. Con questo fantastico strumento mentale potrai poi dire che le persone che correvano verso la collinetta erano della CIA, perchè se uno sente degli spari col cavolo che va VERSO gli spari, ma scappa via. Oswald è demente e la CIA, invece, che non silenzia il fucile del secondo sparatore? E che obiezione è quella del percorso di Oswald dopo l’attentato, visto che la tesi alternativa unica finora è che ci fossero ALTRI sparatori oltre ad Oswald? Stai avanzando una nuova teoria secondo cui Oswald non era nella biblioteca quel giorno? No, perchè Oliver Stone ci fa JFK 2, il ritorno…
agosto 30th, 2011 @ 22:00
Rispondo a AFMcrime e saluto il Sig. Federico.
Premetto che sono alla ricerca della verità, pronto a rimettere tutto in discussione.
Quando parlo dei movimenti di Oswald parlo di un dato di fatto così come i tre colpi sparati da quella finestra, una teoria secondo cui Oswald non si trovava al deposito durante la sparatoria non mi risulta di averla esposta.
La mia era una domanda implicita: una persona che ha commesso un simile omicidio lasciando l’arma del delitto sul posto con le sue impronte, che fa? Fa quello che ha fatto Oswald? Cioè aspetta che la polizia lo catturi! Se qualcosa non torna quanto meno ti poni delle domande e fai delle ipotesi, siccome non credo che Oswald fosse così stupido, mi chiedo allora se per caso non gli sia venuto meno l’appoggio promessogli da qualcuno o che non sia stato lui a sparare. Non sto provando niente, è una riflessione.
I migliori fucili silenziati emettono quanto meno un fragore simile allo sbattere di una porta.
Non è detto che sentendo degli spari tutti scappino dall’altra parte, dai filmati che ho visto sembra il contrario, forse perché da lì non è pervenuto nessuno sparo, ma allora perché verso la collinetta? Anche un poliziotto della scorta posteggiò la moto per salire sulla collinetta.
Qualcuno ha testimoniato di avere sentito anche odore di polvere da sparo, qualcun altro ha visto del fumo. Può essere suggestione ok.
Quanto detto sopra non prova niente e può non significare niente, può anche darsi che io non abbia ancora una completa conoscenza dei fatti. Non è su questo però che baso le mie convinzioni.
Il primo colpo finisce nel sottopasso, il secondo nella coscia di Connally, il terzo non so bene, forse nel cruscotto o nel pavimento della limousine (secondo la teoria del colpo da dietro non potrebbe essere altrimenti!) Ma allora il foro al centro ed in alto del parabrezza come è stato fatto? L’altro colpo che ha ammaccato quasi al centro il fascione dell’auto (quello in alto) come è stato fatto, prima non c’era! Resta il dubbio che possa essere stato sparato qualche colpo in più.
Terzo sparo. E’ qui lo zoccolo duro per me. Secondo le leggi della fisica non può venire da dietro, e non credo assolutamente alla reazione neuromuscolare, da giovane ho visto macellare degli animali con un proiettile alla testa, black out istantaneo, nessuna risposta neuromuscolare.
Effetto “jet”, causato dalla repentina intrusione del proiettile nel tessuto cerebrale, ha un valore infinitesimale rispetto all’energia rilasciata dall’impatto del proiettile con le ossa del cranio.
Siamo in presenza di un corpo che mantiene il proprio stato di moto (non ci sono accelerazioni), da dove riceve quell’energia? Ricordiamoci che la testa di Kennedy era già abbassata in avanti.
settembre 8th, 2011 @ 18:31
“se per caso non gli sia venuto meno l’appoggio promessogli da qualcuno o che non sia stato lui a sparare”. Appunto. O c’è il complotto, ma tu non sei complottista, oppure avanzi una nuova ed inedita teoria secondo cui Oswald non era su quella finestra. Ora cerco il numero dell’FBI perchè questa pista non l’aveva ancora proposto nessuno (non so se noti dove ti infili, con questo andazzo…)
“nessuna risposta neuromuscolare”. Quindi nè in avanti nè indietro nè a lato. Quindi come mai il capo si muove in quel modo? E, come dici tu nessun proiettile che trapassa ti fa fare il movimento contrario. Solo una fucilata a pallettoni fa una cosa del genere. Alla fin fine porti una piccola serie di congetture di poco spessore, dalla chiara impronta complottista, insomma…
settembre 11th, 2011 @ 06:19
Per me il complotto c’è stato, da quello che ho scritto mi sembra così palese!!!
Lascia stare nuove teorie e battute sul numero dell’FBI ecc. Hai argomenti per farmi capire come mai quei fatti che a me mi fanno pensare al complotto a te ti fanno pensare il contrario? Perche io penso che ascoltare altri punti di vista aiuti a trovare la strada e magari a ricredersi.
Però per favore non dire che porto una piccola serie di congetture di poco spessore! Ma ti rendi conto?