La vita di Lee Harvey Oswald

Posted on | settembre 3, 2008 | 8 Comments

Lee Harvey Oswald nasce il 18 ottobre 1939 a New Orleans in una famiglia della piccola borghesia statunitense. Il padre muore poco prima della sua nascita e la madre Marguerite si trova a dover crescere da sola Lee, il fratellastro John Pic e il fratello maggiore Robert Oswald. Lee passa l’infanzia sballottato da una famiglia all’altra, da vicini di casa a parenti, mentre i suoi due fratelli vengono chiusi in riformatorio poiché la madre non ha denaro sufficiente per mantenerli. L’infanzia di Oswald è molto difficile, i problemi aumentano quando la madre si risposa trasferendosi a Dallas. Il secondo matrimonio, tuttavia, naufraga poco tempo dopo e Marguerite si trasferisce nuovamente, questa volta a New York; approfitta della partenza per il servizio militare dei due figli maggiori per dedicarsi al figlio più piccolo, che non ha amici e ha sofferto in maniera particolare i continui cambiamenti di città e vita.

 
Il carattere di Oswald muta in maniera repentina. Da ragazzo triste e solitario ma sostanzialmente innocuo diventa infatti aggressivo e violento, al punto tale che la direzione della scuola da lui frequentata chiede una perizia psichiatrica. La diagnosi è pesante: il piccolo Oswald risulta essere un giovane disturbato, manesco, in preda a frequenti deliri di onnipotenza, del tutto separato rispetto al contesto sociale e gravemente sofferente per una perdurante carenza affettiva. Il giudice competente ordina che il ragazzo sia sottoposto a cure adeguate ma la madre si rifiuta di obbedire all’ordinanza e scappa a New Orleans col ragazzo. Il comportamento di Oswald peggiora ulteriormente: Lee abbandona la scuola a sedici anni e tenta di arruolarsi in Marina. La sua domanda per entrare a far parte degli United States Marine Corps è tuttavia respinta.
La sua vita prosegue fra continui spostamenti (più di venti in meno di vent’anni) finché, nel 1957, Oswald riesce finalmente ad arruolarsi nei Marines raggiungendo il fratello Robert. La sua situazione tuttavia non migliora, spesso si ritrova isolato ed emarginato per il suo carattere schivo e le sue dichiarate simpatie comuniste. Oswald era già appassionato di armi e si era procurato un fucile Marlin calibro 22 per addestrarsi prima dell’arruolamento. Non perde la sua passione per le armi nel servizio militare tanto che, poco prima di essere trasferito in una base aerea giapponese, subisce un provvedimento disciplinare per essersi accidentalmente sparato a un braccio con una pistola non registrata. In seguito a un altro episodio di insubordinazione (si mette a sparare a casaccio da una torre di guardia) Oswald è punito con un nuovo trasferimento in Giappone e viene, di fatto, declassato e isolato.

Durante la prima metà del 1959 decide di dare una svolta alla propria vita: chiede e ottiene di abbandonare il corpo dei Marines, passa a salutare la madre a Fort Worth e si imbarca per Helsinki, con lo scopo di fare ingresso in Unione Sovietica. Arrivato a Mosca chiede la cittadinanza sovietica ma la sua richiesta viene respinta. Affranto dal fallimento tenta di togliersi la vita nell’hotel in cui è alloggiato tagliandosi le vene, ma la sua guida turistica se ne accorge e lo soccorre portandolo in ospedale, dove gli viene salvata la vita. L’episodio si rivela un colpo di fortuna: Oswald è accolto in Russia, gli viene trovato un lavoro e offerto un alloggio a Minsk, con un permesso di soggiorno e uno stipendio piuttosto sostanzioso per gli standard di vita sovietici dell’epoca.

Oswald conosce e sposa nel giro di pochi mesi Marina Nikolaevna Prusakova, una giovane collega di lavoro. Nel frattempo però il suo sogno di una nuova vita si trasforma nell’ennesimo fallimento: la vita in Russia è molto più dura di quanto non pensasse e il lavoro come operaio in una fabbrica per la produzione di radio è lontano dai suoi sogni rivoluzionari. Oswald quindi, superando le difficoltà del caso, rientra negli Stati Uniti con la moglie Marina e la figlia June Lee, nata da poco. Il governo americano gli anticipa i soldi per il viaggio concedendo a Oswald la possibilità di un rimborso a rate ma Oswald si rende conto che nessuno in patria è pronto a riaccoglierlo: si sente un eroe dimenticato da tutti, un grande uomo che per qualche motivo nessuno vuole riconoscere. Inizialmente va a vivere dal fratello Robert, quindi la madre Marguerite compra una piccola casa a Fort Worth e ospita Lee e la sua famiglia. La convivenza entra subito in crisi per i continui litigi di Lee con la madre e la famiglia Oswald si trasferisce in una cadente casa di legno. Marina conosce una piccola comunità di russi esuli in Texas e inizia a frequentarli. Oswald al contrario resta chiuso nel suo isolamento e continua a vaneggiare (sia nei suoi diari sia nei discorsi col fratello e i pochi conoscenti) di una incombente rivoluzione e della necessità di sovvertire con le armi il potere costituito.

Nel 1962 Oswald deve ancora compiere 22 anni ed è alla ricerca di un lavoro. Trova un impiego a Dallas come tipografo e usa il tempo libero per coltivare la sua “vita parallela”: si fabbrica una carta d’identità falsa col nome di Alek James Hidell (Alek era il suo nomignolo a Minsk, Hidell è la storpiatura di Fidel, il suo idolo rivoluzionario) e si dedica ai libri di spionaggio e intrighi internazionali. È convinto che l’FBI, che lo ha interrogato un paio di volte dopo il suo ritorno dalla Russia, lo controlli e usa il nome falso per procurarsi riviste militanti tramite una casella postale. I pochi soldi della tipografia permettono a Oswald di affittare un piccolo appartamento alla periferia di Dallas ma la situazione familiare non migliora. I litigi e le violenze sono all’ordine del giorno e Marina si ritrova sola nelle mani di un uomo frustrato e disturbato. Dopo mesi Oswald riesce a estinguere il debito del viaggio e spende i primi soldi messi da parte per le armi: acquista una pistola Smith&Wesson e si distrae al poligono di tiro, suo passatempo preferito. La moglie trova nel frattempo un po’ di tranquillità grazie a una nuova amica, Ruth Paine, una signora americana desiderosa di imparare il russo.

Oswald distribuisce volantini pro Cuba

Poco dopo Oswald compra un fucile modello Mannlicher-Carcano (costruito nel 1940 in Italia, nella Regia Fabbrica d’Armi di Terni) e riesce a farsi assumere da una ditta di caffè a New Orleans, luogo in cui ha trasferito la sua residenza. Si appassiona alla guerriglia cubana e decide di aprire un ufficio del Fair Play for Cuba Committee (Comitato per la lealtà verso Cuba), un’organizzazione pro-Castro con sede a New York. Anche quest’iniziativa si rivela l’ennesimo fallimento: nessuno si iscrive all’organizzazione nonostante Oswald mandi rapporti pieni di entusiastici (e fantasiosi) racconti sulla propria attività a favore di Fidel Castro agli ignari fondatori del comitato. Licenziato ancora una volta, Oswald entra in depressione. Di questi mesi è una lite con anticastristi cubani, che lo sorprendono a distribuire volantini a favore di Fidel pochi giorni dopo una visita dello stesso Oswald al loro gruppo. Oswald viene trattenuto per una notte in prigione e successivamente invitato a una trasmissione radio (potete ascoltare da YouTube, cliccando qui, l’intervista effettuata il 17 agosto 1963 dal giornalista William K. Stuckey) per spiegare la propria attività. Ma la solitudine presto si impadronisce nuovamente di lui: passa le giornate chiuso in casa a giocare con il fucile e fantastica di rivoluzioni con la moglie. Nell’estate 1963 Oswald si convince che è di nuovo tempo per una azione clamorosa e si reca a Città del Messico per farsi rilasciare un visto per Cuba: lo ottiene spacciandosi per un fotografo. Si reca così all’ambasciata russa in Messico per avere un visto per l’Unione Sovietica, documento che potrebbe accelerare la sua pratica per Cuba. Ma anche questa volta le sue speranze non trovano soddisfazione.

Ruth Paine nel 2004

Torna a Dallas il 3 ottobre. Marina si è trasferita dall’amica Ruth Paine. Oswald è ancora una volta senza lavoro. Affitta una camera e si registra sotto falso nome (O. H. Lee), convinto che i federali lo seguano. La signora Paine lo aiuta e, tramite un conoscente, gli fa ottenere un colloquio di lavoro presso il deposito dei libri scolastici di Dallas. Inizia a lavorare il 15 ottobre. Verso la fine di novembre l’impiegato del Texas Book School Depository Lee Oswald capisce che il viaggio del Presidente Kennedy a Dallas può rappresentare un’occasione irripetibile. La mattina del 22 novembre 1963 si sveglia, va nel garage a prendere il suo fucile e si fa accompagnare al lavoro da un vicino di casa.

Alle 12.30 si sentono degli spari in Dealey Plaza, mentre il corteo del Presidente sta attraversando la città per recarsi all’International Trade Mart, un centro di uffici commerciali fuori Dallas in cui Kennedy è atteso per un discorso e un banchetto. Kennedy è colpito a morte , il governatore del Texas John Connally è gravemente ferito. Dopo la sparatoria Oswald abbandona il luogo di lavoro senza chiedere un permesso lasciando il fucile con le sue impronte al sesto piano. Prende un autobus, un taxi e va alla pensione dove dorme durante la settimana: prende la sua pistola e inizia a girovagare per la città senza meta mentre la polizia setaccia le strade di Dallas alla ricerca dell’attentatore. Notato nei pressi di un cinema di periferia, il Texas Theatre, in atteggiamento sospetto Oswald è arrestato e portato alla Centrale di polizia. Mentre viene riconosciuto da alcuni testimoni come l’assassino del poliziotto J. D. Tippit (avvenuto pochi minuti prima) si viene a sapere del suo impiego al deposito dei libri, sito proprio nella piazza in cui è avvenuto l’omicidio del Presidente. Il fucile trovato nell’edificio risulta essere il suo; in tasca gli trovano la pistola con cui ha ucciso l’agente di polizia. Oswald nega tutto ma non avrà il tempo di essere giudicato: domenica 24 novembre, mentre viene trasferito dalla Centrale della polizia di Dallas alla prigione della contea, viene ucciso da Jack Ruby, un gestore di un night club affetto da turbe psichiche. Oswald è sepolto al Shannon Rose Hill Memorial Park di Fort Worth, Dallas.

Comments

8 Responses to “La vita di Lee Harvey Oswald”

  1. Emulman
    dicembre 12th, 2008 @ 22:19

    Premettendo che sono un complottista, qui casca l’asino sulla storia di Oswald: come fa uno che scappa dall’america e che diventa russo e comunista ritornare due anni dopo in america senza che nessuno gli dica nulla, per giunta portandosi dietro la moglie russa di nascita!
    A quei tempi si era in piena guerra fredda, era appena finito il Maccartismo e uno come Oswald avrebbe dovuto finire dritto in galera per attività sovversive! e invece nulla, torna in america come se non fosse accaduto nulla di niente di strano, trova un lavoro..
    questa non è forse una prova che Oswald era forse andato in russia per conto della CIA?? e la sua attività successiva pro Castro? sembra tutta una facciata.
    Di certo se la commissione Warren cercava un assassino solitario per JFK non poteva trovare niente di meglio che un comunista scappato in russia, poi rientrato e che faceva attività pro-castro…vogliamo chiamarlo o no CAPRO ESPIATORIO???
    Non mi sembra che qui tiro in ballo i marziani come certo risponderete voi, qui espongo solo cose che sono ben visibili a chiunque…

  2. Federico Ferrero
    dicembre 13th, 2008 @ 16:03

    salve,
    direi che con la sua premessa ha detto tutto. io, invece, non sono un ‘ista’, se non un giornal-ista che ha cercato di raccontare la vicenda con onestà.

    quello che lei dice non è esatto: provi a leggere, per esempio, “Il racconto di Oswald” di Norman Mailer nella parte che riguarda Oswald in Russia. capirà molte cose. e si legga anche come Oswald ha vissuto dopo il rientro negli Stati Uniti.

    saluti

  3. Emulman
    dicembre 14th, 2008 @ 17:17

    da wikipedia:

    “Oswald rientrò negli Stati Uniti, con la moglie Marina e la figlia June Lee, nata il 15 febbraio 1962. Un senatore del governo americano gli anticipò i soldi per il viaggio concedendo ad Oswald la possibilità di un rimborso a rate”

    come è possibile che un senatore americano lo aiutò? chi era? è stato forse accusato di spionaggio o di attività sovversive? se niente di tutto questo vogliamo ammetetre che la faccenda è molto strana?

    da altre fonti:

    “L’unico esponente della comunità russa a mostrare interesse nei confronti di Lee Oswald fu il colto e ricco George De Mohrenschildt, geologo del petrolio, la cui condizione economico-sociale faceva si che l’amicizia con il disoccupato Lee apparisse alquanto inconsueta. De Mohrenschildt, che aveva certamente avuto rapporti con la CIA, morirà suicida nel 1978, dopo essere stato contattato da un investigatore dell’HSCA, la seconda inchiesta ufficiale sulla morte di JFK. “

    De Mohrenschildt fu sentito dalla commissione Warren? non mi risulta. Non è strana anche questa faccenda?

  4. Federico Ferrero
    dicembre 16th, 2008 @ 12:16

    faccia attenzione alle fonti.
    la voce su wikipedia è presa in larga parte da johnkennedy.it, che a suo tempo la donò. il paragrafo sul rimborso a rate, come altri del resto, è stato aggiunto ed è privo di fonte.

    se leggesse il racconto di Oswald di Norman Mailer le si chiarirebbe tutto. provi: è lungo, ma è un gran bel lavoro.

    saluti

  5. Emulman
    gennaio 11th, 2009 @ 21:15

    sì, ma la questione è Morensnschild fu sentito o no dalla Commissione Warren? se no, per quale motivo?

  6. frittinpagella
    gennaio 12th, 2009 @ 22:39

    Caro Emulman,
    lei non vede (e, a memoria, non ha mai visto) le circostanze del delitto con obiettività e distacco. Altrimenti non chiamerebbe ‘prove’ cose che tutto sono, ma non prove. Su Ruby, per esempio: lei trova ‘dimostrazioni’ della premeditazione del suo gesto senza ricordare che quel mattino Oswald venne trasferito in ritardo e che solo per caso Ruby (che stava spedendo un vaglia) lo trovò ancora; che parcheggiò la macchina con la sua amata cagnolina dentro. Tutti indizi che portano a pensare un gesto estemporaneo: in quei tre giorni chiunque entrava e usciva dalla centrale di polizia, regnava il caos assoluto (e non si fatica a crederlo).
    Vogliamo chiamare Oswald capro espiatorio, lei dice? No. Il suo ragionamento (siccome Oswald è adatto a fare il capro espiatorio allora per forza è vittima di un complotto) è niente più di un’opinione. Lei esaspera gli indizi a discolpa di Oswald e ingigantisce circostanze sospette: con lo stesso metro dovrebbe guardare alla gigantesca messe di prove e indizi a favore della tesi dell’assassino solitario.
    Ma, come lei dice, “complottisti” si è e si rimane. Non per questo mi dannerò l’anima.
    La saluto

    Il responsabile del ‘sitaccio’
    FF

  7. diego verdegiglio
    gennaio 31st, 2009 @ 03:16

    PER EMULMAN:
    Testimony of George de Mohrenschildt, Hearings of the President’s Commission on the Assassination of President Kennedy (Washington, D.C. : U.S. Government Printing Office, 1964), Apr. 22, 1964, vol. 9, p. 168 (hereinafter “Warren Commission”)

  8. Joan Spehr Clark
    settembre 14th, 2011 @ 12:54

    Will someone translate this article in English for me? I believe I am a relative or the exact biological child of Marina Nikolaevna Prusakova (Oswald, Porter)

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