La morte di Clay Shaw
Posted on | febbraio 7, 2009 | 1 Comment

Clay Laverne Shaw (1913-1974)
Per chi conosce le vicende legate al caso Kennedy il nome di Clay Laverne Shaw evoca, fatalmente, sinistre macchinazioni. Uomo d’affari spregiudicato e vizioso nel privato, senza scrupoli (pare), omosessuale, meschino (pare), a suo modo raffinato e amante del lusso, Clay Shaw subì una persecuzione giudiziaria da parte del procuratore distrettuale di New Orleans, e suo concittadino, Jim Garrison. Garrison accusò Shaw di aver tramato per uccidere il presidente Kennedy e, anche se il processo rivelò la completa estraneità di Shaw ai fatti, la vicenda screditò l’imprenditore agli occhi dell’opinione pubblica mondiale e ne troncò irrimediabilmente la carriera. Del presunto (e in realtà insussistente, come ribadito dal processo contro lo stesso uomo d’affari) coinvolgimento di Clay Shaw, ex direttore dell’International Trade Mart, un centro commerciale di vitale importanza per il Texas, non discuteremo in questa sede. Qui ci occupiamo dell’ultimo, oltremodo spiacevole strascico di congetture legate al suo nome e al fantomatico complotto per uccidere il pesidente Kennedy, ovvero la sua morte. Essendo Clay Shaw deceduto non ottuagenario, chi sostiene la teoria del complotto l’ha addirittura incluso nel novero dei ‘morti sospetti’, di coloro cioè che sarebbero periti non per cause naturali o accidentali bensì per mano dei cospiratori che, una volta eliminato Kennedy, avrebbero ucciso decine e decine di testimoni scomodi. Un’ulteriore, inutile cattiveria nei confronti di un uomo che fu trascinato in uno dei più scandalosi processi della storia giuridica moderna degli Stati Uniti. Un uomo che, se le malattie hanno anche origine dagli stati psichici, aveva più di un motivo per perdere la salute e, infine, la vita.
Clay Shaw morì, come ci informa anche Oliver Stone nel suo famigerato JFK – Un caso ancora aperto nel 1974, per un cancro ai polmoni. L’autopsia, malignamente aggiunse Stone nei titoli di coda per insinuare l’ennesimo dubbio, “non fu permessa”. Detta così, e integrata con la versione di Jim Garrison nel suo libro Sulle tracce degli assassini, secondo cui in pratica Shaw, un bel dì, fu portato via di tutta fretta, ormai cadavere, da casa, e sepolto, rendendo vani i tentativi di farlo esumare per un’autopsia, parrebbe un paragrafo in più nel romanzo del complotto. Insomma, Shaw ucciso e poi tumulato, la sua morte fatta passare per decesso per cause naturali.Il Dipartimento di polizia di New Orleans conserva invece il documento che racconta esattamente come andarono le cose. Alle 12 e 30 del 16 agosto 1974 (11 anni dopo la morte di JFK, tra l’altro, cinque anni dopo il processo che lo assolse) il 61enne Clay Shaw era appena morto. Chiamato dal suo assistente Don Doody, il dottor Hugh Batson arrivò al 1022 di St. Peter Street e lo pronunciò deceduto, specificando nel certificato che il paziente soffriva di cancro allo stato terminale. Il rapporto della polizia specifica che gli agenti John Dillmann e Fred Dantagnan, cui fu chiesto il giorno successivo (16 agosto 1974) di indagare per conto della Divisione Criminale sulla morte di Shaw, accertarono che Shaw spirò circa alle 12 e 40 del 15 agosto per le conseguenze di un cancro metestatico al polmone, al cervello e al fegato. L’ufficio del coroner di New Orleans, si legge nel rapporto dei due agenti, fece sapere che il 15 agosto l’avvocato E. Wegmann, di cui Shaw era cliente, telefonò all’impresa funebre House of Bultman per richiedere il servizio funebre. La signora Frances Bultman era amica personale di Shaw e arrivò accompagnata dal signor Acosta. Videro sul letto il corpo di Shaw, lo caricarono e lo portarono nel loro stabile per le procedure di prammatica (iniezione nelle arterie, aspirazione delle cavità corporee). I due non notarono alcunché di strano sul suo corpo. L’avvocato Wegman, si legge nel rapporto, lavorava con Shaw dal 1949 e ne era diventato caro amico. La mattina del 15 agosto il maggiordomo di Shaw chiamò Wegman per informarlo della morte di Shaw. Wegan si precipitò a casa sua e seppe dal maggiordomo che, recatosi verso le 12 e 30 nella stanza del padrone, osservò che dalla bocca e dalle narici gli usciva del liquido, che nel pulirlo Shaw ebbe un sussulto e spirò. Wegman, si legge, sapeva da tempo del cancro di Shaw e sapeva che Shaw si era fatto vedere dal suo medico, il dottor Batson, il giorno precedente la sua morte. Secondo Wegman le condizioni di Shaw erano progressivamente peggiorate nell’ultima settimana di vita, ed era solo questione di tempo la sua dipartita. La ragione principale della presenza di un assistente era che si prendesse cura di Shaw. Wegman disse anche che né il coroner di New Orleans né il dipartimento di polizia di New Orleans furono avvertiti della morte di Clay Shaw perché non era necessario. Sua impressione (e del dottor Batson) era che se un individuo muore ed è stato visitato dal suo dottore entro 36 ore dalla morte non è determinante che il coroner sia avvertito. Wegman diede agli agenti investigatori nomi e indirizzi degli assistenti che erano stati a casa di Shaw. I detective Dillman e Dantagnan si recarono anche all’ospedale Oschner Foundation per interrogare il dottore di Shaw, Hugh Batson. Batson disse di aver iniziato a curare Clay Shaw nel maggio del 1973: il primo problema era quello di una gamba (Shaw zoppicava) ma, durante un’analisi generale, risultò che Shaw avesse anche un’ulcera. Nel corso della cura per l’ulcera il dottor Batson procedette a ulteriori esami da cui risultò che Shaw era affetto da un cancro al polmone, e il suo paziente iniziò la radioterapia. Nel gennaio del 1974 Shaw fu nuovamente ricoverato, per quattro giorni, continaundo il trattamento di radiazioni. Tornò a casa ma fu nuovamente ricoverato nel febbraio del ’74, questa volta per un colpo apoplettico. Un grumo di sangue fu individuato nella parte sinistra del suo cranio, ma non era quella la causa dell’attacco.
Il dottor Batson visitò Shaw il giorno prima che morisse e lo trovò in condizioni disastrose: non riconosceva le persone, non era in contatto con la realtà e si nutriva di una piccola quantità di caramelle. Dopo averlo visitato il 14 agosto 1974 e non essere riuscito a parlargli, il dottor Batson fu dell’opinione che, ormai, nulla si potesse fare per aiutarlo se non rendere la sua fine il meno sofferta possibile. Batson aggiunse che le persone che badarono a Shaw negli ultimi giorni non erano infermieri professionali ma amici personali del paziente e fornì la lista dei medicinali usati per curare Shaw: il Dilantan, prescritto dal febbraio del 1974 per le crisi, che Shaw prese fino agli inizi di giugno. Il Sinequan e il Triavil, due antidepressivi prescritti al paziente nel maggio del 1974. Secondo Batson, Shaw non li assumeva con regolarità. Il Darvon, nella dose da 65 milligrammi, un antidolorifico prescritto alla fine di giugno. Questo medicinale fu richiesto via telefono da uno degli amici di Shaw, la signora Baumgarter, che lo ritirò personalmente nella farmacia K&B Drug Store. Batson non sapeva se Shaw usasse o meno questo medicinale. Batson aggiunse che durante l’ultima sua visita non notò alcunché di anormale, né nella stanza né nelle condizioni fisiche di Shaw. Disse che non contattò l’ufficio del coroner perché, come già detto dal signor Wegman, aveva l’impressione che siccome lo stava curando per un cancro e siccome lo vedeva molto di frequente ciò non fosse necessario.
L’arringa finale contro Clay Shaw nel film di Oliver Stone
Tags: Clay Shaw > David Ferrie > International Trade Mart > Jim Garrison > Lee Harvey Oswald > Oliver Stone > processo Shaw
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One Response to “La morte di Clay Shaw”
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dicembre 30th, 2009 @ 10:45
[...] americana. Pochissimi se ne sono resi conto, ma quello fu un caso Tortora ante litteram. Shaw è morto quasi quarant’anni fa e non si può difendere ma il suo coinvolgimento nel processo fu teorizzato in [...]