Quale storia siamo noi?
Posted on | novembre 24, 2011 | 12 Comments
Robert Stone è il documentarista statunitense autore del lavoro Oswald’s Ghost, il fantasma di Oswald, datato 2007. Un documentario che la redazione Rai di La storia siamo noi ha deciso di ‘adottare’ in occasione dell’anniversario numero 48 dell’attentato di Dallas. Il documentario è stato trasmesso in seconda serata da Rai 2 il 22 novembre 2011. Ho raccolto alcuni appunti presi ‘a caldo’ durante la visione. Se interessati, potete acquistare qui una copia di Oswald’s Ghost. Lo trovate anche, in cinque parti e in lingua inglese, su YouTube, qui. [La replica della puntata di La storia siamo noi è disponibile qui]
L’unico a doversi ancora convincere del tutto pare proprio Giovanni Minoli. Che, dopo gli speciali di Mixer degli anni Novanta dedicati alla santificazione di chiunque parlasse di cospirazione nel caso Kennedy, negli anni si è dovuto limitare a spargere un po’ di dubbio generico qua e là, un «forse non si è scoperto tutto», un «comunque in tanti pensano a un complotto», oppure un «il pubblico americano (categoria dalle fattezze indefinibili, peraltro) non vuole credere alla colpevolezza del solo Oswald». Sono lontani gli anni in cui veniva mostrato, in spregio delle evidenze contrarie, qualunque filmato dal sapore dietrologico-complottista (1). E non ho mai capito perché un giornalista capace e (credo) aperto come lui non si sia mai voluto ricredere sul caso Kennedy.
A cura di Alberto Puoti, redattore Rai, l’anniversario dell’assassinio Kennedy è stato celebrato con la messa in onda di Oswald’s Ghost, il fim realizzato quattro anni fa da Robert Stone. Un film che afferma la colpevolezza del solo Oswald. Nonostante la svolta, però, la ricetta di Minoli viene in qualche modo rispettata perché il documentario è stato spezzettato con inserimenti di interventi da studio. Interventi, che si sono invariabilmente risolti in riassunti dei fatti (talora opinabili) o in commenti legittimi – sull’operato della commissione Warren, sulla effettiva partecipazione di Oswald - ma onestamente sprovvisti di interesse documentale. L’impressione è che Minoli volesse comunque ‘bilanciare’ la tesi del documentario con le sue opinioni, da sempre favorevoli a una verità alternativa sui fatti di Dallas.
Hugh Aynesworth, giornalista, Dan Rather, altro cronista dell’epoca e il vecchio avvocato Mark Lane, anziano ma ancora combattivo nel difendere le sue posizioni, sono le prime voci del documentario di Robert Stone. Lane è encomiabile: conserva, a dispetto del tempo che passa, una inguaribile tendenza a fare l’istrione, a fissare la telecamera maliardo con l’occhio di quello che la sa più lunga di tutti. Un atteggiamento che ha pagato, nel suo caso. Stone ripropone la conferenza stampa di Oswald nella stazione di polizia, che si tenne nella nottata del 22 novembre. Tocca poi a Edward Jay Epstein, un giornalista di cui ho letto il libro Dossier KGB, Kennedy e Oswald (lavoro inconcludente). Epstein ha una posizione particolare: ha sempre ammesso che le prove contro Oswald erano schiaccianti ma che un piccolo complotto in salsa mafia-Russia potesse essere la soluzione del caso (prove, please? Nessuna). Si torna in studio, e per Minoli gli elementi a carico di Lee Oswald sono non tanti ma addirittura «troppi» (incredibile: anni fa sosteneva che le prove non ci fossero proprio, ora sarebbero in tale sovrabbondanza da insospettire: cosa non si fa per… stare decisis) e «tutto autorizza a pensare che sia stato solo la pedina di un complotto». Cosa sia quel tutto che autorizzi rimane da stabilire, nonostante Minoli lo sostenga con certezza dogmatica dal 1990. Passano le immagini di Jack Ruby che ammazza Oswald e parla Josiah Thompson, presentato come investigatore privato. Thompson è un anziano complottista: ha dei dubbi sulle colpe di Ruby. Tom Hayden, attivista politico, sostiene che l’impressione è che ci fosse stato un complotto per uccidere Oswald. Todd Gitlin, ex attivista studentesco, trova inquietante che sia stato mostrato in diretta un assassino che uccide un assassino: «Una fiction storica in cui tutti siamo stati parte». Più avanti si tornerà sull’assassinio di Oswald da parte di Ruby, dimostrando che Jack non poteva sapere a che ora Lee sarebbe stato portato via dalla centrale e che si era attardato a pagare un vaglia in posta, sintomo del fatto che il suo gesto non era neanche premeditato (per il vero lasciò anche la sua adorata cagnolina in automobile, evidentemente risoluto a veder passare Oswald e poi tornare a casa). Minoli passa agli anni successivi l’assassinio e rincara: «Cominciano a diffondersi i dubbi, è il momento delle teorie del complotto». Tra gli intervistati c’è anche Norman Mailer, autore dello splendido Oswald’s Tale, Il racconto di Oswald. Mailer è – come chi vi scrive – un complottista ravveduto. Ha provato a cercare le prove del complotto per 50 anni ma non le ha mai trovate, perché non ci sono. Lo scrittore e biografo Robert Dallek prova a rinfocolare i dubbi, sostenendo che il governo avesse un po’ troppa fretta di pubblicare il Rapporto Warren. Interessante il ricordo della figuraccia di Dan Rather, che nel 1963 (giova ricordare che per anni il filmato di Zapruder non fu trasmesso in tv, la prima visione ) raccontò ciò che aveva visto nel filmino e disse che la testa di Kennedy cadde in avanti, come fosse stata colpita da dietro. Vero il contrario: la testa, dopo un quasi impercettibile scatto in avanti, andò indietro e Rather fu catalogato tra i giornalisti venduti al potere per coprire la cospirazione.
Si parla dell’ineffabile Marguerite Oswald. La mamma di Lee, che mai si curò del figlio in vita, prese a difenderlo concedendo interviste a pagamento grazie alla fama planetaria fornita dall’attentato. Utile ricordare che l’avvocato Lane si associò alla signora, che gli chiese di tutelare gli interessidi suo figlio: una vicenda tristissima. Credo che tra le parti più interessanti del documentario ci siano le telefonate tra il presidente Lyndon Johnson, il senatore Richard Russell e J. Edgar Hoover. Che l’FBI sperasse di chiudere al più presto la vicenda è chiaro. Che Johnson potesse essere parte (o addirittura mente) del complotto è letteralmente una follia. Sicuramente il governo si è mosso male: mandare l’avvocato Arlen Specter (colui che teorizzò la cosiddetta pallottola magica, che di magico in realtà non aveva alcunché) in televisione a confutare le tesi complottiste di Mark Lane e soci ha sortito un effetto boomerang devastante: Specter sembrava il modello del funzionario pagato per raccontare balle e spacciarle per verità. C’è spazio anche per l’inchiesta di Jim Garrison, un mostro giuridico. Il procuratore di New Orleans trascinò alla sbarra un uomo d’affari che non c’entrava niente con gli eventi del 22 novembre, Clay Shaw, lo rovinò, ovviamente costui fu prosciolto con formula piena ma la sua vita era distrutta. Così come viene ricordato il sedicente testimone Perry Russo, un ragazzo che giurò di aver conosciuto Lee (anzi, Leon) Oswald in compagnia di David Ferrie e di Clay Shaw. Non mi sono mai convinto sul conto di Garrison: credo che il magistrato abbia cominciato a indagare in buona fede e si sia fatto prendere la mano. Ma andava fermato prima, in qualche modo: già quando teorizzò la cospirazione di omosessuali (argomento che i suoi sostenitori come uomo del sistema che abbatteva il sistema misconoscono o ricordano malvolentieri). Si chiude con la mattinata del 22 novembre vissuta da Oswald e raccontata da Mailer. Oswald maturò la decisione di sparare al presidente per riscattare una vita mai all’altezza delle sue aspettative e, purtroppo, ci riuscì.
Con questa messa in onda mi auguro che la ‘battaglia per il complotto’ combattuta da Giovanni Minoli sia definitivamente esaurita. Su Internet sopravvive una riserva di caccia dedicata a chiunque abbia voglia di spararla più grossa del vicino sul caso Kennedy: ora è la volta di James Files, una bufala vecchia di vent’anni. Ma è un buon segno: evidentemente non rimangono da discutere che le ipotesi di alieni e rettiliani. Nessuna obiezione: ognuno si diverte a vedere il mondo come preferisce. Qui, però, parliamo di cose serie.
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(1) Una volta per tutte: complottista (cit. Devoto-Oli) significa sia organizzatore di complotti, sia tendenza a interpretare ogni evento come un complotto o parte di un complotto. La parola è di rara bruttezza, ma si può usare per designare chi vede cospirazioni dietro ogni accadimento umano e non.

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12 Responses to “Quale storia siamo noi?”
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novembre 24th, 2011 @ 10:51
Federico, io fossi in te abbandonerei ogni tentativo di trovare un raziocinio nei comportamenti di Minoli.
Sull’11 settembre ha fatto due puntate di “La storia siamo noi”: una complottista, una no. Ovviamente le due cose dovrebbero escludersi mutuamente, ma evidentemente per Minoli non è così.
Anche sulle missioni Apollo accadde lo stesso: una puntata complottista e una seria sull’Apollo 8.
Del resto mi pare che anche su JFK in passato abbia trasmesso una puntata seria, ma su questo sicuramente si più ferrato tu.
Ciao
novembre 24th, 2011 @ 11:01
sì, accadde nel 1993.
trasmisero, il giorno dopo aver ospitato Oliver Stone e rimesso in onda il documentario di Plumley, un altro documentario (anzi, uno spezzone: lo intitolarono L’Enigma Oswald, era parte di questo lavoro della PBS) che metteva a nudo la responsabilità del solo Lee Oswald. ma nella seconda occasione non c’era Minoli, il documentario fu messo in onda senza interruzioni.
novembre 24th, 2011 @ 11:22
La puntata può essere rivista qui:
http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#ch=2&day=2011-11-22&v=94634&vd=2011-11-22&vc=2
novembre 25th, 2011 @ 22:44
Ho letto le sciocchezze di Luogocomune su Kennedy. A parte i vaneggiamenti, anche i complottisti pseudoinformati dicono un sacco di fesserie parascientifiche. Il Carcano caricato con quei proiettili è in grado di fare i danni riportati da Kennedy al cranio e a dimostrarlo ci sono anche esperimenti come questo (http://www.youtube.com/watch?v=9RCX3RdVHqo). Comunque è sicuro che ormai anche la ‘moda’ del complottismo è tramontata: resta in vita un manipolo di visionari che si credono illuminati e di creduloni che li seguono. Complimenti a chi, come Federico Ferrero, fa informazione, la fa di qualità e con il cervello.
novembre 28th, 2011 @ 17:12
Purtroppo non tutti i complottisti (inteso come coloro che credono al complotto) sono interessati alla verità. Alcuni tra l’altro sono figure “romantiche”, Kennediani convinti, che non riescono a capacitarsi del fatto che un’icona (con tutto il suo corredo di difetti e mancanze) come JFK sia stata liquidata da una persona qualsiasi, ma preferiscono credere piuttosto che a farlo siano stati dei cospiratori in un’enorme macchinazione infernale. Provo a prendere le loro difese facendo notare che questo caso è però diverso dagli altri (tipo torri gemelle e altre baggianate). C’era un clima particolare e unico, socialmente e politicamente. La CIA per es. non sarà mai più potente e decisiva come fu in quegli anni. Era la più efficace organizzazione al mondo nell’eliminazione “indiretta” di leader politici. Annoverarla tra le protagoniste del possibile complotto è quasi scontato, visti anche gli attriti tra Casa Bianca e CIA (attriti verificatisi anche in successive amministrazioni). La lista dei nemici è lunga. Qui riporto quelli “autentici”: Hoffa, Esuli cubani, conservatori razzisti del sud, mafia italo-americana. Per questi altri che seguono invece possiamo cmq parlare di antipatie o antagonismo: Hoover, LBJ, petrolieri, KGB, vertici militari e, questi opinabili, persino Federal Reserve e industria bellica. Tutti con la foto di Oswald appesa al muro o sulla scrivania? Tutti fortunati “beneficiari” del folle gesto? (alcuni furono visti brindare!) Si direbbe di si. Ovviamente non sto provando nulla, semmai provo a legittimare il dubbio che spesso è confuso con la creduloneria più sciocca.
novembre 28th, 2011 @ 19:36
Stefano, ti rincorro tra i vari thread… Matteo critica specificatamente le “fesserie parascientifiche”. Gli argomenti che sosterrebbero i dubbi sul coinvolgimento del ridicolo elenco che posti. E’ veramente ridicolo fare un elenco di “quelli che non sono dispiaciuti della morte di JFK” e trasformarlo nell’elenco di quelli che hanno organizzato il complotto. C’è un salto logico e documentale inaccettabile.
novembre 28th, 2011 @ 21:35
Non era mio obiettivo contraddire Matteo. Come fai ad arrogarti la facoltà extrasensoriale di conoscere le mie intenzioni AFMcrime? Non hai dubbi nemmeno sulle intenzioni altrui? Come dire, hai una capacità di fare chiarezza innata. La ridicola lista, che non è l’elenco dei cospiratori (ammesso che esistano), costituisce uno scenario storico che occorrerebbe conoscere. Provo a giustificarla, vado a memoria. Hoffa fu perseguito dalla commissione senatoriale Mclellan della quale facevano parte Jack e Bob Kennedy, quest’ultimo come feroce accusatore per la questione dell’utilizzo dei fondi pensione gestiti da Hoffa, capo del sindacato dei camionisti. Sempre Bobby, da ministro della difesa, strinse la morsa sulla criminalità organizzata dopo che papà Joe aveva ottenuto l’appoggio della stessa nella elezione del figlio. Famosa la frase di Giancana “ha bruciato la candela dai due lati” (burned his candle at both ends). Il mancato supporto aereo (non ordinato da Kennedy) fece fallire l’invasione di Cuba nella Baia dei Porci, invasione organizzata dalla CIA con migliaia di cubani anticastristi, molti dei quali uccisi o fatti prigionieri. L’enorme contributo di Kennedy nell’ambito della lotta per i diritti civili fece andare su tutte le furie la comunità conservatrice del sud, specie sulla questione di James Meredith (ragazzo di colore) e il suo diritto allo studio. Ci furono feroci rappresaglie. E’ storia. E, buon Dio, NON STO TRASFORMANDO UN BEL NIENTE! Non trovi costruttivo dialogare su quanto scrivo AFMcrime, perché sempre troppo interessato a processare le mie intenzioni.
novembre 29th, 2011 @ 10:23
“sempre troppo interessato a processare le mie intenzioni”, cioè stai processando le mie intenzioni, secondo il tuo modo di ragionare. In realtà ciascuno di noi deduce ciò che l’altro vuole dire DA QUELLO CHE SCRIVE. Non pare difficile da capire. Questo blog tratta dell’omicidio di JFK, della commisione Warren e delle teorie alternative. Punto. L’elenco dei quelli a cui stava antipatico JFK o è un elenco di probabili/possibili cospiratori o non c’entra una mazza. Abbi il coraggio delle tue idee, sostienile, accidenti. Matteo dice: “Ho letto le sciocchezze di Luogocomune su Kennedy. A parte i vaneggiamenti, anche i complottisti pseudoinformati dicono un sacco di fesserie parascientifiche”. Chiaramente si riferisce alle argomentazioni a supporto delle tesi cospirazioniste. Tu gli rispondi spiegando a tuo parere perchè i cospirazionisti credono nel complotto. Concordo con la tua disamina: i cospirazionisti credono a una cosa inesistente per i motivi che tu elenchi. Ma il complotto resta inesistente. Non cerecare di fare il furbo dicendo che volevi illustrare il contesto storico: io li rileggo sempre i tuoi post precedenti, e la tua tesi è ben chiara solo che non hai nulla per supportarla, allora infili elenchetti, contesti storici, lista dei nemici… A che pro? Lezione di storia? Io contesto il fatto che tu butti lì qualche commento di dubbio sulla “verità Warren” senza mai sostenerlo, spiegarlo approfondirlo. Cosa mi serve sapere che Hoffa era in contrasto con i Kennedy (con Bob, più che altro…) nel contesto dell’assassionio di JFK fatto dal solo Lee Oswald senza l’aiuto di nessune e senza scenari retrostanti, se non a ipotizzare l’esistenza di scenari retrostanti? E allora, quali sono questi scenari? Sbilanciati, per dio…
novembre 29th, 2011 @ 12:40
“Non trovi costruttivo dialogare su quanto scrivo AFMcrime, perché sempre troppo interessato a processare le mie intenzioni.” Quindi: TU non trovi costruttivo (…) perché troppo (sempre TU) interessato a processare le mie intenzioni (le mie, non le tue). E’ italiano, rileggilo. Ho molti dubbi sull’omicidio Kennedy, pochissimi sulla mia padronanza della sintassi. Ho capito che l’interesse principale è smontare ogni singolo dubbio. I più celebri: gli spari dalla grassy knoll, il numero reale di colpi esplosi, il movimento della testa di JFK. Rispondimi su questi. Correggimi se sbaglio, l’ultimo punto viene smontato con argomenti del tipo “un possibile riflesso nervoso che fa andare la testa a sinistra e indietro”. Tutto qua? E come si fa ad esserne certi? Come si fa a farselo bastare?
novembre 30th, 2011 @ 21:27
Emh, Stefano, è meglio sei sei tu a rileggere. La seguente frase: -“sempre troppo interessato a processare le mie intenzioni”, cioè stai processando le mie intenzioni- significa che nell’affermare che secondo te io processo le tue intenzioni, tu stai facendo altrettanto con le mie. Non fare lo spiritoso con me sulla lingua italiana, limitati sul caso kennedy, è sufficiente… La richiesta di risponderti è offensiva nei confronti di chi ha fatto questo blog, e dimostra che hai commentato senza prima leggerlo, il blog. Dovresti smetterla. Non è una cosa intelligente.
dicembre 2nd, 2011 @ 11:33
Non riesco a trovare la puntata di “La storia siamo noi”, qualcuno potrebbe postare il link, perché quello dell’articolo mi manda al sito ma non c’è la puntata.
Grazie in anticipo.
dicembre 2nd, 2011 @ 15:04
Purtroppo, la puntata è stata disponibile sul sito della Rai solo 7 giorni (così come previsto dal servizio RaiReplay) e adesso è impossibile trovarla in rete. Speriamo venga almeno pubblicata sul sito de “La storia siamo noi”…