JFK – The lost bullet: la soluzione è nel semaforo?

Posted on | gennaio 2, 2012 | 15 Comments

Il 2011 ha portato una rivisitazione tecnologica delle prove documentali sul caso Kennedy. E non è una pura rimasticazione di notizie del passato: forse una soluzione all’unico mistero concreto del caso Kennedy è stata trovata. Il lavoro, presentato a fine novembre, è JFK – The lost bullet, un documentario firmato dal giornalista statunitense Max Holland.

Il filmato inizia con una triste rassegna del criminal-turismo: saltimbanchi, ciarlatani, sedicenti ricercatori che si installano giornalmente in Dealey Plaza per vendere riviste, paccottiglia o visite guidate. Gente che filma, fotografa, guarda in su verso la finestra del sesto piano: una scena che si ripete quotidianamente, a Dallas. La Henninger Media Services ha restaurato e reso disponibile in alta definizione il filmato di Abraham Zapruder, mentre la Image Trends ha migliorato  digitalmente la copia di prima mano del film di Zapdruder conservata negli Archivi Nazionali. Una prima conclusione cui si giunge è che un’ipotesi complottista tra le più ardite, cioè che a sparare al presidente sia stato l’autista della Limousine William Greer, è pura fantasia: i fotogrammi restaurati lo mostrano chiaramente con le mani sul volante e il viso girato verso i sedili posteriori.

Si affronta, poi, la vicenda del terzo colpo, quello alla testa, qui denominato proiettile C. Un colpo che potrebbe essere stato sparato dalla collinetta erbosa. Si usa, per studiare la vicenda, il film di Orville Nix. Con la consulenza dell’esperto balistico Larry Sturdivan, autore di The JFK Myths,  Holland ricorda correttamente che se è vero che molta gente ebbe l’impressione che si stesse sparando dalla collinetta, molti più furono quelli che indicarono come fonte di tutti i colpi il deposito. Parla, dopo decenni di silenzio, Amos Euins, allora 15enne. Fu lui a indicare gli agenti il TSBD come fonte degli spari, di tutti e tre gli spari.

I tre bossoli ritrovati al sesto piano: due vicini, il terzo no

Si lavora alla Library of Congress sugli altri filmati dell’attentato. Il filmato di Mark Bell, in particolare, diventa nitidissimo. Davvero emozionante rivedere questi filmati con tanta qualità video. Bell offre una carrellata della collinetta erbosa, dalla quale non si scorge alcuna figura animata. Avvicinandoci al fulcro del documentario si parla di una questione marginale ma interessante: i tre bossoli lasciati da Oswald accanto alla finestra del sesto piano. I teorici del complotto sostengono che aver ritrovato quei bossoli così vicini, quasi allineati, suggerisse che qualcuno (un cospiratore piuttosto idiota, aggiungerei io) li avesse messi lì a bella posta, per far cadere le colpe sul povero Oswald. Il team di Holland procede a un esperimento molto semplice: fa sparare tre colpi nelle stesse condizioni ambientali in cui si trovava Oswald e… sorpresa! I tre bossoli ricadono in posizione reciproca praticamente identica rispetto ai due bossoli più vicini del 1963. In verità però, come si evince dalla fotografia, solo due bossoli furono ritrovati vicini. Il terzo no. E questo ha acceso un lume nella mente di Holland: e fosse che il primo colpo fu sparato con l’attentatore in una posizione di tiro diversa rispetto agli altri due? Magari quando Oswald mirò in fronte a sé, col corteo ancora in Houston Street, prima della svolta a sinistra in Elm Street?

L’intuizione è notevole. Nessuno, in tanti anni, aveva pensato a quel particolare per fare un passo ulteriore: arrivare a ipotizzare una soluzione per il mistero del primo colpo, quello che andò perduto (se non per i microframmenti ritrovati in fondo alla piazza, che ferirono di striscio lo spettatore James Tague). E se il colpo fosse stato deviato da qualcosa che si vede, in tutti i filmati, ma che nessuno ha mai considerato?
E forse è proprio così. Studiando l’esatta posizione dell’automobile presidenziale al momento della svolta a sinistra, Holland si accorge infatti che l’attentatore dal sesto piano avrebbe incontrato come ostacolo non solo la famosa quercia, ma anche un semaforo e la sua struttura metallica. Una squadra di ricercatori, quindi, sale fino al semaforo (che però, purtroppo, è stato sostituito molti anni fa) per cercare tracce del passaggio del proiettile sul resto della struttura. Niente da fare. Ma la ricerca non si conclude con un buco nell’acqua perché, esaminando le fotografie e i filmati effettuati dagli inquirenti nei giorni successivi l’attentato, si nota un particolare: ripreso da diverse angolazioni, il semaforo mostra in maniera evidente la presenza di un foro. Si tratta di una scoperta non decisiva ma comunque clamorosa: ci sono concrete possibilità che Lee Oswald abbia centrato, col primo colpo, il semaforo e che il colpo deviato (con la pallottola privata della sua camiciatura in rame) sia finito dalle parti di Tague. La teoria è verosimile, ha indizi a suo favore e nessun punto debole, né indizi o prove che possano inficiarla: anche i tempi della sparatoria rimarrebbero sostanzialmente invariati.
Purtroppo sarà impossibile avere la prova tangibile di questa possibilità che, tuttavia, diventa senz’altro la versione più probabile sull’unico vero punto oscuro della sparatoria di Dallas del 22 novembre 1963. E il lavoro di Holland rappresenta un serio contributo alla ricerca su un caso che, ormai, è giunto alla sua pressoché completa soluzione.

 

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Comments

15 Responses to “JFK – The lost bullet: la soluzione è nel semaforo?”

  1. Andrea Pinna
    gennaio 2nd, 2012 @ 20:45

    Avevo letto di questa probabilità del semaforo sul sito di Polidoro.
    Pongo un paio di domande, sperando che possano poi accendere un ragionamento:

    1- La prima commissione di inchiesta aveva ancora a disposizione il semaforo, ma (che io sappia) non venne preso in considerazione un esame, visto anche che la linea dell C.W è quella di Oswald cecchino dal 6° piano. Come è possibile che nessuno dei tiratori chiamati a replicare l’impresa di Oswald abbia espresso alla commissione questa ipotesi?

    2- Il primo sparo è, se posso azzardarlo, la nota dolente dei colpevolisti, in tanti anni si è cercato di dare la responsabilità a un ramo…Questa nuova ipotesi vede un foro in un semaforo, quindi la penetrazione del metallo, il proiettile poi scamiciato schizza verso l’auto presidenziale forando probabilmente il parabrezza, continua la sua corsa colpendo sul marciapiede e in ultimo la guancia di Tague (o una scheggia di cemento come sostengono molti). Se così fosse accaduto, il primo proiettile avrebbe avuto un energia straordinaria. Non vi sembra improbabile?

    saluti

  2. Federico Ferrero
    gennaio 3rd, 2012 @ 12:30

    salve Andrea,
    si chiede come sia possibile. le faccio presente che la mancanza non è stata soltanto degli inquirenti del 1963-64. la questione del semaforo è stata praticamente non considerata per quasi 50 anni.
    sul secondo rilievo: la scheggiatura sul parabrezza è interna e non è perforante, il proiettile non è passato di lì per proseguire la sua corsa. vorrei sapere su quali basi scientifiche lei ritiene “straordinario” e “improbabile” che una palla con quelle caratteristiche e quella velocità possa aver trapassato la lamiera di un semaforo per poi frammentarsi, con un frammento che prosegue la sua corsa fino al primo ostacolo (il marciapiede di Tague).

    saluti
    ff

  3. Stefano Iadecola
    gennaio 3rd, 2012 @ 17:13

    Non amo la suddivisione spesso arbitraria in “colpevolisti” o, per conseguenza solo apparentemente logica, “complottisti” (inteso come coloro che sostengono l’esistenza del complotto). Ma questo incredibile dettaglio del semaforo, qualora lo si considerasse quantomeno verosimile, è un grosso sostegno alle tesi dei colpevolisti o, perdonatemi il neologismo, “Oswaldiani”. Molti si sono chiesti perché Oswald avesse atteso così tanto e avesse lasciato che il bersaglio si allontanasse, particolare questo che quasi determina una contraddizione. Si è azzardato persino a ritenere che inizialmente LAO avesse perso coraggio e non se la sentisse più di premere il grilletto. Adesso, e lo dico con la dovuta cautela, sappiamo che invece sparò probabilmente nel momento più opportuno, ovvero a distanza di tiro ravvicinata, con una percentuale di riuscita molto alta, e che il suo primo proiettile però trovò il “rosso” e proseguì verosimilmente altrove. Paradossalmente potremmo dire che un semaforo stava quasi per salvare la vita del presidente. Sicuramente possiamo azzardare che quello stesso semaforo ha fatto molto di più di quanto fecero i più efficaci servizi di sicurezza della terra.

  4. Andrea Pinna
    gennaio 4th, 2012 @ 20:17

    Salve Federico, ovviamente non ho elementi per esprimermi con totale sicurezza, infatti ho parlato di improbabilità non di impossibilità. Quando eseguiranno (se mai lo faranno) un test balistico , con le medesime condizioni, sapremo se quella palla poteva compiere quella performance oppure no.

  5. Andrea Pinna
    gennaio 8th, 2012 @ 20:46

    P.S Mi sa che io non ho capito bene dove fosse il semaforo in questione.

  6. dario carinci
    gennaio 24th, 2012 @ 22:41

    salve.vorrei chiedere di quanto dobbiamo calcolare il cambio di posizione di oswald alla finestra dopo il primo sparo,visto che comunque i tre spari si sono succeduti in circa 10 secondi. alla luce poi della novità del semaforo mi sembra che andrebbe modifcata la ricostruzione tridimensionale al compiuter che non vede in linea il semaforo con il fucile al momento del primo sparo.

  7. dario carinci
    gennaio 24th, 2012 @ 22:48

    ps mi riferisco alla ricostruzione di d. myers

  8. Dario
    febbraio 3rd, 2012 @ 13:11

    da (quasi) ex “complottista” ho visto il documentario.
    nel riassunto che ne viene fatto viene dimenticato (o forse io non l’ho letto) il presupposto di partenza più importante (che risponderebbe anche alla domanda del mio omonimo..)
    se non ho capito male (vista versione in inglese da internet) il documentarista “distrugge” la teoria dei 10 secondi “anticipando” di qualche secondo il primo sparo e dando quindi il tempo a oswald di spostarsi per seguire la lincoln.
    se non sbaglio il tempo calcolato fra il primo e l’ultimo sparo è di oltre 12″.

  9. Andrea Pinna
    febbraio 11th, 2012 @ 11:15

    …andrà a finire che Oswald tra uno sparo e l’altro ha preso un ceffèttino ..(scusa il sarcasmo)

  10. JFK: semaforo rosso per i complottisti
    febbraio 14th, 2012 @ 11:32

    [...] ramoscello. Ancora una volta sono state le moderne tecnologie a risolvere la questione. In un nuovo documentario intitolato JFK – The lost bullet, si mostra che dei tre bossoli lasciati da Oswald uno è caduto [...]

  11. dario carinci
    febbraio 15th, 2012 @ 10:53

    Il problema è che D.MYERS nel suo sito contrasta le tesi di Holland.Risponde punto per punto agli argomenti del giornalista trasmessi in TV.Ora in questa battaglia fra specialisti, quale criteri ho per dar ragione a uno piuttosto che all’altro? Dovrei laurearmi in balistica prima di dare il mio assenso? E la mia sarebbe solo una opinione in più? Ma sono troppo vecchio per riprendere a fare esami!

  12. Giorgio Vendramin
    maggio 11th, 2012 @ 23:27

    ieri su History Channel hanno fatto vedere lo speciale sul delitto JFK appunto sui lavori e gli studi in questione.
    Notevolmente interessante, senza dubbio, sia nelle ricostruzioni che nelle teorie proposte.
    Un saluto da una frequentante di vecchissima data di johnkennedy.it

  13. Federico Ferrero
    maggio 12th, 2012 @ 10:48

    e come potrei dimenticare?
    salve, Giorgio!

  14. Nicola
    maggio 16th, 2012 @ 10:28

    Salve, mi permetto di suggerirle di procurarsi gli studi che gli americani fecero dopo il primo periodo di utilizzo della cartuccia 223 (5,56) in Vietnam, studi che dimostravano come i proiettili di piccolo calibro, leggeri e dalla forma allungata, avessero un’accentuata instabilità che li portava a deviare la traiettoria facilmente nel caso di impatto con la vegetazione. Naturalmente non stiamo parlando di proiettili che urtano un ramo e rimbalzano a 90°, ma subiscono una deviazione sensibile della traiettoria, deviazione che si accentua com’è logico all’aumentare della distanza.

  15. Nicola
    maggio 16th, 2012 @ 10:40

    Chiedo scusa mi è partito il commento. Tenga presente che l’instabilità di quel tipo di proiettile è voluta per fare in modo che all’impatto con il bersaglio esso cominci a “frullare” all’interno dello stesso aumentando la gravità delle ferite causate. Il 6,5 Carcano poi è particolarmente lungo e quindi ancora più soggetto a questo fenomeno. Saluti e complimenti per il lavoro svolto.

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