La posta
LETTERA DEL 9 AGOSTO 2011
Buongiorno Federico.
Che ne pensa delle inedite rivelazioni di Jackie Kennedy che stanno emergendo in questi giorni e che a breve saranno rese interamente pubbliche? Crede che porteranno maggior luce sull’assassinio del marito?
Grazie.
Un saluto, Dario (dario.one@gmail.com)
Buongiorno Dario. Giornali e TG stanno ripetendo questo presunto scoop che riguarderebbe delle registrazioni audio di Jacqueline Kennedy, nelle quali sarebbero contenute accuse esplicite al presidente Lyndon Johnson. Si è diffusa voce che, in quei nastri, Jackie abbia parlato di un complotto per uccidere il marito, una cospirazione nella quale Johnson avrebbe avuto parte attiva.
Ora: ho scritto presunto perché, per prima cosa, manca la notizia. Manca nel senso che le registrazioni sono in mano al network ABC, che curerà a settembre uno speciale collage di dichiarazioni della ex first lady. Al momento i nastri – che dovevano restare segreti fino al 2044, 50 anni dopo la morte della signora Kennedy-Onassis per sua espressa volontà – sono invece stati ‘liberati’ dalla figlia Caroline che ha consegnato alla ABC le otto ore di… dichiarazioni spontanee della madre, rese a pochi mesi dalla tragedia di Dallas al collaboratore di JFK Arthur Schlesinger. Ciò che è trapelato è che, in quelle otto ore, ci sarebbero riferimenti all’attentato in Dealey Plaza con una gravissima chiamata in correità a carico dell’allora vicepresidente Johnson. Il fatto è che l’indiscrezione è stata pubblicata dal Daily Mail, un tabloid scandalistico. Non a caso la ABC ha prontamente risposto con un comunicato ufficiale che recita così: “Il tabloid ha pubblicato delle informazioni totalmente erronee. A metà settembre la ABC trasmetterà il contenuto di quelle conversazioni e sarà chiaro quanto le affermazioni contenute in quel giornale siano fuorvianti”.
Senza poter anticipare alcunché credo esistano sufficienti notizie sulle posizioni della vedova Kennedy per considerare quella del Daily Mail una bufala bella e buona. Jacqueline fu sempre convinta della colpevolezza del solo Oswald, tanto che ci fu chi la accusò (mettendo nel calderone il resto della famiglia Kennedy, che accettò le conclusioni dell’inchiesta di Earl Warren) di essere omertosa se non, addirittura, simpatizzante del complotto. Non vorrei cedere a facili ironie ma l’appetito con cui giornali e televisioni si sono lanciati sul piatto è un indizio in più a favore della mia tesi. Per esempio la video-notizia che trovate qui in alto, pubblicata dal corriere.it, è un florilegio di luoghi comuni e semplificazioni agghiaccianti: anzitutto si dà per scontato che Jackie abbia detto ciò che il Daily Mail vorrebbe, senza citare la fonte e senza ricordare che il detentore dei nastri nega la circostanza (ah, una nota per fatto personale: ma è possibile che non si sia ancora imparato a pronunciare decentemente, non dico in newyorchese stretto, ma in maniera accettabile Oswald? In Italia non si va mai oltre OSVALD o la chicca OSVUALD). “Sulla morte del presidente da sempre aleggia il sospetto di una cospirazione”, dice poi la speaker. Il problema è che questa affermazione è ormai autoreferenziale: sono giornali e tv che ripetono da quasi cinquant’anni “Il mistero della morte di Kennedy”, quando tutti i misteri che vorrebbero sventolare sono già stati chiariti da una vita. Il servizio si conclude ribadendo che, secondo Jackie, a volere la morte di JFK fu “nientemeno che il suo vice, Johnson, insieme a un gruppo di potenti petrolieri texani” e, manco a dirlo, che i nastri rivelano altre dichiarazioni (ovviamente “esplosive” pure queste) sui tradimenti del marito e su quelli, di ritorsione, della moglie.
In sintesi: ecco come una non-notizia, condita con un’invenzione e una secchiata di semplificazioni e luoghi comuni a volontò, diventa un clamoroso scoop.
LETTERA DEL 5 AGOSTO 2011
Buongiorno Federico,
continuo con la mia serie di domande.
a) Secondo sparo
- Proiettile magico – Non intendo tediarti su questa teoria, ho visto le ricostruzioni della BBC e quanto si può trovare su Youtube e convengo che di magico ci fu solo la malizia con cui Garrison (o Oliver Stone, per quanto ne so) riprodusse le posizioni di JFK e di Connally in aula. Il cosiddetto proiettile magico in realtà sembra compiere una traiettoria lineare, deviata solo dai corpi rigidi delle ossa che incontrò nel suo percorso. I dubbi che ho riguardano principalmente :
- le argomentazioni di Sabatino secondo cui la quasi totalità dei medici e dei paramedici testimoniò che il foro alla gola di JFK era un foro d’entrata
- La posizione di Kennedy negli istanti dello sparo – Ho letto nel tuo sito che suggerisci come possibilità che si tratti di un riflesso conosciuto in medicina come “posizione di Thorburn”, tale posizione deriva da un danno della spina dorsale, il mio dubbio è: se nell’attraversare il corpo di Kennedy si è sempre detto che il proiettile investì solo tessuti molli, tu con la “posizione di Thorburn” suggerisci che fu lesa anche la spina dorsale, ci sono prove autoptiche di questa lesione? e se tale lesione ci fu, fu coerente con la traiettoria del proiettile? e il proiettile non avrebbe dovuto deviare o lesionarsi significativamente ledendo la spina dorsale? Infine la posizione di kennedy sembra anticipare di molto la reazione e la smorfia di connely o è solo una sensazione data dal vedere il filmato in slow motion? a quanti secondi ammontano i fotogrammi che le separano? … dubbi senza malizia, non voglio sostenere tesi opposte ma superare la mia ignoranza sull’argomento.
- Stato del proiettile – Una delle poche immagini del film di Stone che a distanza di anni ho ancora vivide nella mente è quella del ritrovamento della pallottola magica … una mano in primo piano e sullo sfondo quella che presumibilmente è la barella di Connely-la mano si apre e un proiettile perfettamente intatto cade nella barella-primo piano sul proiettile nuovo di zecca, la mano sparisce …
Il proiettile intatto è un mito, (anche Stone fa ammettere a Garrison “… pressochè intatto”, che per me è come dire che una ragazza è quasi vergine … o lo è non lo è) in realtà, come si vede, il proiettile, innanzitutto è stato sparato, inoltre è consumato ma non distrutto, ne del resto dovrebbe esserlo visti gli ostacoli trovati … ma il mio dubbio riguarda le circostanze del ritrovamento: nelle analisi delle traiettorie si dice sempre che il proiettile terminò la sua corsa infilandosi sotto la pelle della coscia di Connely, da altre parti si dice che fu trovato nella barella di Connely: quindi non rimase nella coscia di Connally? fu trovato davvero nella barella?
b) Terzo sparo
- Indietro e a sinistra – Anche qui l’ottimo documentario della BBC, e i test sull’effetto jet mi sembrano non dico conclusivi ma ragionevolente probanti del colpo da dietro. Le uniche domande che mi sono rimaste sono: esistono studi o segni nei tessuti e nelle ossa del cranio che siano compatibili con un foro d’entrata e un foro d’uscita? è corretto dire che il corpo di Kennedy andò avanti reclinandosi per effetto del colpo ricevuto e poi indietro e a sinistra per l’effetto jet del cranio che esplode, e per effetto di ulteriori cause quali possibili spasmi neurali e/o accellerazione dell’auto effettuata dall’autista?
- Resti del proiettile – Dal documentario che ho visto su youtube viene tracciata una linea continua che dalla finestra del 6 piano attraversa il cranio di Kennedy e termina in quella che sembra una ricostruzione del cruscotto dell’auto presidenziale, in un punto nei pressi del volante dell’auto: il proiettile fu veramente trovato nel cruscotto? Mi sembra di aver letto che si frantumò, se così fosse qualche frammento si conficcò nel cruscotto?
c) Dopo gli spari:
- Interventi dei medici – Nelle tue argomentazioni in risposta ad un collage di medici inviato da Mazzucco sostieni che questi medici non prestarono troppa attenzione alle ferite al cranio, non spostarono addirittura JFK perchè tesi nello sforzo di salvargli la vita, il mio dubbio è: al fine di salvare la vita di JFK non dovrebbe essere stato determinante stabilire la natura delle ferite al cranio? allo scopo per esempio di fermare un eventuale emoraggia? Di nuovo, è vero che la ferita alla gola fu da loro ritenuta un foro d’entrata? In sede di autopsia furono date le stesse conclusioni sulla natura e la dinamica delle ferite inferte a JFK?
d) Infine permettimi alcune domande banali (forse le uniche domande maliziose che ti voglio porre), che sconfinano nel campo della soggettività, ma su cui mi piacerebbe conoscere la tua opinione:
-sarebbe stato possibile all’epoca manomettere il filmato di zapruder?
-La commissione Warren avrebbe potuto “spingere” le dichiarazioni dei testi o la conduzione delle indagini allo scopo di raggiungere una verità assoluta che non permettesse il sorgere di dubbi e “stabilizzasse” così un opinione pubblica profondamente scossa?
-Sposare la teoria del “Lone gunman” equivale veramente a rigettare l’ipotesi del complotto? Ovvero è possibile che Oswald non fosse un pazzo solitario ma un esecutore con un mandante? Come vengono giustificate ufficialmente la sua entrata in URSS e la sua fuga dall’URSS (per giunta portando con se un cittadino sovietico anche se erano sposati) e il suo rientro in USA nel momento più caldo della guerra fredda?
Lo so sono molte, troppe domande per un uomo impegnato ; ) … te le ho poste lo stesso, anche se troverai il tempo di rispondere solo a qualcuna di queste mi farai un gran favore e magari guadagnerai un anima alla tua causa. Grazie
Marco (marco.trive@gmail.com)
Salve Marco. Rispondo, anche se davvero non riesco a entrare in tutte le questioni pena la scrittura di un libro (che arriverà, peraltro) alla seconda parte dei tuoi quesiti.
a) Il secondo sparo
Sul foro di entrata alla gola rinvio a quanto scritto commentando il documentario di Chris Plumley (http://www.johnkennedy.it/archives/295). Se è corretto dire che alcuni dei medici del pronto soccorso di Dallas credettero di vedere, nella ferita alla gola di Kennedy, un foro in entrata, cioè il segno di uno sparo frontale. Il fatto è che tutti (o quasi) i medici ebbero modo di specificare che la loro attenzione non era rivolta alla natura delle ferite del presidente ma unicamente a tentare di salvarlo: non a caso tutta l’ipotesi sulla direzione degli spari del dottor Malcolm Perry, il più citato in proposito, era errata. E non ci si dovrebbe stupire: Perry non era un esperto di ferite di arma da fuoco e soprattutto non era lì per esaminare la ferita, non ne ha avuto il tempo né avrebbe avuto senso, col presidente vivo, cercare i segni di un foro in entrata o in uscita. A Sabatino ripetevo spesso che era inutile voler portare come ‘prove’ dello sparo frontale le parole dette in buona fede da chi non aveva né il compito né la preparazione per farlo. La risposta che mi veniva fornita era sempre la stessa, e cioè che io tentavo di nascondere la verità e che a quei medici o fu tappata la bocca o furono fatte intimidazioni per far cambiare loro versione dei fatti.
Sulla posizione e ferita alla schiena di Kennedy. Il presidente stava salutando, ecco perché aveva il braccio alzato anche prima dello sparo ed ecco perché sembra reagire in anticipo rispetto allo sparo. Oltretutto non è possibile stabilire scientificamente i tempi di reazione allo sparo di Connally: una smorfia può comparire immediatamente o a qualche decimo di secondo dagli spari, o per una frazione di tempo possono non esserci reazioni evidenti: la casistica, in queste circostanze, dimostra che non è possibile stabilire un “modello di comportamento” nella reazione a un colpo di arma da fuoco. Sulla posizione di Thorburn: lo shock del passaggio di un corpo ad altissima velocità, anche se non attraversa le ossa della spina dorsale ma le lambisce solo, è sufficiente per provocare la reazione neuromuscolare. Peraltro no, l’esame del percorso della ferita nella schiena non fu effettuato in sede autoptica, almeno non completamente. Dove fu trovato il proiettile: il proiettile fu rinvenuto su una barella dell’ospedale, quella su cui era stato sistemato Connally: quando il governatore fu portato al secondo piano, dalla Trauma Room 2, per essere operato la sua barella fu lasciata fuori dalla stanza; urtata da un’altra barella, il proiettile cadde a terra e venne trovato dal signor Tomlinson, un funzionario dell’ospedale. Quel proiettile era stato sparato dal Carcano di Oswald. Aveva sì ferito superficialmente la coscia di Connally ma, avendo perso quasi tutta la sua energia cinetica, non si era infilato nell’arto. La ricostruzione di Oliver Stone, con Jack Ruby che va in ospedale a sostituire la pallottola (quasi conoscesse già le ferite procurate, i loro esiti e la necessità di sostituire un proiettile) è letteralmente delirante.
b) Il terzo sparo
Indietro e a sinistra. Quello che dici è sostanzialmente corretto. Esistono sia le fotografie del foro di entrata posteriore (quella celebre col righello che misura la ferita e la sua posizione) sia i raggi X che suggeriscono la frattura di entrata posteriore. Furono trovati minuscoli frammenti di proiettile nell’automobile presidenziale, e appartenevano a proiettili identici a quello sparato da Oswald: logico concluderne che fossero frammenti di quel proiettile, che nell’attraversare la testa del presidente si era frantumato in una miriade di pezzi.
c) Interventi dei medici
Questo no. Non ha nessun senso pensare che un medico del pronto soccorso chiamato a tenere in vita un paziente colpito da arma da fuoco alla testa si dedichi a… medicare la testa. Kennedy aveva il cranio aperto, era chiaro a tutti che non sarebbe sopravvissuto. Tuttavia la procedura standard è stata seguita: tracheotomia con cannula per facilitare la respirazione, trasfusione di sangue e fluidi per compensare le emorragie, iniezione di antibiotici. Nel corso della conferenza stampa il dottor Malcolm Perry disse che la ferita alla gola, secondo lui, era un foro di entrata: questo è stato per anni il cavallo di battaglia dei complottisti, che dimenticano come Perry abbia detto, nella stessa conferenza, che secondo lui lo stesso proiettile poteva aver colpito la gola ed essere uscito dalla testa. Semplicemente non aveva analizzato le ferite (come poi spiegò, ma ovviamente i complottisti non gli cedettero) perché non era quello il suo compito e non aveva senso farlo, si era solo espresso per ipotesi sulla base di quello che aveva visto e senza essere un esperto in ferite provocate da arma da fuoco. In sede di autopsia fu stabilito che il foro alla gola era di uscita e corrispondeva a quello di entrata alla schiena, e che il colpo alla testa fu sparato da dietro.
d) varie
Su Zapruder: sarebbe stato tecnicamente possibile, sì, ma basta leggere il percorso della cinepresa in mano al suo proprietario per capire che ciò che Zapruder filmò fu ciò che venne raccontato in tv da Zapruder poche ore dopo, e ciò che ancora vediamo tutti. Quali manomissioni si riscontrano, di grazia?
Commissione Warren: sì e credo che sia stato uno degli errori della commissione. Anche se rimango dell’idea che qualunque commissione con qualunque metodo sarebbe stata comunque ‘impallinata’ da tutti quelli che si rifiutavano a priori di credere che un solo uomo potesse aver ucciso il presidente.
Oswald: i possibili mandanti di Oswald sono stati ricercati a lungo. Se vuoi capire come mai Oswald ha disertato e come è rientrato ti consiglio di leggere “Il racconto di Oswald” di Norman Mailer, anche se è romanzato, e di guardare il documentario che la Rai mandò in onda (schizofrenicamente, forse credevano fosse la solita paccottiglia complottista) nell’autunno 1993,in due puntate. Il documentario è qui (http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/shows/oswald/) ma lo trovi anche in Rete, almeno per ora: http://www.youtube.com/watch?v=CbnrftpkYoM.
LETTERA DELL’8 LUGLIO 2011
Buongiorno Federico,
mi sono già presentato altrove sul tuo sito ma lo farò nuovamente: sono un complottista semi-pentito e ultimamente bazzico più sulla strada “ufficialista”. Il mio interesse per JFK risale a prima del noto film di Oliver Stone, anche se, come tutti voi quel film ha esploso la mia sete di conoscenza sui fatti narrati. Ultimamente mi sono nuovamente lanciato nei fatti di Dealey Plaza dopo aver cambiato completamente la mia opinione sul 9/11. In quel caso un attento e documentato debunk aveva fatto crollare le mie (tenui) convinzioni complottiste. Sull’onda della conversione ho affrontato pacatamente anche il sensazionalismo delle tesi complottiste di Dallas e mi sono sorpreso ad essere più incline ad ascoltare la voce di Clay Shaw che quella di Jim Garrison. Ti scrivo perchè nel mio web-zapping fra siti complottisti e “ufficiali” non sono riuscito a trovare risposte esaurienti su tutti i miei dubbi. Ho letto e seguito diversi tuoi link e argomentazioni e ne ho sempre apprezzato l’onestà intellettuale e l’esatta documentazione, ammiro la tua pacatezza e stimo il tuo lavoro, è per questo che scrivo in questo sito e non altrove. Scrivo a te, per chiederti di sciogliere alcuni dubbi o indirizzarmi a link che mi saranno utili, anche se so che le risposte richiedono tempo e gli impegni si accavallano. Così passo subito alle mie domande e premetto che gran parte di quello che conosco sui fatti proviene dal film di Stone, anche se ormai grazie al tuo sito e a youtube ho consultato molte risorse che hanno alzato il livello medio delle mie conoscenze. Le eventuali posizioni “complottiste” che emergono dalle mie domande le ho mutuate dal sito di Giuseppe Sabatino (una pagina in particolare http://www.jfkennedy.it/Qualchecommentosujk.it.html). Ultima premessa: confesso la mia ignoranza in materia e apprezzerò qualsiasi smentita o confutazione vorrai sottopormi. Ecco le mie perplesità:
1) Prima degli spari:
- “Perchè aspettare fino a Elm street” – trovo molto plausibile la tua spiegazione alla questione, il dubbio che ho la tocca in minima parte. Quanto tempo prima Oswald, o qualsiasi altra persona, poteva sapere che il corteo sarebbe passato in Dealey plaza transitando in Houston street e in Elm street? Sulla rete ho trovato le risposte più disparate e vorrei sentire la tua opinione di serio ricercatore.
- “Capacità di tiratore di Oswald” – Non voglio entrare nel merito della difficoltà intrinseca dei tiri o delle qualità o difetti del mannlicher-carcano, sono d’accordo con te che quanto presente in rete o su youtube, unito agli studi e test condotti sia ormai esauriente per trarre le tue stesse conclusioni. Piuttosto i miei dubbi riguardano le capacità di Oswald quando era nell’esercito, e in seguito la sua frequentazione di poligoni ufficiali o “casalinghi” (cioè veri e propri poligoni da cui l’episodio “… pensavo di sparare a quel figlio di … Kennedy …” o posti in cui lontano da sguardi indiscreti Oswald si esercitava). Sul primo tema è scritto tutto e il contrario di tutto, i complottisti citano Delgado e si servono delle sue deposizioni (più di una secondo Sabatino) unitamente ai risultati delle sue esercitazioni per arrivare alla conclusione che era un tiratore mediocre. Gli “ufficialisti” citano Delgado (analizzando il contesto diverso della sua frase, come fai tu) e gli stessi risultati per giungere alla conclusione opposta. In particolare mi ha colpito l’analisi dei risultati dei test di Oswald condotta da Sabatino (cita i commenti di un ufficiale su quei test, il quale afferma che erano i risultati di un tiratore mediocre) … a chi credere? Sul secondo tema vorrei chiederti quali sono i dati di fatto sulla pratica del tiro a segno esercitata da Oswald?
2) Primo sparo:
- Ferita di Tague – certo il primo sparo è quello di cui si sa meno e si congettura di più, ma mi chiedo (e ti chiedo) è plausibile che un proiettile sparato mirando a JFK grossomodo nella zona in cui i rami di quercia intersecano la traiettoria Oswald-JFK, possa rimbalzare sull’asfalto e arrivare a ferire Tague, direttamente o indirettamente, che secondo fonti e immagini (provate?) si trovava in fondo a Elm street all’imbocco del tunnel?
[continua...]
Marco (marco.trive@gmail.com)
Ciao Marco e grazie per la lunga lettera, che ho diviso in parti (qui rispondo alla prima). Premesso che non sono un ‘ufficialista’ ma un giornalista che cerca di documentare le proprie affermazioni e convinzioni proverò a risponderti con ordine ma, come tu stesso hai anticipato, è difficile esaurire tutte le questioni in poche righe.
1) Prima degli spari. Perché aspettare fino a Elm Street. La mappa del corteo presidenziale fu pubblicata anche dai giornali locali (e non fu modificata, come pretendono di sostenere i complottisti: http://www.johnkennedy.it/archives/20). Fino a metà novembre non si era ancora scelta la sede del banchetto del 22 novembre. Fosse stato scelto un altro luogo rispetto al Trade Mart (se vuole approfondire le consiglio l’ottimo Ecco chi ha ucciso John Kennedy, di Diego Verdegiglio, pagg. 89-91) l’auto di Kennedy non sarebbe neanche passata in Dealey Plaza. Il tragitto scelto a metà mese fu provato tre volte, tra il 14 e il 18 novembre. Del passaggio in Elm Street, Oswald e chiunque altro fosse stato interessato aveva avuto notizia, insomma, alcuni giorni prima. Capacità di tiro di Oswald. Sabatino – glielo dicevo sempre – spaccava il capello in quattro, perché (vale sempre la pena ripeterlo) per un ex Marine, che quindi col fucile aveva familiarità, quei tre colpi in quel lasso di tempo e a quella distanza, imbracciando un Carcano, sono estremamente ravvicinati e piuttosto facili. Quindi non serviva affatto, come sostiene Oliver Stone, “il campione del mondo di tiro a segno” per ripetere la prestazione di Oswald. Ciò detto, sulle dichiarazioni di Folsom e sull’abilità di Oswald come tiratore: http://www.johnkennedy.it/archives/149. Tra l’altro Nelson Delgado fu anche intervistato tanti anni dopo i fatti, nel 1986 durante il e sostenne che Oswald non era scarso, era soltanto svogliato poco prima che arrivasse il congedo. Di prove che, negli ultimi mesi, Oswald si allenasse non ce ne sono. Ma ripeto: non credo proprio sia una questione decisiva. Se anche avesse usato la sua normale dimestichezza, con un po’ di fortuna tre colpi così possono andare tutti a segno (l’assassino, ricordiamolo, sbagliò il primo colpo, fu impreciso nel secondo e centrò il terzo).
2) Il primo sparo. Tague. Certo, è plausibile. La palla indirizzata a Kennedy, deviata da un ramo, sorpassa l’auto e si infrange sull’asfalto di Elm Street, frantumandosi in mille pezzi. Uno di questi (è un proiettile sparato a centinaia di metri al secondo, ricordiamolo sempre, non un sasso lanciato a mano!) ‘parte’ e termina la sua corsa sul marciapiede di Tague. I proiettili e i frammenti, se non incontrano ostacoli, a quelle velocità percorrono anche parecchi chilometri! Sui resti del proiettile: se ti riferisci a quello di Tague, è stato fotografato il marciapiede scheggiato.
A presto per la risposta agli altri tuoi quesiti!
Federico Ferrero – 9/07/2011



