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Le fotografie di Lee Oswald con il fucile: vere o false?

Dalla perquisizione del 23 novembre 1963 del garage dei coniugi Ruth e Michael Paine, una famiglia che ospitava Marina, la moglie di Lee Oswald, spuntò una coperta di tessuto in cui Oswald avvolgeva il suo fucile. Furono trovate anche due fotografie, poi pubblicate dal magazine Life nell’edizione del 21 febbraio 1964, che ebbero un enorme impatto sull’opinione pubblica. Si trattava di due immagini, molto simili tra loro, in cui si vede l’uomo imbracciare il Mannlicher Carcano e due periodici comunisti, The Worker e The Militant. Alla cintura, la sua pistola. Le fotografie, note come le backyard photos (foto del prato dietro casa) furono sottoposte allo stesso Oswald dopo l’arresto, durante un interrogatorio presso la stazione di polizia di Dallas. Oswald dichiarò che si trattava di fotomontaggi e che la certezza del falso derivava dalla sua conoscenza tecnica della fotografia. Per qualche mese, infatti, aveva lavorato come apprendista presso un laboratorio di fotografia di Dallas, l’impresa Jaggars-Chiles-Stovall & Co.

I sostenitori della teoria del complotto hanno creato un caso anche sulle backyard photos: le due immagini, sostengono, sarebbero state fabbricate ad arte per mettere in mano all’assassino l’arma usata per uccidere il presidente. In particolare, ci si sofferma su tre indizi: una riga sotto il mento di Oswald, che dimostrerebbe che la sua faccia è stata “appiccicata” sul corpo di un altro uomo; la differenza tra l’ombra del naso (diritta) e quella del corpo (obliqua), che dimostrerebbe il fatto che le due parti della foto sarebbero state scattate in momenti diversi; infine, la sproporzione tra i corpi tra la prima e la seconda foto, che dimostrerebbe l’esistenza di un artefatto.

La dedica di Marina a Lee, sul retro delle backyard photos
La dedica di Marina a Lee, sul retro delle backyard photos

Ciò che meno spesso viene reso noto è che dietro una delle fotografie compare una scritta in cirillico (è il reperto F383 della Commissione Warren). La dedica dice: “Cacciatore di fascisti, ha ha ha!” La grafia è quella di Marina Oswald, che confermò peraltro di avervi apposto quella dedica; in seguito, una perizia dell’House Committee on Assassinations (HSCA) accertò che quella dedica era effettivamente stata scritta dalla signora Oswald.

Per quanto riguarda la riga sul mento e la sproporzione dei corpi rispetto al viso, bastò un esame accurato per appurare che fossero difetti prodotti della macchina fotografica usata da Marina per immortalare il marito, una Imperial Reflex 620 Duo Lens. Il panel di esperti nominato dalla commissione Warren esaminò tutti i reperti allora a disposizione: le due fotografie trovate nel garage, uno dei due negativi delle foto, la fotografia (identica a una delle due citate) rinvenuta a casa di un amico degli Oswald (vedi più sotto). Altre due stampe di prima generazione, custodite privatamente da un ex agente di polizia di Sallas (Richard S. Stovall) e dalla signora Dees, vedova dell’agente di polizia Roscoe White, e consegnate agli inquirenti negli anni successivi, vennero esaminate dalla HSCA.
A parte gli esami, furono scattate fotografie di prova con quella stessa macchina e le immagini risultanti recavano gli stessi difetti. La circostanza spiegò la riga a livello del mento, le lievi sproporzioni e soprattutto provò che quelle fotografie furono davvero scattate con la macchina fotografica degli Oswald, sequestrata dalla polizia durante una perquisizione nell’abitazione dei Paine. Del resto Marina lo aveva ammesso agli inquirenti fin dal primo momento.

La questione delle ombre discordanti, invece, è un falso problema: è stato sufficiente scattare delle fotografie nelle stesse condizioni di luce di quel pomeriggio in cui Lee Oswald, sul retro di casa, si fece fotografare con le sue armi per notare che l’ombra del naso sul viso cade perpendicolarmente mentre quella del corpo si allunga in obliquo rispetto al suolo (una curiosità: la casa degli Oswald in Neely Street, costruita nel 1925, era stata comprata per venire restaurata e diventare una sorta di museo dell’assassinio. Ma continuava a essere in pessime condizioni e a violare le leggi urbanistiche locali, finché, nel gennaio 2013, non è stata abbattuta).

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Le celebri backyard photos, scattate alla fine di marzo del 1963 nell’abitazione di Neely Street, a Dallas

Gli autori complottisti che hanno insinuato la falsificazione dolosa a danno di Oswald, peraltro, dimenticano che la macchina fotografica è rimasta in mano agli Oswald fino al suo sequestro da parte degli inquirenti e che, nel 1967, un amico degli Oswald, George De Mohrenschildt, trovò una copia della fotografia donatagli dallo stesso Lee in una sua vecchia borsa. Dietro, trovò una dedica: “Al mio amico George, da Lee Oswald, 4/VI/1963”. Alcuni teorici del complotto non si sono voluti arrendere e hanno accusato anche il povero Del Mohrenshildt, sostenendo che uno statunitense non avrebbe mai scritto una data in quella maniera, alla “europea”: anche qui, però, un normale lavoro da cronista di nera avrebbe risolto la questione. Esaminando, infatti, una cartolina spedita da Minsk da Lee Oswald dal fratello Robert, si poté notare che riportava la data scritta esattamente in quel modo.

Le backyard photos sono senz’altro importanti, in definitiva, ma non decisive. Appurato che si tratta di immagini autentiche scattate a Lee Oswald dalla moglie alcuni mesi prima dell’assassinio, non dimostrano che Oswald avesse il fucile con sé al momento degli spari in Dealey Plaza. Piuttosto indicano, come mostrano anche i documenti di acquisto e le testimonianze di chi lo conosceva, che fosse proprietario e possessore di un fucile e di una pistola (3).

Recentemente è stato pubblicato uno studio sul Journal of Digital Forensics, Security and Law. Tre ricercatori hanno esaminato, con la tecnologia odierna, le backyard photos di Oswald. Se volete sapere che giudizio hanno tratto, potete leggere qui.

 

NOTE

(3) Dal rapporto della HSCA, la House Select Committee on Assassinations, un estratto dell’esame delle backyard photos di Oswald: in sostanza, il perito incaricato fotografò il fucile con la macchina di Marina Oswald e ottenne gli stessi risultati, tanto da suggerire (senza però dirlo con certezza assoluta) che molto probabilmente il fucile fotografato insieme a Oswald era il fucile trovato al sesto piano del deposito. Di seguito il testo originale. In connection with the Warren Commission’s investigation. Lyndal L. Shaneyfelt, an FBI photographic expert, performed an analysis on the two backyard prints designated CE 133-A and B, a negative, designated CE 749 (the original negative of CE 133B), the Imperial Reflex duo lens camera (designated CE 750) that Marina Oswald testified she had used to take the pictures, (137) and the alleged assassination weapon (designated CE 139). His analysis and conclusion as follows: (355) (1) The photographs CE 133-A and B were taken with Oswald’s Imperial Reflex Duo Lens camera. (138) Every camera has unique regularities that are reflected on the margins of negatives made by it. Shaneyfelt determined that the margin irregularities of the original 133-B negative were identical to those of a negative that he exposed in the camera. (356) Although he could not document absolutely the origin of CE 133-A because a negative was not available, Shaneyfelt concluded that both prints were taken with the same camera since they showed virtually identical background and lighting conditions. (139) (357) (2) The backyard photographs CE 133-A and B are authentic. Shaneyfelt examined them under magnification and found no characteristics of compositing or retouching. (140) Initial public controversy regarding the authenticity of the backyard arose after copies of CE 133-A, which appeared to differ in detail from the original as well as from each other, particularly with respect to the configuration of the rifle, were published in Life, Newsweek and other news publications.(141) He testified that the apparent variations in the magazine versions were caused by retouching, a common practice the reproduction of photographs for publication. (142) (358) (3) The rifle in the backyard photographs is probably the rifle found in the Texas School Book Depository. Shaneyfelt photographed the rifle, attempting to duplicate the lighting and rifle’s position CE 133-A, and found the configurations matched those of the rifle in the backyard photograph. Although he found a notch in the stock of the rifle that appeared faintly on the rifle in the backyard photographs, he did not find enough peculiarities to state categorically that the rifles were identical. (143)

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