La quercia della cospirazione

Sospettare non è un reato. Nel caso Kennedy le indagini, svolte nell’immediatezza dei fatti da una polizia del tutto inadatta – se ne esiste una – ad affrontare una delle tragedie più scioccanti della storia moderna, hanno lasciato dei vuoti e dei ‘buchi’ nei quali, anno dopo anno, chi non ha creduto alla versione dei fatti fornita dalla commissione di inchiesta governativa si è insinuato. Una delle molteplici questioni riguarda il primo sparo sul corteo presidenziale. Che, con alte probabilità, è quello andato a vuoto, con frammenti della pallottola che hanno colpito, a grande distanza dall’automobile che ospitava Kennedy, uno spettatore del corteo, James Tague

Le questioni sollevate dai teorici della cospirazione, solo su questo punto, sono le più varie.

  • C’è chi si chiede come mai Oswald abbia sparato solo quando il corteo aveva svoltato in Elm Street e non quando ancora era in Houston Street, con la visuale libera. Difficile dare una risposta certa. Non possiamo sapere cosa avesse in animo Oswald in quei momenti. Tutto fa pensare, però, che nonostante la premeditazione Lee Oswald abbia tentennato fino all’ultimo: tanto da aver atteso che il corteo gli desse le spalle, probabilmente per il timore di uscire allo scoperto quando gli sguardi della gente e degli agenti di scorta erano rivolti in direzione dell’edificio in cui si era appostato. I sospettosi ‘di mestiere’ non tengono mai conto del fatto che Oswald non aveva la più pallida idea di cosa si sarebbe trovato sotto gli occhi da un momento all’altro e tendono a giudicare ex post le sue azioni come se – un po’ come noi – avesse avuto la possibilità di ‘vedere’ e studiare la scena del crimine centinaia di volte prima di scegliere le azioni più adatte. Oswald non sapeva se la Lincoln presidenziale sarebbe stata coperta o scoperta (Kennedy chiese, all’ultimo, di rimuovere la copertura per poter salutare meglio la gente). Non sapeva come sarebbe stata dislocata la sicurezza (fu ancora Kennedy che chiese alle sue guardie di lasciare libera l’automobile nei predellini laterali, per permettere al pubblico del corteo di vederlo meglio). Non sapeva come sarebbe passata l’automobile, a che velocità. Niente induce a escludere che Oswald si sia visto arrivare il corteo di fronte e si sia accucciato per non far vedere la canna del fucile dalla finestra, e che abbia scelto all’ultimo momento di riaffacciarsi una volta che Kennedy gli aveva dato le spalle. Per fare fuoco contro il presidente.

 

  • La quercia della discordia. La quercia che avrebbe deviato il primo colpo è un altro cavallo di battaglia dei sospettosi. Perché, ci si chiede, Oswald avrebbe sparato attraverso il fogliame? Una domanda che vorrebbe mettere in crisi la tesi dell’unico assassino. Senza riuscirvi, però, poiché bisogna partire dai fatti e, su quelli, rispondere anche alle domande collaterali. Sappiamo che, una volta decisosi a sparare, Oswald ha tirato tre volte. Sul primo colpo sappiamo che fu sparato, che non colpì l’automobile, e che uno spettatore in fondo alla piazza, James Tague, fu graffiato da un frammento di proiettile che aveva leso il marciapiede davanti a lui. Questa traiettoria
    Vista aerea della Dealey Plaza. In basso, la posizione di James Tague

    deviata del primo colpo viene presentata come inconcepibile.C’è chi,  per esempio, ha tentato di dimostrare l’impossibilità della deviazione della quercia, incorrendo però in macroscopici errori di concetto e di calcolo (che gli stessi frequentatori di ambienti ce coltivano i miti cospiratori sono stati costretti a evidenziare). Abbandonate le disquisizioni cinetiche, allora,c’è chi ha provato a sostenere l’implausibilità della traiettoria del proiettile dalla finestra di Oswald alla posizione di Tague, utilizzando il comune argomento del “buon senso”: la palla è infatti stata deviata sia sul piano orizzontale, sia su quello verticale. Tuttavia è sufficiente un po’ di rigore per inquadrare correttamente la questione. Non ci sono prove né indizi né testimonianze che indichino una fonte degli spari diversa da quella della finestra di Oswald. La famosa collinetta erbosa, dalla quale secondo i teorici del complotto sarebbero stati sparati uno o più colpi, è sistemata in modo tale rispetto alla posizione di Tague che un ipotetico attentatore dal poggio avrebbe dovuto mirare in tutt’altra direzione rispetto al corteo per colpire nella zona di Tague. Inoltre i frammenti di proiettile analizzati dall’FBI con l’esame spettrografico hanno evidenziato la mancanza della camiciatura in rame e la presenza di piombo e antimonio, elementi costitutivi del nucleo del proiettile. Evidentemente, quindi, il proiettile deviato deve aver urtato l’asfalto di Elm Street davanti all’auto presidenziale e alcuni frammenti hanno proseguito in linea retta fino al marciapiede di Tague. Non è stata individuata un’altra fonte di spari che potrebbe essere compatibile con il ferimento di Tague, se non chi ha genericamente ipotizzato un cecchino su Dal-Tex building accanto al deposito dei libri: cecchino che nessuno ha visto arrivare, andarsene o agire in alcun modo. E nessuno dei testimoni ha mai sostenuto di aver udito spari provenienti da quel palazzo.

  • Indagini carenti. Purtroppo gli inquirenti furono decisamente poco arguti nella vicenda. Il graffio alla guancia di Tague fu ritenuto – cosa che in effetti era – del tutto marginale rispetto agli altri due colpi andati a segno nella sparatoria, cosicché ci si limitò ad asportare ed esaminare il pezzo di cemento del marciapiede scalfito dal frammento. La quercia davanti al deposito dei libri non fu esaminata alla ricerca di eventuali, per quanto difficili da individuare, rami scalfiti da un proiettile. Tuttavia ci sono delle testimonianze che corroborano questa possibilità: almeno quattro agenti motociclisti della scorta hanno detto di aver visto l’asfalto di Elm Street colpito da un proiettile. L’HSCA, una delle commissioni ufficiali che hanno studiato il caso Kennedy, riporta le parole di uno di loro: “Ellis ha spiegato che si trovava a circa 100 piedi dall’auto presidenziale, più avanti, accanto alla prima automobile del corteo, e che girandosi verso Kennedy vide uno sbuffo di polvere levarsi dall’asfalto di Elm Street” (Hearings before the Subcommittee on the Assassination of John F. Kennedy of the Select Committee on Assassinations, House of Representatives, Vol. XII, p. 21).

In definitiva il quadro probatorio, pur carente, esclude un secondo tiratore: la pretesa di invocare le prove del ramo spezzato della quercia o di applicare grossolanamente principi fisici che non hanno a che fare con la balistica, pertanto, si rivelano tentativi di complicare una scena del crimine limpida nella sua dinamica: abbiamo tre colpi e i loro effetti (il ferimento di Tague, il trapasso dei corpi di Kennedy e Connally, la ferita alla testa), tre fucilate partite dal deposito su cui non sussistono dubbi, frammenti recuperati dai corpi e dall’automobile riconducibili solo ai colpi del Carcano di Oswald. Al contrario mancano elementi di prova o indizi su sparatori appostati altrove. Figure tanto insussistenti che, per ammetterne la presenza, sarebbe necessario stravolgere il quadro probatorio: non abbiamo alcuna evidenza né sul corpo del presidente né su altri individui o cose in Dealey Plaza degli effetti di spari frontali o laterali.

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