Falsi miti su Lee Oswald

Una celebre speculazione, ripresa dal film JFK – Un caso ancora aperto, racconta un Lee Harvey Oswald scarso tiratore, assolutamente non in grado di mettere a segno un attentato che avrebbe avuto bisogno di qualità di tiro “da campionato del mondo”. Inoltre, è opinione piuttosto diffusa ritenere il suo fucile, il Mannlicher Carcano, un ferrovecchio, quasi un’arma giocattolo, e che in ogni caso l’assassinio sarebbe stato impossibile da compiere da lassù, dal sesto piano del deposito dei libri della Texas School.
Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

a) Lee Harvey Oswald aveva imparato a sparare nei Marines. Non è vero che fosse “una schiappa”, come il suo commilitone Nelson Delgado ebbe a dire nel corso di un’intervista televisiva concessa a Mark Lane. Le parole del soldato, unico peraltro tra tutti gli interpellati a sostenere ciò, furono per di più tolte dal contesto.

Lee Oswald in addestramento al tiro accovacciato nei Marines
Lee Oswald in addestramento al tiro accovacciato nei Marines

Delgado disse, effettivamente, che Oswald aveva a very poor shot”, cioè una mira molto scarsa. In realtà, però, si stava riferendo, nella sua intervista, unicamente all’ultima parte del corso di addestramento di Oswald; poco oltre, difatti, spiegava dettagliatamente che non intendeva dire che Oswald non sapesse sparare ma solo che si presentava, verso la fine delle prove, al poligono decisamente svogliato. Sono due cose molto diverse. Difatti, esistono sono pesanti evidenze sulle capacità di Oswald come tiratore. Oswald fu addestrato, come tutti i suoi commilitoni, e fu anche sottoposto a qualche esame: nel dicembre del 1956 ottenne (con 212 punti) la qualifica di tiratore sceltissimo. Nel maggio di tre anni, dopo Oswald fece un altro esame e si peggiorò, totalizzando 191 punti, che equivalgono alla categoria di tiratore scelto. Davanti alla commissione Warren, il colonnello Folsom giudicò le due prove di Oswald rispettivamente come “abbastanza discreta” e “piuttosto mediocre”: altra circostanza che fece gridare allo scandalo alcuni sostenitori del complotto. In realtà, a voler proseguire con l’esame delle testimonianze, il maggiore della Marina Eugene Anderson spiegò: “Io direi che, raffrontato con altri Marines con pari preparazione, Oswald era un buon tiratore, al di sopra o pari a… meglio della media, diciamo”. Quello che spesso si dimentica, infatti, è che la prestazione di Oswald in Dealey Plaza, quel 22 novembre, fu tutt’altro che da campionato mondiale di tiro al bersaglio. L’attentatore sparò tre colpi in circa otto secondi: uno andò a vuoto, un altro colpì Kennedy alla schiena (e provocò le ferite a Connally), il terzo centrò JFK alla testa. Il tutto da una distanza talmente ravvicinata (ben inferiore ai cento metri nel suo punto di massima, al fotogramma 313 del film di Zapruder) da rendere il tiro piuttosto facile per chiunque avesse una minima dimestichezza con il Mannlicher Carcano. [Per chi vuole risposte su argomenti come la “pallottola magica”, il comportamento della testa di Kennedy eccetera, rimandiamo alle domande fondamentali sul caso Kennedy].

Esaminando le prestazioni di Oswald durante il servizio militare si evince che, nelle prove di sparo in posizione seduta, con una carabina simile al Carcano, da una distanza di 200 yard (cioè più del doppio di quella necessaria per colpire Kennedy) Oswald totalizzava punteggi di 48-49 su un massimo di 50. In altre parole, si mostrò ottimo tiratore. Oswald sapeva usare un fucile, parecchi testimoni hanno raccontato che si teneva in allenamento con una certa regolarità: la moglie Marina, per esempio, raccontò che spesso il marito girava per casa con il fucile in mano, ripetendo la manovra di caricamento per velocizzarla.

b) Sul Mannlicher Carcano, il fucile usato da Oswald per compiere l’attentato, si sono diffuse molteplici inesattezze. C’è chi l’ha definita un’arma umanitaria (senza sapere che, in linguaggio militare, significa semplicemente che alcuni proiettili per questa arma erano stati fabbricati con intenti umanitari, cioè con una camiciatura che facesse in modo che il proiettile non si “aprisse” una volta entrato nel corpo). Si è poi detto che si trattasse di un ferrovecchio, di una baracca, di un arnese da quattro soldi, quasi il fatto che fosse tecnicamente vetusto ed economico non lo rendesse più in grado di uccidere. La carabina di Oswald era vecchia, sì, ma restava ed è tuttora un’arma di precisione. Sulla storia e sulle qualità dell’arma usata per l’attentato, e per farvi un’idea circostanziata sul fatto che potesse o meno aiutare l’assassino nel suo tragico progetto, potete leggere questa scheda.

Carl Day (1914-2008) mostra ai giornalisti nella centrale di Dallas il fucile ritrovato al sesto piano del deposito libri
Carl Day (1914-2008) mostra ai giornalisti nella centrale di Dallas il fucile ritrovato al sesto piano del deposito libri

c) Ha fatto parecchio scalpore la scena del film di Oliver Stone in cui viene appoggiata la mano del defunto Lee Oswald sul calcio del fucile per “appiccicare” fraudolentemente un’impronta. È un falso clamoroso. Lee Oswald morì domenica 24 novembre a Dallas e fu sepolto il giorno dopo, lunedì 25 novembre. Il fucile fu spedito a Washington la sera del 22 novembre e tornò in Texas, dopo che l’FBI lo ebbe analizzato, a dicembre inoltrato. Il test dei nitrati a carico di Oswald, giudicato curiosamente “illeggibile” dalla commissione Warren è invece un pesante indizio. Si tratta di un test che stabilisce se, sulle mani e sulle guance di chi si pensa abbia usato un fucile, sono rimasti composti chimici derivanti dallo scoppio di un’arma da fuoco. Il test risultò positivo sulla mano e negativo sulla guancia. Oswald, quindi, aveva sicuramente impugnato un’arma, quel giorno, e con essa aveva sparato. Non si poté stabilire con rigore scientifico che avesse usato un fucile, proprio perché mancavano riscontri sulla guancia. Tuttavia, ciò non dimostra l’opposto: chi spara con un fucile risulta, infatti, tendenzialmente positivo anche al test effettuato sulla guancia, ma può anche non accadere. Il luogotenente della polizia di Dallas J. C. Day rilevò le impronte sul Carcano prima di passarle all’FBI, sia sul legno sia sul metallo dell’arma (l’ufficiale Day, morto nel 2008 a 94 anni, fu addirittura accusato di protagonismo per aver mostrato ai reporter il fucile di Oswald come un trofeo: in realtà, il timido agente spiegò per tutta la vita che il suo atteggiamento, a prima vista inappropriato, era unicamente e goffamente dettato dalla volontà di preservare le prove sull’arma). Le impronte rilevate erano parziali e deboli, tant’è che l’FBI non riuscì a ricondurle con certezza probatoria a Oswald. Alcuni critici del Rapporto Warren hanno supposto che le impronte trovate fossero un falso, poiché il fucile sarebbe rimasto quattro giorni nelle mani della polizia senza che fosse trovata alcuna impronta. Questo non risponde al vero. Il tenente Day, infatti, prese in mano il fucile appena trovato e si convinse del fatto che il legno fosse troppo poroso per aver conservato delle impronte. In seguito, spolverò le parti metalliche del fucile in cerca di altre impronte e ne trovò due, parziali. Lo stesso 22 novembre, a tarda sera, il fucile fu consegnato all’FBI e portato a Washington, dove fu esaminato dal professor Sebastian F. Latona, che lavorava per conto dell’FBI proprio nel ramo dell’identificazione delle impronte. Latona affermò che le impronte sul metallo erano troppo deboli per essere identificate. Il 22 novembre il luogotenente Day aveva anche “sollevato” un’impronta che aveva trovato nella parte inferiore del fucile, sul legno. Scollandola con del materiale adesivo la tenne in laboratorio, compiendo una grave leggerezza che gli sarebbe stata rinfacciata per anni. Day, ingenuamente, ritenne  fosse sufficiente affidare il fucile all’FBI con le parti in metallo avvolte nel cellophane per identificare le impronte. Quando, poi, il 26 novembre l’FBI avocò a sé l’inchiesta e, con essa, tutto il materiale raccolto dalla polizia, Day infilò tra le varie cose il foglio con quell’impronta “scollata” dal legno del fucile. Per avere la certezza sull’origine dell’impronta “scollata”, l’FBI esaminò il foglio adesivo che l’aveva raccolta e notò che aveva la stessa trama del legno poroso del Carcano: era stata prelevata proprio da quel fucile. A quel punto, fu sottoposta a Latona, il quale certificò che si trattava dell’impronta di Lee Harvey Oswald. La conferma di ciò avvenne anche per opera di Arthur Mandella, consulente del dipartimento di polizia di New York. Ma anche le due impronte parziali sul metallo ebbero miglior sorte negli anni a venire: l’ufficiale di polizia R. W. Livingstone, infatti, aveva provveduto a fotografarle subito dopo il ritrovamento, ancora fresche: per una svista o per dimenticanza, però, queste foto rimasero in un cassetto per decenni, finché Gary Savage e il perito del laboratorio criminale della polizia di Dallas, Vincent Scalise, non le ritrovarono. A quel punto, cosa che fino a quel momento non si era potuta fare, si procedette all’identificazione: anche quelle erano le impronte di Lee Harvey Oswald.

d) I tempi della sparatoria e la fuga di Oswald [la sparatoria è approfondita nell’area di ricostruzione dell’assassinio]. Lee Oswald ha avuto tempo sufficiente per sparare tre colpi contro il corteo presidenziale in Dealey Plaza. Il primo, fuori bersaglio, arriva tra i fotogrammi 160 e 166 del film di Zapruder. Il secondo ai fotogrammi 223-224. Il terzo al fotogramma 313. Tenendo conto che la cinepresa di Zapruder impressiona circa 18,3 fotogrammi al secondo possiamo quindi stimare, con relativa

L'agente Marrion L. Baker: fu l'unico agente a incontrare Oswald nel deposito, poco dopo la sparatoria
L’agente Marrion L. Baker: fu l’unico agente a incontrare Oswald nel deposito, poco dopo la sparatoria

precisione, il tempo di Oswald in 8,3 secondi. Possiamo sbagliarci di qualche decimo, ma non si va mai sotto gli otto secondi: non sono certo i 5 concessi dal regista Oliver Stone nella sua ricostruzione hollywoodiana. Oswald ha avuto il tempo per nascondere il fucile sotto una pila di scatole dall’altra parte del sesto piano e per scendere cinque piani del deposito dei libri entro un minuto e mezzo, come risulta dall’inchiesta Warren. Posato il fucile, Oswald scese nella sala da pranzo, al secondo piano, usando le scale. Al momento del primo colpo, il poliziotto motociclista Marrion L. Baker stava svoltando a destra da Main Street in Houston Street. Riconosciuta subito la detonazione come quella di un’arma da fuoco, guardò in su e vide il deposito dei libri; convintosi che il colpo fosse partito da lì o dal palazzo vicino, e uditi altri due colpi piuttosto ravvicinati, diede gas alla manetta, si portò sull’angolo tra la Houston e la Elm e parcheggiò a pochi metri dal semaforo. Entrò e si fece fare strada da Roy Truly, il direttore. Non riuscendo a chiamare i due ascensori, fermi ad altri piani, i due si diressero su per le scale. Giunti al secondo piano, fecero per chiamare nuovamente gli ascensori ma Baker aprì la porta del vestibolo usato come sala da pranzo, in cui era presente anche un distributore di bibite. Baker si fermò e disse: “Lei, venga qui!”. L’uomo si voltò: era a mani vuote e non disse niente. Truly non si era accorto che Baker si era fermato al secondo piano e stava già salendo le scale per arrivare al terzo ma, voltatosi e accortosi di non essere seguito, tornò indietro. Vide Baker e Oswald. L’agente gli chiese: “Conosce quest’uomo? Lavora qui?” Truly rispose: “Sì”. A quel punto i due se ne andarono su per le scale.
L’uomo trovato davanti al distributore era Lee Harvey Oswald. La commissione Warren fece ripetere più volte il percorso ai due uomini: il tempo riscontrato andò da un minimo di un minuto e quindici secondi a un massimo di un minuto e mezzo. Non solo: l’agente del servizio segreto John Howlett rifece precisamente il cammino di Oswald dal momento del terzo sparo all’incontro con l’agente di polizia: camminando normalmente, impiegò un minuto e diciotto secondi. Affrettando il passo (“una camminata veloce”) impiegò un minuto e quattordici secondi. L’agente Baker si disse “certo di averci impiegato un po’ di più di quanto impiegai nella ricostruzione” perché c’era un sacco di gente all’entrata del deposito e perché, prima di entrare, si soffermò un momento a guardare l’area circostante, per capire cosa fosse successo (Baker disse, per esempio, di aver visto una donna disperata nei pressi del palazzo e di averle sentito urlare: “Gli hanno sparato, gli hanno sparato!”). Dopo l’incontro, Lee Oswald tentò di darsi un contegno: comprò una Coca Cola dal distributore e, senza andare a recuperare la sua giacca né chiedendo permessi, uscì dalla porta principale in maglietta, benché fosse fine novembre, forse pensando di farla franca nascondendosi tra la folla in subbuglio. Gli andò bene: avesse usato le uscite secondarie, lo avrebbero bloccato due suoi colleghi, George Rackley e James Romack, che si erano offerti di piantonarle. E non ci avrebbe rimesso la vita, di lì a poco, l’agente di polizia J. D. Tippit.

49 pensieri riguardo “Falsi miti su Lee Oswald

  • 17 Ottobre 2018 in 17:48
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    Vede dott. Verdegiglio, l’ unica cosa che ritengo veramente affascinante e’ quanto JFK fece nei suoi mille giorni di presidenza , la capacita’ di non ripetere i suoi errori , come quello di dare ascolto ai generali ed alla cia in occasione della tentata invasione di Cuba , imponendosi poi agli stessi durante la crisi dei missili del 1962  , la forza con la quale critico’ gli industriali dell’ acciaio i quali davanti ad un blocco salariale dei lavoratori intendevano innalzare a dismisura il prezzo dell’ acciaio , il suo impegno sui diritti civili  portato a termine dal suo successore , la sua volonta’ di tassare equamente i petrolieri , unici negli Stati Uniti a godere di una tassazione agevolata , il senso di alcune sue frasi famose tipo – Se una libera societa non puo aiutare i molti che sono poveri , non dovrebbe salvare i pochi che sono ricchi . Il ” sogno ” venne poi portato avanti dal fratello Bob del quale ricordera’ sicuramente il discorso sul Pil , il discorso piu vero ed onesto mai sentito sull’argomento . In America chiunque ha avuto un sogno sappiamo poi che fine ha fatto . Questo mi puo’ affascinare , non certo il polemizzare sulle relative uccisioni ed eventuali intrighi connessi . Comunque prendo atto del fatto che allora Robert Kennedy jr durante l’ intervista del 2013 a Dallas parlo’ a vanvera riguardo il pensiero del padre anche se continuo a non comprenderne lo.scopo . Grazie mille per la Sua attenzione e , cordiali saluti .Loredana

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    • 17 Ottobre 2018 in 19:14
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      Si, il giovane Kennedy o aveva frainteso le opinioni del padre o parlò davvero a vanvera.

      Risposta
      • 30 Novembre 2018 in 14:22
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        Allacciandomi all’ intervento di Loredana vorrei ricordare che il lavoro della commissione Warren fu definito da Bob Kennedy come shoddy piece of craftsmanship ( un lavoro scadente ) . Mi pare che il significato di questa frase sia piu che eloquente e non dia possibilita di venire frainteso ne dal figlio di Bob ne da altri .

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        • 30 Novembre 2018 in 23:40
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          Questo che Lei riporta è ciò che – secondo il figlio Robert Kennedy Jr. – avrebbe pensato Robert Kennedy.
          (Veda la pagina https://www.cbsnews.com/news/rfk-jr-dad-believed-warren-commission-shoddy/).
          In vita, Robert Kennedy non ha mai rilasciato dichiarazioni del genere. Nel mio libro (p. 193) riporto una frase di Bob Kennedy a un amico: “Se pensassi ad un mistero nella morte di mio fratello, non pensi che farei qualcosa?”. Robert Kennedy rimase (coadiuvato da Nick Katzenbach) ministro della Giustizia fino alla fine delle indagini della Commissione Warren istituita da Johnson e non avrebbe mancato di far venire alla luce un eventuale complotto se fosse veramente esistito. La Commissione, nei pochi mesi concessi, non poteva e forse non voleva indagare – vista l’epoca –  in maniera più approfondita sui rapporti fra Oswald e gli agenti castristi, ma non c’è dubbio che provò al di là di ogni ragionevole dubbio che i tempi e le modalità dell’assassinio erano stati concepiti dal solo Oswald e che non esistevano cospirazioni.
          Le indagini successive, in epoche politicamente diverse e sotto altri presidenti, non fecero che confermare sostanzialmente quelle prime risultanze.

          Risposta
          • 4 Dicembre 2018 in 14:12
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            Il fatto che ad eseguire l’ omicidio fu esclusivamente Oswald puo’ anche non confermare la non esistenza di una complicita’ o di un mandante , l’ indagine dell HSCA infatti non escluse questa possibilita . In vita Bob Kennedy non rilascio’ dichiarazioni pubbliche contrastanti con il verdetto della CW magari perche pensava di agire una volta salito alla presidenza nel 1968 , poi sappiamo come ando’ a finire . Infine se il figlio Robert jr rilascio’ quella dichiarazione nel2013 , non vedo proprio il motivo per il quale non dovrebbero corrispondere al vero , cioe’ che il padre considerava il lavoro della CW un lavoro scadente .

        • 4 Dicembre 2018 in 15:21
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          Signor Mauro, rispondo punto per punto a quanto da Lei scritto il 4 Dicembre:

          1) Il fatto che ad eseguire l’ omicidio fu esclusivamente Oswald puo’ anche non confermare la non esistenza di una complicità o di un mandante , l’ indagine dell HSCA infatti non escluse questa possibilità

          L’HSCA stabilì (HSCA Final Report, da pagina 50 in poi) che il solo Oswald col suo fucile uccise Kennedy e ferì Connally e con la sua pistola uccise Tippit. Come Lei (spero) avrà avuto modo di leggere in questo sito, l’esame acustico dell’HSCA che ipotizzava un quarto colpo (andato a vuoto…) dalla collinetta fu invalidato da una successiva e più approfondita analisi acustica. Nel 1988 il Dipartimento della Giustizia chiuse il caso poiché non vi erano “evidenze persuasive” di complotto (The Washington Post, September 5, 1988, By Christopher Callahan: The Justice Department has officially ended its inquiries into the assassinations of President John F. Kennedy and the Rev. Martin Luther King Jr., finding “no persuasive evidence” to support conspiracy theories, according to department documents”).

          2) In vita Bob Kennedy non rilascio’ dichiarazioni pubbliche contrastanti con il verdetto della CW magari perche pensava di agire una volta salito alla presidenza nel 1968 , poi sappiamo come andò’ a finire.

          QUELLO CHE LEI SOSTIENE E’ ASSOLUTAMENTE E SENZA DUBBIO FALSO E NON PROVATO. HO CHIESTO PERSONALMENTE ALLA SORELLA, ALLA VEDOVA E A DUE FIGLIE DI BOB KENNEDY SE FOSSE VERA LA DICERIA IN BASE ALLA QUALE – UNA VOLTA GIUNTO ALLA PRESIDENZA – BOB KENNEDY AVREBBE RIAPERTO IL CASO JFK. MI RISPOSERO TUTTE CHE NON ERA ASSOLUTAMENTE VERO. SE LEI CREDE A LORO, BENE. ALTRIMENTI NON SO CHE FARCI

          3) Infine se il figlio Robert jr rilascio’ quella dichiarazione nel 2013 , non vedo proprio il motivo per il quale non dovrebbero corrispondere al vero , cioè che il padre considerava il lavoro della CW un lavoro scadente .

          LE HO GIA’ SPIEGATO IN ALTRA RISPOSTA QUALI POTEVANO ESSERE I DUBBI DI BOB KENNEDY IN MERITO AI CONTATTI TRA OSWALD ED AGENTI CASTRISTI, IN RUSSIA, IN USA O IN MESSICO. MA CIO’ NON IMPLICAVA UN MANDANTE, PERCHE’ (COME SPERO LEI AVRA’ LETTO IN QUESTO FORUM) LE CIRCOSTANZE CHE PORTARONO OSWALD E JFK AD INCONTRARSI TRAGICAMENTE FURONO DEL TUTTO ED ESCLUSIVAMENTE FORTUITE. LE RIPETO CHE NELLA PRIMAVERA DEL !968 (CON ANCORA BOB KENNEDY VIVO) UNA NUOVA COMMISSIONE INVESTIGATIVA (IL RAMSEY CLARK PANEL) RIESAMINO’ LE PROVE BALISTICHE E MEDICHE DELL’ASSASSINIO E GIUNSE ALLE STESSE CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE WARREN. SO GIA’ CHE RIMARRA’ SCETTICO. COME DICO SEMPRE, LA COSPIRAZIONE E’ UNA FEDE, E LA FEDE NON SI DISCUTE

          Risposta
          • 4 Dicembre 2018 in 18:38
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            Dott. Verdegiglio , la ringrazio per la risposta e mi scuso se ogni tanto le ripropongo le stesse tematiche a cui mi ha gia risposto in passato . Per quanto riguarda la risposta al punto 2 e’ chiaro che non sia provato cosa avrebbe potuto fare Bob Kennedy una volta arrivato alla presidenza , era solo un mio pensiero in proposito . Per quanto riguarda la lettura degli articoli del sito le posso garantire che li ho letti e riletti tutti con la massima attenzione . Lei dice che non riconoscersi nelle conclusioni della CW e’ dovuto alla fede verso la tesi del complotto , ma conoscendo alla perfezione il caso in questione forse converra’ che la quantita di casualita’ incredibili che la vicenda contiene e’veramente dura da digerire .Mi viene da pensare che se quel giorno Oswald ,invece di assassinare JFK avesse comprato il biglietto della lotteria nazionale sicuramente sarebbe diventato miliardario . Grazie ancora per la Sua attenzione e per il tempo che mi ha dedicato .Colgo l’ occasione per salutarla cordialmente e porgerle i migliori auguri di buone feste anche se un po anticipati

          • 5 Dicembre 2018 in 0:54
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            Mauro  dicembre 2018 in 18:38

            Dott. Verdegiglio , la ringrazio per la risposta e mi scuso se ogni tanto le ripropongo le stesse tematiche a cui mi ha già risposto in passato…ma forse converra’ che la quantita di casualita’ incredibili che la vicenda contiene e’veramente dura da digerire .Mi viene da pensare che se quel giorno Oswald ,invece di assassinare JFK avesse comprato il biglietto della lotteria nazionale sicuramente sarebbe diventato miliardario .
            SI, E’ ESATTAMENTE COSI’. L’ASSASSINIO FU POSSIBILE GRAZIE AD UNA SERIE DI ASSURDE CASUALITA’ ASSOLUTAMENTE PAZZESCHE E IRRIPETIBILI. GLIELO DICE UNO CHE HA CREDUTO AL COMPLOTTO PER 25 ANNI PRIMA DI ARRENDERSI ALL’EVIDENZA DELLA REALTA’. BUONE FESTIVITA’ ANCHE A LEI

  • 15 Ottobre 2018 in 23:04
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    Mi permetto un commento a quanto detto da Loredana: ho incontrato alcuni membri della famiglia Kennedy (il senatore Ted, sua sorella Jean Kennedy Smith, Ethel la vedova di Bob e le sue figlie Kathleen e Kerry) nonché due stretti collaboratori di Kennedy, Arthur Schlesinger jr. e Ted Sorensen. Nessuno (ripeto: nessuno) di essi mi parlò di possibile complotto.
    Jean Kennedy, quando le chiesi se pensasse alla morte di Bob come ad un modo per per non farlo giungere alla Casa Bianca e riaprire il caso JFK, mi rispose seccamente NO.
    Pierre Salinger, l’addetto stampa di Kennedy, abbandonò indignato lo studio di Londra nel quale, in collegamento da Roma, Gianni Bisiach continuava a tempestarlo di domande sul complotto (ho il video).
    Se Bob Kennedy sospettava che lo psicopatico Oswald potesse essere stato influenzato dai suoi incontri con agenti castristi, avrei potuto essere d’accordo con lui. Ma l’assassino decise da solo e senza aiuto modi e tempi del suo crimine.

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    • 16 Ottobre 2018 in 15:23
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      Ricordo anche io la trasmissione in cui Pierre Salinger si infurio’ per le pressanti domande di Bisiach su un eventuale complotto . Salinger spiego’ piu volte che pensava di essere li per discutere sui mille giorni della presidenza Kennedy e non sulla sua morte . Detto questo , rimane il fatto delle dichiarazioni di Robert Kennedy jr a Dallas nel 2013 . Perche’ avrebbe mentito sostenendo che suo padre Bob nutriva grossi dubbi sulle conclusioni fella CW ? Non credo possibile allo scopo di lucrare sull’ avvenimento tantomeno per farsi pubblicita gratuita . Bob Kennedy era il primo collaboratore di JFK , anzi ne era forse parte integrante e nessuno meglio di lui lo conosceva profondamente . Se in realta’ non credeva alle conclusioni della commissione , non potendolo considerare uno sprovveduto od un ingenuo , un motivo dovra’ pur esserci stato . Con questo non intendo affatto polemizzare con nessuno , attenendomi esclusivamente all’ intervista di Robert Kennedy jr del 2013 in Dallas durante il cinquantesimo anniversario dell omicidio di JFK. Cordiali saluti . Loredana

      Risposta
      • 16 Ottobre 2018 in 16:21
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        Io suppongo che Bob Kennedy nutrisse dubbi sull’accuratezza delle indagini della CW non in merito alle conclusioni sostanziali (Oswald e Ruby avevano agito di propria iniziativa e non facevano parte di un complotto) quanto sul fatto che la Commissione non avesse esteso in maniera approfondita i contatti del killer con i castristi dapprima in URSS (frequentò degli “studenti” cubani) e poi in USA e a Città del Messico.

        Nel 1964 questo non sarebbe stato possibile, ma tutte le successive indagini (1968, 1975, 1979) esclusero che ci fosse un mandante di Oswald. Non dimentichiamo che una nuova indagine medico-balistica del febbraio-maggio 1968 (il Ramsey Clark Panel, e Bob Kennedy era ancora vivo) convalidò nuovamente le conclusioni della Commissione Warren: un unico sparatore da dietro e dall’alto, nessuna prova di complotto. E non dimentichiamo che un eventuale complotto avrebbe dovuto essere organizzato in meno di una settimana, dato che si decise solo pochi giorni prima che il corteo passasse in Elm Street sotto le finestre di Oswald, che lì lavorava da un mese. A questo punto i “genii della cospirazione” mi chiedono sempre: “Ma chi ti dice che il corteo non sia stato fatto passare apposta sotto quelle finestre?”. Normalmente si tratta di gente ignorante, nel senso che ignora per pigrizia (non leggono) il concatenarsi assurdo e fortuito degli eventi.

        Per quanto riguarda Salinger e Bisiach: Salinger non disse solo che era lì per parlare della vita e non della morte del presidente, ma disse chiaramente che non gli andava di discutere tante stupidaggini e teorie di cospirazione. Se desidera, posso trascrivere dal video le sue parole esatte.
        Le ricordo infine che Bob Kennedy morì nel giugno 1968, due mesi dopo l’assassinio di Martin Luther King. Garrison aveva iniziato la sua folle crociata e tutti gli scrittori complottisti si erano avventati coi loro libri contro il Rapporto Warren. C’era un clima generale di sospetto e di incredulità, l’opinione pubblica non si contenta mai di un pazzo isolato che uccide una persona importante. Non può essere. Ci dev’essere qualcosa dietro. Quando faccio qualche conferenza sull’argomento e spiego che non esistono prove di complotto, vedo l’uditorio deluso, come il bambino a cui si tolga di mano il giocattolo. Allora si rifugiano nella Fede (“Come può sapere che le prove che lei cita non siano false o manomesse? Chi le dice che CIA, FBI e Servizio Segreto non fossero d’accordo a coprire un complotto?”) e la Fede, come dico sempre, è tale perché non richiede prove. Si crede e basta, oltre ogni evidenza, e la stessa evidenza contraria viene sempre messa in dubbio.

        Il complotto è bello perché racchiude l’enigma, il mistero. La realtà è quasi squallida al confronto…

        Risposta
        • 16 Ottobre 2018 in 18:46
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          Buona sera dott. Verdegiglio , come Lei stesso scrive , Suppone che Bob Kennedy nutrisse dubbi sull’ accuratezza delle indagini svolte dalla CW e non sulle sue conclusioni e , per quanto autorevole la sua rimane sempre una supposizione . Nemmeno il figlio Robert jr fu in grado di spiegare a cosa si riferissero i dubbi del padre per cui credo che non lo sapremo mai . Chiudo il mio intervento ringraziandola per la Sua attenzione e cordialmente la saluto . Loredana.

          Risposta
          • 17 Ottobre 2018 in 1:23
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            Questo è quanto scrivo a pagina 193 del mio libro: “Aggiunge Ted Sorensen: “Se Bob Kennedy fosse stato in possesso di elementi tali da suggerire il legittimo sospetto che altri fossero coinvolti nell ‘ assassinio di suo fratello, è difficile pensare che avrebbe lasciato cadere la cosa. Senza dubbio la Commissione Warren…. autorizzò lo staff a compromessi di fronte a scogli insuperabili. Ma non ho letto nulla tale da farmi pensare che un’altra Commissione, procedendo in modo diverso, avrebbe potuto indicare il nome di individui realmente coinvolti nell ‘ assassinio. Personalmente accetto l ‘ opinione che non intervennero nessun complotto e nessun motivo politico… Tanta gente nel mondo ha  riposto tanta speranza nel presidente Kennedy che rifiuta di credere che la sua sicurezza possa essere stata violata da un solo assalitore sconosciuto. In qualche modo la sua morte avrebbe più significato e sarebbe più accettabile, per loro, se egli fosse stato vittima di un complotto di destra, di sinistra, razzista o politico”.  Robert Oswald, fratello di Lee: “Nulla, finora, ha scosso la mia certezza che Lee, e Lee soltanto, sparò i colpi che ferirono Connally e uccisero Kennedy”. John Pic, fratellastro di Oswald: “Io credo che Lee  sia colpevole del delitto di cui è stato accusato “. “Ho visto almeno trentaquattro libri sull ‘ assassinio del Presidente – aggiunge Malcolm Kilduff – Sono autentica spazzatura, scritti unicamente per desiderio di pubblicità e guadagno”. Bob Kennedy, a un amico: “Se pensassi ad un mistero nella morte di mio fratello, non credi che farei qualcosa? “.

            Ma sono certo che Lei rimarrà convinta del mistero e dell’enigma, che è certamente molto più affascinante.

             

  • 22 Settembre 2018 in 17:13
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    Buon giorno , intervengo solo per farle notare che non e’ esatto dire che tutti i membri della famiglia Kennedy concordassero con le conclusioni della CW .In occasione del cinquantesimo anniversario della morte del presidente infatti , proprio a Dallas il.figlio di.Bob , Robert jr rivelo’ che sebbene il padre in pubblico dichiarasse di essere concorde alle conclusioni della commissione , in privato la pensasse in modo diametralmente opposto . Saluti . Loredana.

    Risposta
    • 23 Settembre 2018 in 20:44
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      buongiorno a lei, Loredana.
      mi permetta di dirle che, sapendo dell’attaccamento di Robert al fratello, e sapendo dell’odio che i Kennedy nutrivano per altri apparati dello Stato, non ci sono dubbi sul fatto che se il fratello avesse avuto anche solo il sospetto che Cia, Fbi, militari o membri deviati delle istituzioni avessero avuto un ruolo nell’omicidio di JFK avrebbe “scatenato l’inferno”. altro che confinare i suoi dubbi in casa…

      Risposta
      • 24 Settembre 2018 in 11:47
        Permalink

        Concordo su quanto Lei dice ma , probabilmente , la sua intenzione era quella di passare all’ azione una volta diventato presidente nel1968 , con tutto il potere di impatto che la massima carica comportava. Poi sappiamo tutti come ando’ a finire . Inoltre per quale motivo il figlio avrebbe rilasciato quelle dichiarazioni a Dallas nel 2013 se non corrispodenti al vero? Cordialmente la saluto ringraziandola per la risposta . Loredana.

        Risposta
  • 12 Settembre 2018 in 4:03
    Permalink

    che vergogna inititolare questo sito a kennedy. chiamalo piuttosto johnson,  o qualche altro traditore che ci ha guadagnato da questa uccisione . anzi, dalle molteplici uccisioni, non dimentichiamo i tanti “fanatici” che guardacaso hanno sempre favorito gli stessi. c’è pure il fratello di John, Bob. Strana coincidenza. le moto della polizia che arretrano nel punto della sparatoria, la folla che svanisce dalla strada. Proprio un pessimo servizio d’ordine direi, noh? per decenza, cambia il nome al sito…

    Risposta
    • 12 Settembre 2018 in 12:15
      Permalink

      per decenza ero tentato di non pubblicare il suo, di commento, caro signor Guido.
      nella miglior tradizione delle persone disinformate e con la verità in tasca, e oltretutto scarsamente educate, lei dimostra di non aver letto nulla dei testi che trova su questo sito. però giudica. se si fosse preso la briga di leggere qualcosa, si sarebbe risparmiato scempiaggini come le “moto della polizia che arretrano nel punto della sparatoria” (in 25 anni ne avevo sentite tante, ma questa mai!) e “la folla che svanisce dalla strada” (idem). se proprio ci tiene, a far parte del partito dei complottisti insipienti, almeno mi citi i loro cavalli di battaglia storici, come la pallottola magica, la seconda autopsia sull’aereo, il cervello scomparso… ma non queste invenzioni di sana pianta!

      stia bene. non mi ci metto neanche, a provare a farle capire che lei è totalmente fuori strada.
      FF

      PS la famiglia Kennedy, fratelli, figli, vedova erano TUTTI convinti della colpevolezza di Lee Oswald. per un semplice motivo: perché è un caso criminale di facilissima risoluzione. basterebbe documentarsi e non vivere di preconcetti da bar.

      Risposta
  • 18 Dicembre 2017 in 22:31
    Permalink

    Buonasera Sig. Ferrero, mi sono imbattuto recentemente su un documentario visionabile su Sky, il quale analizza i 2800 file resi pubblici. Il documentario analizza passo per passo i movimenti fatti da Oswald in tutta questa vicenda. Fermo restando che l’esecutore materiale sia lui, questo documentario mette in risalto un ipotetico collegamento con i cubani anti – castristi come possibile supporto all’assassinio. Lo stesso KGB rifiuta possibili coinvolgimenti, ma solo di aver tenuto sotto controllo Oswald nel periodo di permanenza in Russia. Si parla di possibili collegamenti tra Oswald e un gruppo di cubani denominati Alpha 66, che a causa del mal contento derivato dal fallimento della baia dei porci avrebbero avuto risentimento di vendetta nei confronti del presidente. Avrei piacere a sentire cosa ne pensa di questa ipotesi. Grazie e buona serata

    Risposta
  • 19 Luglio 2014 in 18:09
    Permalink

    Buongiorno Dott. Ferreo, vorrei sapere come può aver fatto Oswald a conoscere :
    – l’esatto percorso dell’auto di JFK, e da chi fu organizzato (se l’auto avesse fatto un diverso percorso, la postazione
    di sparo di Oswald, o chi per lui, non sarebbe servita a nulla!
    – La sua assunzione alla libreria come è avvenuta e da quanto tempo lavorava lì..
    – L’organizzazione della visita di JFK a Dallas da chi fu gestita: ” Data , Ora, Percorso dell’auto”. Quante settimane
    o mesi prima?
    – La prima pallottola che colpì alla gola JFK perchè non esplose all’impatto con il corpo di JFK e di Connally? E perché l’ ultima pallottola fece esplodere la fronte del Presidente? Di cui un pezzo consistente fu preso dalla povera Jacke sul cofano posteriore della vettura, mentre si muoveva a forte velocità verso l’Ospedale?
    L’ultima pallottola, a parere di tanti, partì dalla staccionata della Collinetta, sparata da un altro cecchino. Come dichiarò ” James Files nella sua volontaria testimonianza. Fui lui a sparare dopo aver visto il capo del presidente ancora illeso, In quanto l’ordine ricevuto dai cecchini fu di mirare alla testa di JFK. La pallottola esplose perché all’interno era riempita di mercurio. ”
    Il colpo che sparò probabilmente Oswald, prese il collo di JFK in quanto l’auto era in movimento, allontanandosi nello stesso senso di marcia dell’auto. Per cui dal 6° piano della Libreria, che sparò cercò di mirare il cranio, ma la pallottola colpì il collo in quanto l’auto era in movimento.

    Il Giudice Jm Garrison disse prima di morire che tutto fu organizzato da parte di un complotto, e che Oswald non aveva sparato a nessuno il 22 Novembre 1963.
    .
    Cordialmente
    Franco
    em: franco.frigerio@hotmail.it

    Risposta
    • 16 Gennaio 2015 in 18:00
      Permalink

      Signor Franco, mi perdoni, ma Lei è sicuro di aver letto TUTTO quanto pubblicato da Federico Ferrero nel sito a proposito di quanto chiede? Mi perdoni, ma la mia sensazione è che ogni nuovo visitatore del sito arrivi da un altro pianeta nel quale non si è detto e non si è scritto nulla su questi argomenti in dieci anni
      .

      Risposta
  • 19 Luglio 2014 in 18:09
    Permalink

    Buongiorno Dott. Ferreo, vorrei sapere come può aver fatto Oswald a conoscere :
    – l’esatto percorso dell’auto di JFK, e da chi fu organizzato (se l’auto avesse fatto un diverso percorso, la postazione
    di sparo di Oswald, o chi per lui, non sarebbe servita a nulla!
    – La sua assunzione alla libreria come è avvenuta e da quanto tempo lavorava lì..
    – L’organizzazione della visita di JFK a Dallas da chi fu gestita: ” Data , Ora, Percorso dell’auto”. Quante settimane
    o mesi prima?
    – La prima pallottola che colpì alla gola JFK perchè non esplose all’impatto con il corpo di JFK e di Connally? E perché l’ ultima pallottola fece esplodere la fronte del Presidente? Di cui un pezzo consistente fu preso dalla povera Jacke sul cofano posteriore della vettura, mentre si muoveva a forte velocità verso l’Ospedale?
    L’ultima pallottola, a parere di tanti, partì dalla staccionata della Collinetta, sparata da un altro cecchino. Come dichiarò ” James Files nella sua volontaria testimonianza. Fui lui a sparare dopo aver visto il capo del presidente ancora illeso, In quanto l’ordine ricevuto dai cecchini fu di mirare alla testa di JFK. La pallottola esplose perché all’interno era riempita di mercurio. ”
    Il colpo che sparò probabilmente Oswald, prese il collo di JFK in quanto l’auto era in movimento, allontanandosi nello stesso senso di marcia dell’auto. Per cui dal 6° piano della Libreria, che sparò cercò di mirare il cranio, ma la pallottola colpì il collo in quanto l’auto era in movimento.

    Il Giudice Jm Garrison disse prima di morire che tutto fu organizzato da parte di un complotto, e che Oswald non aveva sparato a nessuno il 22 Novembre 1963.
    .
    Cordialmente
    Franco
    em: franco.frigerio@hotmail.it

    Risposta
  • 10 Marzo 2014 in 18:35
    Permalink

    Senta ……quella del colpo che da dietro ti fa spostare il capo all’indietro e la spiegazione mi ha fatto ridere per 5 minuti……hahahahahaahh

    Risposta
    • 19 Settembre 2014 in 22:10
      Permalink

      Settembre 2014
      Eh si Antonello, anche a me non mia ha convinto proprio. la teoria menzionata di Isac Newton. Credo che il terzo colpo partì dalla collinetta e scoppiò nella testa dei John, dato che era un proiettile al mercurio. Così dice ancora oggi James Files (ergastolano) che quel giorno si trovava sulla collina. Quando vide che nessuno dei cecchini aveva colpito direttamente la testa, sparò di fronte a JFK, mentre l’auto presidenziale avanzava verso di lui, distruggendo la fronte del povero John.
      Un dubbio mi pervade, chi ha impiegato proiettili corazzati. Il primo o il secondo che colpi da dietro John, trapassò il suo collo, entrò nella spalla di Connelly, fermandosi nella coscia del governatore. Il foro lasciato era netto, presupponendo che fu utilizzato un proiettile corazzato.
      Una buona Domenica
      Franco

      Risposta
  • 4 Febbraio 2014 in 18:25
    Permalink

    Buonasera dott. Ferrero,
    Innanzitutto complimenti per il sito, vario e completissimo.
    Sono un avido lettore di tutto quello che riguarda l’attentato a Kennedy… Zavoli, Polidoro, De Lillo, Garrison, Shenon… Ma devo ammettere che tutto l’interesse partí dallo splendido film di Oliver Stone.
    Passato ormai qualche annetto da allora mi chiedo, oggi, come sia possibile che i sostenitori della tesi del complotto la giustifichino ancora con i soliti elementi così deboli: Il secondo cecchino sulla Grassy Knoll, la pallottola magica, indietro a sinistra, il Carcano fucile innocuo, Oswald tiratore che non sa tirare, ecc. ecc.
    Con il miglioramento delle tecniche d’indagine e l’aiuto delle ricostruzioni computerizzate si è visto con sempre più evidenza come tutta questa roba non sta in piedi.
    Eppure, a voler complottare per forza ci sarebbe ben altro a cui attaccarsi…
    Dato per assodato che il povero JFK fu assassinato dal solo Oswald, dal 6^ piano del TSBD e con il Carcano (chiedo scusa se fa un po’ Cluedo) la domanda più importante da porsi è sempre la stessa: Perché? Perché lo ha fatto?
    La storia ci dice che era psicotico, era antisociale, era marxista, era, a suo modo, un visionario convinto che uccidere il presidente lo avrebbe fatto ricordare per sempre…
    Tutto vero. Come è anche vero che sembra molto molto difficile che potenze straniere lo possano aver assoldato come spia/killer.
    Tuttavia alcuni dubbi permangono…
    Prima di tutto è strano che un tipo così inaffidabile, e conosciuto come tale, sia stato lasciato libero di andare oltre la cortina di ferro per poi reintegrarlo tranquillamente con una sorveglianza così blanda…
    Secondo: se è normale che Hosty conoscesse Oswald, visto che doveva controllarlo, è più strano che questi a sua volta conoscesse Hosty e gli passasse dei pizzini… Nonostante l’FBI abbia sempre detto che Oswald non era un loro agente…
    Cosa c’era scritto sul foglietto che Hosty distrusse subito dopo l’attentato per salvarsi il fondoschiena?
    Era il primo quello? Era stato l’unico?
    Terzo: E’ vero che il comitato di Oswald “Hands off Cuba” aveva sede nell’ufficio di New Orleans di Banister, noto personaggio dell’ultradestra ed ex agente FBI? Non sarebbe stata una scelta un po’ singolare da parte di un “Marxista-Leninista”, sia pure un po’ confuso come lui? E’ stata una mossa dei federali per controllarlo meglio?
    Ancora: è molto strano come, durante le prime indagini, sia l’FBI, sia il Secret Service, sia la CIA siano stati quantomeno reticenti se non proprio sleali con la commissione Warren… Passi forse per il Bureau ed i Servizi che erano responsabili (di Oswald il primo, della sicurezza del presidente i secondi), ma la CIA? L’inazione nel seguire la sottostimatissima pista Messicana è imputabile soprattutto all’Agenzia. Ma se si trattava invece solo di una questione interna della quale loro quindi non erano responsabili, perché mettersi di traverso?
    E’ possibile che durante i suoi viaggi oltrecortina Oswald abbia incontrato chi lo ha indottrinato e/o strumentalizzato?
    Se sí, è possibile che la CIA non l’abbia mai saputo? E’ possibile che non abbia mai cercato di sapere chi?
    E se no, perché allora cercare di smuovere le acque il meno possibile?
    Puó aiutarmi a capire?
    Grazie
    Saluti

    Risposta
  • 16 Dicembre 2013 in 12:22
    Permalink

    Salve,solo una domanda per Lei.
    Che posizione ha rispetto alle testimonianze che riferiscono di uno sparo proveniente dalla famosa collinetta?
    Ha approfondito la questione?

    Saluti

    Risposta
  • 29 Novembre 2013 in 9:55
    Permalink

    Buongiorno,
    solo due domande: 1. come fa un proiettile a entrare dalla spalla con un angolo di 20° ed uscire dalla gola? 2. Jack Ruby secondo la versione ufficiale sente il bisogno di sparare a Oswald passando di lì per caso, come mai non sente lo stesso bisogno durante la prima conferenza stampa del – presunto – assassino del presidente?
    Molte Grazie

    Risposta
    • 29 Novembre 2013 in 10:33
      Permalink

      buongiorno Federico.

      1) basta intendersi sul significato di “spalla” e di “gola”. la ferita in entrata alla schiena (dal referto di autopsia) è posta in basso a 14,5 centimetri dalla base del collo. attraversa i muscoli tra l’attaccatura del collo e la prima vertebra del processo trasverso destro, con un angolo di 20 gradi. la ferita in uscita è (sempre da referto) appena sotto il pomo d’Adamo, un paio di centimetri. senza volerle postare qui fotografie macabre, cerchi “jfk back throat wound” su Google e troverà una vasta iconografia del tragitto del proiettile, con ricostruzioni in 3D del “viaggio” dal sesto piano del deposito al bersaglio.

      2) questa è una domanda ovviamente priva di risposta “oggettiva”. il fatto che non gli abbia sparato prima, cosa dovrebbe provare? si tratta comunque di omicidio premeditato, essendosi presentato lì apposta per Oswald, con un’arma addosso. in realtà, come può leggere qui (http://www.johnkennedy.it/?p=717) Jack Ruby solo per caso ebbe occasione di sparare a Oswald quel 24 novembre: se LHO non avesse chiesto di cambiarsi non si sarebbe ritardato il trasferimento, e Ruby fino a pochi secondi prima si trovava in posta a pagare un vaglia. come assassino su commissione del più vasto complotto mondiale, insomma, se avesse perso la chance di uccidere Oswald perché attardatosi a spedire soldi a una sua ballerina… beh, sarebbe diventato il killer più ridicolo della storia umana!

      Risposta
  • 25 Novembre 2013 in 16:14
    Permalink

    secondo me il fatto che il carcano sia un fucile “chiacchierabile” è un punto a sfavore del complotto.Un bravo cospiratore avrebbe fatto ritrovare un fucile ritenuto migliore se non infallibile,magari un mauser karabiner.

    Risposta
  • 25 Novembre 2013 in 12:14
    Permalink

    “Il test risultò positivo sulla mano e negativo sulla guancia. Oswald, quindi, aveva sicuramente impugnato un’arma, quel giorno, e con essa aveva sparato. Non si potè stabilire con rigore scientifico che avesse usato un fucile proprio perché mancavano riscontri sulla guancia. Tuttavia ciò non dimostra l’opposto: chi spara con un fucile risulta, infatti, tendenzialmente positivo anche al test effettuato sulla guancia. Può succedere, tuttavia, che il test risulti negativo. Non ci sono dubbi, tuttavia, sul fatto che Lee Oswald quel giorno usò un’arma da fuoco.”

    Queste affermazioni contengono la debolezza di alcune certezze di questo sito. Come può aver preso la mira senza riscontri sulla guancia. Leggo “Può succedere” così quindi come “può succedere” che sis pari da una collinetta e poi si riesca a dileguarsi..
    Certo che Oswald aveva sparato: al poliziotto!

    Risposta
    • 25 Novembre 2013 in 12:28
      Permalink

      no, contengono solo l’onestà di chi prova a spiegare le cose per come andarono. dove non c’è certezza, è inutile spacciare verità.

      tuttavia, la sua frase “come può aver preso la mira senza riscontri sulla guancia” è un’altra affermazione che, mi perdoni, mi fa dubitare della sua lettura (perlomeno attenta, non episodica e frammentata) del Warren Report.

      difatti, lo avesse consultato avrebbe trovato una sezione espressamente dedicata al caso, nella quale il tecnico dell’FBI Cortland Cunningham, a precisa domanda (“Se un uomo fa fuoco con un fucile, lei si aspetta un test positivo sulla guancia?“), risponde così: “No, sir; I personally wouldn’t expect to find any residues on a person’s right cheek after firing a rifle due to the fact that by the very principles and the manufacture and the action, the cartridge itself is sealed into the chamber by the bolt being closed behind it, and upon firing the case, the cartridge case expands into the chamber filling it up and sealing it off from the gases, so none will come back in your face, and so by its very nature, I would not expect to find residue on the right cheek of a shooter”.
      peraltro, ovviamente furono condotti test comparativi: risultarono sia falsi positivi (la mano che non ha sparato) sia falsi negativi (un esperimento con lo stesso fucile di Oswald, il Carcano C2766: allo sparatore, il signor Killion, fu fatto il test sulla guancia e risultò negativo).

      Risposta
  • 21 Novembre 2013 in 15:59
    Permalink

    perchè 3 colpi in 8 secondi? al primo sparo si è già caricato e mirato,da lì parte il conto degli 8 secondi,seguono due spari.Quindi si devono contare 8 secondi per caricare,mirare e sparare due volte.

    Risposta
    • 21 Novembre 2013 in 16:03
      Permalink

      certo: 8 secondi che partono dall’istante del primo sparo, fino all’istante del terzo. tre colpi in otto secondi. nessuno ha mai considerato il tempo per caricare e sparare il primo colpo, non avrebbe senso farlo.

      Risposta
      • 21 Novembre 2013 in 17:01
        Permalink

        sembra una osservazione ovvia e banale ma in conversazioni con amici, ho constatato che molti considerano caricare mirare e sparare per 3 volte in 8 secondi.

        Risposta
  • 22 Maggio 2011 in 12:39
    Permalink

    Anch’io vorrei fare alcune domande a Federico Ferrero:
    E’ vero che il mirino telescopico del fucile di Oswald era difettoso o era tarato male?
    Se Oswald ha montato il fucile il giorno dell’assassinio,come ha fatto ha tarare il mirino?
    Se ho capito bene,ogni volta che si monta un fucile,si deve ritarare il mirino in base alla distanza del bersaglio o mi sbaglio?
    E’ vero che gli unici testimoni:Linnie Mae Randle e Wesley Frazier videro Oswald portare il sacco di carta contenente i presunto fucile e dissero che il sacco misurava circa 70 cm mentre il pezzo più grande del fucile misurava 88 cm?
    E c’è di più:la Randle testmoniò dicendo che Oswald reggeva il pacco stringendo un pezzettino giusto nella parte superiore.
    La Commissione Warren concluse che si erano sbagliati.Qui,per me,c’è qualcosa che non quadra….
    Com’è possibile che il pacco non si sia rotto con il peso del fucile?
    Non fu trovato tracce d’olio lubrificante nel sacco di carta.Come mai visto che gli esperti dissero che il fucile era perfettamente lubrificato?Hanno trovato solo frammenti di tessuto verde,probabilmente il fucile era avvolto in una coperta.
    Allora la domanda nasce spontanea:che fine ha fatto la coperta o l’indumento che lo avvolgeva?

    Risposta
  • 19 Maggio 2011 in 19:33
    Permalink

    Dimenticavo,è vero che la foto conosciuto come reperto 482 della Commissione Warren,fu scattata dal fotoreporter Tom Dillard pochi secondi dopo la fine della sparatoria?
    Se la risposta è si,come mai si vedono solo 2 dipendenti di colore e non tre?
    E poi,a me non sembra che le loro faccia sono impaurite…avevano appena udito degli spari sopra la loro testa o mi sbaglio?
    Forse non si sono resi subito conto dell’accaduto?
    Io,personalmente,sapendo che c’è un presunto assassino sopra la mia testa,me la sarei fatta sotto.
    Perciò,secondo me,non riusciremo mai a sapere la verità.Uno può vedere foto,documenti e filmati….se una ha in testa il complotto,continueranno ad avere quella idea in testa e quelli anti-complottisti continueranno ad avere la loro.

    Risposta
  • 19 Maggio 2011 in 17:28
    Permalink

    Salve Signor Ferrero,volevo chiederle:
    sui 3 bossoli che sono stati trovati al sesto piano del TSBD,c’erano le impronte di Oswald?
    Perché Oswald non raccolse i bossoli,visto che ce l’aveva a portata di mano?Ci voleva pochi istanti
    Lo so,qui entriamo nella psicologia criminale ma vorrei conoscere la sua opinione.
    Tre dipendenti di colore del deposito assistettero al corteo dal quinto piano dell’edificio e precisamente sotto la postazione del presunto assassino.Uno di essi testimoniò di aver sentito i bossoli cadere sul pavimento e il rumore causato del ricaricamento del fucile.
    E’ vero che questi tre quei testimoni (Williams, Jarman e Norman) dichiararono di non aver udito dei passi al piano di sopra dopo la fine della sparatoria?
    Se questo è vero,come ha fatto Oswald ha nascondere il fucile senza fare rumore?
    Grazie dell’attenzione

    Risposta
  • 17 Maggio 2011 in 1:29
    Permalink

    Onestamente, a me tutte queste disquisizioni sulle qualità del fucile, i secondi, ecc. mi sembrano inutili e puerili. Ok: ammettiamo pure che il Carcano fosse un fucile preciso, micidiale e veloce. Ma, dico io, lei lo ha visto il filmato di Zapruder? Anche un mezzo cieco vede benissimo che la pallottola che colpisce Kennedy alla gola e quella che lo uccide spappolandogli il cervello NON può averle sparate Oswald perché provengono da tutt’altra direzione. E non mi si venga a raccontare la storiella del riflesso nervoso all’indietro del collo del Presidente. A un proiettile che ti colpisce con quella violenza non puoi opporre un movimento opposto! E’ assurdo. E, infine: perché Oswald non spara quando ha la macchina presidenziale di fronte, ossia prima della curva, quando gli sarebbe stato molto più facile mirare e colpire e invece preferisce aspettare una posizione del bersaglio in movimento molto più difficile? Queste sono le vere domande a cui rispondere e le vere questioni. Altro che il Carcano! Veda, qui non stiamo parlando di UFO o dell’area 51. Ci sono elementi oggettivi che rendono ridicola la versione ufficiale dei fatti e non viceversa…

    Risposta
  • 18 Aprile 2011 in 9:27
    Permalink

    caro Manero,
    dispiace a me ma lei dice cose non vere. Si legga (http://www.johnkennedy.it/archives/25) la storia del fucile e gli esperimenti di tiro col Carcano.

    sostenere che è impossibile sparare i tre colpi in 8 secondi, eccetera eccetera è una falsità. l’esperimento è stato ripetuto decine di volte, dagli anni ’60 a oggi (guardi qui: c’è gente che centra il bersaglio in 4,1 secondi: http://www.youtube.com/watch?v=WovyEqfR8Hg). il Carcano ha colpito in condizioni molto più complicate di quelle di Oswald (meno di cento metri la distanza massima, allontanamento lineare: non era neanche necessario usare l’ottica, era sufficiente il mirino a traguardi tanto esiguo era lo spazio che separata Oswald e Kennedy).

    si riguardi la sparatoria ricostruita da Discovery Channel (http://www.johnkennedy.it/archives/8) e quella, ricostruita virtualmente, dell’ABC (http://youtu.be/ljTwq_B2d_Y). si cerchi su youtube le prestazioni del Carcano, testimoniate da filmati di amatori (http://www.youtube.com/results?search_query=mannlicher+carcano&aq=f) che compiono gesta più difficili, e parecchio, rispetto a quelle di Oswald.

    PS So bene cosa sostengono i complottisti. si parte dal socio criminale di Oswald sulla collinetta e si arriva agli alieni. mi sono concentrato per anni sul socio di Oswald, non l’ho mai trovato. perché non c’era.

    Risposta
    • 5 Novembre 2013 in 19:39
      Permalink

      Mi scusi signor Ferrero lei da che ne sò dice che sono i fatti che contano, ed è verissimo ma questo caso se mi permette ha davvero poche certezze io non so se Oswald agì da solo o sia stato aiutato, ma gli eventi che poi si sono susseguiti negli anni,i personaggi che sono saltati fuori che conoscevano oswald David Ferrie in primis che guarda caso si è suicidato mentre veniva interrogato da Garrison (ed è un fatto anche questo) lascino perplessi sulla tesi ufficiale, diciamo per lo meno che è veramente tutto molto incerto anche la verità ufficiale

      Renzo

      Risposta
      • 11 Dicembre 2018 in 0:18
        Permalink

        Ferrie suicidato? Chi lo dice? Garrison?

        Risposta
  • 15 Aprile 2011 in 16:15
    Permalink

    Mi dispiace, ma qui se qualcuno è impreciso, quello sei tu, Il carcano, altrimenti detto modello ’91 è un fucile vetustissimo, e se è stato utilizzato nella seconda guerra mondiale come tu asserisci è solo perchè il nostro armamento era antiquato e male in arnese, mentre i cecchini tedeschi usavano il Mauser Karabiner 98k (progettazione 1935) il Carcano era effettivamente un modello del 1891 progettato da Salvatore Carcano !! usato in guerre coloniali, prima e poi seconda guerra mondiale che in origine non prevedeva il cannocchiale, infatti quello di Oswald montava un ottica “civile” non di produzione militare prodotta in Giappone (il che avvalora la tesi che fosse un residuato bellico, visto l’utilizzo di circa 60.000 pezzi da parte dell’esercito giapponese durante la seconda guerra mondiale, fucili poi sequestrati dagli Americani nelle Filippine). Tutto questo per dire che è IMPOSSIBILE sparare tre colpi in 8 secondi di cui due a segno, primo per la precisione tutta da dimostrare, di quel fucile, secondo perchè dopo ogni ricarica ci vogliono almeno 1,5-2 secondi (per un supertiratore) per riallineare la mira, oltretutto su un soggetto in movimento, e oltretutto l’auto accelera dopo il secondo colpo. Questo solo per il fucile, poi ce ne sarebbero di argomenti a confutazioned delle tue teorie……

    PS: per ultimo ti vorrei ricordare che i cosidetti complottisti non ritengono necessariamente che ci sia la CIA dietro l’omicidio, ma che basta che ci sia un secondo tiratore per definire il complotto (o associazione a delinquere, come si direbbe da noi) chiunque esso sia.

    Risposta
    • 1 Febbraio 2014 in 12:27
      Permalink

      Il fatto che il Carcano fosse un fucile vecchio non significa affatto che fosse anche innocuo, per di più quel fucile (a prescindere dalla data di progettazione che non c’entra nulla) era stato assemblato nel 1940 e quindi aveva all’epoca poco più di vent’anni… Un’età tutt’altro che eccessiva per un’arma da fuoco.

      Risposta
  • 22 Marzo 2011 in 14:32
    Permalink

    “Perdonatemi ma non basta dire..”. Vale ancora di più il contrario. Serve molto di più del tuo dubbio per ipotizzare qualcosa di diverso. Del tipo, “poichè è difficile sparare 3 colpi con buona mira in 8 secondi allora esiste una cospirazione della Cia per uccidere Kennedy”. Ecco, se la vedi così forse comprendi meglio la ragionevolezza o meno del tuo dubbio.

    Risposta
  • 31 Gennaio 2011 in 18:46
    Permalink

    Sinceramente (riguardo a i 3 colpi in 8 sec) mi lascia più che perplesso. Mi piacerebbe vedere una dimostrazione su oggetto in movimento, grande come un anguria a 50-80mt… Ricaricare può essere velocizzato ma il riallineamento (specie con ottica) richiede “tempo”.
    Perdonatemi ma non basta dire che Oswald fosse un ottimo tiratore.

    Risposta
    • 23 Novembre 2013 in 0:21
      Permalink

      l’ottica usata era un 4X ,quindi dava il complessivo del bersaglio, quello che tu dici sarebbe logico co 10X che ti da la versione ingrandita senza visualizzare il contesto generale e non ti consente di riallineare

      Risposta
    • 11 Febbraio 2015 in 13:34
      Permalink

      L’oggetto che definisci “in movimento” si sta si muovendo, ma in allontanamento e lungo una traiettoria quasi lineare rispetto al punto di osservazione di Oswald. Più semplice così, che non da una posizione trasversale al movimento, seppure più vicina, come poteva essere la collinetta erbosa.
      Non serve essere un tiratore scelto per comprendere questo concetto.

      Risposta
  • Pingback:Copia carbone: l’inchiesta Plumley :

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