Le visioni di Gianni Bisiach: lo spettro della mafia

BisilibroGianni Bisiach è stato considerato a lungo il maggior “kennedologo” italiano. Sua è la paternità di un voluminoso libro sulla vita e sulla morte di Kennedy (Il presidente – La lunga storia di una breve vita), pubblicato prima da Fabbri, poi ristampato da Newton Compton nel 1990. Bisiach è il regista del film-documentario I due Kennedy, uscito – per la verità in sordina – nel 1969, un docufilm nel quale si ipotizza il coinvolgimento della mafia nella morte del presidente e del fratello.

Rispetto alla gran maggioranza dei ricercatori, Gianni Bisiach ha sfruttato l’indubbio privilegio di poter conoscere in prima persona alcuni testimoni del caso Kennedy e ha avuto il merito di condurre personalmente alcune indagini a Dallas. La sua tesi, in sostanza, è che il presidente sia stato ucciso per conto della mafia da Carlos Marcello, Santo Trafficante e Jimmy Hoffa, che si servirono di una squadra di cecchini.  Afferma, come molti complottisti della prima ora, che decine di testimoni chiave siano curiosamente morti in breve tempo dopo l’attentato (molti dei quali, secondo lui, sarebbero stati “vittime di colpi di karate”; per la questione delle morti cosiddette sospette potete leggere qui); che Cosa Nostra avrebbe organizzato il complotto e la copertura dello stesso.

Negli anni che hanno seguito la morte di Kennedy, le ipotesi sul suo assassinio sono andate ben al di là di quelle formulate da Bisiach ma il grande pubblico non aveva ancora avuto a che fare con il procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison, con la quantità di ricerche e libri che hanno trattato il caso né, soprattutto, aveva fatto i conti con il regista Oliver Stone: a suo modo, insomma, è stato un precursore. Le sue teorie, peraltro, sono mutate quanto a numero di cecchini e colpi sparati: del resto, la sua versione sulla dinamica della sparatoria è addirittura precedente, quanto a prove ed elementi di fatto presentati, a quella emersa dopo la prima trasmissione televisiva del filmato di Zapruder, avvenuta nel corso di una puntata dello show Good Night America di Geraldo Rivera, il 5 marzo 1975.

 

Col passare del tempo, Bisiach ha mostrato di non essersi aggiornato. Non conosce molte delle ricerche più importanti pubblicate dagli anni Ottanta a oggi, né pare avere contezza del progresso della scienza criminale al servizio delle indagini. Da professionista e buon affabulatore, riesce a “catturare” l’uditorio non specializzato mettendo insieme fatti veri, verosimili, non veritieri e condendo il tutto con esperienze di prima mano. Il fatto di aver intervistato personalmente la mamma di Oswald, per esempio (permettendole di farsi qualche soldo sulla pelle del figlio e di buttare lì qualche castroneria sul fatto che fosse un agente Cia in missione per rovesciare l’ordine costituito) non dà, o non dovrebbe dare, al suo parere sul caso Kennedy alcuna autorevolezza aggiuntiva, anzi; eppure, comprensibilmente, il fatto che sia stato a Dallas nel 1963 e abbia incontrato alcuni protagonisti di questa tragica storia fa tuttora presa sul pubblico e gli conferisce un’autorevolezza in materia che poi, alla prova dei fatti, non regge.

Tra le inesattezze, più o meno gravi, contenute nel suo lavoro, segnalo questi passaggi.

  • “Quando andai a Dallas per la prima volta, avevo già la convinzione che dietro la congiura non poteva che esserci la mafia”.

Se è vero quello che Bisiach scrive, non pare la maniera migliore per portare avanti un’inchiesta. Un conto è indagare per scoprire una pista, altro è cercare riscontri a una propria ipotesi preconcetta. Purtroppo, sembra che i viaggi negli States di Bisiach siano serviti proprio per scovare inesistenti legami mafiosi tra supposti partecipanti alla congiura.

  • “I periti hanno definito il moschetto ’91 un’arma precisa. Gli italiani sanno bene che non è vero!”

Innanzitutto il fucile di Oswald, il Mannlicher Carcano, non era un moschetto (cioè un’arma a canna accorciata, in dotazione alle antiche cavallerie) ma una carabina. L’opinione di Bisiach sul  Carcano, comunque, è totalmente infondata. A leggere le sue considerazioni, pare che aver perso la guerra significhi che il fucile in dotazione agli italiani fosse un giocattolo! E che gli italiani dovrebbero “saperlo bene” perché abbiamo subìto batoste durante il conflitto non pare argomento accettabile, se non in osteria. Comunque, sulle caratteristiche tecniche e sulla precisione del Mannlicher Carcano esiste una sovrabbondanza di fonti: sono stati condotti numerosi esperimenti che hanno dimostrato le qualità del fucile, ampiamente sufficienti per portare a termine “imprese” ben più complicate, balisticamente, di quella di Lee Oswald del 22 novembre 1963. Potete trovare approfondimenti sul tema qui: [con quale arma fu ucciso Kennedy?] [quante armi in Dealey Plaza?]

  • “Non ci può essere stato un solo assassino”.

Bisiach cita spesso colleghi che si sono occupati dell’assassinio Kennedy e si cura del fatto che le loro parole siano perentorie. Per un lettore non smaliziato, per esempio, il seguente passo (citato a pag. 301 dell’edizione Newton Compton) apparirà un condensato di ragionevolezza:

Da L’Europeo, 8 settembre 1966: Ruggero Orlando, “Non ci può essere stato un solo assassino”. L’uccisione di Kennedy è stata filmata da un dilettante, Abraham Zapruder. Con le pellicole c’è poco da barare. La velocità di 18 fotogrammi al secondo è gli spari hanno impressionato 89 fotogrammi, il delitto si è svolto in 4 secondi e 8 decimi. In quattro secondi e otto decimi non si spara con un fucile Mannlicher-Carcano residuato di guerra non automatico. Non si spara per ben tre volte, ricaricando e riprendendo ogni volta la mira, a quasi 300 metri. Senza tener conto che il mirino telescopico è risultato fallace (spostava in alto e a destra), che Oswald era un tiratore mediocre e fuori allenamento… È assolutamente impossibile, insomma, che un uomo solo abbia potuto uccidere Kennedy e ferire Connally”.

La citazione scelta da Bisiach è importante, per due motivi. Il primo è che si può comprendere come si sia formata l’opinione di milioni di persone sul caso Kennedy: Orlando era una prestigiosa firma del giornalismo italiano che si occupò sporadicamente (e, purtroppo, troppo superficialmente) del caso. Chi lo lesse prese per buone le sue parole e si convinse dell’impossibilità dell’unico assassino. Il secondo motivo è che Bisiach scrive e cita brani verosimili e autorevoli. Eppure, in quelle poche righe di Orlando, alloggia una quantità di errori. Ecco i più clamorosi.

a) La sparatoria durò molto di più di 4 secondi e 8 decimi. Considerando, al più presto, la svolta a sinistra in Elm Street e il fotogramma 313 del film di Zapruder, il tempo minimo della sparatoria è di 5,6 secondi; giacché iniziò ragionevolmente tra il fotogramma 160 e il 166 del film di Zapruder e finì al fotogramma 313, si tratta di più di sette secondi. In ogni caso, una messe di esperimenti a disposizione di tutti ha dimostrato che si può ripetere la “impresa” di Oswald anche sotto i sei secondi. Eccone un esempio filmato:

 

b) La distanza tra l’auto e la finestra da cui partirono gli spari non era di 300 metri ma tra i 60 e gli 80. Fa una bella differenza.
c) L’ottica del Carcano non era fallace. Era leggermente disassata ma funzionava eccome, tanto che molti esperti di tiro hanno spiegato che, allenandosi con quell’arma, era sufficiente collimare leggermente (cioè mirare considerando il lieve scarto) per rendere lo sparo preciso.
d) Lee Oswald era tutt’altro che un tiratore mediocre.
e) Lee Oswald non era fuori allenamento. Si allenava regolarmente e, anche a casa, girava con l’arma in mano, allenandosi per velocizzare la manovra di caricamento.
f) La carabina di Oswald, che si vuol far passare come un ferrovecchio, era in realtà perfettamente funzionante, ben mantenuta e in grado di centrare gli obiettivi da quella breve distanza senza difficoltà. Per approfondire la capacità di tiro di Oswald, le qualità dell’arma in suo possesso e altre leggende metropolitane legate al cecchino e al fucile, potete consultare la sezione dedicata ai falsi miti su Lee Harvey Oswald.

  • “Tre barboni vennero trovati nascosti in un vagone ferroviario. Il secondo barbone della fila fu poi riconosciuto come Earl Ray, il killer che poi uccise Martin Luther King”.

Questa è una vicenda interessante, non solo ai fini dell’analisi del lavoro di Bisiach. Una delle più felici leggende metropolitane sul caso Kennedy, infatti, è quella che riguarda l’esistenza di tre barboni (noti negli Usa come i “Three Tramps”), tre vagabondi che furono arrestati in Dealey Plaza subito dopo gli spari al presidente. Per molti, questi tre individui erano implicati nella cospirazione. Al di là delle considerazioni astratte sulla scaltrezza di assassini che si ingegnano per il complotto del secolo per poi farsi scoprire da comuni poliziotti nascosti in un vagone merci, la questione ebbe inizio quando, davanti alla commissione Warren, D. V. Harkness, sergente del dipartimento di polizia di Dallas, disse che quel giorno erano state arrestate alcune persone in prossimità dello scambio ferroviario, a poca distanza da Elm Street. Il sergente sostenne, in particolare, che erano stati trovati alcuni barboni, i quali furono arrestati e interrogati. L’attenzione si spostò su tre di questi perché furono fatti sfilare in Dealey Plaza, notati da molte persone e fotografati.

I tre barboni, arrestati nei pressi dello scalo ferroviario dietro Dealey Plaza, il 22 novembre 1963
I tre barboni, arrestati nei pressi dello scalo ferroviario dietro Dealey Plaza il 22 novembre 1963

Una normale procedura di identificazione – normale se si tiene conto della mostruosità della situazione: una sparatoria i improvvisa sul corteo presidenziale – divenne un pretesto per creare una questione sospetta. I ricercatori del caso, alla caccia di scoop, si misero a esaminare le foto notando che l’ultimo di loro, il vecchio, assomigliava a Howard Hunt (un agente della CIA); il primo vagabondo fu presto identificato come Frank Sturgis Fiorini, un agente del governo cubano, mentre il secondo fu “identificato” come Daniel Carswell (o ancora come Frank Sturgis, a seconda dei casi, o Earl Ray): in ogni caso si trattava di delinquenti. Gianni Bisiach cavalcò questa notizia non verificata: “Tre barboni vengono trovati nascosti in un vagone ferroviario. Questa foto è stata scattata da William Allen dell’agenzia Black Star. Il secondo barbone della fila fu poi riconosciuto come Earl Ray, il killer che poi uccise Martin Luther King con un fucile a cannocchiale simile a quello di Dallas. Dopo l’affare Watergate Allen riconobbe, nel primo e nel terzo uomo, Frank Sturgis Fiorini, il killer Earl Ray e l’agente J. Howard Hunt”. Bisiach aggiunge al mistero un collegamento sinistro: l’omicidio di Kennedy e quello di Martin Luther King sarebbero stati compiuti dallo stesso uomo. La commissione HSCA usò un metodo più scientifico per identificare i tre: fece lavorare degli antropologi forensi fornendo loro le foto dei tre vagabondi e le foto di cinque dei personaggi più citati come gli uomini riconosciuti in Dealey Plaza (Hunt, Sturgis, Carswell e poi Thomas Vallee e Fred Chrisman; la posizione di Ray fu stralciata perché si dimostrò subito che il killer era in tutt’altro posto quel giorno). Gli esperti coinvolti erano gli stessi che avevano accertato che l’uomo di cui fu fatta l’autopsia a Bethesda era proprio John Fitzgerlad Kennedy e, soprattutto, per smentire il mito del “doppio Oswald” di cui circolavano fotografie. Il risultato fu chiaro: Hunt, Sturgis, Carswell e Vallee furono esclusi categoricamente. Non fu escluso Fred Chrisman, e fu detto che assomigliava molto al terzo uomo, quello vecchio. Tuttavia, anche questa questione venne presto risolta: il vero Fred Chrisman, il 22 novembre 1963, stava tenendo una lezione nella sua scuola nell’Oregon. La circostanza fu confermata dal corpo insegnante.
La polemica sui Three Tramps finì nel 1989, quando il Dallas City Council decise di rendere pubblici tutti i documenti della città che avessero a che fare con l’assassinio di Kennedy. Spuntarono i verbali di arresto dei tre uomini: Il primo si chiamava Harold Doyle (questo il suo verbale d’arresto), il secondo era tale John Forrester Gedney (ecco il verbale d’arresto di Gedney) mentre il terzo, il vecchio, si chiamava Gus W. Abrams (qui il verbale d’arresto). Scattò la ricerca. Doyle fu trovato piuttosto in fretta: abitava a Klamath Falls, nell’Oregon. Ricordava bene il giorno dell’arresto. Fu trovato anche Gedney, che abitava in Florida, a Melbourne, lavorava come agente municipale e aveva nascosto ai suoi conoscenti il passato di clochard. Riguardo al fatto che i loro vestiti non fossero molto consumati e troppo di qualità per dei senzatetto, risposero che avevano passato la sera precedente in un centro di accoglienza che aveva fornito loro un abbigliamento decente e la possibilità di lavarsi e rasarsi. Il terzo, il vecchio Abrams, era ormai morto; fu trovata sua sorella, con cui il signor Abrams era vissuto negli ultimi suoi 15 anni. La donna confermò che suo fratello era un ubriacone e che, quando lo vide fotografato sul giornale come possibile implicato nell’assassinio, le prese un colpo. L’unico motivo per cui la leggenda dei barboni-attentatori nacque ed ebbe lunga vita è che i tre non si presentarono in tv o in qualche redazione per raccontare la loro storia, lasciando briglia sciolta alla fantasia dei complottisti. Sarebbe stata sufficiente una normale inchiesta per sciogliere i dubbi, ben prima del 1989. Bisiach ha mostrato di non conoscere questa storia o, forse, ha scelto di non raccontarla.

  • “Dalla collinetta spararono due killer professionisti della mafia”.

Da una notizia falsa nasce una sentenza  errata: Bisiach afferma di “vedere” Eugene Brading ed Earl Ray sulla collinetta erbosa, intenti a fare fuoco sul corteo. Difficile capire come Ray potesse essere contemporaneamente sulla collinetta e nei vagoni di quel treno, dove furono trovati i tre clochard. Nel suo film I due Kennedy, Bisiach usa l’immagine di una macchia bianca vicino alla staccionata (un fotogramma del filmato di Orville Nix) per “dimostrare” la presenza di un killer. Eppure, numerosi studi hanno verificato che quella macchia è troppo generica per poter essere attribuita a qualcosa. Da un alone biancastro, tuttavia, Bisiach si dice sicuro che si trattasse di un uomo, di più, di un killer. E questo nonostante nessuno degli astanti abbia visto un killer, o un’arma. Negli Stati Uniti si è parlato molto del cosiddetto Badgeman, un uomo con un distintivo scintillante che avrebbe fatto fuoco dalla staccionata. Ma anche Il Badgeman è il frutto di una suggestione: due chiazze chiare tra le chiome degli alberi sono diventate sagome di uomini armati.

  • “Il testimone Lee Bowers vide gli assassini dalla staccionata”.
Il testimone Lee E. Bowers (1925-1966)
Il testimone Lee E. Bowers (1925-1966)

Gianni Bisiach sostiene (pagina 16, edizione Newton Compton): “Lee Bowers, che aveva dichiarato di aver visto un uomo con qualcosa in mano, prima e dopo l’attentato, dietro il Depository, morì il 6 agosto 1966 al volante della sua macchina che viaggiava a velocità moderata quando andò a sfasciarsi contro un muro”. “Lee Bowers, un ferroviere di Dallas, è il testimone che aveva visto uomini sulla sommità del poggio erboso e nuvole di fumo sotto gli alberi durante gli spari contro Kennedy” (Ibidem, pag. 302). L’autore induce a ritenere che il testimone oculare dell’assassinio, il ferroviere Lee Bowers, avesse visto i killer dalla collinetta, dopodiché fosse stato eliminato perché considerato un personaggio scomodo. Ma le cose andarono davvero così? Davanti alla Commissione Warren, Lee Bowers raccontò quanto segue:

Bowers: “Ho sentito tre colpi. Uno, poi una breve pausa, poi due ravvicinati. E ho sentito anche l’eco degli spari”.
Ball: “E si è fatto, dal rumore, un’idea sulla provenienza degli spari?”
Bowers: “Il rumore arrivava o dal Deposito dei libri o dall’imbocco del triplo sottopasso”.
Ball: “E riuscì a stabilire da quale dei due luoghi arrivassero?”
Bowers: “No”.
[…]
Bowers: “Davanti a me, in direzione del sottopasso, c’erano due uomini. Uno più vecchio, con maglia bianca e pantaloni più scuri. Un altro era sui 25 anni”.
Ball: “Erano insieme?”
Bowers: “Erano a qualche metro l’uno dall’altro, non mi diedero l’impressione di essere insieme”.
Ball: “In che direzione guardavano?”
Bowers: “Guardavano verso la Main e la Houston, seguivano il corteo con gli occhi”.
Ball: “Vide nessuno dal triplo sottopasso?”
Bowers: “Sì, c’erano due poliziotti […]”.
Ball: “E vide questa gente prima dell’arrivo del presidente?”
Bowers: “Prima e dopo”.
[…]
Ball: “Quando udì gli spari cosa stava guardando?”
Bowers: “Al momento del primo colpo guardavo davanti a me ma l’auto era coperta alla mia vista da un muretto”.
Ball: “E durante il secondo e terzo sparo riuscì a vedere la macchina?”
Bowers: “No, al momento degli spari non ero in grado di vederla. Riuscii a vederla appena dopo la fine degli spari”.
Ball: “Dopo l’ultimo colpo notò attività nella Elm, davanti a lei?”
Bowers: Al momento degli spari sembrò esserci confusione e subito dopo un poliziotto si lanciò verso la cima della collinetta”.
[…]
Ball: “E c’erano ancora i due uomini?”
Bowers: “Uno sì, l’altro non saprei dire”.
Ball: “Lei ha parlato di confusione, può spiegarsi meglio?”
Bowers: “Non riesco a spiegarlo, se non dicendo che era qualcosa fuori dall’ordinario, dell’agitazione lì intorno, che ha attratto il mio occhio per un momento”.
Ball: “Può spiegarlo meglio?”
Bowers: “No, niente che potrei definire come qualcosa che sia accaduto“.

Che qualcosa dall’ordinario fosse accaduto è vero: sulla strada davanti a lui era appena stato ucciso il presidente degli Stati Uniti. Bowers spiegò anche di aver visto tre automobili nel parcheggio prima degli spari: una Oldsmobile del 1959, una Ford nera del 1957 (“con alla guida un uomo che teneva qualcosa alla bocca, forse un microfono o un telefono”) e una Chevrolet Impala bianca.

Ball: “A che ora vide arrivare la prima auto? ”
Bowers: “Non ricordo esattamente, ma più o meno intorno alle 12.10”
Ball: “E quando la vide, dov’era l’auto?”
Bowers: “L’auto proveniva dalla strada di fronte al deposito. Girò intorno all’area di fronte alla torre e ad ovest della torre, come se stesse cercando una via d’uscita, o come se stesse ispezionando la zona, e quindi tornò indietro attraverso l’unica via possibile, cioè quella dalla quale era arrivata”.
Ball: “Dove Elm è un vicolo cieco?”
Bowers: “Esatto. Era l’unico modo per andar fuori. Dopo di che uscì dalla mia visuale”.
Ball: “Vide un’altra auto?”
Bowers: “Sì, circa 15 minuti dopo, suppongo intorno alle 12.20, vidi un’altra auto, una Ford nera, con a bordo un uomo che sembrava avere un microfono o un telefono o qualcosa che dava l’impressione di esserlo”.
Ball: “Come può dirlo?”
Bowers: “Egli stava tenendo qualcosa sulla bocca con una mano, e stava guidando con l’altra, e diede quell’impressione. Era molto vicino alla torre e lo vidi mentre procedeva intorno alla zona”.
Ball: “Da che parte arrivò?”
Bowers: “Arrivò dalla strada cieca di fronte al deposito”.
Ball: “La vide andar via?”
Bowers: “Sì, dopo aver circolato 3 o 4 minuti intorno all’area tornò indietro dalla stessa strada. Sondò la zona un po’ di tempo in più rispetto alla prima auto”.
Ball: “Vide un’altra auto?”
Bowers: “La terza auto entrò nell’area 7 o 8 minuti prima della sparatoria. Credo fosse un Chevrolet, un Impala a quattro porte, bianca. Era infangata fino ai finestrini e alla guida c’era un uomo bianco”.
Ball: “Cosa fece?”
Bowers: “Rimase un po’ di più nella zona. Girò intorno all’area e sondò una zona a destra della torre. Lentamente tornò indietro attraverso la solita strada”.
Ball: “Fu allora che uscì?”
Bowers: “L’ultima volta che la vidi era ferma proprio sopra il luogo dell’assassinio”.
Ball: “Il parcheggio delle auto, o più avanti o cosa osservò?”
Bowers: “Se proseguì proprio in quel momento o se si fermò solo a una breve distanza, non posso dirlo. Ero occupato”.

Nonostante nel corso dell’interrogatorio, e più volte, l’avvocato della commissione Ball avesse provato a tirar fuori dalla bocca di Bowers una spiegazione di quello che vide, questo fu quanto Bowers raccontò. Tutto tacque per quasi tre anni finché, nel 1966, l’autore complottista Mark Lane (avvocato ingaggiato dalla madre di Lee Oswald, Marguerite) intervistò Lee Bowers.

Per la prima volta, Bowers sostenne di aver visto un “lampo… un fumo… o qualcosa… non saprei descriverlo” e fu indotto da Lane – tesi ripresa nel libro di Bisiach – ad affermare che la commissione Warren lo aveva interrotto proprio mentre stava per spiegarlo. Ma dalla lettura integrale della sua testimonianza si evince l’opposto. Nonostante le continue insistenze dell’inquirente, l’avvocato Joseph Ball, Lee Bowers non riuscì a esprimere altro che la locuzione “qualcosa di fuori dall’ordinario”, concetto peraltro ripetuto a Lane. Lee Bowers può aver avuto la sua legittima opinione sull’attentato: nell’intervista a Mark Lane, infatti, si sente Bowers dire, accennando un sorriso ironico: “Quando davanti alla Commissione dissi che secondo me il secondo e il terzo sparo erano troppo ravvicinati per provenire dallo stesso fucile, loro mi risposero che non ero un esperto di armi e che non potevo saperlo”. È piuttosto chiaro, insomma, che per Bowers le cose non andarono come il rapporto Warren ha dimostrato: non per questo Bowers è un mendace. Dice di aver visto un qualcosa che non sa spiegarsi, non ha visto l’auto presidenziale, non ha visto Kennedy, non ha visto armi. Davanti alla telecamera di Lane afferma di aver visto un lampo o un fumo: ma è impossibile capire cosa possa effettivamente aver osservato, siccome egli stesso non è stato in grado di citare una sola entità materiale (una canna, del sangue, la testa del presidente, qualsiasi cosa) di più concreto. Sulla morte del povero Lee Bowers, infine, c’è poco da dire: aveva da anni detto tutto quanto sapeva sulla sparatoria e, il suo fu un comune incidente stradale. Ovviamente, la sua morte sollevò un polverone di polemiche: il corpo fu riesumato alla ricerca di tracce di droghe (c’era chi, infatti, aveva supposto  fosse stato drogato per provocare un incidente stradale) e, per autori come Jim Marrs, la sua è una morte sospetta.

30 pensieri riguardo “Le visioni di Gianni Bisiach: lo spettro della mafia

  • 28 Ottobre 2017 in 19:40
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    Scusate,

    ma l’articolo di Rep TV dell’11 luglio 2017 dove si parla del ritrovamento di un fucile uguale (vedere filmato e commenti del direttore del museo) a quello di Oswald in un banco di prova armi in Toscana? Un fucile disattivato non si chiude in cassaforte..perchè la canna è stata ostruita? Che vuol dire che la Commissione Warren venne in Italia? A farà cosa? Prove balistiche che poteva fare in USA?

    Risposta
  • 19 Luglio 2017 in 17:19
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    Permalink si nasconde dietro l’anonimato. Brutto segno

    Risposta
  • 27 Febbraio 2017 in 13:46
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    Toglietemi una curiosità: ma a voi cosa costa ammettere che anche quello di Kennedy fu – COME TANTISSIMI ALTRI – un delitto organizzato da più persone? Ve lo ha ordinato il medico di insistere a negare l’evidenza, in modo tanto ostinato e patetico? Se davvero conosceste la Storia, vedreste che una quantità di regicidi, colpi di stato, assassini di capi di stato, ministri, giudici, ecc., sono stati organizzati da PIU’ persone in concorso. Perfino i ragazzini minorenni spesso si associano per commettere bravate, o piccoli reati. In Italia – dati Istat – circa il 25% degli omicidi al Sud viene commesso dalla criminalità organizzata.

    E allora? Perché mai dovrebbe essere così strano che per ammazzare un Presidente degli USA si siano associate – come dimostrato inoppugnabilmente dai fatti – PIU’ PERSONE? Ma non vedete che nessuno vi crede, con le vs. “ricostruzioni” farlocche?
    Ricapitolando, secondo voi:

    – Bisiach (che ha studiato l’assassinio per decenni e sul posto) per voi sarebbe un “visionario” quando DOCUMENTA i retroscena MAFIOSI del delitto.
    – James Tague (che sentì chiaramente il secondo sparo dopo quello che lo colpì al volto) per voi sarebbe “disonesto”.
    – Jesse Ventura (tiratore scelto che provò più volte, come tanti altri) a sparare in meno di 6” sarebbe una specie di artrico.
    – John Connally – che disse fin dal primo momento quando era ancora in ospedale di aver visto Kennedy GIA’ con le mani alla gola quando si voltò, secondo voi non sarebbe attendibile. “ We heard the shot, I turned to my left, look in the backseat, the President had SLUMPED, he said nothing, I turned I WAS HIT.” Più chiaro di così!!

    – 40 testimoni che sentirono distintamente spari provenire dalla Grassy Knoll secondo voi sarebbero tutti sordi, o ipoudenti.
    – Jack Ruby (il massimo della comicità) secondo voi – che date credito alle esilaranti affermazioni della sorella – non sarebbe stato un criminale associato a boss mafiosi come Carlos Marcello e Santo Trafficante (che più volte manifestarono l’intenzione di uccidere Robert Kennedy o suo fratello) ma sarebbe stato uno che la mattina diceva le orazioni a San JFK, che aveva i suoi ritrattini incorniciati in macchina (“pensa a me, guida con prudenza!”) , e che il giorno del delitto non avrebbe fatto altro che piangere come un vitello strappandosi i capelli, come una ragazzina 13enne ai concerti di Bruce Springsteen!

    E come mai – se fosse stato davvero l’assassinio di un pazzo solitario – Jack Ruby chiese a Earl Warren in persona di essere sentito a Washington – dove avrebbe vuotato il sacco, anziché a Dallas – dove temeva per la propria vita? E come mai proprio poche ore di deporre in tribunale il dott. Callaghan fece a Ruby una bella iniezione che lo spedì all’altro mondo? Mah, forse sarà stata Wanna Marchi o il mago Do Nascimiento che gli avevano fatto la macumba, ah ah ah! E’ bello leggere i vs. “articoli”, perché per lo meno mettono allegria. Sapete chi mi ricordate? Mi ricordate quell’avvocato romano, che anni fa voleva difendere due suoi clienti che avevano fatto crollare col loro peso una fontana a Roma, sostenendo che la fontana era “fracica” e avrebbe chiesto lui i danni al comune. Ovviamente i suoi clienti furono condannati, ma i magistrati risero come matti, a sentire cotale “arringa difensiva”. Ah ah ah!

    Mi raccomando, non scordatevi di iniziare la causa di beatificazione di Jack Ruby!

    Risposta
    • 27 Febbraio 2017 in 16:53
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      ma che domande, egregio Al2016: dovrebbe avere capito cosa mi costa non ammettere un complotto!

      sono un giornalista prezzolato dalla CIA. ogni mese arriva il bonifico e ci pago mutuo, spese e pure una vacanzetta ogni tanto. e poi, non avendo frequentato l’Università del bar, non mi sono abbeverato alla fonte del gombloddo: ecco perché lei, e quelli come lei, riescono a capire al volo ciò che a me, in vent’anni di studi, è clamorosamente sfuggito.

      sa chi mi ricorda, invece, lei? Claudio Bisio, quando interpretava Micio, quello di “ascolta un cretino: qui c’è pastetta”.

      però lei mi difetta un po’ di fantasia: la storiella della mafia sicula che uccide Kennedy faceva già sbadigliare nel 1970. figuriamoci oggi. mi sarei aspettato, che ne so, una cospirazione con lo sceriffo di Dallas, Cabell, che fa fuoco con un’arma futuristica consegnatagli dai Servizi nella custodia di un registratore…

      stia bene e continui a illuminarci, se crede.

      Risposta
    • 28 Febbraio 2017 in 10:22
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      Leggendo quanto scrive, caro Al2016, mi cascano letteralmente le braccia

      Risposta
      • 28 Febbraio 2017 in 10:24
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        Hai mai sentito, caro Federico, il detto sull’inutilità di lavare il capo all’asino? Ci si perde il tempo e il sapone

        Risposta
  • 13 Febbraio 2017 in 11:40
    Permalink

    La vostra è una causa persa. Prima di tutto, non è vero che la sparatoria durò “circa 8 secondi” come scrivete. La Commissione Warren stabilì che la sparatoria avvenne tra il frame 210-225 del filmato di Zapruder (primo colpo con Kennedy nascosto dal cartellone) fino al frame 313 (colpo mortale alla testa). Al ritmo di 18,3 frame al secondo fanno solo 5,6 secondi di durata dell’intera sparatoria. In quell’arco di tempo Oswald avrebbe dovuto sparare ben 3 colpi! La Commissione Warren ipotizzò che il colpo andato a vuoto fosse stato sparato prima del frame 210, per allungare la durata della sparatoria, ma fu smentita da JIM TAGUE, lo spettatore che fu ferito di striscio, che ricordò benissimo di avere sentito PRIMA uno sparo, e di essere stato colpito DOPO IL PRIMO SPARO! Quindi i tre colpi (incluso quello andato a vuoto) furono tutti sparati nell’arco di 5″,6, e non si può sparare 3 colpi con un pessimo fucile a carica manuale come quello di Oswald. Ci ha provato un tiratore professionista come Jesse Ventura, e molti altri, ma è impossibile.
    2°: Oswald era un cane al tiro. Un suo commilitone del 1959, Nelson Delgado, che era con Oswald alla base dei marines di El Toro, ricordò davanti alla Commissione Warren che Oswald sbagliava i bersagli, “era uno che pensava, che leggeva”, non mostrava interesse per il tiro.
    3° : Nella sua penosa “ricostruzione” al computer in 3D, Dale Myers ha alzato la giacca di Kennedy all’inverosimile, e lo ha fatto sembrare un gobbo, per giustificare il “proiettile magico” che avrebbe trapassato la gola di Kennedy e poi il torace, il polso e la coscia di Connally. A parte l’erroneità della ricostruzione, poiché Kennedy fu colpito alla schiena all’altezza delle scapole, con inclinazione verso il basso di 21°- come dimostrato dai verbali di autopsia del Bethesda – quindi il proiettile non sarebbe potuto uscire dal collo se non con un’impossibile deviazione verso l’alto. Ma anche Myers riconosce che quel proiettile avrebbe dovuto attraversare una quercia piena di foglie, prima di colpire Kennedy. Ora, nessun tiratore si mette a sparare tra i fitti rami degli alberi, senza vedere il bersaglio! Quindi è ovvio che il proiettile alla schiena NON fu sparato dal 6° piano del TSBD, ma molto probabilmente dal Dal-Tex Building.
    4°: Ovviamente non sapete dire nulla sul fatto che la pallottola che colpì Connally si spaccò in molti frammenti, soprattutto nel suo polso. E tuttavia al Parkland fu trovata un’altra pallottola – solo lievemente deformata – nella lettiga dove avevano portato Connally! Quindi delle 2 l’una: o fu sparata un’altra pallottola a Connally – trovata poi nella sua lettiga quasi intatta – oppure qualcuno mise di sua volontà UN’ALTRA PALLOTTOLA nella lettiga, per confondere le indagini, il che prova ulteriormente che ci fu un complotto.
    5°: Voi avete selezionato solo le dichiarazioni di Lee Bowers, ma ci furono oltre 20 persone che dissero chiaramente di aver sentito i colpi provenire dalla PALIZZATA , e molti (ad esempio i 7 ferrovieri sul triple underpass) VIDERO anche fumo alzarsi da lì. Sapete qual è la probabilità che 20 persone sbaglino TUTTE nel sentire la provenienza di 1 colpo, da due punti distanti 100 metri l’uno dall’altro, da sinistra a destra, dal TSBD alla palizzata sulla Grassy Knoll ? 1 su 2^20 = 1 su 1.000.000!
    6°: Non essendo voi esperti di matematica, non avete la minima idea del fatto che la probabilità che 18 testimoni del delitto di Dallas su 1400 ascoltati morissero di morte violenta/cause innaturali, in un solo anno dopo il delitto, era appena 1 su 1 TRILIONE = 1 su 1000.000.000.000!! Vi consiglio di leggervi questo documento, e gli studi statistici compiuti da esperti di compagnie assicurative al riguardo.

    7°: Ovviamente non siete in grado di spiegare – a differenza dell’ottimo Bisiach – come mai un gangster come Jack Ruby, che ODIAVA i fratelli Kennedy, avrebbe ucciso Oswald, se non perché costretto e minacciato di morte se non lo avesse fatto. Ci sono quantità impressionanti di telefonate che Ruby fece a gangster come Sam Giancana, o Santo Trafficante, dall’aprile 1963, quando venne resa nota la futura visita di Kennedy a Dallas! Inoltre, la madre di Oswald – Marguerite – era stata a lungo convivente con l’autista di Carlos Marcello (capomafia di New Orleans) , e un socio di Marcello, “Dutz” Murrett era così intimo della famiglia Oswald da definire quest’ultimo suo “figlioccio”.
    Soltanto i bambini possono credere alla fesseria detta da Ruby, cioè di avere ucciso Oswald per risparmiare a Jacqueline Kennedy di dover testimoniare, oppure perché infuriato contro l’assassino di Kennedy. Ruby era un criminale che odiava i fratelli Kennedy, in particolare Robert che aveva fatto arrestare parecchi mafiosi, ed era ben felice che Kennedy fosse stato ammazzato! Quando Kennedy fu ucciso a Dallas, anche i bambini di scuola applaudirono, perché nel Sud degli USA era impopolare.
    Quindi il mio consiglio è di scegliervi cause migliori che non il maldestro tentativo di dimostrare che Oswald (che peraltro forse nemmeno sparò quel giorno!) abbia ucciso Kennedy da solo.

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    • 14 Febbraio 2017 in 18:48
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      Al2016 (complimenti per l’anonimato…), mi permetto di risponderLe. Se Lei ha fede nel complotto, e scrive tutte le sciocchezze di cui sopra (è evidente che ha letto poco o nulla di quanto c’è in questo sito), è padronissimo di farlo. Lei non espone fatti, perché ciò che dice è stato già da tempo ampiamente smentito. Le ricordo che “l’ottimo”Bisiach (che umanamente mi sta anche simpatico e col quale ho avuto un confronto pubblico) parla di NOVE spari in Dealey Plaza! Il resto viene di conseguenza. Ho un amico che ha aperto un’associazione ufologica e ci crede ciecamente. Perché contrastarlo? Perché contrastare chi crede nel complotto? E’ una fatica inutile. Io non mi arrabbio nemmeno più come un tempo quando leggo astrusità come le Sue. Lascio vivere. Il complotto è un giocattolo troppo divertente perché chi ci crede accetti che venga distrutto. In bocca al lupo, allora. Si diverta.

      Risposta
    • 18 Febbraio 2017 in 12:07
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      caro Al2016 (è un nome?),
      per essere una causa persa, vedo che l’ha coinvolta più che dignitosamente. tuttavia, mi spiace constatare che raramente ho trovato, nei commenti, un tale concentrato di supponenza e castronerie. ma la ringrazio comunque, perché mi dà modo di chiarire alcuni punti spesso solleticati dai lettori di questo sito. per darle conto della complessità delle questioni che lei pone e liquida in tre righe, mi occuperò solo delle prime due, rimandandola per il resto ai contenuti del sito (che lei ha criticato ma, evidentemente, non letto).

      1) i tempi della sparatoria. lei esordisce con una falsità: NESSUNO poteva (né può) avere certezza sul momento del primo sparo. la commissione Warren dedusse ipoteticamente, dalla presenza dell’albero sotto il deposito, che il primo colpo non potesse essere sparato prima del fotogramma 210, proprio per la presenza del fogliame, dando quindi a Oswald un massimo di 5,6 secondi per arrivare a Z313. bene. premetto che trovo strano che lei, evidentemente convinto del complotto e quindi delle menzogne dell’inchiesta ufficiale, qui sposi senza alcun criticismo questa affermazione ufficiale. ma andiamo oltre: è ormai pacifico che il primo colpo poteva essere tranquillamente arrivato molto prima di Z210, anche a Z160, quando cioè la bambina col giubbetto rosso, Rosemary Willis, smise improvvisamente di correre a fianco della limousine. cioè quando l’agente John Landis, per citare un testimone tra i tanti, vide “la limousine di Kennedy completare la curva in Elm Street”. non a caso, l’HSCA nel 1978 stabilì un tempo di 8,3 secondi.
      lei, poi, cita Connally. ebbene: le è forse sfuggito che

        il governatore era certo che il primo colpo fosse stato sparato prima del fotogramma Z166?

      senta ciò che disse testimoniando: “avevamo appena compiuto la svolta in Elm Street quando sentii un rumore che mi parve subito uno sparo” (si rilegga la sua testimonianza davanti alla Commissione: “We had just made the turn, well, when I heard what I thought was a shot. I heard this noise which I immediately took to be a rifle shot. I instinctively turned to my right because the sound appeared to come from over my right”. la trova qui, per intero)
      in più, è lampante che le sia sfuggito (tra i tanti) un test vecchio di 50 anni, condotto dalla CBS (eccolo) in cui volontari, anche tutt’altro che esperti, spararono tre colpi nelle stesse condizioni di Oswald, spesso sotto i 6 secondi. dopo questo test, ne sono stati condotti a decine, da squadre di ricercatori a singoli appassionati: questo signore, per esempio, sparò 6 colpi in 5,1 secondi, precisi come e più di quelli di Oswald e a distanze decisamente superiori. se il governatore Ventura, di cui ho visionato il filmato qui, ha la mano più lenta di un pensionato del residence Anni Azzurri, non credo sia un motivo sufficiente per cassare la tesi di Oswald unico colpevole, lei non crede?
      ah, su James Tague: ho avuto il piacere di intervistarlo, poco prima che morisse. rimase coerente alla sua opinione che, tuttavia, spiace ma resta una testimonianza orale, senza riscontri oggettivi. o gli si crede sulla parola, o no. personalmente, credo alla sua buona fede ma tutti i riscontri portano a escludere che le cose siano andate come lui rammentava. ma, in ogni caso, non è neanche necessario spremersi le meningi ricordando tutti i testimoni che diedero una versione contrastante rispetto a quella di Tague giacché, anche a voler concedere (e non ammettere) i 5,6 secondi per Oswald col primo colpo in canna, la sparatoria rimarrebbe possibile. ma Oswald ebbe almeno un paio di secondi in più.

      2) Nelson Delgado. qui lei mi cade nel complottismo premasticato da Bignami. prima di tutto: Nelson Delgado non disse quella frase, “he had a very poor shot”, cioè era molto scarso a sparare, davanti alla commissione Warren. lo disse in una intervista televisiva data a Mark Lane, avvocato della madre di Oswald (e, lo dico en passant, ricercatore tra i più disonesti mai incontrati in 20 anni di miei studi sul caso). ma si figuri, io faccio il giornalista per cui mi sta bene prendere per buona una cosa detta a telecamere accese, anche senza giuramento. tuttavia, vede, più di 20 anni dopo i fatti Delgado fu “interrogato” nel celebre mock-trial da Vince Bugliosi e ammise di non essere a conoscenza dei risultati pregressi di Oswald (che invece erano brillanti, totalizzò anche 220 punti) nella prima parte dell’addestramento. Delgado conobbe l’Oswald svogliato vicino al congedo, del tutto disinteressato all’addestramento dei Marines. non solo: Delgado chiarì, nella circostanza, che “poor showing” non significava “poor shooting”, e cioè che un conto era aver detto che era svogliato e che sparava male per disinteresse all’esercizio, ma a precisa domanda (“secondo lei avrebbe potuto fare meglio, si fosse impegnato?”) diede precisa risposta (“sure”, certo).

      3. sui suoi giudizi su Dale Myers vorrei tacere, per carità patria. le faccio solo notare che la sua frase secondo cui angolazione e foro di entrata nella schiena smentiscano scientificamente l’ipotesi di un unico colpo da dietro è falsa: qui trova una ricostruzione della sparatoria, qui le domande più frequenti sui colpi sparati.

      4. I frammenti di proiettile nel polso di Connally: per curiosità, dove ha letto questa sciocchezza? il proiettile CE399 pesava circa 10,2 grammi e ne perse, all’incirca, 2,5 nel suo “viaggio”. una perdita assolutamente compatibile con i frammenti (3 nel polso, uno nella coscia) riscontrati dalle lastre fatte al governatore. sa che il professor John Lattimer rifece l’esperimento, “piazzando” in arti da esperimento frammenti corrispondenti a quei 2,5 grammi e fotografandoli ai raggi X, determinando che avevano dimensioni anche maggiori di quelli evidenziati dalle lastre di Connally?

      5. i testimoni che videro il fumo. mi basterebbe ricordarle che i fucili della seconda guerra mondiale e più recenti, a differenza degli schioppi ottocenteschi, non facevano sbuffi di fumo capaci di alzarsi dalla vegetazione e di essere visti da lassù, dal ponte sul sottopasso. in ogni caso, nel lontano 2004 ebbi già modo di affrontare (e risolvere, con tanto di parere di esperto di armi) la questione del “fumo dalla collinetta”, in polemica col (purtroppo scomparso) Giuseppe Sabatino. legga qui, e dica cosa ne pensa.

      6. sui morti dopo l’attentato. la prego di dare un’occhiata a questa lista. e mi dica, per cortesia, i nomi dei 18 testimoni dell’attentato morti di morte violenta entro un anno dal 22 novembre 1963, perché in 50 anni non li ho mai sentiti nominare.

      7. su Ruby: si legga questo sunto, e poi (semmai) riparliamone.

      Risposta
      • 27 Febbraio 2017 in 10:58
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        Difficile semmai trovare tanta IGNORANZA e malafede nelle VOSTRE risposte, nelle quali altro non sapete fare se non insultare scompostamente chi documenta i fatti VERI

        1) Tempi della sparatoria.
        L’unico modo che avete per sostenere le vostre ridicole ipotesi è di insultare e dare del disonesto a Tague, che disse sempre di avere sentito il colpo che lo prese al viso DOPO aver sentito il primo sparo. Il che riduce drasticamente i tempi entro i 5″ e 6 decimi. E NON si sparano 3 colpi (di cui 1 avendo davanti il fogliame di una quercia) con quel catorcio di fucile in quel tempo, soprattutto per un mediocrissimo tiratore come Oswald.

        2) Delgado

        Altra vostra falsa indicazione. Delgado venne sentito dall’avvocato Wesley Liebeler, della Commissione Warren (8WCH pag. 237-246) , che c’entra Mark Lane?

        3) La ricostruzione di Dale Myers è talmente penosa e ridicola, che nel commento rigoroso di Pat Speer http://www.patspeer.com/chapter12c%3Aanimania
        “It’s the Shirt, Stupid!” si documenta chiaramente come Myers abbia alzato all’inverosimile la giacca del Presidente, ingobbendolo come un vecchio 90enne, pur di arrangiare il suo ridicolo cartone animato, per creare una “traiettoria” ad hoc con la sua ipotesi del proiettile magico

        4) La sciocchezza semmai l’avete scritta voi! La pallottola trovata nel corridoio del Parkland è questa
        https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/0/03/CE399side.jpg/220px-CE399side.jpg
        WCH exhibit # 399 ed è totalmente intatta, solo piegata. E allora? Dove sarebbero tutti i frammenti finiti nel torace, nel polso e nella coscia di Connally?

        5) Testimoni della Grassy Knoll.

        A proposito, “piccola” correzione. I testimoni che sentirono spari dalla Grassy Knoll furono ben 40!! http://22november1963.org.uk/jfk-assassination-grassy-knoll-witnesses
        non 20 come da me indicato.
        La probabilità che 40 persone adulte, che neppure si conoscevano abbiano TUTTE sbagliato nel sentire la provenienza di uno sparo, confondendolo con uno sparato 100 metri più in là, è matematicamente solo di 1 su 2^40, cioè 1 su 1.099.511.627.776, cioè 1 su 1.099 TRILIONI!!
        E per quanto riguarda la probabilità che 18 testimoni https://richardcharnin.wordpress.com/2011/04/08/a-probability-analysis-of-witness-deaths-within-one-year-of-the-jfk-assassination/
        morissero tutti per cause innaturali già dopo 1 anno dall’assassinio di JFK, la probabilità è solo di 1 su 100 TRILIONI!! (anche lasciando da parte quelli morti dopo, nel 1978 ai tempi della HSCA, etc.)
        Noto tra l’altro che nulla sapete dei testimoni morti, come documentato da una quantità di fonti, ed esperti di statistica e matematica attuariale e di assicurazioni sulla vita.
        Siccome evidentemente sapete ben poco di matematica, la probabilità totale che 2 eventi indipendenti riferiti alla medesima persona (omicidio Kennedy) accadano è pari al prodotto delle probabilità , cioè è circa 1 su 10^ 24 = 0,000000000000000000000001 !!
        Per cortesia, andate a studiare, anziché buttare il vostro tempo con teorie penose.

        Infine, tra le tante buffonate, c’è quella secondo cui Jack Ruby avrebbe ammazzato Oswald perché “voleva evitare a Jackie di testimoniare” ahahahahahah, ma davvero c’è chi crede a queste idiozie??? Jack Ruby era un MAFIOSO, amico di Carlos Marcello (la madre di Oswald, Marguerite, era stata convivente con Dutz Murrett, braccio destro di Carlos Marcello), implicato più volte in gioco illegale, prostituzione, droga. Jack Ruby fece innumerevoli telefonate a Marcello e Trafficante (tutte documentate nei tabulati dell’FBI) dopo il 24 aprile 1963, quando Kennedy annunciò la sua visita a Dallas 6 mesi dopo.
        A Jack Ruby non fregava proprio nulla di Kennedy che – come molti altri – voleva MORTO insieme a suo fratello Bob ( che condusse una battaglia accanita proprio contro Marcello, Trafficante e Hoffa).
        Se volete credere ai racconti delle fate, trovatevi qualcun altro per cortesia.

        Non perdete il vostro tempo, almeno non fatelo con chi i fatti li conosce veramente, e a differenza di voi conosce benissimo la fisica e la matematica.

        saluti.

        Risposta
  • 22 Novembre 2016 in 14:17
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    GL
    26 novembre 2013 in 0:54
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    e aggiungiamo pure che la palese “non” esistenza del complotto rimane comunque un’altra teoria perché Oswald non ha avuto il tempo di avere un processo e come dice la legge nessuno è colpevole prima di essere giudicato

    CERTAMENTE. NEANCHE ADOLF HITLER EBBE UN PROCESSO A NORIMBERGA. DOBBIAMO GIUDICARLO INNOCENTE?

    Risposta
    • 30 Novembre 2016 in 20:44
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      È’ chiaro comunque che Adolf Hitler non tenne un solo discorso di una manciata di secondi nascosto dietro una finestra del sesto piano, mentre alcuni ammisero in seguito di avere visto su quella finestra due uomini ed altri di averlo visto al secondo piano bevendosi una Coca Cola rilassato dopo avere causato la seconda guerra mondiale con quel discorso, scusi la battuta e l’eufemismo ma è chiaro che lascio’ più indizi, in effetti non posso non essere concorde col signore, la vicenda dell’interrogatorio di Oswald e’ forse la più controversa della vicenda, lo sa’ sicuramente più di me, cordiali saluti.

      Risposta
      • 23 Febbraio 2017 in 1:33
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        una risposta confusa e poco chiara. vuole cortesemente chiarire?

        Risposta
  • 18 Aprile 2015 in 10:02
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    Buongiorno a tutti. Secondo il mio modesto parere vi è una cosa che smonta in toto la tesi del pazzo solotario, l’unica prova oggettiva che non può essere smentita riguardo a quella mattinata, ossia il filmato di Zapruder. In questo filmato si nota come i tre spari avvengano nell’arco di tempo di 5 secondi e mezzo, come si può leggere anche nell’inchiesta Warren. Da amante d’armi e da incursore della Marina, dico che è quasi impossibile sparare tre colpi con tale precisione in quei pochi secondi.

    Quell’arma, che ricordo è a caricatura manuale, ha bisogno di almeno 4 secondi e mezzo per essere caricata, ai quali bisogna aggiungere almeno mezzo secondo per prendere la mira ad ogni colpo; ricordo anche che in mezzo vi era un albero, il che rende l’impresa di Hoswold ancora più incredibile. Altra cosa, sempre presente nel filmato, è quella riguardante il movimento della testa di jfk al momento dell’ultimo sparo. È qui non c’è bisogno di essere esperti per capire che il contraccolpo, dal davanti verso indietro, non può essere causato da un colpo proveniente alle spalle con angolo di tiro di almeno 60 gradi. Basta avere qualche nozione generale della fisica per capire di quanto sia inverosimile.

    Al contrario è più “ragionevole” ammettere che quel colpo è stato sparato frontalmente, il che significherebbe ammettere che in quella mattina ci furono almeno due persone armate che presero parte all’assassinio.
    Poi vi è anche la questione del proiettile pazzo che ritengo ridicola per chi come me ha esperienza ventennale nella Marina militare.

    In conclusione è vero che si sono fatte troppe congetture su questo episodio, ma è anche vero che la verità spesso si trova in mezzo. Non so se si arriverà mai a una conclusione, ma ritengo che la ricostruzione fatta dall’inchiesta presenti qualche punto oscuro.Cordiali saluti

    Risposta
    • 19 Aprile 2015 in 18:11
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      buonasera a lei, Francesco. la ringrazio molto per il suo intervento.

      tuttavia, prima di entrare nel merito delle sue considerazioni la invito a leggere la sezione del sito che si occupa in maniera dettagliata di tempi e modi della sparatoria.
      vedrà che i suoi assunti di partenza (i tempi dei tre spari, la quercia che ostruisce la visuale, la reazione di Kennedy, il proiettile magico) sono congetture che una attenta e seria analisi dei dati balistici e forensi del caso Kennedy hanno permesso, ormai, di bollare come falsità patenti.

      con la sua preparazione sulle armi, sono sicuro che apprezzerà il lavoro fatto per separare i “si dice” e le fantasie complottiste dalle verità storiche e scientifiche.

      ci risentiamo presto,
      FF

      Risposta
  • 15 Marzo 2015 in 1:46
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    Mi permetto di intervenire. Il parcheggio dietro la staccionata era meta abituale delle macchine (anche civili o “civetta”, cioè non identificabili dai contrassegni o dal colore come auto di servizio) del vicino ufficio dello Sceriffo di Dallas, quasi tutte munite di radiomicrofono a bordo. Niente di strano nell’affermazione di Bowers di aver visto un uomo in auto con un microfono davanti alla bocca.

    Risposta
  • 26 Novembre 2013 in 0:54
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    e aggiungiamo pure che la palese “non” esistenza del complotto rimane comunque un’altra teoria perchè Oswald non ha avuto il tempo di avere un processo e come dice la legge nessuno è colpevole prima di essere giudicato:infatti il suo omicidio e l’assenza di un verbale di interrogatorio(durato 12 ore) restano circostanze sospette e danno modo ,anche senza poterne essere sicuri, che Oswald potrebbe essere stato veramente un capro espiatorio.Esistsono così tante sofisticazioni messe in piedi da artisti della mistificazione nella storia che una cosa come il complotto Kennedy è da ritenersi “un giochetto da nulla”.Se questa vicenda ha ispirato tante speculazioni dietrologiche, significa che ci sono stati dettagli che ne hanno presupposto l’ideazione.Con questo io non ho la presunzione nè di appoggiare le tesi complottistiche nè la tesi del pazzo solitario.Poi vogliamo considerare il fatto che Oswald nel pieno della guerra fredda è entrato e uscito dall’URSS rientrando negli Stati Uniti senza problemi?e tutto questo, povero in canna come è stato descritto?Il bisogno d’appartenenza del povero disadattato Oswald che lo avrebbe portato a simpatizzare per il comunismo come hanno scritto nelle varie biografie non potrebbero aver portato il suddetto a frequentare ambienti deviati dei servizi come nel film di O.Stone?Ammettiamolo, anche gli agenti di questi corpi spesso esitano da personalità dal Super-io(Fissazione per l’ordine,le regole)ipersviluppato e disfunzionale o da un Io narcisista(tendenza all’Abuso di potere).Forse le velleità di notorietà tramite gesti estremi di Oswald sono state sfruttate da astuti rappresentati o anzi capi di un qualche establishment.Memorabile il discorso di Kennedy approposito delle logge segrete..

    Risposta
    • 26 Novembre 2013 in 10:23
      Permalink

      caro GL,
      tutto quello che lei dice è verosimile. per diventare vero nel caso Kennedy, però, andrebbero scovate le prove. altrimenti è un’opinione, come io posso credere che JFK sia stato ucciso dai cubani perché ne avevano motivi, un altro dai russi perché erano in guerra (fredda), un altro ancora dai petrolieri, dai militari, dalla Cia, dai Repubblicani, dalla concorrenza interna nei Democratici, dai neonazisti o pure (come teorizzò l’inarrivabile Jim Garrison) “da una cospirazione di omosessuali”.

      Risposta
  • 25 Marzo 2011 in 14:31
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    aggiungiamo pure che la “palese esistenza del complotto” si fonda su deduzioni o illazioni del tutto pari a quelle che si possono fare su ciò che Bowers disse di aver visto (cioè, in sostanza, alcunché di minimamente rilevante).

    Risposta
  • 25 Marzo 2011 in 13:34
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    Bowers si ricordò dell’Impala perchè infangata fino ai finestrini, per quanto riguarda il modello e l’anno è tipico degli americani riferirsi alle auto indicando l’anno , per cui quando descrivono un auto la prima cosa che dicono solitamente è l’anno…Per quanto riguarda la sua memoria riguardo le auto, una persona che sta in una postazione fissa che sta tutto il giorno osservando treni che transitano e ha difronte a se un parcheggio per diverse ore al giorno, alla fine è normale che sviluppi una normale attitudine all’osservazione…se poi si viene chiamati a testimoniare su gli attimi prima dell’assassinio del presidente degli stati uniti è plausibile che ci si sforzi al massimo per ricordare..Il fatto che Bower dichiarò che l’atteggiamento dell’autista sembrava essere come di uno che sta controllando la zona, rimane unicamente una sua opinione, non è su quello che si regge la palese esistenza del complotto.

    Risposta
  • 24 Marzo 2011 in 15:49
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    A me pare sospetto che Bowers ricordi modello e anno di tre auto viste PRIMA dell’assassinio del presidente. Prima degli spari per Bowers era una giornata normalissima, e avrà guardato quelle macchine con la stessa attenzione con cui io ho guardato le macchine parcheggiate vicino alla mia stamattina, di cui non ricordo non l’hanno, ma nemmeno modello o colore. Potrei capire dopo, ma prima… Mi pare il classico che VUOLE ricordare qualcosa, magari in buona fede, ma quelli troppo precisi sul prima sono sempre molto sospetti. Senza che questi basti a ipotizzare complotti…

    Risposta
  • 22 Marzo 2011 in 23:04
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    Le prove sono elementi definiti, gli indizi a quanto pare sono interpretabili…alcuni dei testimoni presenti nella Dealey plaza al momento dell’attentato dichiararono di aver visto uno sbuffo di fumo provenire dagli alberi, molti di questi dopo gli spari corsero verso la cima della Grassy Knoll tra cui anche un poliziotto motociclista, però è verissimo che non furono trovati bossoli e a parte Ed Hoffmann il signore sordomuto ritenuto testimone non attendibile che dichiarò di aver visto 2 uomini alla staccionata, non vi sono altre testimonianze e anche qua ammetto che da 250 metri di distanza sia improbabile descrive una scena con i particolari che riportò Hoffmann che tra l’altro fece un po’ troppa confusione tra una dichiarazione e l’altra. Tuttavia ho un opinione diversa sull’importanza dell’autista dell’Impala, perché Bowers descrisse diverse automobili che transitarono nel parcheggio della stazione , ma sull’autista della Chevrolet aggiunse dei particolari riguardanti il guidatore, che sembrava portasse un oggetto alla bocca e sembrava stesse controllando l’area. Questi potrebbero essere particolari insignificanti se stessimo parlando ad esempio del reato di furto d’auto avvenuto in quel parcheggio, ma qua si sta parlando dell’omicidio del presidente degli Stati Uniti d’America e la commissione incaricata delle indagini avrebbe dovuto, se non altro, eliminare ogni dubbio.

    La C.W si preoccupò di riportare il fatto che Lee Oswald al tempo del suo servizio nei Marines prediligeva i giocatori rossi quando giocava al biliardino, ma non di impegnarsi a rintracciare tutti coloro che transitarono in prossimità della scena del crimine.

    E’ comunque sempre stimolante per me, confrontarmi con lei, anche se siamo diametralmente opposti nelle convinzioni su questo caso.

    Risposta
  • 21 Marzo 2011 in 21:27
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    in verità l’unico dato importante sarebbe stato un qualcosa che rendesse interessante scoprire chi fosse un signore a caso tra le decine di guidatori di automobile che transitarono in quel parcheggio prima, dopo e durante, giacché era ora di pranzo.
    e non c’è.

    i complottisti sostengano pure quello che credono, sarebbe però interessante sapere in virtù di quale fatto si dovrebbe sospettare di un’automobile quando da lì, in 50 anni, non si è cavato un ragno dal buco: nessuno ha visto killer, nessuno ha visto fucili, nessuno ha trovato bossoli. niente.
    e perché un’automobile dovrebbe essere sospetta, se dietro quella staccionata non c’è non dico una prova, ma neanche un indizio di un colpo sparato?

    grazie a lei.

    Risposta
  • 21 Marzo 2011 in 21:15
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    Ci possono essere molte spiegazioni al fatto che non fu identificato l’autista, tra le quali anche la possibilità che questo signore abbia deciso di rimanere lontano dai riflettori e dal pubblicizzare la sua presenza probabilmente casuale in quell’area. Ad ogni modo è giusto ammettere che questo mister X con l’auto infangata è parte di quella bassissima percentuale di persone che passando nell’area forse più famosa e discussa degli ultimi mille anni, (in quanto, come sappiamo, i complottisti la ritengono la zona da dove provenne il colpo fatale alla testa di JFK) evitano di fare dichiarazioni anche solo scritte, o di raccontare a qualcuno il fatto , un amico , un parente, un diario, niente, il nostro amico rimuove dalla memoria il fatto e non ci pensa più, mi permetto di azzardare l’idea che sia da escludere che questo tizio un‘ora dopo l’attentato e nei tempi a seguire non abbia capito di essere stato pochi istanti prima, molto vicino al presidente durante il suo assassinio. C’è anche da considerare l’ipotesi che questa persona sia morta poco dopo l’accaduto (per cause naturali) , sarà comunque per sempre un mistero, l’unico dato veramente importante secondo me, in merito alla vicenda dell’Impala è che la C.W e le altre inchieste venute dopo non siano riuscite a scovare questo fantomatico personaggio.

    Grazie comunque della risposta.

    Risposta
  • 17 Marzo 2011 in 22:04
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    non avevo visto la sua domanda. comunque no, non è mai stato identificato il guidatore della Chevrolet Impala di cui Bowers parlò. in tutta onestà, però, soltanto a voler pensare male si può ritenere che un’automobile infangata e un guidatore (che poi, aggiunse Bowers, aveva in mano qualcosa, che poteva anche essere una radiolina) avesse a che fare in qualche modo con l’assassinio: le ricordo chedietro la staccionata nessuno vide sparare (neanche Bowers), nessuno vide armi, nessuno trovò bossoli. e i corpi di Kennedy e Connally non presentavano ferite provenienti dal davanti.

    grazie
    FF

    Risposta
  • 17 Marzo 2011 in 19:39
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    MI sembra di aver capito, di non essere ritenuto degno di risposta.
    Grazie comunque.

    Risposta
  • 17 Febbraio 2011 in 22:28
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    Salve dott. Ferrero, vorrei chiederle se ha per caso altre informazioni sulle auto osservate da Bowers. La C.W o l’HSCA ha identificato i guidatori delle auto che Bowers vide quel giorno che lei sappia?

    Risposta

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