Il percorso del corteo a Dallas: la (non) mossa dei cospiratori

Il percorso del corteo modificato dagli assassini, come descritto da Jim Garrison nel suo libro "Sulle tracce degli assassini"
Il percorso del corteo modificato dagli assassini, come descritto da Jim Garrison nel suo libro “Sulle tracce degli assassini”

Il procuratore distrettuale di New Orleans Jim Garrison, autore di un’inchiesta sul caso Kennedy negli anni ’60, ipotizzò (nel suo libro JFK – Sulle tracce degli assassini, pressoché introvabile in edizione italiana) un cambiamento fraudolento del percorso del corteo presidenziale a Dallas il 22 novembre 1963: una manovra che sarebbe stata messa in atto dai cospiratori per permettere di far passare la Lincoln del presidente Kennedy sotto la finestra del deposito dei libri della Texas School – in cui Lee Oswald lavorava – per poter incolpare Oswald dell’attentato.

A pochi giorni dalla visita di JFK a Dallas fu cancellata, per motivi di ripicca politica, una cerimonia conferimento di una laurea alla Texas Christian University di Fort Worth che avrebbe avuto luogo proprio il 22 novembre. Kennedy, quindi, decise di impiegare il tempo risparmiato per un lento corteo lungo le vie di Dallas, e ciò dovrebbe fare riflettere chi è certo che Kennedy sia stato “portato” sotto la finestra di Oswald per venire giustiziato. Inoltre, la sede stabilita per il pranzo del 22 novembre fu in discussione finché non venne accettata la proposta del governatore Connally, di fare, cioè, preparare un banchetto fuori Dallas presso la sede del Trade Mart, un grande centro di uffici commerciali. Fosse stata fatta un’altra scelta, il percorso del corteo sarebbe stato modificato.

In questo filmato potete vedere gli ospiti che attendono inutilmente il presidente presso il Trade Mart. Al minuto 12:05 interviene l’allora presidente del Dallas Citizens Council, J. Erik Jonsson, co-fondatore della Texas Instruments e, in futuro, sindaco della città di Dallas: costernato, annuncia l’attentato.

Molti sostenitori dell’esistenza di una cospirazione sono d’accordo nell’affermare che, all’ultimo momento, il percorso iniziale del corteo presidenziale (che avrebbe dovuto percorrere Main Street per poi immettersi nella Stemmons Freeway) sia stato cambiato con l’inserimento doloso di una variante per far sì che la limousine di JFK percorresse anche Elm Street, la via su cui si affaccia il deposito. Inoltre, così operando, si sarebbe posto Kennedy nelle condizioni di essere colpito da più angolazioni: dal deposito, dal vicino Dal-Tex Building e dalla collinetta erbosa, creando la ‘triangolazione di fuoco incrociata’ ripresa da Oliver Stone nel suo film JFK – Un caso ancora aperto. Il procuratore distrettuale Garrison analizzò la questione nel suo libro,  mostrando due percorsi: uno, a suo dire, originale; l’altro, modificato (come, non si sa) dai cospiratori. Ed è è proprio Jim Garrison a sostenere di aver scoperto il cambiamento del percorso.

Si legge nel suo libro (1):

Un giorno ero in ufficio e stavo leggendo attentamente un giornale. Entrò Frank (Klein, un suo collaboratore, NdA) e non lo sentii nemmeno.
Mi disse: “Non ti ho mai visto così immerso nella lettura”.
Gli risposi: “Non è un giornale qualunque, questo. È la prima pagina del Dallas Morning News del 22 novembre 1963”.
“E allora?”, mi chiese Frank. “Cos’è che ti ha basito?”
Gli feci vedere il diagramma, che copriva quasi tutta la prima pagina, col disegno del corteo presidenziale. Gli mostrai che la linea del percorso proseguiva diritta in Main Street e non prevedeva alcuna variante. E gli spiegai: “Se avesse fatto il percorso originario non l’avrebbero potuto colpire. E così cambiarono le cose all’ultimo momento, per farlo uscire allo scoperto e ucciderlo”. Frank era sbalordito: “Ma come hanno fatto a tenere nascosta una cosa del genere per tre anni? E la commissione Warren era cieca? Come ha fatto a non accorgersene?”
A quel punto tirai fuori un altro documento: “Oh, vuoi vedere la copia del giornale che è stata sottoposta alla commissione Warren? Eccola qui”. Gli feci vedere la copia del giornale modificata, che al posto della mappa aveva un bel quadrato grigio.
“Quei bastardi hanno tolto la mappa dal giornale!”, disse Frank.

Verifichiamo le affermazioni di Garrison. Il giornale in questione è la copia del Dallas Morning News del 22 novembre che reca una mappa del percorso. La mappa indica che il corteo avrebbe dovuto percorrere per intero Main Street per immettersi nella Stemmons Freeway senza passare per Elm Street. Qui sotto l’illustrazione della pagina.

route2

Secondo Garrison “la mappa era grande cinque sesti della prima pagina”. In realtà la mappa copre un ottavo della pagina e questa è la ragione per cui non reca segno di svolte in uscita di Dallas, giacché la scala della cartina era troppo ridotta per mostrare l’itinerario nei dettagli. Tutto ciò è dimostrato dalla mappa pubblicata il giorno precedente (il 21 novembre 1963) dal Dallas Times-Herald, un concorrente del Dallas Morning News. Ecco cosa mostra quest’altra mappa:

route3

Trattandosi di una mappa molto più vicina al reale come scala di riproduzione c’è stata la possibilità di mostrare che l’auto di Kennedy doveva effettuare una breve svolta per immettersi in Elm Street e poi imboccare la Stemmons Freeway.

La spiegazione del percorso apparsa sul Dallas Morning News
La spiegazione del percorso apparsa sul Dallas Morning News

Tuttavia non è, questo, l’unico riscontro. Il 19 novembre 1963 sia il Dallas Morning News sia il Dallas Times Herald pubblicarono due descrizioni del percorso. Entrambi i giornali citano espressamente la curva dalla Main sulla Houston, e dalla Houston sulla Elm. In altre parole: il percorso era già previsto così come si è svolto. Resta il fatto che un procuratore distrettuale si sia comportato in maniera professionalmente inaccettabile, utilizzando elementi di prova inesistenti e che, con una semplice ricognizione della stampa, avrebbe chiaramente individuato come falsi.

Un ultimo dato sulla vicenda del corteo: non solo non era previsto che Kennedy passasse lungo Main Street, ma nemmeno avrebbe potuto farlo. Infatti, per raggiungere la Stemmons Freeway da Main Street la scelta di percorrere la Houston e la Elm era pressoché obbligata. In alternativa, infatti, si sarebbe dovuto bloccare il traffico intensissimo di Mian Street e incanalarsi in una corsia separata dal resto della carreggiata con uno spartitraffico. I servizi di sicurezza non avrebbero mai permesso al corteo di infilarsi in un simile collo di bottiglia, che avrebbe costretto l’automobile a un rallentamento senza possibili vie di fuga.

(1) Jim Garrison, Sulle tracce degli assassini, l’Unità – Sperling&Kupfer, 1993, vol. I pagg.119-120.

13 pensieri riguardo “Il percorso del corteo a Dallas: la (non) mossa dei cospiratori

  • 22 Maggio 2016 in 22:58
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    Buongiorno Sig. Ferrero, vorrei porle la mia osservazione sulla dinamica degli spari sulla Elm Street. Un tiratore, Oswald, trovandosi in una quota altimetrica superiore della vettura e avrebbe sparato dalla finestra della biblioteca dal didietro dell’auto presidenziale con il bersaglio in movimento, puntando il mirino sulla parte centrale della nuca di JFK, ma l’auto spostandosi in direzione opposta, avrebbe invece, per una decina di centimetri, colpito il collo del presidente. In sostanza il tempo che la pallottola usciva dalla canna del fucile di Oswald ed i decimi di secondo che impiegò a colpire la testa del presidente, colpì il collo in quanto il bersaglio si era già spostato da poco sopra a poco sotto. Non so se mi spiego. Allo stesso modo il tiratore che era in agguato, sula collinetta, dalla parte davanti dell’auto mirò alla parte centrale della testa, ma siccome il bersaglio era mobile e si spostava verso il II° tiratore, la pallottola colpì la parte superiore destra della fronte di JFK. Il proiettile asportò un pezzo di cranio e finì sul cofano posteriore della limousine. Dei piccoli frammenti colpirono l’agente motorizzato che era posizionato sulla parte sinistra posteriore della vettura.
    Per cui vi furono almeno 2 cecchini appostati che avrebbero fatto fuoco.
     Il secondo dubbio è quello degli spostamenti di Oswald prima dell assassinio. Lui lavorava da qualche mese in quella biblioteca. Come aveva fatto a sapere che il corteo sarebbe passato quel giorno proprio sotto la sua finestra dalla quale partirono i colpi? 
    Inoltre James File, ergastolano, dichiarò pubblicamente di essere stato lui a sparare dalla collinetta con una arma a colpo singolo; una Remmington XP 222. Arma che aveva una potenza incredibile. Dichiarò che avendo constatato che in quel frangente il presidente non fu colpito alla testa (ordine assoluto), mirò al viso di JFK, il proiettile colpì la parte superiore destra della nuca in quanto il bersaglio si spostò verso il tiratore sulla collinetta. In quanto pure lui si trovava in una quota altimetrica superiore all’auto del Presidente.
    “io ho sparato a JFK perché lo ritenevo giusto!”, dichiarò J.File in quella intervista.
    Cordialmente
    Franco Frigerio /Cernobbio –CO-
    Em: franco.frigerio@hotmail.it
     

     

     

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  • 9 Ottobre 2014 in 16:22
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    Ma si figuri, caro Ferrero. Non lo farà mai

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  • 24 Agosto 2014 in 19:06
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    devo dire che l’opera di dinsormazione che fate è veramente allucinante…dopo 50 anni continuare a difendere il rapporto warren fa ridere i polli….ci sono molte prove ed evidenze di complotto…e molte prove che legano oswald alla cia all’fbi e al fatto che fosse tutto tranne che matto e comunista…la ricostruzione che si fa in questo sito della sparatoria è ancora + fantasiosa di quella di arlen specter della warren….lo stess hale boggs membro della warren dissentiva fortissimamente dalle conclusioni della stessa…e premeva nel 1970 alla riapertura delle indagini…morto in un incidente aereo nel 72 mi pare….ci sono ragioni politiche ed economiche per levare kennedy di mezzo…

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    • 24 Agosto 2014 in 19:49
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      devo dire che la sua disinformazione e la sua totale mancanza di argomenti è la ulteriore riprova del fatto che la stragrande maggioranza di chi è dogmaticamente convinto dell’esistenza di un complotto non conosce nulla del caso Kennedy, se non qualche riga leggiucchiata qua e là e qualche trasmissione televisiva sensazionalistica, fabbricata per accalappiare i disinformati.

      posso darle un consiglio? invece di perdere tempo a informarci del fatto che lei non è d’accordo (capirà, la sua opinione è importante ma da sola temo non sia sufficiente per far crollare 50 anni di ricerche sul caso) provi a documentarsi meglio. poi torni, facendo delle obiezioni mirate.

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  • 21 Novembre 2013 in 21:49
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    Signor Ferrero buonasera, premesso che mi considero un “novizio” in quanto ho letto solo ancora una minima parte della miriade di fonti e documenti sul caso e che il mio interesse è iniziato qualche anno fa vedendo il capolavoro (dal punto di vista cinematografico si intende) di Oliver Stone, le chiedo delucidazioni in merito ad un episodio riportato nel film: Jim Garrison parla della sparizione di un telex datato la sera prima dell’attentato (quindi 21 novembre) in cui veniva specificato che un gruppo terroristico probabilmente forze paramilitari anticastriste avrebbero tentato di assassinare il presidente Kennedy durante la sua visita programmata a Dallas il giorno seguente…questo, però, viene tralasciato o ignorato quasi ovunque… si tratta solamente di una mera invenzione cinematografica, oppure qualcosa di vero sotto sotto c’è?

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      • 29 Maggio 2014 in 1:22
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        Gentile Signor Ferrero, non la fa riflettere il fatto che: un telegramma che afferma un possibile attentato ad un presidente, in un specifico luogo, in un specifico giorno e poi tutto si avvera con una piena riuscita del fatto, non ferimento, ma morte del presidente? Mi lasci solo pensare che, un attentatore non agisce di impulso, un omicidio del genere con un esito positivo richiede una logica estrema, organizzazione, intelligenza e pianificazione paziente…

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  • 26 Giugno 2009 in 17:03
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    Per carità, è naturale che le perplessità che ho esposto siano soltanto congetture, non ho, io come nessun altro, alcun elemento per affermare con certezza cosa successe al sesto piano del magazzino di libri. Persino il film di Oliver Stone non ha la pretesa di raccontare la verità, quanto di fornire un'interpretazione soggettiva ed alternativa della dinamica dell'attentato.
    In seguito alla lettura del post e della risposta al precedente commento, cercando di immedesimarmi in un improbabile attentatore, ho pensato che fosse strano, proprio a causa della presunta mancanza di informazioni che si attribuisce ad Oswald, che un attentatore senza un preciso piano d'azione avesse scartato l'ipotesi di un tiro semplice per nascondersi sotto il davanzale della finestra e successivamente trovato il coraggio di rialzarsi per compiere l'attentato da una posizione sicuramente peggiore e senza aver visto la traiettoria del corteo, mancando cioè di elementi visivi che avrebbero sicuramente facilitato il suo intento. Tutto qua. Ribadisco che si tratta di semplici ed opinabili quanto legittimi punti di vista, però anche Lei dovrà concedermi che, se Oswald avesse agito come Lei ha descritto, si sarebbe comportato in modo non molto logico, anche in relazione alla perfetta riuscita dell'agguato. Senza, naturalmente, che questo voglia per forza sottintendere che le cose non sono andate come ci è stato raccontato dalla Commissione Warren.

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  • 25 Giugno 2009 in 23:21
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    non posso che prendere atto delle sue perplessità, che poi sono le stesse amplificate da oliver stone nel suo film. tuttavia mi dovrà concedere che le sue, pur legittime, restano delle congetture. nessuno può interpretare la condotta di oswald come quella di una moltitudine di attentatori: per conto mio oswald può anche aver pensato di desistere, lì per lì, visti gli agenti di sicurezza, e poi aver ripreso coraggio vedendoli ormai di spalle.

    sulla quercia: oswald non poteva sapere che angolo avrebbe preso l'automobile in curva né a che velocità sarebbe transitata. escluso che possa aver calcolato ogni variabile dell'attentato quando, tanto per dire, non poteva neanche sapere se l'auto presidenziale sarebbe arrivata coperta o scoperta (kennedy chiese di rimuovere la copertura poco prima di partire). nel primo caso, chissà: magari non avrebbe neanche sparato.

    ff

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  • 22 Giugno 2009 in 13:01
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    Mi scusi ma il fatto che Oswald si sarebbe accucciato quando avrebbe visto il corteo risalire Houston St. non mi convince molto. Mi sembra innanzitutto illogico che un attentatore singolo preferisca ad un tiro diretto e frontale con alta probabilità di riuscita, che garantiva anche una seconda possibilità in caso di errore, un tiro da una posizione più scomoda, peraltro con la visuale parzialmente coperta da una quercia. Mi sembra anche abbastanza inverosimile che un cecchino che vuole colpire un bersaglio in movimento, all'arrivo di quest'ultimo, si nasconda invece di studiarne con precisione la traiettoria e di osservare attentissimamente lo scenario, dato che, come Lei stesso ha sottolineato, Oswald non avrebbe saputo se non a grandi linee ciò che si sarebbe trovato davanti.

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  • 20 Giugno 2009 in 20:45
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    con tutta probabilità si spiega col fatto che oswald si vede arrivare 'in faccia' il corteo e si accuccia sotto la finestra.

    tenga conto che stiamo ragionando da decenni su un fatto accaduto in realtà in un pugno di secondi: oswald non sapeva cosa si sarebbe trovato davanti, se non vagamente.

    grazie
    ff

    Risposta
  • 10 Giugno 2009 in 0:32
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    vorreo sapere come si spieda il fatto che lee h oswald se fosse l unico sparatore avrebbe aspettato che la limousine girasse nella dealy plaza per sparare dal dietro anziche' ijn precedenza quando aveva una visuale migliore

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