Tutti i segreti del Mannlicher Carcano: poteva uccidere JFK?

Un Mannlicher Carcano identico a quello possedutto da Lee Oswald

Il presidente Kennedy fu ucciso con un fucile a retrocarica usato nel secondo conflitto mondiale, un Mannlicher-Carcano. Il fucile Mannlicher-Carcano nacque dalle felici intuizioni e dalla creatività di Salvatore Carcano, un soldato lombardo nativo di Casbeno, in provincia di Varese che lavorò per lunghi anni alla Regia Manifattura d’Armi di Torino e che proprio in quella sede inventò un nuovo meccanismo di scatto, presto adottato da gran parte dell’artiglieria del Re. Nel 1867 Carcano creò e brevettò il suo fucile, modificando un modello ad avancarica in uno a retrocarica ma il modello che ci interessa è il cosiddetto modello ‘91, il Mannlicher-Carcano. Si tratta del fucile creato per il concorso indetto dalla Commissione delle Armi Portatili di Parma per rinnovare il parco armi italiano, concorso svoltosi appunto nel 1891: tra i tanti progetti presentati vinse quello ideato dai già noti tecnici torinesi, una carabina dotata del sistema d’otturazione creato da Carcano (una semplificazione del sistema Mauser) e un sistema di alimentazione inventato dal tecnico austriaco Mannlicher. Ecco il Mannlicher-Carcano. Con l’Atto ministeriale Nr. 57 del 29 Marzo 1892, a firma del Ministro Luigi Pelloux, il Regno d’Italia adottò ufficialmente il Modello 1891 in sostituzione del Vetterli 1870/87. Nel documento l’arma veniva definita: “Arma portatile da fuoco, a ripetizione ordinaria, per il tiro teso alle brevi distanze contro bersagli animati, verticali allo scoperto”. Il Mannlicher-Carcano fu prodotto su larga scala in vari stabilimenti statali: a Brescia, a Torino, a Terni, a Torre Annunziata, a Brescia, a Roma. Il suo uso durante i conflitti di inizio secolo fu tristemente noto: migliaia e migliaia di uomini caddero sotto i suoi colpi.

Il fucile trovato al sesto piano del deposito dei libri era proprio un Mannlicher Carcano modello 91/38, riportante il numero di serie C2766 e le scritte “Made in Italy”, “1940″ e “Cal. 6,5″. (1) Sul fucile, poi, era montato un telescopio a quattro ingrandimenti, di marca Optics Ordinance Inc. – Hollywood, California, prodotto in Giappone.
Un equivoco piuttosto diffuso dipinge il Carcano come un’arma umanitaria. La mancata conoscenza dei termini tecnici e la superficialità di alcuni improvvisati ricercatori del caso Kennedy ha prodotto questo paradosso: in realtà la parola “umanitario” non si riferisce alla presunta incapacità dell’arma di uccidere ma alle munizioni utilizzate. Nelle intenzioni dei progettisti, infatti, si cercò di far sparare un proiettile che attingesse il bersaglio e lo trapassasse senza frammentarsi in microschegge, fenomeno che crea devastazioni all’interno degli organismi viventi. Questo assunto è tuttora alla base della nascita delle munizioni note come full metal jacket. In Italia, a questo proposito, è stata spesso ripetuta un’affermazione udita nel corso di una puntata della trasmissione televisiva Mixer condotta da Giovanni Minoli: il giornalista Rai parlò del caso Kennedy proponendo una versione ardita del complotto e, in particolare, riprese l’argomento del Carcano come arma “non in grado di ledere, tanto era improbabile che facesse del male a qualcuno” (2). Per approfondire le teorie sostenute da Minoli sul Carcano, si può leggere questa pagina dedicata alla puntata “storica” di Mixer sul caso Kennedy, particolarmente il paragrafo Oswald incapace di tirare, Carcano arma innocua.

Sostenere che il Mannlicher Carcano fosse un’arma inadatta a uccidere, imprecisa, insomma, una specie di giocattolo per l’infanzia è privo di senso e anche pericoloso. L’arma è dotata di due tacche di mira fissa tarate sulla distanza di 300 e 450 metri e una di mira mobile per la distanza massima di 2.000 metri. Il Carcano, e tanti suoi emuli degli anni ‘40, possono colpire bersagli di minime dimensioni alla distanza di un chilometro, se messi in mano a chi li sa maneggiare. A questo proposito, è sempre utile ricordare che, per l’assassinio di Kennedy, al momento del terzo sparo (quindi alla massima distanza tra killer e vittima) la distanza tra il fucile e il bersaglio era inferiore ai 100 metri. Non c’è ragione di pensare che, a una simile distanza, l’arma potesse perdere in precisione. Oltretutto l’assassino non si servì del semplice mirino a traguardi ma di un cannocchiale a quattro ingrandimenti.

La ricevuta dell’acquisto del Carcano da parte di Oswald, comprato con uno dei suoi pseudonimi (Hidell, storpiatura di “Fidel” il suo mito Fidel Castro) e spedito alla sua casella postale

La Commissione Warren (3) appurò che il Carcano trovato al sesto piano del deposito era stato acquistato dallo stesso Lee Harvey Oswald presso il rivenditore Klein’s Sporting Goods Co. di Chicago. Oswald aveva notato un annuncio sul giornale, che parlava di una carabina italiana in vendita a 21 dollari e 45 centesimi (di cui 12 e 78 centesimi per il fucile, il resto per il telescopio e per le spese di spedizione): il 13 marzo del 1963 se lo fece spedire alla casella postale 2915 di Dallas, intestata al signor A. Hidell (Alek Hidell, uno degli pseudonimi più volte usati da Oswald). L’arma arrivò a Oswald il 20 marzo. Si sono fatte molte supposizioni sui motivi per cui Oswald avesse scelto questo metodo rintracciabile di pagamento, e non un acquisto anonimo: fatto sta che l’assassino di Kennedy lo comprò quando ancora non poteva aver pensato all’attentato, poiché nulla si sapeva dell’arrivo di Kennedy a Dallas a novembre, e pagò usando un nome falso; lo stesso nome che compariva su un documento di identità falsificato, intestato appunto ad Alek Hidell, e che gli fu trovato addosso al momento dell’arresto. Del resto, Hidell (storpiatura di Fidel, il nome di Castro) era il nome che Oswald intendeva far circolare il più possibile come presidente del Fair Play for Cuba Committee ed è probabilmente in quella veste che comprò l’arma: per iniziare la sua personale lotta rivoluzionaria al sistema.
Che il fucile fosse di proprietà e ancora in possesso di Oswald nell’autunno del ’63 non sussistono particolari dubbi, nonostante i disperati tentativi di Oswald di negare l’evidenza negli interrogatori con la polizia di Dallas. Egli si fece fotografare più volte con l’arma in mano, si esercitava spesso a vuoto sotto gli occhi della moglie e decise di conservarlo, avvolto in una coperta, nel garage dei signori Paine, che ai tempi ospitavano la moglie Marina.

Sulla capacità di Oswald di sparare tre colpi nei tempi accertati si è detto molto. Per lungo tempo si è dipinto Oswald come un tiratore scarso, incapace di colpire un bersaglio da pochi metri di distanza, e di quella prestazione come di un’impresa olimpica. In merito, rivediamo insieme gli studi condotti ai tempi dall’FBI, in collaborazione con la Sezione valutazione armi di fanteria dell’esercito. Vennero sparati un centinaio di colpi con il modello C2766 trovato al sesto piano del Deposito: l’arma non si inceppò mai e tutti i tiri andarono a segno. Tre tiratori scelti furono messi in condizione di sparare con quel fucile contro tre sagome, distanziate rispettivamente a 55, 80 e 90 metri. Nella prima serie di colpi i tre cecchini spararono in tempi contenuti tra i 4,6 e gli 8,25 secondi. Nella seconda serie, i tempi variarono dai 5,15 ai 7 secondi. Pur non avendo mai imbracciato un’arma dotata di quel sistema di caricamento, i tre colpirono sempre il bersaglio più vicino e (cinque volte su sei) quello più lontano. I tiratori riscontrarono, invece, dei problemi con il secondo bersaglio, che spesso mancarono di qualche centimetro.

Nel 1967, la rete televisiva CBS condusse e filmò un esperimento con undici volontari, chiamati a sparare a una sagoma posta su un binario in allontanamento alla stessa altezza e distanza del covo dell’assassino nel deposito dei libri.

Alla fine dell’esperimento, pur trattandosi di dilettanti (tra i quali figuravano un tecnico balistico, un progettista di armi, un venditore di articoli sportivi, un ex parà) le prestazioni dei fucilieri furono paragonabili a quelle di Oswaldsette tiratori su undici spararono tre colpi addirittura in meno dei 5,6 secondi, che per decenni è stato il tempo minimo di fuoco attribuito a Oswald (ed è errato). Sei di questi sette colpirono il bersaglio alla testa per una volta, cinque lo colpirono due volte. Eppure, nel 2007 l’agenzia ANSA pubblicò uno studio in cui annunciava di aver condotto dei test nella fabbrica italiana del Carcano, e di essere giunta alla conclusione che Lee Oswald non poteva aver ucciso Kennedy e ferito Connally in quei tempi di tiro e utilizzando quel fucile. L’annuncio fu clamoroso: in particolare, si sosteneva che

L’ANSA ha potuto verificare a Terni che i fucili 91/38 hanno una velocità massima di tiro stimata in 5 secondi per colpo. Lo documenta un video in esclusiva su www.ansa.it, arricchito da immagini del circuito Aptn, dal filmato Zapruder e dalle foto Ansa. Nei test, condotti sotto la supervisione di ufficiali dell’Esercito, il tiratore ha impiegato 19 secondi per mettere a segno i tre colpi, contro i presunti sette secondi occorsi ad Oswald.

Quello studio, condotto dal reporter Claudio Accogli, è tuttora disponibile sul sito dell’agenzia. Ciò che immediatamente stupì fu la conclamata non conoscenza di prove e test svolti quarant’anni prima, che già avevano mostrato possibile quanto l’ANSA cercò di rendere, al contrario, implausibile. Non solo: agli esperti dell’esercito coinvolti nell’inchiesta furono poste domande dalle premesse spesso errate o fuorvianti, che condizionarono inevitabilmente le risposte. Interpellato in proposito, un tenente colonnello ammise di aver risposto fidandosi della bontà delle domande: comunque, ai numerosi errori, imprecisioni ed errate convinzioni dell’autore, il ricercatore Diego Verdegiglio ha dedicato una replica, pubblicata a suo tempo dal ricercatore del Cicap Massimo Polidoro (4).

Se volete approfondire la dinamica della sparatoria, la successione dei colpi e le l’esito dell’attentato, potete leggere qui.

***

(1) Nota esplicativa a cura di Lucio M. Balbo, esperto di armi e curatore del sito http://www.il91.it/: i modelli 38 nascono infatticome 7,35 x 51 con un interessante espediente (cioè un bossolo identico al 6,5 x 52 ma col colletto più largo): una soluzione che permette di utilizzare tutte le componenti –otturatore compreso- del modello precedente salvo ovviamente la canna. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ci si rese conto che il nuovo calibro pur essendo più lesivo del 6,5 (con un espediente mutuato dalla munizione inglese .303, cioè il nucleo interno con la parte apicale in alluminio) spostava il baricentro del proietto indietro: all’impatto la palla si ribaltava e comincia a ‘frullare’, come si dice in gergo, nelle carni con effetti devastanti come una munizione espansiva (ma senza esserlo) e quindi nel rispetto formale delle Convenzioni di Ginevra e dell’Aja. Lo stesso ‘giochino’ lo applicarono i Sovietici con la palla del kalashnikov. Nacque insomma un grave problema logistico per la coesistenza di armi in due calibri differenti, per cui si tornò al vecchio ma pur sempre validissimo 6,5×52. Quasi tutti i fucili in 7,35 furono dati alla Finlandia come aiuti per la guerra d’Inverno contro Stalin. Quello di Oswald, essendo un 1940, non ebbe la canna sostituita in 6,5 ma canna originale in 6,5.

(2) Mixer (Rai Due, novembre 1993). “Eccolo qui questo fucile da quattro soldi, un modello che aveva la fama di essere un’arma assolutamente innocua, quasi umanitaria tanto era improbabile che riuscisse a fare del male a qualcuno”.

(3) Rapporto Warren sull’assassinio di Kennedy (versione italiana), Rizzoli, 1964, pagg. 112 e seg.

(4) Accogli, post pubblicazione delle smentite, non diede mai la disponibilità a un confronto. Anni dopo, nell’estate 2013, pubblicò un ebook intitolato Kennedy deve morire. Nella presentazione, si legge: “John F. Kennedy fu ucciso da un complotto ordito dai piani alti della Cia, con la complicità della mafia italo-americana e degli esuli cubani anti-Castro. La tesi ipotizzata nel 1967 dal giudice Jim Garrison, protagonista del celebre “Jfk” di Oliver Stone, trova nuove conferme nel libro”.

27 pensieri riguardo “Tutti i segreti del Mannlicher Carcano: poteva uccidere JFK?

  • 9 Ottobre 2014 in 16:08
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    Ovviamente, nessuna risposta da Accogli. Quando non si hanno argomenti validi si tace

    Risposta
  • 3 Agosto 2014 in 16:09
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    rpt annovera nel suo libro l’esperto carlo semerari….ps gia’ che ci sono ricordo a fra diavolo che il carcano che avrebbe usato oswald sarebbe stato riassemblato con una moneta da un penny e non era allineato in fabbrica, sparava circa 30 cm a destra del bersaglio… oswald o rambo, chi ha ucciso jfk?

    1) MI DICA APERTAMENTE – COL SUO BEN NOTO CORAGGIO – SE CONSIDERA CARLO SEMERARI UN CRIMINOLOGO INCOMPETENTE A DARMI UN PARERE SULLA PERSONALITA’ DI OSWALD E COSA C’ENTRI IL FATTO CHE FOSSE FRATELLO DI ALDO IN MERITO ALLA MIA RICERCA

    2) COME HO SPERIMENTATO E VIDEORIPRESO PRESSO L’ARMERIA MAXARMI DI ROMA, OCCORRONO 2 MINUTI E 20 SECONDI PER MONTARE QUELL’ARMA CON UN CACCIAVITINO, DI CUI OSWALD AVREBBE POTUTO SBARAZZARSI IN QUALUNQUE MOMENTO PRIMA DEL SUO ARRESTO E CHE NON FU MAI RITROVATO. CON UNA MONETINO DAL BORDO LIMATO SAREBBE OCCORSO CIRCA UN MINUTO IN PIU’. DOPO L’ARRESTO, DETRATTI 1 DOLLARO E 23 CENTESIMI PER AUTOBUS E TAXI, NELLE TASCHE DI OSWALD FURONO TROVATI 13,87 DOLLARI (WARREN REPORT, PAG. 745)

    3) DOVE HA LETTO CHE IL FUCILE “SPARAVA A CIRCA 30 CM DAL BERSAGLIO”? LE RIPORTO QUANTO SCRIVE IL RAPPORTO WARREN PAG. 194 A PROPOSITO DEI TEST COL FUCILE DI OSWALD: “ROBERT A. FRAZIER… SPARO’ QUATTRO GRUPPI DI TRE COLPI A UNA DISTANZA DI 90 METRI [OSSIA 10 METRI IN PIU’ DELLA DISTANZA DELL’ULTIMO COLPO ESPLOSO A DALLAS E QUASI IL DOPPIO DEL PRIMO COLPO] IN SECONDI 5,9, 6,2, 5,6 E 6,5 [OGGI SAPPIAMO CHE L’INTERA SEQUENZA DEGLI SPARI DURO’ CIRCA 8,10 SECONDI]. OGNI SERIE DI TRE COLPI ARRIVO’ A SEGNO ENTRO LIMITI CHE ANDAVANO DA UN DIAMETRO DI SETTE A UN DIAMETRO DI DODICI CENTIMETRI. BENCHE’ TUTTI I COLPI FOSSERO UN PO’ ALTI E SULLA DESTRA DEL BERSAGLIO, CIO’ DIPESE DA UN DIFETTO DEL TELESCOPIO CHE FU INDIVIDUATO DAGLI AGENTI DELL’FBI… FRAZIER DICHIARO’ CHE PUR NON ESSENDO IN GRADO DI DIRE QUANDO SI FOSSE VERIFICATO IL DIFETTO, UNA PERSONA CHE AVESSE FAMILIARITA’ CON L’ARMA AVREBBE POTUTO CORREGGERLO. INOLTRE IL DIFETTO ERA TALE CHE AVREBBE POTUTO ESSERE DI AIUTO ALL’ASSASSINO, IL QUALE MIRAVA AD UN BERSAGLIO CHE SI ALLONTANAVA. FRAZIER DICHIARO’: ‘IL FATTO CHE IL RETICOLO E’ SISTEMATO IN ALTO CORREGGEREBBE
    ADDIRITTURA QUALSIASI MIRA CHE SI DOVESSE PRENDERE. COSICCHE’ SE SI MIRASSE CON QUELL’ARMA COME ESSA E’ GIUNTA EFFETTIVAMENTE IN LABORATORIO NON SAREBBE NECESSARIO PRENDERE NESSUNISSIMA MIRA PER COLPIRE L’OGGETTO DESIGNATO. CI PENSEREBBE IL TELESCOPIO A INDICARE LA DIREZIONE’. FRAZIER SOGGIUNSE CHE IL TELESCOPIO AVREBBE PROVOCATO UNA LIEVE DEVIAZIONE A DESTRA. SI DEVE TENER PRESENTE TUTTAVIA CHE QUANDO FU SPARATO IL TERZO COLPO LA VETTURA DEL PRESIDENTE STAVA DEVIANDO LEGGERMENTE A DESTRA”. SOTTOLINEO IL FATTO CHE NON CONOSCIAMO LE CONDIZIONI DELL’ARMA AL MOMENTO DELL’ATTENTATO. L’ALLINEAMENTO DEL TELESCOPIO POTREBBE ESSERE STATO DEFORMATO SIA DAL FATTO CHE OSWALD ABBIA INFILATO IN TUTTA FRETTA L’ARMA SOTTO UNA PILA DI SCATOLONI PRIMA DI ABBANDONARE IL DEPOSITO DI LIBRI SIA DA UN MALDESTRO RIMONTAGGIO DEL FUCILE DOPO LO SMONTAGGIO PER CERCARVI IMPRONTE DIGITALI FATTO DALLA POLIZIA DI DALLAS PRIMA DI SPEDIRLO ALL’FBI DI WASHINGTON, IL 23 NOVEMBRE. OVVIAMENTE – SE NON HO CAPITO MALE – PER LEI SIA LA POLIZIA DI DALLAS CHE LO SCERIFFO NONCHE’ L’FBI E IL SERVIZIO SEGRETO ERANO TUTTI NEL COMPLOTTO, PER CUI IL RAPPORTO WARREN E’ UNA BAZZECOLA… SE E’ COSI’, LASCIAMO PERDERE, PER CARITA’ DI PATRIA

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  • 22 Luglio 2014 in 8:43
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    Salve Signor Ferrero,mi chiamo Alessandro e navigando su internet ho trovato questo video su youtube che dovrebbe parlare di cancellazioni di segni fatti dalla polizia di Dallas sui bossoli trovati al sesto piano del deposito dei libri.
    Non conoscendo l’inglese,visto che a scuola ho studiato il francese,se riesce a guardare il video,potrebbe dirmi di cosa si tratta?E se si tratta dell’ennesima bufala?

    Grazie mille
    Alessandro

    Risposta
  • 29 Marzo 2014 in 17:01
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    Aproposito del commento del 9 gennaio a firma del sig. Accogli, non capisco cosa significhi che sarebbe stato riassemblato con una moneta da un penny e non era allineato in fabbrica…! In particolare l’arma non nascendo munita di ottica si può presumere che sia stata tarata al poligono dal proprietario. L’errore di 30 cm a destra a che distanza è stato rilevato e con che mire, metalliche od ottiche? Nel secondo caso non sarebbe cosa rara una staratura conseguente un maneggio indelicato, considerato anche lo strumento ottico non proprio di elevata qualità.

    Risposta
  • 9 Gennaio 2014 in 3:49
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    ps gia’ che ci sono ricordo a fra diavolo che il carcano che avrebbe usato oswald sarebbe stato riassemblato con una moneta da un penny e non era allineato in fabbrica, sparava circa 30 cm a destra del bersaglio… oswald o rambo, chi ha ucciso jfk?

    Risposta
  • 9 Gennaio 2014 in 3:42
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    rpt annovera nel suo libro l’esperto carlo semerari….

    Risposta
  • 9 Gennaio 2014 in 3:32
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    per dovere di cronaca ti rispondo che mi sono offerto di pubblicare su questo sito alcuni stralci del libro, ma hai risposto che questo sito e’ dedicato a una sola versione, ovvero che non vi. fu nessun complotto e chi pensa il contrario e’ pazzo o ignorante – come derivo dalle tue risposte.
    verdegiglio in concreto ha risposto ai test di terni con una pantomima in una cava senza utilizzare un carcano e senza centrare il bersaglio due volte – posto a 30 mt e non 80 – come invece affermato nel filmato trasmesso dal tgcom. del resto e’ un attore, con lo show business e’ ben addentro 🙂
    forse e’ piu’ credibile con il suo libro sulla vagina 🙂
    scherzi a parte, annovera – lui e te sul tuo sito – di annoverare carlo semerari – fratello del ben piu’ celebre aldo. una circostanza che dovrebbe far rizzare i capelli al giornalista dell’unita’, quotidiano fondato da tal Gramsci, che sei.
    Cmq, ti rinnovo la disponibilta’ a una disfida dal sapore seicentesco, una disputa come si diceva allora, con un testo concordato di domande magari decise dai lettori del tuo sito.
    besos

    Risposta
    • 9 Gennaio 2014 in 11:27
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      per dovere di cronaca, giacché mi hai scritto privatamente che “ti attendi che io non cancelli la tua replica”, devi essere abituato male: io non cancello opinioni diverse dalle mie. men che meno, se me lo consenti, sarei interessato a farlo, fosse mio costume censurare, nel caso in cui le argomentazioni in opposizione alle mie fossero debolucce o superate.

      a proposito: tra le tante ricostruzioni della sparatoria forse ti sei perso anche l’ultima, realizzata da History Channel qualche mese fa per il documentario “JFK assassination – the definitive guide”.

      non ho mai detto che il sito è dedicato a una sola versione. il discorso è un altro: il sito è mio. i testi (salvo eccezioni citate) sono miei. è stata una mia scelta. avessi voluto creare un altro tipo di sito, avrei ospitato collaborazioni, pro o contro la tesi che presento. semplicemente, ho deciso di fare un altro lavoro (del resto, come anche ti ho scritto privatamente, non credo che nei tuoi reportage tu dia spazio anche ad altri per rispettare una ipotetica par condicio: i lavori tuoi, sono tuoi).

      non colgo l’argomentazione di Semerari. se è per questo, credo che un mio chirurgo sia stato un assessore di Forza Italia. non per questo lo reputo meno capace di operarmi di tonsille o appendicite.

      saluti
      FF

      PS Il lavoro di Verdegiglio mi consta tuttora essere di gran lunga, e con distanza siderale sul resto della produzione, la miglior ricerca mai uscita in Italia sull’omicidio Kennedy. e ha fatto tutto per conto suo e di tasca sua, per pura passione. immagino solo cosa sarebbe riuscito a fare se avesse avuto, per dire, i mezzi dell’ANSA: forse The History Channel avrebbe comprato un suo documentario per trasmetterlo negli Stati Uniti in occasione del 50esimo anniversario della sparatoria.

      Risposta
      • 10 Gennaio 2014 in 4:27
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        mah, ha ‘bucato’ andreotti che diceva il rapporto sifar (citato dalla warren) e’ una leggenda, e non e’ mai esistito, che l’unico esistente era firmato da w. k. harvey, che le pallottole del carcano trovate a dallas erano state prodotte per la cia (Fbi) e poi inviate in Italia per una operazione Cia (robert frazier, lo stesso della warren)… trovi tutto nel miolibro che hai deciso di non leggere… cosi’ come chissa’ quanti altri… se ne hai letto uno solo,di italico intendo, mi pare ovvio sia la tua Bibbia…
        ps il servizio dell’ansa a terni, che insisto abbiamo solo raccontato, e’ un test dell’esercito italiano… e’ costato 250 euro (la troupe che mihaaccompagnato).
        sbalorditivo che tanti esperti sul caso, tra i quali ti inserisci, non abbiano mai pensato di farlo prima, in oltre 40 anni.
        cmq, non capisco perche’ non pubblichi il servizio nellacava del tuo Mose’….

        Risposta
        • 10 Gennaio 2014 in 12:48
          Permalink

          potrei risponderti dicendo che se la tua Bibbia sono Andreotti o il Ferdinando Imposimato autore della prefazione, ex magistrato che se arriverà a cento anni lo farà proclamando l’esistenza dei rettiliani, forse sarebbe meglio che ciascuno si guardasse le proprie fonti ispirative.
          ma non mi interessa la polemica da osteria.

          piuttosto, mi pare che tu abbia omesso a piè pari la sostanza del problema. ti ho presentato una recentissima e accurata ricostruzione della sparatoria, ma non è certo l’unica: nel 2003, per esempio, Discovery Channel presentò una puntata di Unsolved History dedicata a JFK, della quale c’è un riassunto qui. nel frammento che vedi qui sotto, per esempio, sbugiardarono con l’uso di manichini balistici la teoria della pallottola 399 che, secondo i teorici del complotto, non sarebbe potuta rimanere quasi intatta dopo aver attraversato due corpi. e invece…

          non solo: nel 2008 History Channel aveva già prodotto uno splendido lavoro, JFK – Inside the target car. nel documentario, forse realizzato con un budget leggermente superiore a quello degli alpini nostrani, si è proceduto a una riedizione della sparatoria di Dallas impressionante, peraltro dai risultati cristallini sia per la tesi dell’assassino dal deposito, sia per l’ipotesi del colpo frontale dalla collinetta erbosa.

          ora: prima di domandare a me come mai non mi sia premurato di filmare i test di Terni del 2007, o di farne autonomamente, probabilmente potresti rispondere tu a un’altra domanda: perché mai, prima di andare a raccontare (cit.) la ricostruzione, non ti sei premurato di investire 40 euro – più spese di spedizione – per farti recapitare i DVD succitati e conoscere, in quel modo, lo stato dell’arte sulla scienza forense applicata al caso Kennedy?
          magari, visto che hai anche provveduto a porre domande nella tua inchiesta (sempre che non ti siano state preparate dall’ANSA, e anche qui tu abbia solo “raccontato” cose altrui), le avresti ripulite dalle inesattezze ed erronee premesse che hanno compromesso sia la qualità del lavoro in sé, mostrando poca informazione e tanta sicumera, sia l’esito delle risposte degli interpellati, che in più di un caso hanno replicato cose inesatte proprio perché partivano da presupposti errati (cioè le tue domande).

          per ultimo, sulle letture. per inclinazione sono propenso, ormai, a preferire saggi e ricostruzioni scientifiche sul caso Kennedy. se il tuo libro rientra in questo genere, lo leggerò volentieri. ma mi pare, letta anche la recensione dell’ANSA, che siamo su altri discorsi. non è che io mi rifiuti di parlare di massimi sistemi, di Angleton, CIA, Gladio, Castro e FBI. è solo che una pressoché ventennale esperienza mi porta, prima, a fare (permettimelo) gli “esami di ammissione” alla scuola. se pongo domande molto terra terra sulla sparatoria e sui rudimenti della scienza forense applicata a Dallas, stranamente chi tende a parlare di complotti globali, misteri e alchimie criminali mi rispolvera “Oswald che è una pippa col fucile”, “tre colpi col Carcano in 6 secondi è impossibile”, “la pallottola magica è ridicola” eccetera. beh, se questo è il livello di consapevolezza, competenza e informazione sui capisaldi del caso Kennedy, perdonami se non sono irresistibilmente attratto dal desiderio di discorrere al Bar dello Sport di intrighi internazionali e oscure mosse dei potentati per uccidere Kennedy.
          prima le tabelline, poi le equazioni.

          grazie
          FF

          Risposta
    • 8 Luglio 2014 in 17:54
      Permalink

      Lo so, caro accogli (Le scrivo anch’io il cognome in minuscolo), che Lei intende screditarmi facendo leva sulla mia professione (come se la verità fosse solo appannaggio dei giornalisti) e su un libro da me pubblicato che non ha certamente nemmeno letto e sul quale sorride maliziosamente e scioccamente. Quando non si hanno argomenti si scade subito nell’insulto e nel disprezzo. Che io ricambio sentitamente, s’intende. Non scrivo qui quello che penso di Lei e del Suo lavoro per non beccarmi una denuncia per calunnia e diffamazione, ma Lei può immaginarlo.

      Risposta
    • 10 Settembre 2016 in 0:07
      Permalink

      Il Suo commento è di una stupidità e di un’arroganza uniche

      Risposta
    • 2 Gennaio 2019 in 17:27
      Permalink

      Guardi Signor (?) Accogli, mi hanno scritto e contrastato molte persone su questo sito, ma Le garantisco che lo squallore e la pochezza del Suo patetico messaggio si commentano da sé. Io penso che Lei squalifichi la Sua categoria professionale e mi meraviglio molto che occupi ancora (misteriosamente) il posto che ha. Non credo valga nemmeno la pena di replicare alle Sue astrusità e allo sciocchezzaio che riferisce. La lascio nel Suo brodo. Infierire su di Lei non sarebbe caritatevole.

      Risposta
    • 22 Luglio 2014 in 17:26
      Permalink

      ho letto il suo libro sig accogli e lo trovo molto interessanti…in questo sito purtroppo la verità viene profondamente appiatita sulla teoria del folle solitario!a cui penso solo Péosner e e Verdegiglio credono!il problema di questi signori è che ogni qualvolta si ricostruice la sparatoria saltano fuori delle versioni a dir poco assurde!
      devo asserire che sono molto gentili e dotati di una eccellente dialettica…ma le bugie hanno le gambe corte…il problema è che mi chiedo come facciano a sostenere tali arguzie balistiche! in questo sito si sostiene che il primo colpo o è deviato da un semaforo oppure da un ramo di quercia…il 3 colpo provoca uno spasmo muscolare!!cioè è + semplice sostenere che sia + di uno a sparare! e lo si capisce chiaramente dal film di zapruder!

      Risposta
  • 5 Gennaio 2014 in 19:21
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    Caro Ferrero, vedo che continui a denigrare il mio lavoro, e quello dell’ANSA.
    Buon per te. Per quanto riguarda il libro Kennedy deve morire, tuttavia, penso che sia deontologicamente corretto leggerlo, prima di giudicarlo.
    Grazie.

    Risposta
    • 6 Gennaio 2014 in 16:57
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      [avendomi Accogli scritto lo stesso testo in privato, incollo qui la risposta]
      Caro Accogli,

      tanto per cominciare, non guasterebbe prestare un po’ di attenzione al lessico: denigrare suggerisce un atteggiamento diffamatorio, se non addirittura calunnioso, quando invece mi sono limitato a riprendere una parte delle tante (troppe?) circostanze in cui si sono evidenziati errori marchiani, imprecisioni, omissioni, conclusioni fuorvianti o arbitrarie nel tuo lavoro, puntualmente sottolineate dall’analisi di Verdegiglio pubblicata dal Cicap. analisi cui peraltro, dopo anni, mi consta tu non abbia replicato smentendo una sola obiezione.

      dopodiché, facendo riferimento al cortese oggetto (“e basta!”) della tua mail: capisco avere una buona opinione di sé, tuttavia non mi risulta che il sito sia stato costruito con l’obiettivo di screditarti. sei citato in quattro righe su trecento pagine, né la cosa si sarebbe verificata se l’Ansa non avesse concepito la (per conto mio) errata e controproducente iniziativa di avallare la tua inchiesta col suo marchio, prendendosene quindi la responsabilità.

      te lo concedo: deontologia vorrebbe che, eccetera eccetera. non ho letto il tuo libro. né mai, però, ho detto né dato a intendere di averlo letto, o sbaglio? ho solo invitato i lettori a decidere sulla credibilità delle ipotesi presentate come certezze, visti i precedenti non proprio incoraggianti.
      del resto ammetto che mi riuscirebbe difficile leggerlo, stante l’incipit perentorio (Kennedy fu ucciso da un complotto ordito dai piani alti della Cia, con la complicità della mafia italo-americana e degli esuli cubani anti-Castro). anche perché, almeno su questa materia, sono sufficientemente privo di umiltà da ritenermi molto competente. né mi risultano in alcun angolo del mondo “nuove conferme” o prove per le ipotesi preistoriche di quel visionario di Garrison, le cui grottesche inchieste mettono in imbarazzo, ormai, anche per i più retrivi complottisti made in Usa.
      comunque, se il metodo (come pare) è lo stesso che hai seguito per la tua inchiesta, temo che continuerò a farne a meno.

      invece di mandare mail dall’oggetto vagamente intimidatorio (“basta” cosa, di grazia? cos’è, lesa maestà? un invito a non permettermi di?), avresti impiegato meglio questi anni nel tentare di dare una minima risposta alle analisi che hanno smontato la tua inchiesta, pezzo per pezzo. è che, evidentemente, non c’era nulla da replicare, se non la stizza per non essere stato incensato.

      ti saluto
      FF

      Risposta
      • 26 Gennaio 2014 in 3:18
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        Gent.mo sig.r Federico,non è mia intenzione entrare in polemica con nessuno di lor signori,ma mi sono imbattuto in un sito americano molto credibile,di cui avevo copiato dei materiali che,purtroppo sono andati perduti a causa di un guasto irreparabile all’hard-disck che lo aveva in memoria.Il sito in questione ipotizzava (anche se il documento che era in rete,seppur in forma anonima,il proprietario ne era sicuro)che il padre del presidente Kennedy avesse chiesto voti alle famiglie mafiose,assicurando in cambio che il figlio sarebbe stato,come dire….accomodante nei confronti di dette famiglie,ma il fratello del presidente,dirigendo il ministero della giustizia decise(come è giusto che sia)di fare invece “guerra”a dette famiglie,da qui l’omicidio,e subito dopo l’omicidio di BOB Kennedy.E’ lapalissiano che sono cose da prendere con le molle,ma come teoria credo che sia stata molto poco esplorata,e a volerla analizza ipoteticamente una certa credibilità la potrebbe avere,considerando il fatto che l’america era da non molto tempo uscita dal problema della corruzione,che come è noto era dilagante in ogni meandro delle organizzazioni statali.Spero di essere stato d’aiuto.Un sincero saluto a lor Signori che mi leggono.Luigi

        Risposta
  • 25 Novembre 2013 in 15:01
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    grazie sig. Luigi, testimonianza preziosa e peraltro confermativa di una semplice considerazione: è effettivamente difficile ritenere che un esercito abbia vinto una guerra mondiale usando un “fucile non letale”… Va inoltre considerato che l’intervallo fra le 3 deflagrazioni in realtà è quello di 2 soli riarmi (e non 3) perché il primo sparo che si sente aveva ovviamente il colpo già in canna e, successivamente, il tiratore ha dovuto provvedere agli altri 2 cicli di estrazione/incameramento dei colpi. Non particolarmente difficile per chi ha avuto un minimo di addestramento e magari si sia pure allenato un po’.

    Risposta
    • 26 Gennaio 2014 in 3:05
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      Di nulla gent.mo Fra Diavolo,Le confido che sto preparando alcune tabelle di tiro che riguardano il 91/38,se Le possono tornare utili non avrò problemi a fargliele avere,sempre ammesso che Le possano riguardare,sono prove di tiro effettuate da sniper negli anni 60/70,prese da vecchie riviste di armi.Non è mia intenzione polemizzare,ma è molto facile parlare di un’arma che ha fatto,come dice Lei giustamente,la guerra e credere che non sia letale perché il calibro sia oggi definito piccolo,voglio ricordare,se mi è permesso,che un vecchissimo calibro per pistola 6,35 sparato da 20 metri(che non sono pochi in ambiente urbano)se attinge il bersaglio in organi vitali lo rende inabile,nel senso che lo uccide,il calibro del 91/38 se attige anche a 200mt un bersaglio in testa è letale,mi è inoltre doveroso ricordare che dopo il conflitto le forze americane,che fino ad allora si erano serviti della carabina GARAND,il cui calibro è 7,62;passarono via via all’Armalite AR 14,il quale calibro,se si fanno le dovute conversioni da pollici a millimetri corrisponde al nostro 22LR,inoltre da prove da loro effettuate tale calibro è risultato più preciso del GARAND alla stessa distanza.Ringrazio per il tempo e lo spazio dedicatomi.Vogliate gradire i miei più sinceri saluti.LUIGI

      Risposta
  • 24 Novembre 2013 in 12:32
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    Gent.mi Sig.ri Adriano, Ferrero, dal Pozzo, mi limiterò a rispondere focalizando le mie adduzioni sul fatto che il 91/38 non sia in grado di colpire bersagli a media/lunga distanza.

    Non è a mia conoscenza il lavoro che lor Signori svolgono,ma conosco BENISSIMO il Carcano per averci sparato non ricordo quante centinaia di volte nell’ambito di esercitazioni in quanto ex appartenente alle forza dell’ordine. Il Carcano è un’arma che, vista con l’ottica odierna, non si fa fatica a definire obsoleta, inaffidabile; ma in paragone a che cosa?
    Ovvio che se viene paragonata ad una carabina GARAND,o ad una ANSHUTZ, è chiaro che il Carcano sia inferiore, ma ciò non vuol dire che sia inaffidabile o peggio imprecisa! Il Carcano, in mani abili, è una carabina MOLTO PRECISA. Personalmente non ho mai sparato con tale arma munita di ottica di tiro, ma senza ottica ho ottenuto 7 centri su 10 a distanze di 150 metri misurati, 9 centri su 10 a 100 metri misurati, 10 su 10 a 70 metri misurati.

    Quindi definire il Carcano “ARMA INAFFIDABILE E NON PRECISA”è sbagliatissimo. per quanto riguarda il calibro, è comune pensare che più “grosso” sia migliore sarà l’arma, anche questo è sbagliatissimo, vi sono svariate carabine in “piccolissimo calibro 22”, che a 100 metri sono letteralmente MICIDIALI.

    Mi scuso per eventuali errori di battitura se ve ne sono, ringrazio inoltre lor Signori per la pazienza dimostrata nel leggermi,a Voi un seppur virtuale saluto.
    Luigi

    Risposta
  • 22 Novembre 2013 in 21:32
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    Le colossali stupidaggini scritte in quest’articolo sulle proprietà balistiche del Carcano rendono un pessimo servizio alla verità, in particolare affermare che tale fucile sia in grado di colpire con precisione bersagli posti a 1000 metri per non dire 2000 metri ha il sapore della più colossale mistificazione oltre che la negazione delle più elementari leggi della fisica.

    Risposta
    • 22 Novembre 2013 in 22:42
      Permalink

      di colossale vedo solo la sua ignoranza (dei fatti).
      le sarebbe bastato un clic su YouTube per osservare questo signore che fa centro, per esempio, col suo Carcano a una distanza di 650 yard. le risparmio il calcolo, vedendola in difficoltà: sono 594 metri.

      Risposta
      • 23 Novembre 2013 in 15:20
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        Non considerate però diversi fattori che cadono nel minestrone delle possibili soluzioni. Il tiro di Oswald era un tiro a) possibile in termini di lunghezza di tiro per le caratteristiche dell’arma e dell’ottica a 4 ingrandimenti che montava il suo 91/38 b) su un bersaglio in movimento in meno di 7 secondi come accertato dal filmato di Abraham Zapruder c)dal sesto piano del deposito dei libri non era possibile un tiro pulito in quanto guardando la dealey plaza in mezzo c’è una quercia sempreverde del texas che sporca il tiro. d) senza contare che l’ultimo degli spari proviene da dietro la staccionata che da sul parcheggio prima delle rotaie, ovvero da ovest nord ovest rispetto al corteo e non da dietro(est-nord-est) fatto che testimonia l’esistenza di due sparatori, basta guardare la pellicola di zapruder al rallenty (al 13.7″) che mostra come la testa di K. appena sfracellata dal presunto terzo/o quarto sparo vada indietro e a sinistra (sud-est), ovvero in posizione diametralmente opposta rispetto alla postazione di tiro dietro alla staccionata. Ciò nega ogni lone gunman theory, e quindi toglie valore a qualsiasi considerazione balistica sull’arma presuntamente usata da Oswald, perché se c’è un altro o altri due cecchini, allora sapere se il mannlicher sparava in meno di 6 o 7 secondi diventa come controllare di avere le chiavi in tasca dopo aver chiuso la porta di casa e avercele riposte. Perché in effetti come dimostrano i test balistici effettuati sparare 3 colpi in meno di 7 secondi su un soggetto in movimento con quel tipo di arma per un tiratore scelto è possibile. Ma credo che non dobbiamo perdere di vista il resto delle variabili in gioco.

        Risposta
        • 23 Novembre 2013 in 15:26
          Permalink

          gentile da Pozzo,
          sono io che non considero i diversi fattori o è lei che non si prende la briga di leggere?

          a) su “indietro e a sinistra” c’è un intero capitolo del sito: http://www.johnkennedy.it/?p=744
          b) sui tempi e modalità della sparatoria, idem: http://www.johnkennedy.it/?p=231

          c) esiste un riquadro “ricerca”, in homepage, proprio per inserire chiavi di ricerca e cercare risposte (sicuramente non saranno tutte ma qualcosa c’è). oppure la sezione dedicata alle Faq: http://www.johnkennedy.it/?cat=2

          Risposta
          • 23 Novembre 2013 in 17:22
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            Posso comprendere che lei abbia calcificato una posizione reattiva nel corso del tempo in relazione ad accuse subite o ad interventi poco di contenuto e più di contenente ai quali ha dovuto rispondere migliaia di volte, il mio intervento non intendeva essere di questi o porsi in una postura polemica, ma forse irriflessivamente lo è stato, e forse si è tirato dietro come catena una sua risposta per l’appunto reattiva, che comprendo ma non trovo giustificata trattandosi di condivisione di informazioni.
            La ringrazio comunque per avermi rimandato all’articolo, non accontentarsi e mantenersi in postura di ricerca è sempre buona norma. Inoltre trovo che il sito da lei tenuto offra molti spunti interessanti.
            Cito da “La sparatoria in Dealey Plaza: una versione ragionata”
            “Tale assunto è però in contrasto con le conoscenze scientifiche in merito di balistica e patologia forense: Kennedy si muove indietro e a sinistra proprio perché colpito da dietro, proprio perché l’esplosione del cranio con violenta fuoriuscita di tessuto e liquidi provocò un brusco scatto in direzione opposta a quella dello scoppio.”
            Probabilmente è mia incompetenza balistica ma trovo l’argomento del jet effect poco convincente forse anche perché nell’articolo non sufficientemente giustificato da un punto di vista fisico, ma comunque interessante. Leggevo anche nelle risposte al suo articolo un’interessante considerazione sul movimento indietro e a sinistra di natura neuromuscolare, che però usualmente, come nel caso di chi annega, riguarda gruppi muscolari come l’avambraccio o le mani o le gambe. Purtroppo invece a)la questione dell’inesperienza degli anatomo-patologi su ferite da arma da fuoco e b)le pressioni dell’apparato militare-governativo (sicuramente hanno influito sulla prestazione di un team di medici), ma non arrivano al bandolo della matassa per come la vedo io, ad ogni modo credo che la questione spinosa dell’autopsia, che pare esser stata direnta da questo team di anatomo patologi e radiologi guidato da Ramsey Clark i quali vanno a basarsi comunque su dati di un’autopsia effettuata in modo pedestre e che quindi si trascina dietro delle difficoltà di analisi, rimanga ancora non in piena luce.

            In bocca al lupo con il suo sito.

            PdP

        • 9 Gennaio 2014 in 4:01
          Permalink

          i test balistici di cui lei parla (fbi?) sono stati effettuati su un bersaglio immobile. nel 1978 gli esperti della hsca colpirono il bersaglio, ma giunsero alla conclusione che non era possibile farlo utilizzando l’ottica. un tiratore scelto? i tiratori sscelti dal 1945 in poi si sono esercitati su ben altri fucili, non certo il carcano. e lei mi insegna che un tiratore scelto con fucile di precisione non concorrre alle olimpiadi di pistola. sono due mondi diversi come il carcano e l’m1 garand….

          Risposta

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