James Tague: 50 anni dopo, parla il terzo ferito di Dallas

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Sulla destra, James Tague: è appena stato colpito da una scheggia, pochi minuti dopo l’assassinio di Kennedy a Dallas

Oggi ha 75 anni, è un pensionato e vive a Plano, in Texas. Venerdì 22 novembre 1963 James T. Tague era un giovane commerciante di automobili, impiegato alla Cedar Springs Dodge. Voleva raggiungere la fidanzata a Dallas, passando per Commerce Street all’ora di pranzo. Pessima idea: si ritrovò bloccato da un traffico infernale non appena passato il cavalcavia che fa tuffare le auto in città. Scese dal suo veicolo per capire ciò che stava accadendo più avanti, nello slargo di Dealey Plaza: stava per transitare il corteo del presidente Kennedy. Senza volerlo, Tague stava per diventare una celebrità: un frammento di proiettile, sparato contro il corteo presidenziale e andato a vuoto, rimbalzò sull’asfalto di Elm Street e colpì la base del marciapiede proprio davanti a lui. Una scheggia di cemento gli graffiò la guancia. Tague non se ne accorse, non subito. Corse a raggiungere la folla che si era radunata in piazza dopo l’attentato, gente che si guardava in giro terrorizzata: chi aveva capito, chi intuiva, chi non si era accorto di niente. Tague si imbatté nello sceriffo Buddy Walthers che notò il graffio e lo accompagnò nuovamente sul marciapiede, dove trovò i segni della scheggiatura. Intento a raccontare l’accaduto in centrale di polizia poco più tardi, gli passò di fianco un uomo appena arrestato per l’omicidio di un poliziotto. Quell’uomo era Lee Harvey Oswald. “In quel momento non avevo idea dello scenario che sarebbe venuto fuori: quel tizio aveva sparato a Kennedy e, senza volerlo, ferito anche me. O almeno, così la versione ufficiale vorrebbe far credere a tutti”.

Perché la versione ufficiale dei fatti non è esattamente quella di Tague, che ha voluto scrivere la sua storia e l’ha racchiusa nelle poche pagine di Truth Withheld: a survivor’s story (“Verità nascosta: la storia di un sopravvissuto”). Un libro scritto, sostiene, “perché non sapremo mai la verità sull’assassinio di JFK”.

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James Tague intervistato da Mark Lane nel 1966

Ma quanti motivi sussistono per sentire la campana di Tague? Uno solo: la sorte che lo ha voluto testimone diretto della tragedia, tecnicamente come terzo ferito di Dallas in quel giorno che cambiò per sempre l’America. In quell’autunno del 1963, Tague sapeva poco o nulla della visita pre-elettorale di Kennedy nel profondo Sud  ma, col passare degli anni, si interessò alla vicenda che, per sua bocca, divenne “sospetta”. Tague, tuttavia, non si è fatto attirare dal ruolo di testimone-star, non ha cercato di lucrare sull’assassinio di Kennedy. E, a tutt’oggi, rifiuta di pensare che una fantomatica quanto sgangherata cospirazione governativa abbia potuto creare una verità di comodo incolpando l’innocente Oswald. Eppure, il terzo ferito di Dallas non riesce a credere che un povero svitato abbia compiuto il delitto del secolo da solo e, per non voler accettare la realtà più odiosa, cade nei più prosaici argomenti della retorica cospirativa: il proiettile che zigzaga, la testa di Kennedy che si muove all’indietro, i tempi della sparatoria. Speculazioni smentite dalla scienza medica e forense che, per il signor Tague, diventano “prove inconfutabili del fatto che più di un uomo sparò a Kennedy”.

Dopo mezzo secolo, James Tague è rimasto fedele a un dato, quello degli spari: “Sentii tre soli colpi e tre colpi li sentirono praticamente tutti gli spettatori, non un colpo di più, non uno di meno”. E la stessa CIA (di cui Tague nega ogni coinvolgimento) avrebbe finanziato gli esuli cubani per organizzare operazioni clandestine contro il regime di Castro. Quegli stessi esuli che, sempre secondo lui, avrebbero pianificato e messo a segno l’attentato contro il presidente Kennedy.

– Signor Tague, perché un libro sulla tragedia di Dallas dopo quarant’anni dall’assassinio? Ha forse scoperto qualche verità clamorosa?
No. Anzi, non si può evitare di ammettere che Lee Harvey Oswald fosse in qualche modo implicato nella vicenda: ci sono troppe prove per non doverlo riconoscere. Oswald può aver sparato tutti e tre quei colpi che sentimmo quel giorno in Dealey Plaza, così come può essere stato usato come una marionetta, ma non sapremo mai per certo come andarono le cose quel giorno.

La posizione di James Tague in Dealey Plaza, il 22 novembre 1963
La posizione di James Tague in Dealey Plaza, il 22 novembre 1963

– Lei quindi non sa chi abbia sparato quel colpo che urtò il marciapiede e che, la ferì alla guancia?
No. Ma non credo che Oswald abbia potuto sparare in cinque secondi e mezzo tre colpi e fare tutto quel danno. Non è plausibile che Kennedy e Connally siano stati colpiti dallo stesso proiettile, ed è pura fantasia che una palla come il reperto 399 abbia provocato sette ferite per rimanere quasi intatta.

– Quindi lei ritiene valide le teorie che parlano di una pallottola magica, o della testa del presidente che si muove all’indietro perché colpita da davanti?
Certo. Un essere umano o un animale colpiti al capo da un proiettile che viaggia a 2000 piedi al secondo si muovono violentemente nella direzione opposta, non nella stessa direzione.

– Lei sa che quanto lei dice è in contrasto con tutti gli esperimenti condotti e con l’opinione comune di tutte le scienze forensi?
Non sono un esperto ma so usare un fucile. Per me ciò che è stato raccontato non è credibile.

– Ma se Kennedy fu colpito da davanti allora c’erano più cecchini, quel giorno. Ci fu un complotto.
Esatto. Io ho sentito tre colpi, per cui il quarto può essere stato sparato con un silenziatore. Credo che JFK sia stato colpito alla testa, contemporaneamente, da due colpi, uno da davanti e uno da dietro.

– Questa sua versione dei fatti non è rimasta la stessa negli anni. All’inizio, alla polizia, aveva parlato di “petardi sparati dalla pergola”. Poi si è detto sicuro di un killer dal poggio erboso. Altre volte sembrava più incerto sulla provenienza dei colpi.
Vero. Del resto una delle cose che ho imparato da tutta questa storia è che i testimoni oculari sono utili ma non affidabili in sé. Io stesso sono stato condizionato da quanto ho letto e visto in tv, e capita che due persone osservino la stessa cosa la raccontino in maniera diversa.

Il frammento di marciapiede graffiato dal colpo deviato, nei pressi della posizione di James Tague.
Il frammento di marciapiede graffiato dal colpo deviato, nei pressi della posizione di James Tague.

– Quindi quattro o più colpi, due o più assassini. E il suo governo è il mandante dell’omicidio?
No, direi di no. In questi decenni sono stati tanti a parlare di complotto, di coperture eccetera. Io credo che ci siano stati degli insabbiamenti ma non certo al livello di quello che certi autori sostengono: per esempio Ruby uccise Oswald per motivi personali. E l’FBI o la CIA non furono mai parte di un complotto. Credo che ci sia stato un accomodamento della verità, in questo senso: se non fossi venuto fuori io, come terzo ferito, la Commissione Warren avrebbe detto che il primo colpo ferì Kennedy, il secondo Connally e il terzo colpì ancora Kennedy, alla testa. Poi ci fu un’altra piccola copertura, in sede di autopsia. La ferita alla testa del Presidente, come risulta dal referto, non è la stessa che i dottori di Dallas videro all’ospedale.

– Signor Tague, chi ha ucciso John Fitzgerald Kennedy?
Ritengo che ci sia stata una piccola cospirazione nata a New Orleans tra rifugiati cubani, ex soldati dell’esercito e simili. Il governo non ne sapeva niente ma preferì insabbiare la questione dei cubani di New Orleans per evitare noie: del resto l’episodio della Baia dei Porci coinvolgeva la CIA e la CIA sponsorizzava gli esuli cubani. Qualcuno avrebbe potuto immaginare legami tra l’Agenzia e l’assassinio di Kennedy, per cui si usò Oswald come unico responsabile.

– E la fidanzata del 1963 c’è ancora?
Certo. È diventata mia moglie.

James Tague vende il suo libro (questo il suo sito: www.jtague.com) a 19 dollari e 95. Su richiesta, autografa la copia da inviare: basta fargli sapere a chi va dedicato il suo ricordo di un marciapiede scheggiato, di una coda di automobili all’ora di pranzo e di un presidente ucciso.

6 pensieri riguardo “James Tague: 50 anni dopo, parla il terzo ferito di Dallas

  • 23 Ottobre 2017 in 22:31
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    E certo, caro Ferrero: cos’altro si può rispondere ad un messaggio del genere? Li conosciamo questi personaggi…

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  • 26 Novembre 2014 in 12:50
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    È molto difficile dopo 25-30 anni di ricerche su fantomatiche Cospirazioni accettare che Oswald sia stato l’unico.
    Ma questa è la verità.
    Kennedy è stato vittima di un crescente clima ostile nel Sud degli statu Uniti e di un sistema di Sicurezza che ancora non era pronto ad affrontare questo genere di Rischi.
    Ancora non c’erano stati nel 1963 Dirottamenti Aerei, Autobombe, Kamikaze, Attentati negli areoporti…
    Si fatica a credere Oswald colpevole finché con la mente non ci si immedesiam in quel periodo storico.

    Risposta
  • 28 Giugno 2014 in 20:42
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    Oswald centra in qualche modo. Può aver sparato dalla finestra sbagliando il primo colpo, ma il secondo può aver colpito John K. alla base del collo. Il proiettile è fuoriuscito dalla gola colpendo alla spalla Connelly. Il terzo fu sparato davanti, che asportò una parte delle fronte destra del Presidente.
    Bisogna anche capire perché Jack R. uccise Oswald 2 giorni dopo. Chi diede a Jack R. la notizia che Oswald doveva essere trasferito da un carcere ad un altro? Quindi essere facile bersaglio per l’assassino.
    Quello che non ho ancora visto scritto è la testimonianza di Jaqueline., Se è stata sentita naturalmente.
    Credo che oltre a me vi siano centinaia di persone che all’epoca aveva 15 anni come me, che vogliono sapere la vera verità sul massacro dell’Uomo che noi giovani d’allora avevamo come riferimento di speranza. Come Lui aveva tante volte parlato nei suoi bellissimi discorsi.

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    • 30 Giugno 2014 in 8:27
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      salve Franco,
      non è assolutamente vero che il terzo sparo arrivò da davanti: arrivò da dietro, esattamente come gli altri due. http://www.johnkennedy.it/?p=231

      la notizia del trasferimento di Oswald era di pubblico dominio: quando uscì per il trasferimento era attorniato da cameramen, cronisti ed era in diretta televisiva.

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      • 9 Ottobre 2017 in 12:29
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        … e poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata… Ragazzi, non prendiamoci per il sedere: la central intelligence agency è stata capace di operazioni e di coperture ancora più ardite, clamorose e sopraffine di questa…; Oswald decretò la sua condanna a morte nel momento in cui, probabilmente impaurito dall’aver capito di essere stato lasciato solo, esclamò: “I’m a patsy…“… viceversa, sarebbe stato fatto marcire in carcere per due o tre anni (magari facendogli credere che prima o poi sarebbe stato liberato…) per poi farlo morire in un paio di settimane con un cancro fulminante, esattamente come toccò a Jack Ruby! A quell’epoca, le menti sopraffine già sapevano come far sparire di mezzo una persona scomoda provocandogli un cancro con materie radioattive, era il grande pubblico che non era a conoscenza di queste tecniche…
        Concludendo: quando leggo articoli come questo, dove i debunkers più disparati si affannano a coprire sempre le “verità“ governative, non pensando che da quest’altro lato non ci sono dei complottisti visionari, o comunque non ci sono necessariamente solo quelli, ma anche tanta, tanta gente che è desiderosa di sapere la verità e che sa che la verità è stata nascosta, ebbene quando vedo questi personaggi affannarsi in tale modo io mi dico: possibile che per soldi e voglia di ingraziarsi i potenti ci si debba davvero abbassare a tanto?

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        • 9 Ottobre 2017 in 19:01
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          eh, ma infatti. solo che, caro signor Comesichiama che ha il coraggio di denunciare omicidi politici internazionali ma non quello di mettere nome e cognome su un piccolo sito italiano di ricerca sul caso Kennedy, questi servizi hanno fregato pure me. ho venduto l’anima al diavolo pur di difendere “loro”, la loro verità posticcia, nascondendo al Popolo la Verità sull’assassinio (che solo la Cia, Hoover, Johnson e lei conoscono, sia chiaro) e questi bidoni non mi hanno mai saldato il conto.
          sicché mi ritrovo a pagare un mutuo da 25 anni, contratto con una delle “loro” banche, come tutti i cristiani vittime dei Governi di questo mondo.
          mannaggia a me che mi sono fidato.

          Risposta

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