Kafka si rivolta nella tomba

(Lee Harvey Oswald saluta il pubblico. Immagine di Bill Winfrey)

Mi capita di pensare alle storie che per più di quarant’anni ci si è inventati su Lee Oswald. Quelle più strampalate parlavano di un uomo preso praticamente per caso, di un giovane impiegato che passava di lì e vinse l’Oscar della sfiga: fu arrestato dalla polizia e accusato di aver ucciso un poliziotto e un Presidente a casaccio, così, come fosse stato un ignaro passante. Il film di Oliver Stone contribuì alla clamorosa beatificazione quando raccontò di un Oswald “che doveva sentirsi come Josef K. nel Processo di Kafka”. Tirato fuori dal letto e trascinato in tribunale per difendersi da non si sa cosa. “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché senza che avesse fatto niente di male, una mattina fu arrestato”.

Dovesse mai capitarmi di essere prelevato per strada a caso e accusato di aver assassinato qualcuno, magari un presidente, non so come reagirei. Forse mi metterei ad aspettare l’insegna di Scherzi a parte, o piangerei, o mi verrebbe una crisi di nervi. Non so. Di una cosa sono sicuro: non farei quello che Oswald sta facendo in questa foto.

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