Pallottole vaganti: uno studio accademico

Leggendo i resoconti del Centro di balistica forense del Dipartimento di medicina legale dell’Università di Genova (li trovate qui) si trovano spunti interessanti di divulgazione per una scienza che non è mai stata spiegata al pubblico in maniera chiara. La balistica forense, infatti, ha il ‘difetto’ di andare contro il cosiddetto buon senso (se lascio andare un sasso cade in terra, se mollo un ceffone a un vaso lo sposto indietro), quel buon senso che ha fatto fiorire ipotesi inverosimili nel caso Kennedy. Chi non ha affrontato su base scientifica casi di ferimento o uccisione con arma da fuoco può quindi credere che sia impossibile, per un proiettile, fare ‘strani’ percorsi all’interno del corpo umano, o ritenere impossibile che un proiettile possa essere deviato da corpi dalla massa quasi impercettibile (il petalo di un fiore, un foglio di carta). Invece è normale. Anzi, spesso i medici devono vagliare diverse ipotesi prima di riuscire a ricostruire il percorso di un proiettile all’interno di un corpo: a volte la palla si insinua nel corpo frantumandosi, altre volte entra da una mano, esce, colpisce una falange e poi rientra nel ventre; capitano casi difficili da comprendere con il ‘buon senso’. I proiettili non hanno buon senso. Lo stesso può dirsi per il caso Kennedy. Si ragiona per linee rette, per conseguenze ‘logiche’, e si sbaglia. Si considerano ‘inconcepibili’ traiettorie deviate, ferite e schegge impazzite che ogni studioso di balistica applicata alla traumatologia conosce perfettamente, e non trova certo insensate.

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