Il fantasma di Lee

Robert Stone è il documentarista statunitense autore del lavoro Oswald’s Ghost, il fantasma di Oswald, datato 2008. Un documentario che la redazione Rai di La storia siamo noi ha deciso di adottare in occasione dell’anniversario numero 48 dell’attentato di Dallas. Il documentario è stato trasmesso in seconda serata da Rai 2 il 22 novembre 2011. Ho raccolto alcuni appunti presi ‘a caldo’ durante la visione (se siete interessati, potete acquistare qui una copia del lavoro di Stone). In Rai, l’impressione è che l’unico a doversi ancora convincere dell’inconsistenza delle teorie cospirative sia proprio Giovanni Minoli. Che, dopo gli speciali di Mixer degli anni Novanta dedicati alla santificazione di chiunque parlasse di cospirazione nel caso Kennedy, si è dovuto limitare a spargere un po’ di dubbio generico qua e là, un «forse non si è scoperto tutto», un «comunque in tanti pensano a un complotto», oppure un «il pubblico americano (categoria dalle fattezze indefinibili) non vuole credere alla colpevolezza del solo Oswald». Sono lontani gli anni in cui veniva mostrato qualunque filmato dal sapore dietrologico-complottista (1). Né ho mai capito perché un giornalista capace e – credo – aperto come lui non si sia mai voluto ricredere.

A cura di Alberto Puoti, redattore Rai, l’anniversario 2011 dell’assassinio Kennedy è stato celebrato con la messa in onda di Oswald’s Ghost, il film realizzato quattro anni fa da Robert Stone. Un film che afferma la colpevolezza del solo Oswald. Nonostante la svolta, però, la ricetta di Minoli viene in qualche modo rispettata perché il documentario è stato spezzettato, con inserimenti di interventi da studio. Interventi che si sono invariabilmente risolti in riassunti dei o in commenti legittimi sull’operato della commissione Warren, sulla effettiva partecipazione di Oswald e così via ma onestamente sprovvisti di interesse documentale. Quasi Minoli volesse comunque bilanciare la tesi del documentario con le sue opinioni, da sempre inclini a indicare una verità alternativa – e mai provata – sui fatti di Dallas.

Norman Mailer, il giornalista Hugh Aynesworth, il collega Dan Rather e il vecchio avvocato Mark Lane, anziano ma ancora combattivo nel difendere le sue posizioni, sono le prime voci del documentario di Robert Stone. Lane è encomiabile: conserva, a dispetto del tempo che passa, un’inguaribile tendenza ad atteggiarsi a istrione, a fissare la telecamera maliardo, con l’occhio di quello che la sa sempre più lunga. Un atteggiamento che ha pagato, nel suo caso. Stone ripropone la conferenza stampa di Oswald nella stazione di polizia, che si tenne nella nottata del 22 novembre. Tocca poi a Edward Jay Epstein, un giornalista di cui avevo letto, ai tempi,  il libro Dossier KGB: Kennedy e Oswald (un lavoro, secondo me, piuttosto inconcludente). Epstein ha una posizione particolare: ha sempre ammesso che le prove contro Oswald fossero schiaccianti ma che un piccolo complotto in salsa mafia-Russia potesse essere la soluzione del caso. Prove? Nessuna.

Si torna in studio: per Minoli, gli elementi a carico di Lee Oswald sono non tanti ma addirittura «troppi» (strano: anni fa, sosteneva che le prove non ci fossero proprio, ora il problema è che sarebbero in tale sovrabbondanza da insospettire) e «tutto autorizza a pensare che sia stato solo la pedina di un complotto». Cosa sia quel “tutto” che autorizzi rimane da stabilire, nonostante Minoli lo sostenga con certezza dogmatica dal 1990. Passano le immagini di Jack Ruby che ammazza Oswald e parla Josiah Thompson, presentato come investigatore privato. Thompson è un anziano complottista: ha dei dubbi sulle colpe di Ruby. Tom Hayden, attivista politico, sostiene che l’impressione è che ci fosse stato un complotto per uccidere Oswald. Todd Gitlin, ex attivista studentesco, trova inquietante che sia stato mostrato in diretta un assassino che uccide un assassino: «Una fiction storica in cui tutti siamo stati parte». Più avanti si tornerà sull’assassinio di Oswald da parte di Ruby, dimostrando che Jack non poteva sapere a che ora Oswald sarebbe stato portato via dalla centrale di polizia di Dallas e che si era pure attardato a pagare un vaglia in posta, sintomo del fatto che il suo gesto non era neanche premeditato (per il vero, lasciò anche la sua adorata cagnolina in automobile, evidentemente risoluto a veder passare Oswald per poi tornare a casa).

Minoli passa in rassegna gli anni post assassinio e rincara: «Cominciano a diffondersi i dubbi, è il momento delle teorie del complotto». Tra gli intervistati c’è anche Norman Mailer, autore dello splendido Oswald’s Tale, Il racconto di Oswald, un tomo pubblicato in Italia nel 1995 da Bompiani e pressoché introvabile nella versione casalinga (potete tentare su Amazon, o su eBay; nessun problema, invece, se volete la versione originale in inglese).

Mailer è un complottista ravveduto: ha cercato le prove del complotto per 50 anni, non le ha mai trovate. Lo scrittore e biografo Robert Dallek prova, in compenso, a rinfocolare i dubbi, sostenendo che il governo avesse un po’ troppa fretta di pubblicare il Rapporto Warren. Interessante il ricordo della figuraccia di Dan Rather, che nel 1963 (giova rammentare che per anni il filmato di Zapruder non fu trasmesso in tv) raccontò ciò che aveva visto nel filmino e disse che la testa di Kennedy cadeva in avanti, come fosse stata colpita da dietro. Vero il contrario: la testa, dopo un quasi impercettibile scatto in avanti, andò indietro e Rather fu catalogato tra i giornalisti venduti al potere per coprire la cospirazione. Forse, in quel periodo, Rather aveva veramente ricevuto pressioni per raccontare una verità accomodata sull’attentato, magari per non prestare il fianco alle illazioni dei teorici della cospirazione: manco a dirlo, il risultato fu controproducente.

Marguerite Claverie Oswald (1907-1981)
Marguerite Claverie Oswald (1907-1981)

Si parla, poi, dell’ineffabile Marguerite Oswald. La mamma di Lee, che mai si curò del figlio in vita, prese a difenderlo concedendo disgustose interviste a pagamento, grazie alla fama planetaria fornita dall’attentato. Vale la pena ricordare che l’avvocato Lane si associò alla signora, che gli chiese di tutelare gli interessi di suo figlio: una vicenda tristissima.

Credo che tra le parti più interessanti del documentario ci siano le telefonate tra il presidente Lyndon Johnson, il senatore Richard Russell e J. Edgar Hoover. Che l’FBI sperasse di chiudere al più presto la vicenda è chiaro. Che Johnson potesse essere parte (o addirittura mente) del complotto è letteralmente una follia. Sicuramente il governo si è mosso male: mandare l’avvocato Arlen Specter (colui che teorizzò la cosiddetta pallottola magica, che di magico in realtà non aveva alcunché) in televisione a confutare le tesi complottiste di Mark Lane e soci ha sortito un effetto boomerang devastante: Specter sembrava il modello del funzionario pagato per raccontare balle e spacciarle per verità.

Clay Shaw, assolto dalle accuse deliranti del procuratore Garrison
Clay Shaw, assolto dalle accuse deliranti del procuratore Garrison

C’è spazio anche per l’inchiesta di Jim Garrison: un mostro giuridico. Il procuratore di New Orleans trascinò alla sbarra un uomo d’affari che non c’entrava niente con gli eventi del 22 novembre, Clay Shaw e lo rovinò. Ovviamente Shaw fu prosciolto con formula piena ma la sua vita era distrutta. Il caso Shaw è un caso Tortora ante litteram: le somiglianze tra le tesi strampalate di Garrison e le requisitorie del pubblico ministero Diego Marmo sono agghiaccianti. Purtroppo, il genio di Oliver Stone ha stravolto la cronaca del tempo e reso, nel suo JFK – Un caso ancora aperto, una versione del processo contro Shaw totalmente inventata, ma che ha eletto Jim Garrison a magistrato paladino della verità contro il potere costituito. Di fatto, Garrison avrebbe meritato la radiazione dall’albo dei procuratori distrettuali per aver perseguito in mala fede un uomo del quale, con l’approfondirsi delle indagini, era chiara a tutti la totale estraneità rispetto all’uccisione del presidente Kennedy.

Viene anche ricordato il sedicente testimone Perry Russo, un ragazzo che aveva giurato di aver conosciuto Lee (anzi, Leon) Oswald in compagnia di David Ferrie e di Clay Shaw. Un altro cavallo (marcio) di battaglia di Garrison nel processo Shaw. Credo che, in definitiva, il magistrato di New Orleans avesse cominciato a indagare sul caso Kennedy in buona fede, convinto che effettivamente la commissione Warren avesse mentito. Ma che si sia fatto prendere la mano. Andava fermato prima, in qualche modo: come quando, per esempio, teorizzò la cospirazione di omosessuali (Shaw, Ferrie eccetera) per uccidere JFK, un argomento che i suoi sostenitori misconoscono o ricordano molto malvolentieri.

Il documentario di Robert Stone si chiude con la mattinata del 22 novembre vissuta da Oswald e raccontata da Mailer. Oswald maturò la decisione di sparare al presidente per riscattare una vita mai all’altezza delle sue aspettative e, purtroppo, ci riuscì. Con questa messa in onda mi auguro che la battaglia per il complotto combattuta da Giovanni Minoli per lungo tempo sia definitivamente esaurita. Su Internet sopravvive una riserva di caccia dedicata a chiunque abbia voglia di spararla più grossa del vicino sul caso Kennedy: ora è la volta di James Files, una bufala vecchia di vent’anni che vorrebbe proporsi come autentica “perché arriva da un uomo già in galera, che non ha niente da perdere a incolparsi di un altro omicidio”. Ma è un buon segno: evidentemente non rimangono da discutere che le ipotesi di alieni e rettiliani. Nessuna obiezione: ognuno, del resto, si diverte a vedere il mondo come preferisce.

(1) Complottista (cit. Devoto-Oli) significa sia organizzatore di complotti, sia tendenza a interpretare ogni evento come un complotto o parte di un complotto. La parola è di rara bruttezza, ma si può usare per designare chi vede cospirazioni dietro ogni accadimento umano e non.

37 pensieri riguardo “Il fantasma di Lee

  • 3 Novembre 2017 in 18:58
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    Salve Sig,. Verdegiglio , riporto qui sopra le stesse risposte date più sotto in data 2 Novembre così riassumo in una ciò che dico in entrambe

    -)Mi piacerebbe molto che Lei (ed altre persone come Lei) prima di sparare i Suoi “Ma di cosa sta parlando?” studiasse e si documentasse.

    2 novembre 2017 in 19:58
    Guardando le foto dell’autopsia , http://www.celebritymorgue.com/jfk/jfk-autopsy.html, si vede chiaramente un foro, sulla parte alta della schiena sopra la scapola destra, che è in relazione con la ferita sotto il pomo di adamo, ci sarà anche il foro che dice lei nella parte occipitale ma sicuramente da questa foto non lo si vede, magari perche in mezzo ai capelli, c’è un’altra immagine en.wikipedia.org/wiki/John_F._Kennedy_autopsy#/media/File:JFK_posterior_head_wound.jpg, con lo stesso posteriore della testa, ma questa non è una foto, è un disegno fatto molto bene, ma si tratta di un disegno, che rappresenta la stessa foto, forse si riferisce a quello? In questo disegno sembra visibile il foro nella parte occipitale. A mio modo di vedere inoltre per completare la documentazione fotografica sarebbe stato corretto scattare o far vedere una foto con la lacerazione ossea che interessava la zona occipito-temporo-parietale , che è descritta invece solo in un disegno, ed è ciò che riporta anche l’autopsia descrivendola come la una grossa ferita. La commissione Warren indica il foro in entrata nella parte superiore della zona occipitale, mi correga se sbaglio , parte superiore osso occipitale, la grossa ferita secondo l’autopsia, parte dalla zona occipitale superiore e interessa la parte parietale temporale . Riporto una breve stralcio del Dr Charrico di Dallas , è nelle testimonianze del rapporto Warren Pag. 361 Vol. 3 ” this was a 5 by 7.1 cm defect in the posterior skull, the occipital region. There was an absence of the calvarium or skull in this area, with shreddered tissue, brain tissue present and initially considerable slow ozzing”, egli dice chiaramente grossa ferita zona occipitale,e mancanza di una parte di cranio in questa zona, per essere il più chiaro possibile l’osso occipitale praticamente interessa tutta la parte posteriore del cranio quello che dice Dr Charrico non è ciò che è descritto nell’ autopsia a meno che si voglia interpretare la sua dichiarazione in altro modo. Anche altri dottori a Dallas riportano di questa grossa ferita posteriore. Ora io sarò anche poco informato, quindi se possibile le chiedo gentilmente di indicarmi delle fonti che attestano qualcosa di diverso sarò ben felice di leggerle per informarmi meglio.

    2 novembre 2017 in 21:14
    Sig Verdegiglio faccio un’altra aggiunta al post di prima, per correttezza aggiungo quest’altro link con la foto del retro della testa molto pìù chiara rispetto a quella che ho allegato, precedentemente, me ne scuso http://15858-presscdn-0-65.pagely.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/sites/default/files/images/BE4_HI.jpg ,dove comunque non si fede il piccolo foro ,che lei dice il medico voleva mettere in risalto. Da questa foto è più chiara la ferita laterale anteriore non certo quella occipitale, che sembra del tutto assente, sarà come dice lei perchè il medico tiene il cuoio capelluto in posizione, ma come le ho riportato più sopra stride chiaramente con le affermazioni dei Dottori di Dallas che ho riportato nel post precedente.

    Buona Serata

    Risposta
    • 3 Novembre 2017 in 21:02
      Permalink

      signor Zanzottera, la butto lì: Verdegiglio ha scritto un libro di 800 pagine, sul caso Kennedy. non credo abbia bisogno di me come suo ufficio stampa ma, invece di continuare a tartassarlo su questioni trite e ritrite, perché non prende in considerazione l’idea di leggerlo? se è un problema di costi, mi accollo volentieri le spese e glielo faccio recapitare a casa.

      stia bene,
      FF

      Risposta
      • 4 Novembre 2017 in 0:32
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        Buonasera Sig. Ferrero

        Ma certo lo leggo volentieri il libro del Sig. Verdegiglio ,comunque non era mia intenzione infastidire nessuno. Mi fa un po sorridere l’idea di aver tartassato il Sig Verdegiglio, ma allo stesso tempo mi dispiace non era assolutamente mia intenzione, anche perchè al di là del mio …”ma cosa sta dicendo ? ” mi sembra di essermi sempre espresso in termini corretti cercando di non offendere nessuno.

        Comunque grazie 1000

        Risposta
        • 4 Novembre 2017 in 12:50
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          Lo troverà usato nei siti di annunci

          Risposta
    • 4 Novembre 2017 in 0:31
      Permalink

      La ferita nel cranio di Kennedy interessava le ossa occipitale, parietale, temporale e frontale a destra, con varie fratture lineari che partivano da un’ablazione cranica temporo-parietale-frontale e si irradiavano nell’occipite, interessando anche lo sfenoide
      https://it.wikipedia.org/wiki/Occipite

      “The large, irregularly shaped defect in the right side of the head (chiefly to the parietal bone, but also involving the temporal and occipital bone) is described as being about 13 centimetres (5.1 in) wide at the largest diameter”. Appendix IX: Autopsy Report and Supplemental Report, Warren Commission Report, p. 541.

      Risposta
  • 29 Ottobre 2017 in 22:11
    Permalink

    Certo che sono supposizioni ma secondo lei se quelli hanno, dico sempre per ipotesi hanno organizzato un colpo di stato, le prove su cui la commissione Warren e le la altre commissioni hanno lavorato non possono essere credibili ?Sarebbero le prime cose che un’operazione di questo livello avrebbe corrotto, L’indagine di Garrison propone proprio questa possibilità cioè il punto di vista differente cerca i motivi prima che gli esecutori e ne fa il quadro.
    CERTO, SIGNOR ZANZOTTERA. LE PROVE DEL COMPLOTTO SONO STATE NASCOSTE DAI “CATTIVONI”. NON HO ALTRO DA AGGIUNGERE E MI RENDO CONTO CHE NELLA RISPOSTA CHE LE HO DATO ALLE 21.24 DEL 28 OTT. 2017 HO PERSO SOLO TEMPO. LEI SI CHE HA CAPITO TUTTO! BUONA FORTUNA

    Risposta
    • 29 Ottobre 2017 in 23:11
      Permalink

      Sig Verdiglio non volevo di certo farla alterare mi sono solo permesso di farle notare cosa trovo che non va nella versione ufficiale, poi io non ho la presunzione di aver capito tutto ho mi sono mai posto in questi termin,i ho fatto delle ipotesi per proporre un punto di vista diverso ho capito che non è daccordo su questo, mi va bene accetto ma non si scaldi

      Grazie Buona Fortuna a lei

      Risposta
      • 29 Ottobre 2017 in 23:52
        Permalink

        Non mi scaldo affatto. Soprattutto se azzecca correttamente il mio cognome, che continua a sbagliare

        Risposta
        • 30 Ottobre 2017 in 18:09
          Permalink

          Ha ragione ,le chiedo scusa, per il mio reiterato errore nello scrivere il suo cognome.

          Buone cose

          Risposta
          • 30 Ottobre 2017 in 20:27
            Permalink

            Si figuri, non c’è problema. Buone cose anche a Lei

  • 29 Ottobre 2017 in 21:17
    Permalink

    Le foto dell’autopsia non posso allegarle ma le trova in internet, c’è la foto della testa da dietro e chiaramente si vede che la parte occipitale è intatta.

    1)dopodiché sì, ha ragione: che senso ha discutere sul materiale probatorio quando lei (e chi la pensa come lei), in ogni momento, se ne può uscire sostenendo che le prove sono false e fabbricate (circostanza assurda per la miriade di fonti delle prove, dalle foto ai filmati ai documenti alle testimonianze, ma lasciamo stare la ragionevolezza ché se si vuol credere al complotto si è disposti a parcheggiare in soffitta il raziocinio)? nessuno.

    Io infatti non discuto sul materiale probatorio perchè è un dibattito trito e ritrito dove si escludono, a mio avviso, e questo è l’errore ed è cio che alimenta il dibattito da più di 50 anni, tutte le testimonianze e non sono poche, che non combaciano con tale materiale, le spiego la mia logica, visto che appunto ci sono incongruenze tra molte testimonianze e il materiale probatorio, allora provo a fare un’ analisi partendo da un punto diverso cioè dall’indagine di Garrison che ha le sue falle ma ha anche collegamenti che sono interessanti e hanno una logica, perchè guarda caso Garrison, tanto per indicare un’altra coincidenza ,fu il primo a stabilire che Show avesse connessioni con la CIA nessuno poteva saperlo al tempo, lo stesso Show lo ha sempre negato ora a distanza di anni la cosa sembra assodata. Il profilo che fa Metta nella sua indagine si lega perfettamente al ruolo di Show che faceva parte di società che avevano lo scopo di preparare il terreno per dei colpi di stato. Certo che sono supposizioni ma secondo lei se quelli hanno, dico sempre per ipotesi hanno organizzato un colpo di stato, le prove su cui la commissione Warren e le la altre commissioni hanno lavorato non possono essere credibili ?Sarebbero le prime cose che un’operazione di questo livello avrebbe corrotto, L’indagine di Garrison propone proprio questa possibilità cioè il punto di vista differente cerca i motivi prima che gli esecutori e ne fa il quadro.

    Risposta
    • 29 Ottobre 2017 in 21:35
      Permalink

      La lascio volentieri alla sue convinzioni sulle ferite alla testa di JFK. E sulle incongruenze e i dubbi, che sono materiale quotidiano di TUTTE le indagini, anche di quelle sulle risse nei locali pubblici: figuriamoci quando viene ucciso l’uomo più potente del mondo.

      La mia opinione su Garrison, da studioso del caso, è che la sua indagine fu un’indecenza. Quell’uomo doveva essere cacciato dalla magistratura e messo sotto processo per aver usato in maniera folle e indiscriminata il suo potere per imbastire un processo che rovinò vite, al puro scopo di inseguire la sua smania malata di “fare giustizia”. Shaw venne assolto perché non aveva fatto assolutamente nulla, molto probabilmente Garrison lo sapeva e calpestò i suoi doveri di pubblico accusatore, insieme alla dignità di una persona totalmente estranea ai fatti.

      Basta studiare, per rendersi conto che nessuno organizzò un bel nulla il 22 novembre del 1963. Ma, ripeto, il mistero affascina molto più della verità, e su questo c’è poco da fare. Se poi il mistero, come è avvenuto con Kennedy, riesce a mettere il cappello del complotto in testa agli “uomini onesti”, e la tesi dell’assasino solitario su quella dei potenti/venduti/ecc., trasformandolo in una lotta tra buoni e cattivi, allora non c’è proprio nulla da fare.

      Risposta
      • 29 Ottobre 2017 in 22:43
        Permalink

        1)Basta studiare, per rendersi conto che nessuno organizzò un bel nulla il 22 novembre del 1963. Ma, ripeto, il mistero affascina molto più della verità, e su questo c’è poco da fare. Se poi il mistero, come è avvenuto con Kennedy, riesce a mettere il cappello del complotto in testa agli “uomini onesti”, e la tesi dell’assasino solitario su quella dei potenti/venduti/ecc., trasformandolo in una lotta tra buoni e cattivi, allora non c’è proprio nulla da fare

        Sig. Ferrero le discussioni, quelle civili come è stato tra di noi sono belle perchè aiutano a migliorare i propri punti di vista, io non ho mai escluso che abbiate ragione voi come non riesco a escludere le ragioni di altri , che avanzano dubbi sulla versione ufficiale, cerco per quanto possibile di ragionare in modo logico su entrambe, e trovo che ognuna ha i suoi punti di forza e le sue debolezze è per questo che mi faccio tante domande

        Grazie ancora per la sua pazienza e per quella del Sig. Verdiglio

        Risposta
  • 29 Ottobre 2017 in 17:56
    Permalink

    Altra aggiunta ai commenti appena fatti più sotto, 1) I medici del pronto soccorso di Dallas non erano medici legali, altrimenti l’autopsia non sarebbe stata necessaria. Ma cosa sta dicendo? il cadavere fu trasportato a Washington contro il volere del medico legale del Texas in quel caso le leggi del Texas furono bellamente violate . Diciamo piuttosto che non ci fu proprio la possibilità di fare un autopsia a Dallas si può dire quello che si vuole sul fatto che a Dallas il cadavere non fu rivoltato ma erano tutti Medici e fu veramente una bella coincidenza che si sbagliassero tutti assieme , al Parkland Hospital parlarono, e quelli rimasti parlano ancora ,di vasta ferita nella parte posteriore inferiore del cranio osso occipitale, guardi dove si trova , le foto dell’autopsia mostrano la parte occipitale intatta di cosa sta parlando?

    Risposta
    • 30 Ottobre 2017 in 23:42
      Permalink

      L’occipite non era intatto. La foto che mostra il foro d’entrata nell’occipite fu fatta quando il medico legale (se ne vede il guanto di gomma) prese il cuoio capelluto che pendeva sul retro e lo riportò in posizione normale per evidenziare il piccolo foro, coprendo la lacerazione ossea che interessava le ossa occipito-temporo-parietali a destra del cranio esplose al passaggio del proiettile. Mi piacerebbe molto che Lei (ed altre persone come Lei) prima di sparare i Suoi “Ma di cosa sta parlando?” studiasse e si documentasse. Per quanto riguarda la rimozione del corpo del Presidente, indubbiamente l’illegalità ci fu, e in quell’atmosfera di follia generale del 22 Novembre forse è anche umanamente comprensibile. Ma Lei immagini che l’autopsia, fatta a Dallas, fosse giunta (e non poteva essere diversamente) alle stesse conclusioni di quella federale. Sa cosa avrebbe detto chi crede per forza nel complotto? “Hanno fatto fare un’autopsia addomesticata a Dallas – invece che una imparziale e federale a Washington – perché il texano Johnson intendeva pilotarla e coprire le prove di due o più fucili”. Nel 1998 scrivevo a pagina 146 del mio libro: “Iniziano i sospetti: qualunque scelta è sbagliata. Se l’inchiesta si farà in Texas, i critici diranno che è stata sottratta alle autorità federali per coprire un complotto texano [magari organizzato da Connally e Johnson, aggiungo]. Se la Commissione d’inchiesta sarà federale, la si accuserà di aver portato tutto a Washington per occultare un complotto a livello governativo”. Come posso notare quasi vent’anni dopo dalle Sue parole, non mi ero sbagliato affatto.

      Risposta
      • 2 Novembre 2017 in 19:58
        Permalink

        Salve Sig. Verdegiglio , guardando le foto dell’autopsia , http://www.celebritymorgue.com/jfk/jfk-autopsy.html, si vede chiaramente un foro, sulla parte alta della schiena sopra la scapola destra, che è in relazione con la ferita sotto il pomo di adamo, ci sarà anche il foro che dice lei nella parte occipitale ma sicuramente da questa foto non lo si vede, magari perche in mezzo ai capelli, c’è un’altra immagine en.wikipedia.org/wiki/John_F._Kennedy_autopsy#/media/File:JFK_posterior_head_wound.jpg, con lo stesso posteriore della testa, ma questa non è una foto, è un disegno fatto molto bene, ma si tratta di un disegno, che rappresenta la stessa foto, forse si riferisce a quello? Qui sembra visibile il foro nella parte occipitale. A mio modo di vedere inoltre per completare la documentazione fotografica sarebbe stato giusto scattare o far vedere una foto con la lacerazione ossea che interessava la zona occipito-temporo-parietale , che è descritta invece solo in un disegno, ed è ciò che riporta anche l’autopsia descrivendola come la una grossa ferita. La commissione Warren indica il foro in entrata nella parte superiore della zona occipitale, mi correga se sbaglio , parte superiore osso occipitale, la grossa ferita secondo l’autopsia, parte dalla zona occipitale superiore e interessa la parte parietale temporale . Riporto una breve stralcio del Dr Charrico di Dallas , è nelle testimonianze del rapporto Warren Pag. 361 Vol. 3 ” this was a 5 by 7.1 cm defect in the posterior skull, the occipital region. There was an absence of the calvarium or skull in this area, with shreddered tissue, brain tissue present and initially considerable slow ozzing”, egli dice chiaramente grossa ferita zona occipitale,e mancanza di una parte di cranio in questa zona, per essere il più chiaro possibile l’osso occipitale praticamente interessa tutta la parte posteriore del cranio quello che dice Dr Charrico non è ciò che è descritto nell’ autopsia a meno che si voglia interpretare la sua dichiarazione in altro modo. Anche altri dottori a Dallas riportano di questa grossa ferita posteriore. Ora io sarò anche poco informato, quindi se possibile le chiedo gentilmente di indicarmi delle fonti che attestano qualcosa di diverso sarò ben felice di leggerle per informarmi meglio.
        Grazie

        Risposta
        • 2 Novembre 2017 in 21:14
          Permalink

          Sig Verdegiglio faccio un’altra aggiunta al post di prima, per correttezza aggiungo quest’altro link con la foto del retro della testa molto pìù chiara rispetto a quella che ho allegato, precedentemente, me ne scuso http://15858-presscdn-0-65.pagely.netdna-cdn.com/wp-content/uploads/sites/default/files/images/BE4_HI.jpg ,dove comunque non si fede il piccolo foro ,che lei dice il medico voleva mettere in risalto. Da questa foto è più chiara la ferita laterale anteriore non certo quella occipitale, che sembra del tutto assente, sarà come dice lei perchè il medico tiene il cuoio capelluto in posizione, ma come le ho riportato più sopra stride chiaramente con le affermazioni dei Dottori di Dallas che ho riportato nel post precedente.

          Grazie la saluto

          Risposta
        • 3 Novembre 2017 in 16:00
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          L’HSCA concluse che i medici di Dallas si erano sbagliati (HSCA Report Vol. VII, Part. II, pp. 38-39). I medici di Dallas non voltarono la salma del presidente prima di dichiararne la morte e non potevano avere una precisa cognizione sull’esatta natura delle ferite (Perry addirittura ipotizzò che il foro sotto il pomo d’Adamo potesse essere “d’entrata”).
          Gli unici che videro il retro della testa del presidente furono le infermiere e i necrofori che prepararono la salma per la bara, avvolgendo il cranio devastato in diversi sacchetti di plastica per evitare che si sporcasse il raso interno del feretro.

          Inoltre, come si vede bene nelle foto pubblicate (veda http://www.jfklancer.com/backes/horne/Backes3.html), capelli, cuoio capelluto, sangue e brandelli di cervello rendevano arduo – nella stanza di un pronto soccorso – descrivere in dettaglio particolari anatomici spettanti alla sola competenza di medici legali durante un’autopsia. Anni dopo i medici di Dallas, guardando le foto agli Archivi Nazionali, firmarono una dichiarazione in cui testimoniavano che le foto riproducevano il cadavere di Kennedy come essi lo avevano visto a Dallas.

          Veda il foro d’ingresso occipitale (è rosso chiaro, vicino al righello di misurazione) nella foto a colori dell’autopsia su http://jfk-archives.blogspot.it/2010/07/boh-part-6.html. La ferita di Kennedy interessava tutta la zona occipito-temporo-parietale destra, non solo l’occipite, e se ne possono vedere le fratture nelle radiografie del cranio (veda le foto in http://www.jfklancer.com/photos/Autopsy_photos/X_AUT_1.JPG e anche in http://www.jfklancer.com/photos/Autopsy_photos/X_AUT_2.JPG).

          Il dottor James Carrico (non Charrico come scrive Lei) si sbagliò nel descrivere questa ferita, e non poteva essere diversamente, in quelle circostanze convulse. Io lo so che chi sospetta il complotto non può immaginare che dei medici possano sbagliarsi, soprattutto perché contrastano con le conclusioni ufficiali di quei “corrotti, intimiditi e minacciati truffatori e buffoni” (a questa stregua sono trattati degli onesti professionisti) che eseguirono l’autopsia al Bethesda. Tutto ciò che contrasta la versione ufficiale ha il crisma della possibile verità, gli investigatori ufficiali sono tutte pedine della “copertura della congiura”.

          Risposta
          • 4 Novembre 2017 in 20:42
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            La ringrazio Sig. Verdegiglio per la quantità di documentazione che ha fornito la leggerò , in effetti il foro alla testa dalle foto ai link allegati, si vede più chiaramente, in quelle che ho trovato in rete non riuscivo a vederlo. Cercherò senz’altro il suo libro per avere una visione più completa di tutta la questione.

            La ringrazio e la saluto

  • 28 Ottobre 2017 in 21:22
    Permalink

    Volevo solo fare un’ altra piccola precisazione da aggiungere al commento più sotto, l’anello mancante che dice lei, e pedina fondamentale dell’indagine di Garrison, si chiamava David Ferrie, ma morì poco dopo che l’indagine portata avanti da Garrison venne resa nota, altra piccola coincidenza ,inoltre morì lo stesso giorno anche Eladio Del Valle collegato a David Ferrie e altro personaggio legato all’inchiesta, altra coincidenza nella coincidenza., ma non ci sono prove nelle coincidenze, sono supposizioni quello che è certo è che gli spari vennero da dietro e l’autopsia confermò questa tesi, ok allora fermiamoci qui.

    Mi scusi l’ironia ma veramente faccio fatica a non avere dubbi

    Risposta
    • 28 Ottobre 2017 in 21:40
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      Ferrie non era nessun “anello mancante”. Ebbe il solo torto di avere come istruttore, nella sua pattuglia di “Boy scout” dell’aria, un adolescente di nome Oswald fotografato con lui. Nella faccenda fu coinvolto da un alcolizzato, Jack Martin ,che per una bottiglia e un po’ di soldi avrebbe venduto sua madre. Ferrie non ricordava Oswald, non sapeva nulla dell’attentato, era un bizzarro personaggio che si muoveva in molti ambiti strani e faceva cose strane, ma non era mai stato un criminale. Il fatto che lo rese importante agli occhi di Garrison fu che morisse per un aneurisma cerebrale (forse per un picco pressorio da stress e insonnia prolungata, come mi ha detto un patologo) mentre era messo sotto pressione dai suoi investigatori. Su Del Valle, ucciso a colpi d’ascia, ecco quanto riporta in questo stesso sito (le morti misteriose) Federico Ferrero: ” La storia dell’ascia è falsa. Del Valle era un trafficante di droga: fu vittima di un regolamento di conti, anni dopo i fatti di Dallas. Non sapeva niente di Oswald né di Ruby”. Quindi Del Valle e Ferrie non c’entravano nulla coi fatti di Dallas, anche se bazzicavano ambienti di mafiosi e di estremisti anticastristi. Si, solo coincidenze. Io credo al Caso e alle Coincidenze e nella mia stessa vita potrei citarLe decine di casi che mi sono capitati. E forse anche a Lei.

      Risposta
      • 29 Ottobre 2017 in 13:03
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        Scusi la domanda Sig. Verdilio ma lei è sempre così sicuro delle sue affermazioni? Sembra che sappia per certo che Jack Martin essendo un alcolizzato diceva anche un sacco di balle, sembra quasi che mentre Garrison faceva le sue indagini lei era li al suo fianco a vedere cosa stesse combinando è così sicuro che Ferrie fosse così poco importante nell’inchiesta di Garrison? Come mai quando uscì l’inchiesta,Ferrie telefonò ad un assistente di Garrison chiedendo spiegazioni e dicendo che si sentiva in pericolo, ma sicuramente visto che è l’inchiesta di Garrison , l’assistente racconta balle. Ma ha delle prove o anche nel suo caso possiamo parlare di mere opinioni.

        Risposta
        • 29 Ottobre 2017 in 22:11
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          E NON MI CHIAMO VERDILIO…

          Risposta
          • 29 Ottobre 2017 in 22:12
            Permalink

            PROVE. NON OPINIONI.

  • 27 Ottobre 2017 in 17:27
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    “CMC-Permindex. La chiave dell’assassinio di JFK” è il video su youtube di Michele Metta che “svelerebbe” il complotto contro JFK.

    C’è dentro di tutto: la CIA, Gelli, Andreotti, i fascisti (fra cui sono annoverati anche due antifascisti come Edgardo Sogno e Randolfo Pacciardi), i nazisti, il SIFAR e così via, con la classica tecnica dei “collegamenti”.
    L’anello mancante è come e perché Clay Shaw c’entri con l’assassinio di Kennedy. Su questo punto solo collegamenti, ipotesi, sospetti. Nessuna prova certa. Le uniche testimonianze che legavano Clay shaw a Oswald (testimoni di un seggio elettorale a Clinton, Lousiana, e Perry Russo) risultarono dubbie e controverse. Ovviamente, Metta (di cui voglio però leggere per intero il libro) non comincia mai da un uomo ucciso e uno ferito in un’auto scoperta risalendo alla traiettoria con l’angolazione, ai resti dei proiettili recuperati (sparati dal fucile di Oswald, AD ESCLUSIONE DI OGNI ALTRA ARMA), a quale piano si trovava l’attentatore, a dove si trovava Oswald durante l’attentato, al fatto che fino alle perquisizioni della polizia nessuno vide estranei nel magazzino, al fatto che l’arma rinvenuta al sesto piano fosse attribuibile al solo Oswald, al fatto che Oswald era stato assunto nel magazzino il 15 Ottobre e che il corteo sia passato sotto le sue finestre per una pura casualità organizzativa (nessuno cambiò il tragitto).

    Non esistono prove di “collegamenti” fra Oswald e Shaw e Metta non ragiona sul fatto che uccidere Kennedy avrebbe voluto dire un Johnson del partito democratico che avallò senza problemi la svolta di centro-sinistra in Italia, la sua politica verso di noi non mutò. Dove sta quindi il complotto fascista per uccidere JFK? Ovviamente Metta non lo dice, ma si limita a “collegare” i sospetti. Mi meraviglio che non ci sia dentro anch’io: ho avuto una corrispondenza epistolare negli Anni ’60 con Randolfo Pacciardi, il più caro amico di mio padre (che era del Partito d’Azione e faceva parte della GIL Puglia) era un ex tenente delle Brigate Nere; ho conosciuto Almirante e Donna Assunta Almirante, sono stato in contatto con la famiglia di Edgardo Sogno a Torino. Il 22 Novembre del 1963 a Dallas c’era un collega di mio padre, il tenore Giuseppe Di Stefano. Ho foto con Giulio Andreotti mentre gli consegno la mia inchiesta sull’assassinio di Kennedy; a Roma abitavo in via Montezebio, accanto all’appartamento del generale Umberto Nobile che era stato fino al 1928 il “pupillo” aeronautico di Mussolini. Potrei continuare. Stai a vedere che Verdegiglio sotto sotto è pagato dalla CIA? In fondo nel Novembre 1963 io abitavo vicino a Bari, proprio dove David Ferrie si era laureato…

    Risposta
    • 28 Ottobre 2017 in 0:49
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      Ma è proprio questo, è il punto di vista diverso, è da dove si parte nell’analisi di questo caso, io sono daccordo con lei che le analisi forensi e l’autopsia dimostrano ciò che la commissione Warren stabilì. Lo so che le indagini di un omicidio vanno trattate con questi crismi, il suo punto di vista è decisamente ragionevole non ho nulla da dire, ma mi faccio delle domande, parlo molto in generale si può continuare a discutere all’infinito su chi sentì provenire gli spari da dietro, chi da parte e ribadire che c’è uno studio forense, c’è stato un eco, che l’autopsia dimostra qualcosa di diverso da ciò che alcuni dottori di Dallas videro ,vede io credo che ci sono tantissime cose che comunque non quadrano, ma rimane una mia opinione, come rimane un opinione quella di alcuni testimoni oculari che videro o sentirono qualcosa che non è stato scientificamente provato perchè l’analisi scientifica dice altro, ci sta tutto e il contrario di tutto. Premetto che non ritengo il film di Oliver Stones l’analisi reale dell’indagine che condusse Garrison il quale dal canto suo secondo mè fece i suoi errori; comunque ci fù una frase che mi colpì la mettro tra virgolette ” il chi e il come sono per tenere l’opinione pubblica impegnata a non chiedersi il perchè” questo secondo mè è vero, ci pensi, bisogna anche dare spazio a dei punti di vista diversi se questi poi portano alla stessa conclusione allora no è ragionevole avere dubbi, come vede però Show non era proprio un semplice uomo d’affari ma era legato ad un mondo molto oscuro se Garrison arrivò a lui mi è difficile pensare che fosse un caso ma credo che dietro ci fosse un’indagine che ha una logica, ora a distanza di diversi anni Metta ripropone in uno scenario più ampio società che richiamano il nome di Clay Show anche questo si aggiunge alla miriade di concidenze che il momento storico di quegli anni ci propone. Quando lei dice Johnson avallò un governo di centro sinistra in Italia, si riferisce al governo proposto da Moro nel 1963 formato appunto da DC, PSI, PSDI e PRI, si vero ma guardi che quello non era certo il pericolo di un spostamento a sinistra temuto dagli Stati Uniti, nel 78 lo stesso Moro cercò di formare un governo col PCI (compromesso storico) e i risultati li ricordiamo tutti, poi c’è la storia , di P2 Gladioche a conti fatti ha a che fare anche con Moro , che ci parla di quanto il potere temesse il comunismo, insomma la storia non si può descrivere in un due minuti, e secondo mè Dallas fa parte proprio dello stesso contesto storico con le ombre che affliggono più o meno tutti i casi richiamati da Metta cioè partono dalla stessa origine.

      Ho cercato di descriverle il mio pensiero spero di non averla tediata

      Grazie

      Risposta
      • 28 Ottobre 2017 in 21:24
        Permalink

        Signor Zanzottera, non mi ha tediato affatto. Ecco le mie risposte:

        1) “Si può continuare a discutere all’infinito su chi sentì provenire gli spari da dietro, chi da parte e ribadire che c’è uno studio forense, c’è stato un eco, che l’autopsia dimostra qualcosa di diverso da ciò che alcuni dottori di Dallas videro ,vede io credo che ci sono tantissime cose che comunque non quadrano, ma rimane una mia opinione, come rimane un opinione quella di alcuni testimoni oculari che videro o sentirono qualcosa che non è stato scientificamente provato perché l’analisi scientifica dice altro, ci sta tutto e il contrario di tutto”.
        No guardi, le analisi delle Commissioni (di tutte le Commissioni, pubbliche e private) hanno ribadito dei punti fermi dai quali non si può prescindere: a) Kennedy e Connally furono colpiti solo ed esclusivamente da proiettili sparati dal fucile ’91 ritrovato al sesto piano del magazzino, AD ESCLUSIONE DI OGNI ALTRA ARMA, e la natura delle loro ferite è compatibile con questa conclusione; b) il fucile ritrovato fu senza alcun dubbio attribuibile a Oswald, che lo aveva acquistato per posta; c) nessuno vide ESTRANEI nel magazzino PRIMA dell’attentato, d) la prova ACUSTICA di alcuni periti dell’HSCA che stabiliva UN QUARTO sparo dalla collinetta fu invalidata da una successiva e perfezionata analisi dell’Accademia Americana delle Scienze e dalla posizione della moto che avrebbe registrato il supposto quarto sparo (un colpo sparato da una schiappa di killer ingaggiato per uccidere l’uomo più importante del mondo: avrebbe mancato non solo il presidente, ma gli altri nell’auto, l’auto stessa, gli spettatori e qualunque altra cosa nel prato di fronte…). i medici del pronto soccorso di Dallas non erano medici legali, altrimenti l’autopsia non sarebbe stata necessaria. Videro le ferite senza che mai il corpo di JFK venisse rivoltato e si basarono su quei momenti concitati e drammatici per fissare nella loro memoria ciò che a loro sembrava di ricordare. quando negli archivi nazionali furono loro mostrate le foto a colori dell’autopsia, tutti firmarono un affidavit in cui concordavano che quelle erano le condizioni del corpo del presidente che avevano visto all’ospedale. La ferita alla testa era molto vasta e andava da dietro (osso occipitale) fino all’osso temporo-parietale, un’asportazione ossea con un diametro massimo di ben 15 cm, quanto il palmo di una mano. Poi Lei può avere l’opinione che più desidera e io la rispetto.

        2) “Comunque ci fu una frase che mi colpì e la metto tra virgolette: “il chi e il come sono per tenere l’opinione pubblica impegnata a non chiedersi il perché”.
        Questo secondo me è vero, ci pensi, bisogna anche dare spazio a dei punti di vista diversi se questi poi portano alla stessa conclusione allora no è ragionevole avere dubbi, come vede però Shaw non era proprio un semplice uomo d’affari ma era legato ad un mondo molto oscuro se Garrison arrivò a lui mi è difficile pensare che fosse un caso ma credo che dietro ci fosse un’indagine che ha una logica, ora a distanza di diversi anni Metta ripropone in uno scenario più ampio società che richiamano il nome di Clay Shaw anche questo si aggiunge alla miriade di coincidenze che il momento storico di quegli anni ci propone”.
        Stabiliamo subito una cosa: lo so che è inquietante, ma non ci fu un “perché” nella morte di Kennedy che non fosse nella mente malata di Oswald. E questo lo si capisce solo studiando attentamente IL CHI e IL COME il delitto fu compiuto; Shaw era un importante uomo d’affari e come tale – in quegli anni era abituale – era un informatore (non un agente) della Domestic Contact Division della CIA. In epoca in cui non c’erano satelliti e perfezionati mezzi elettronici i rapporti dei businessmen americani che andavano in Paesi stranieri erano molto importanti per l’Agenzia. Quel folle di Garrison arrivò a lui in modo altrettanto pazzesco, basandosi sulle testimonianze di un avvocato ciccione megalomane (Andrews, che poi asserì di essersi inventato tutto), di un alcolizzato come Jack Martin e di un tale Perry Russo, che fece (solo sotto ipnosi “pilotata”) il nome di un tale Leon Oswald e di un tale Clay Bertrand, già citato da Andrews. Per Garrison Clay Bertrand non poteva che essere il nome di copertura omosessuale di Shaw. Infatti la prima indagine di Garrison si diresse verso un complotto di omosessuali (Shaw, Russo, Ferrie, il bisex Oswald), poi contro la CIA, poi contro gli anticastristi, l’FBI (Guy Banister), la lobby delle armi pro-Vietnam, Lyndon Johnson, la mafia come manovalanza, i neonazisti. Una follia di avvisi di garanzia continui.

        Il Grand Jury, che era completamente soggiogato da lui, convalidò il rinvio a giudizio di Shaw, ma in tribunale non si riuscì a provare la sua colpevolezza. Garrison continuò a perseguitarlo dopo l’assoluzione e la procura gli impose di smettere questa persecuzione. Infatti, con gli ultimi soldi rimastigli, Shaw lo aveva denunciato, ma era ormai ridotto in miseria, malato, solo e non riuscì a portare Garrison in tribunale perché morì di cancro (Enzo Tortora docet). Di quale lato oscuro di Shaw parla? La Permindex? Il Centro Mondiale Commerciale di Roma? Erano istituti di copertura della CIA? E anche se fosse? Cosa c’entravano con Oswald, unico autore dell’assassinio? E perché Shaw avrebbe dovuto cospirare contro Kennedy, di cui era un ammiratore ed elettore? Lo so che il mistero affascina, l’intrigo è più affascinante, ma qui a mio avviso non ci sono più “lati oscuri” né prove di tutti questi supposti retroscena

        Risposta
        • 29 Ottobre 2017 in 14:20
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          Ma io non ho dubbi sul fatto che le commissioni fecero il loro lavoro con le prove fornitegli, non sto contestando nulla delle prove forensi, posso solo dirle che Connelly , c’è anche un intervista pubblica, non credette mai al fatto che la stessa pallottola che colpì Kennedy colpì anche lui, e come testimone oculare è difficile escluderlo, e comunque qualcuno che vide un uomo col fucile al sesto piano alla finestra opposta dalla quale sparò Oswald ci fù, la testimonianza è nel rapporto Warren quindi non è vero che non fù visto nessuno, c’è una foto dell’autopsia dove si vede la parte posteriore della testa ma non c’è traccia della ferita occipitale, come lo spiega? inoltre si parla di una grossa ferita alla tempia e solo di un foro di entrata sul posteriore, la ferita alla tempia arriva vicino all’orecchio, ho scaricato i fogli dell’autopsia. Al di la di questo, e come vede potremmo discuterne all’infinito e lei rimarebbe con le sue certezze e io rimarrei con i miei dubbi, io volevo solo dire che se per ipotesi ci fù un colpo di stato secondo lei quale attendibilità avrebbero le prove forensi e l’autopsia? E’ per questo motivo che mi sembra ragionevole e non affascinante come crede lei, intraprendere inchieste che partono da punti di vista diversi, ma ripeto è solo una mia opinione.

          Risposta
          • 29 Ottobre 2017 in 18:09
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            ma scusi: se una vittima di sparatoria ha un’opinione/ricordo sulla dinamica che non corrisponde a ciò che viene rilevato, cosa bisogna fare secondo lei? quando nei processi un testimone dice “mi ha sparato e poi ho sentito la sirena della polizia e il semaforo era rosso” e le indagini accertano che la polizia era a due chilometri e il semaforo era verde, dobbiamo dare per buone le parole (in buona fede) della vittima o stare ai fatti?

            quale sarebbe la fotografia in cui non si vede la ferita?

            dopodiché sì, ha ragione: che senso ha discutere sul materiale probatorio quando lei (e chi la pensa come lei), in ogni momento, se ne può uscire sostenendo che le prove sono false e fabbricate (circostanza assurda per la miriade di fonti delle prove, dalle foto ai filmati ai documenti alle testimonianze, ma lasciamo stare la ragionevolezza ché se si vuol credere al complotto si è disposti a parcheggiare in soffitta il raziocinio)? nessuno.

  • 26 Ottobre 2017 in 18:41
    Permalink

    Comunque le ricordo per dovere di cronaca che Helms dichiarò che Clay Show era sotto contratto con la CIA. Questo per il beneficio del dubbio è meglio dirlo non crede?

    Risposta
    • 26 Ottobre 2017 in 19:00
      Permalink

      certo. lo direi se fosse vero.
      invece è vero che Richard Helms Helms non disse mai che Clay Shaw era un agente. disse solo che Shaw, come migliaia di uomini d’affari di quegli anni, era un informatore per le attività economiche all’estero per mezzo del Domestic Contact Division, ma negò risolutamente che fosse mai stato un agente.

      Risposta
      • 26 Ottobre 2017 in 23:14
        Permalink

        Era sotto contratto con la CIA, non era un agente lavorava con societa come Centro mondo Commerciale e Permindex (Permanent industrial exhibition) i nomi non le dicono nulla ?
        non so perchè ma non riesco a copiare un link che parla proprio del ruolo di Clay Show con queste società….peccato è interessante e istruttivo.

        Risposta
        • 27 Ottobre 2017 in 9:44
          Permalink

          guardi, le posso dire una cosa?
          Clay Shaw fu letteralmente rovinato da un pubblico ministero disgraziato, il peggio che si possa pensare. ha presente il pm che condannò Enzo Tortora? ecco, peggio: il district attorney che imbastì quel grottesco processo tentò di incolpare dell’assassinio del massimo rappresentante del popolo americano un signore che non c’entrava un fico secco. Shaw perse tutto: la stima, il patrimonio, la salute. si ammalò di cancro e morì in solitudine, nonostante l’assoluzione (a pensarci bene, una fine tristemente simile a quella di Tortora).

          e siamo ancora qui a celebrare il paladino dei cittadini, Garrison, che lotta contro le angherie del potere? le consiglierei di rivolgere altrove la sua voglia di giustizia e di democrazia: pure io detesto le lobby e vorrei un’amministrazione trasparente condotta da uomini onesti, ma Jim Garrison era – nella migliore delle ipotesi – un visionario. che non pagò mai la responsabilità di aver distrutto (almeno) una vita umana.

          Risposta
          • 27 Ottobre 2017 in 13:38
            Permalink

            Ma non celebro proprio nessuno, il processo a Enzo Tortora fu una cosa completamente diversa da quello che ricordo ci furono testimoni che ritrattarono e cambiarono le loro testimonianze era palese ,e tutti gli italiani o quasi si schierarono dalla sua parte nessuno credette alla sua colpevolezza, guardi le copio uno stralcio di chi era la Permindex e Centro Mondo Commerciale.

            Nel 2014 il ricercatore italiano Michele Metta, trovati i documenti societari, li pubblica in un libro intitolato CMC, Tale libro, che si avvale del sostegno fattivo del Presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime della Strage di Bologna Paolo Bolognesi, scopre, così, che la Permindex-CMC era finanziata da due banche collegate dapprima al finanziamento di Adolf Hitler, e poi al capo della CIA Allen Dulles e a suo fratello Foster Dulles: si tratta della Seligman e della Schroder. Cmc, una società per azioni, è la declinazione italiana della Permindex (Permanent industrial exhibition), ma si occupa di tutt’altro rispetto a ciò che il suo nome evoca, in base alla ricostruzione di Metta. Secondo il quale, “avere finalmente reperito questa documentazione è importantissimo: per il Cmc lavorava infatti Clay Shaw.

            Ora io non so se Garrison abbia rovinato la vita di Clay Show, ma so che partì proprio da Centro Mondo Commerciale per risalire al ruolo di Clay Show alla CIA e ai fatti che poi riguardano Dallas. Ora magari lei ha ragione e ha trovato tutte le risposte, mentre io sono qui a farmi un sacco di domande, ma queste società lavoravano all’estero proprio per organizzare colpi di stato o mantenere situazione dove gli USA avevano controllo, ora per un attimo ipotiziamo e dico ipotiziamo che a Dallas ci fù un colpo di stato secondo lei chi lo poteva organizzare ?

  • 28 Novembre 2013 in 1:57
    Permalink

    Ricordo forse male, ma nel film di Stone la figura di Garrison possiede diverse ombre e ambiguità, sebbene sia evidente “la parte” del regista (come nel quasi intero cinema di Stone del resto).
    Ricordo quando lo vidi che in più di un momento della lunga (troppo?) narrazione riuscì a rendermelo antipatico, pur sposandone ai tempi le tesi di fondo.

    Risposta

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