Un cecchino, tre colpi: la soluzione è il semaforo?

lostbulletL’anniversario dell’attentato del 2011 ha portato con sé una rivisitazione tecnologica delle prove documentali sul caso Kennedy. E non è una pura rimasticazione di notizie del passato: anzi: la notizia non ha avuto molta pubblicità, soprattutto in Italia, ma  una soluzione all’unico mistero concreto della sparatoria in Dealey Plaza forse è stata trovata. Il lavoro, presentato a fine novembre, è JFK: The lost bullet, un documentario firmato dal giornalista statunitense Max Holland.

Il filmato inizia con una triste rassegna del criminal-turismo: saltimbanchi, ciarlatani, sedicenti ricercatori che si installano giornalmente in Dealey Plaza per vendere riviste, paccottiglia o visite guidate. Gente che filma, fotografa, guarda in su verso la finestra del sesto piano: una scena che si ripete quotidianamente, a Dallas. La Henninger Media Services ha restaurato e reso disponibile in alta definizione il filmato di Abraham Zapruder, mentre la Image Trends ha migliorato digitalmente la copia di prima mano del film di Zapdruder conservata negli Archivi Nazionali.

Una prima conclusione cui si giunge è che un’ipotesi complottista tra le più ardite, cioè che a sparare al presidente sia stato l’autista della Lincoln William Greer, è pura fantasia: i fotogrammi restaurati lo mostrano chiaramente con le mani sul volante e il viso girato verso i sedili posteriori. Si affronta, poi, la vicenda del terzo colpo, quello alla testa, qui denominato proiettile C. Un colpo che potrebbe essere stato sparato dalla collinetta erbosa. Si usa, per studiare la vicenda, il film di Orville Nix. Con la consulenza dell’esperto balistico Larry Sturdivan, autore di The JFK Myths, Holland ricorda correttamente che se è vero che molta gente ebbe l’impressione che si stesse sparando dalla collinetta, molti più furono quelli che indicarono come fonte di tutti i colpi il deposito. Parla, dopo decenni di silenzio, Amos Euins, allora 15enne. Fu lui a indicare gli agenti il TSBD come fonte degli spari, di tutti e tre gli spari.

Si lavora alla Library of Congress sugli altri filmati dell’attentato. Il filmato di Mark Bell, in particolare, diventa  nitidissimo. Davvero emozionante, rivedere questi nastri amatoriali finalmente disponibili con una strabiliante qualità video, considerati i supporti a disposizione nel 1963. Bell offre una carrellata della collinetta erbosa, dalla quale non si scorge alcuna figura animata.

Avvicinandoci al fulcro del documentario, si parla di una questione marginale ma interessante: i tre bossoli lasciati da Oswald accanto alla finestra del sesto piano. I teorici del complotto sostengono che aver ritrovato quei bossoli così vicini, quasi allineati, suggerisse che qualcuno (un cospiratore piuttosto idiota, mi permetterei di aggiungere) li avesse messi lì a bella posta, per far cadere le colpe sul povero Oswald. Il team di Holland procede a un esperimento molto semplice ed efficace: far sparare tre colpi nelle stesse condizioni ambientali in cui si trovava Oswald e… sorpresa! I tre bossoli ricadono in posizione reciproca praticamente identica rispetto ai due bossoli più vicini del 1963. In verità però, come si evince dalla fotografia, solo due bossoli furono ritrovati vicini. Il terzo no.

digiZapruder
Un fotogramma di Zapruder, prima e dopo la digitalizzazione

La particolare disposizione della posizione dei bossoli sul pavimento ha acceso un lume nella mente di Holland: e se il primo colpo fosse stato sparato con l’attentatore in una posizione di tiro diversa? Magari quando Oswald mirò col corteo ancora impegnato nella svolta tra Houston Street ed Elm Street?L’intuizione è notevole. Nessuno, in tanti anni, aveva pensato a un cambio di prospettiva per tentare un passo ulteriore: ipotizzare una soluzione per il mistero del primo colpo, quello che andò perduto (se non per i microframmenti ritrovati in fondo alla piazza, che ferirono di striscio lo spettatore James Tague). E se il colpo fosse stato deviato da qualcosa che è in bella evidenza, in tutti i filmati dell’assassinio, ma che incredibilmente nessuno ha mai considerato? La deviazione sulla struttura metallica del semaforo spiegherebbe molte cose: il colpo andato a vuoto, la frammentazione della camiciatura del proiettile, la presenza di schegge “impazzite” in Dealey Plaza.

Max Holland indica il semaforo tra la Houston ed Elm Street
Max Holland indica il semaforo tra la Houston ed Elm Street

Ebbene, forse è andata proprio così. Studiando l’esatta posizione dell’automobile presidenziale al momento della svolta a sinistra, Holland si accorge infatti che l’attentatore dal sesto piano avrebbe incontrato come ostacolo non solo la famosa quercia, ma anche un semaforo e la sua struttura metallica. Una squadra di ricercatori, quindi, sale fino al semaforo (che però, purtroppo, è stato sostituito molti anni fa) per cercare tracce del passaggio del proiettile sul resto della struttura. Niente da fare. Ma la ricerca non si conclude con un buco nell’acqua perché, esaminando le fotografie e i filmati effettuati dagli inquirenti nei giorni successivi l’attentato, si nota un particolare sensazionale: ripreso da diverse angolazioni, il semaforo mostra in maniera evidente la presenza di un foro. Si tratta di una scoperta non decisiva ma comunque clamorosa: ci sono concrete possibilità che Lee Oswald abbia centrato, col primo colpo, il semaforo e che il colpo deviato (con la pallottola privata della sua camiciatura in rame) sia finito dalle parti di Tague.

FORO
Il foro nel semaforo tra Houston ed Elm Street

La teoria è verosimile, ha indizi a suo favore e nessun punto debole, né indizi o prove che possano inficiarla: anche i tempi della sparatoria rimarrebbero sostanzialmente invariati. Purtroppo, però, sarà impossibile ottenere la riprova di questa possibilità che, tuttavia, può diventare a tutt’oggi la versione più probabile della sparatoria. L’unico vero punto oscuro della sparatoria di Dallas del 22 novembre 1963, che ha costretto varie commissioni ad acrobazie logiche per giustificare il comportamento del primo colpo sparato dal deposito dei libri, potrebbe essere… un caso chiuso. E il lavoro di Holland rappresenta un serio contributo alla ricerca su una vicenda che, ormai, è giunta alla sua pressoché completa soluzione.

 

8 pensieri riguardo “Un cecchino, tre colpi: la soluzione è il semaforo?

  • 26 Novembre 2016 in 11:50
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    Buongiorno , volevo aggiungere che c’ e’ anche un altra cosa che mi pare assurda in tutta la vicenda e , precisamente il fatto che la commissione Warren non abbia permesso a Jack Ruby la sua deposizione . Ruby aveva chiesto di deporre a patto di essere trasferito a Washington , considerato che a Dallas probabilmente temeva per la sua vita e , gli fu negato. Come e’ possibile che la commissione non abbia ritenuto necessario ascoltare ciò’ che uno dei protagonisti del 22 novembre aveva da dire ? Comunque , entro ottobre 2017 per legge dovrebbero venire desecretati gli ultimi documenti ancora segreti e , forse , sara’ allora che qualche mistero potrà’ essere chiarito . Certo e’ che se ancora una volta , magari per motivi di sicurezza nazionale il presidente USA in carica si opponesse alla pubblicazione di anche solo un documento allora questo fatto non farebbe che alimentare la credibilità’ che qualcosa di inconfessabile sia successo il 22 novembre 1963.

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  • 26 Novembre 2016 in 0:30
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    Salve , nel caso in cui Oswald avesse sparato sul semaforo ci sarebbe un prolungamento dei tempi degli spari , o sbaglio ? Possibile allora che gli uomini del servizio segreto , già’ poco reattivi nel caso in cui la sparatoria fosse durata quei famosi 6 secondi abbiano letteralmente ignorato un esplosione in un lasso di tempo ancora maggiore ? Questo francamente mi pare troppo strano anche per una situazione ingarbugliata come la vicenda di questo assassinio.

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  • 1 Marzo 2014 in 14:17
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    Salve Signor Ferrero,
    per quanto riguarda la posizione dei 3 bossoli (questa è una mia opinione personale) può anche darsi che Oswald,per la fretta di nascondere il fucile,diede un calcio a uno dei 3 bossoli ecco perché si trovava in una posizione “anomala”.
    Non credo che Oswald sparò il primo colpo quando il corteo era ancora in Houston Street, prima della svolta a sinistra in Elm Street.Non dimentichiamo che nel filmato di Zapruder si vede la bimba con il vestito rosso:Rosemary Willis fermarsi di colpo al fotogramma 180 e molte persone,pro e contro il complotto ipotizzano che fu in quel momento,sicuramente qualche fotogramma prima,che fu sparato il primo colpo.
    Vorrei conoscere il suo parere al riguardo.
    Per quanto riguarda la deviazione della prima pallottola,mi sembra più credibile la deviazione da parte del semaforo rispetto al famoso ramo d’albero.Però è scandaloso che nessuno si sia accorto che sulla traiettoria Oswald-Kennedy ci fosse un semaforo e che nessuno l’abbia controllato.
    Un ultima cosa,ho visto il film documentario “Parkland” di Peter Landsmann,alla fine del film si vede James P. Hosty bruciare dei documenti riguardante Oswald.E’ vera questa scena?Se la riposta è si,cosa ha distrutto?
    Spero di leggere presto il suo parere,grazie.
    A presto,
    Alessandro

    Risposta
    • 5 Marzo 2014 in 9:12
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      salve Alessandro e grazie. il calcio al bossolo è possibile, certo. in realtà il semaforo è all’angolo tra Houston ed Elm Street, nel testo c’è una mia imprecisione (che correggo subito, e la ringrazio).

      sul fatto che nessuno avesse pensato a esaminare il semaforo la penso come lei, ma purtroppo quella non fu certo l’unica carenza investigativa…

      sì, è vero che Hosty distrusse dei fogli: erano (lui disse) delle minacce rivoltegli da Lee Oswald, che lui ritenne ormai inutili una volta che Oswald venne ammazzato. non si capisce bene perché decise di disfarsene, onestamente… ma è anche vero che Hosty era un agente locale, di livello base: la sua conoscenza di faccende delicate in tema di sicurezza nazionale era pressoché nulla.

      grazie
      FF

      Risposta

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