FAQ

La gran parte del pubblico si avvicina al caso Kennedy convinta di avere già le risposte: gli spari simultanei e frontali, i testimoni uccisi, i medici corrotti, il fucile giocattolo di Oswald. Ecco perché è utile una sezione dedicata alle Frequently Asked Questions: la trovate qui.

3 pensieri riguardo “FAQ

  • 16 Gennaio 2018 in 18:54
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    Cosa vorrebbe dire con questo? Che non sia stato Oswald a sparare a Kennedy? Vuole giungere a questa conclusione, per caso?

    Risposta
  • 8 Giugno 2017 in 0:49
    Permalink

    La Sua è una ben strana ricostruzioni dei tre tiri di Oswald (8 secondi), mi perdoni

    Risposta
  • 31 Maggio 2017 in 10:38
    Permalink

    Lee Harvey Oswald, cecchino infallibile o imbranato totale?

    Il valore di Oswald come tiratore sembra ormai assodato che fosse stato giudicato discreto dal corpo dei Marines. Eppure il grado di difficoltà dei tiri attribuiti a lui nei due attentati, a Walker ad aprile e a JFK a novembre 1963, abbinato poi all’effetto finale dei tiri stessi sembra mostrare una curiosa e graduale crescita di qualità….
    Analizzandoli in successione cronologica si può infatti stabilire un andamento quantomeno singolare riguardo al’incremento della precisione del cecchino. Anche le motivazioni strettamente politiche che portano Oswald agli attentati sembrano piuttosto in contrasto tra loro.
    Secondo la moglie Marina, prima attentò contro la vita del generale Walker, razzista, fascista e anticomunista che propugnava l’invasione militare di Cuba per uccidere Fidel Castro e, anche per questo, nemico giurato di JFK proprio a causa della linea politica del presidente definita “troppo morbida” nei confronti del dittatore cubano. Poi, con un apparentemente incomprensibile, improvviso ribaltone motivazional-politico, decise di attentare anche alla vita di JFK, un personaggio, cioè, che era l’esatta contrapposizione politica a Walker, cioè democratico, liberale e difensore dei diritti civili delle minoranze e proprio per questo obiettivo principe degli attacchi mediatici del generale e della sua organizzazione segregazionista, violenta, anti-liberal, anti diritti civili, ecc .
    Curioso davvero, ma non impossibile, certo.
    Si dirà che è normale riscontrare comportamenti assurdi ed spesso in contrapposizione in uno psicopatico malato di protagonismo a tutti i costi, come fu definito Oswald.
    Procediamo con ordine. Sui tre tiri a JFK nella Dealey Plaza sappiamo ormai tutto, quindi soffermiamoci soprattutto sull’attentato a Walker.

    Il generale Edwin A. Walker, un Texano che aveva servito nella Seconda Guerra Mondiale e nella guerra di Corea, si era dimesso dal suo posto dell’esercito nel 1961, dopo che un’indagine ordinata da Kennedy aveva scoperto che aveva violato l’ Atto Hatch, che vietava ai dipendenti federali di impegnarsi in attività politiche sul lavoro, diffondendo le tesi violente ed estremiste della John Birch Society alle sue truppe, tentando così di dirigerne le preferenze politiche e il voto. Walker si trasferì quindi a Dallas e divenne un leader dell’attività politica di destra nella città.
    Proprio il generale Walker fu il promotore del famoso manifesto contro JFK, “Wanted For Treason”, con cui furono tappezzati i muri di Dallas in occasione della visita del presidente a novembre. Questo volantino, per un totale di circa 5.000 copie, fu distribuito a Dallas nei giorni precedenti la visita di Kennedy, prefissata per il 22 novembre 1963, in cui si accusava il presidente di una serie di reati, e cioè di “essere servile al comunismo, di nominare anti-cristiani negli uffici federali, di mentire al popolo americano riguardo alla sua vita personale, ecc.”

    Secondo la testimonianza della moglie Marina alla commissione Warren, Oswald le raccontò che la sera del 10 aprile 1963 aveva viaggiato in autobus fino alla casa del Generale Walker, di essersi appostato fuori dalla residenza del generale e di aver sparato alcuni colpi contro la vetrata. Vedendolo cadere, lo credette morto e seppellì il fucile usato. La motivazione dell’attentato era che Oswald considerava Walker come leader di una “organizzazione fascista “. Sempre secondo Marina, il previdente Lee si era preoccupato addirittura di lasciare una nota scritta a mano in cui, in lingua russa, spiegava alla moglie il da fare se lui fosse stato arrestato.
    Secondo la commissione Warren , Oswald aveva cominciato a mettere Walker sotto sorveglianza, osservando e fotografando la casa del generale nel fine settimana del 9-10 marzo.

    Tralasciando i tanti dubbi nati intorno a questa vicenda (scarsa credibilità assodata dalla Commissione Warren in altre deposizioni di Marina; testimonianza di Coleman, un vicino di Walker che, allarmato dallo sparo, aveva visto due uomini salire in fretta su due auto e allontanarsi e nessuno dei due somigliava a Oswald; valutazione della potenza del colpo nel muro non compatibile con quella del Carcano; Robert Surrey, socio di Walker, riferì di aver visto due uomini che agivano con fare furtivo sul retro della casa del generale accanto alla recinzione due giorni prima dell’attentato, poi i due si allontanarono su di un auto senza targa. Nessuno dei due somigliava ad Oswald, ecc.) per un attimo concediamo pure che il responsabile sia stato Oswald per completare il ragionamento.

    Secondo la testimonianza dello stesso generale, mentre Walker era seduto ad una scrivania nella sua sala da pranzo, un proiettile colpì il telaio in legno della sua finestra della sala. Walker, udì la detonazione e fu convinto che qualcuno gli aveva tirato contro un petardo, ma poi si rese conto che era ferito e che perdeva sangue dall’avambraccio, era stato in effetti ferito dai frammenti della finestra. Si allontanò dalla finestra e vide il buco nel muro causato evidentemente da un proiettile proprio là dove poco prima era la sua testa e si precipitò al piano superiore per prendere la sua pistola. Secondo la ricostruzione della polizia il tiratore probabilmente aveva trovato un punto d’appoggio sulla recinzione della casa del generale, e i poliziotti effettivamente avevano trovato nella zona da cui era partito il tiro una tacca sospetta sulla recinzione in legno. L’attentatore aveva sparato quindi da pochi metri.

    Analizziamo ora, rispettandone la cronologia, i presunti 4 tiri attribuiti a Oswald:

    1° tiro, 10 aprile 1963: tiro a Walker con probabile appoggio del fucile sulla recinzione, e conseguente maggiore stabilità dell’arma, con bersaglio immobile a distanza di pochi metri. Eppure tiro fallito perché il proiettile fu deviato dalla struttura in legno della finestra attraverso cui Oswald aveva messo sotto mira Walker. Veramente curioso per un esperto tiratore dei Marines…….

    2° tiro, 22 novembre 1963: 1° tiro a JFK dalla finestra del 6° piano del Texas School Book Depository, con bersaglio in allontanamento, alla distanza di circa 30 metri. Ennesimo tiro fallito, Oswald, considerato buon tiratore, nel puntare JFK che era nell’auto in movimento, curiosamente non si accorge che nello spostare il fucile verso destra per seguire il movimento in allontanamento dell’auto presidenziale, spara proprio nell’attimo in cui il bersaglio è oscurato da un ostacolo, albero o semaforo che sia, curiosamente non previsto nella linea di tiro da un tiratore scelto. Il proiettile, probabilmente frammentatosi al contatto con l’ostacolo (piu’ probabile il semaforo metallico che l’albero di legno….) si divide nella sua corsa e una parte colpisce l’asfalto nei pressi del corteo (osservate scintille sull’asfalto dai poliziotti di scorta) e l’altra pare che schizzi a 150 metri di distanza per colpire il bordo del marciapiede, e di rimbalzo ferire di striscio la guancia di Tague, in piedi su di esso, sotto il cavalcavia nell’atto di osservare il corteo, sempre secondo le versioni ufficiali.

    3° tiro, 22 novembre 1963: 2° tiro a JFK dalla finestra del 6° piano del Texas School Book Depository, con bersaglio in movimento e allontanamento, alla distanza di circa 60 metri. Questa volta, pur aumentando le difficoltà, il tiro va a segno ma non è mortale, infatti se Oswald aveva plausibilmente mirato alla testa di JFK, colpisce invece il presidente alla schiena. Quindi ennesimo tiro fallito, ma non disperiamo, la mira migliora……

    4° tiro, 22 novembre 1963: 3° tiro a JFK dalla finestra del 6° piano del Texas School Book Depository, con bersaglio in movimento e allontanamento, alla distanza di circa 80 metri. Condizioni decisamente più difficili dei tiri precedenti, eppure centro pieno, finalmente! JFK è colpito alla nuca e il colpo è mortale.

    Insomma, il tiratore dei Marines L. H. Oswald presentò uno strano modo per mostrare le sue indubbie qualità, più semplice era il tiro e più lo sbagliava e al contrario più le condizioni di tiro erano complicate più la sua mira risultò efficace!!!

    Eppure, guidati dal buon senso comune, ci si potrebbe aspettare proprio il contrario.
    In un programma realizzato da History Channel qualche anno fa, ricrearono le stesse condizioni di tiro dalla prospettiva di Oswald in quel giorno nella Dealey Plaza. MATTEW MELTON, ex tiratore scelto Navy Seals Team 3, nel poligono dell’Accademia di tiro difensivo del Texas, Ferris, Texas, si adoperò per ripetere i tre tiri di Oswald usando lo stesso fucile Carcano dell’epoca. Posizionato in cima a una torre che simulava il 6° piano del deposito da cui sparò Oswald, il tiratore scelto Melton cercò di ripeterne l’impresa.
    Le immagini del documentario mostrano che Melton, però con bersagli fermi, ma posti alle stesse distanze dei tiri tentati da Oswald, al primo tiro a 30 metri colpisce il bersaglio tra l’anello del punteggio 12 ed il centro assoluto; il secondo tiro, a 60 metri, colpisce la linea tra gli anelli 10 e 12 ed col terzo a 80 metri colpisce il bersaglio tra l’anello 8 e il 6, il tutto in 5,53 secondi (5,6 sec. il tempo di Oswald secondo la commissione Warren). Quindi, seppure col vantaggio dei bersagli fermi e non in allontanamento com’era capitato ad Oswald, il tiro di Melton peggiora con l’aumentare della distanza, secondo buonsenso comune…… Oswald, invece……

    Qual è dunque il vero Oswald? Quello imbranato totale che, mirando per uccidere da pochi metri un Walker immobile o un JFK in movimento lento ad appena 30 metri, colpisce invece l’asse di struttura della finestra attraverso cui mirava al generale e addirittura il semaforo che in quell’istante copriva JFK, o quello che col bersaglio in allontanamento a 60 e 80 metri riesce a colpire e uccidere?
    Ai posteri…..

    Risposta

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