Archeologia del complotto vendesi

3868567-9788817082082 Negli anni, mi sono guadagnato il ruolo di “vagliatore di notizie” sul caso Kennedy. Un amico del Corsera mi ha segnalato, qualche tempo fa, questo lavoro di Serge Raffy, un giornalista francese che ha scritto una biografia di Fidel Castro, pubblicata in Italia da Rizzoli. Mi sono limitato a leggere il capitolo che riguarda l’assassinio di Kennedy. Ecco un passo.

Il 22 novembre, tutto era pronto. Due squadre presero posizione. La prima, guidata da Jack Ruby, era composta da tiratori scelti della mafia, tre americani e due cubani, accomunati da una caratteristica: avevano lavorato tutti nel giro dei casinò dell’Avana. I loro nomi: David Yaras, Lenny Patrick, Richard Cain, Herminio Díaz García ed Eladio del Valle Gutiérrez. La seconda squadra, agli ordini di Frank Sturgis, era formata da Lee Harvey Oswald e tre cubani: Pedro Díaz Lanz, e i fratelli Nono Sampol. Oswald era incaricato di appostarsi insieme ai killer al sesto piano dell’immobile in cui lavorava, il Texas School Book Depository, che dominava la Dealey Plaza, dove a metà giornata era previsto il passaggio del presidente. Dov’era posizionata l’altra squadra? Secondo la maggior parte delle testimonianze, si nascondeva dietro una palizzata a un centinaio di metri dal punto in cui doveva transitare la limousine presidenziale.

Che si possa ancora leggere una simile concentrazione di castronerie “gombloddiste”, scadute da decenni anche presso la comunità sopravvissuta dei sostenitori della cospirazione, mi ha stupito tanto quanto la considerazione che non un tipografo sperduto chissà dove, ma un editore storico possa aver dato credito a un lavoro del genere. Avendo, peraltro, il coraggio di definirlo “accurata ricostruzione storica”, il condensato di “anni di ricerche”. Non avendo letto il resto del libro, mi astengo da giudizi complessivi. Posso solo pronunciarmi sul capitolo riservato all’assassinio di Kennedy: per riciclare questa storiella da avanspettacolo, priva della benché minima prova e sbugiardata da una messe pressoché infinita di risultanze balistiche e autoptiche, testimonianze (a proposito: piacerebbe sapere quale sarebbe quella “maggioranza di testimoni” che ha visto nascondersi una squadra dietro una palizzata a un centinaio di metri dall’automobile, perché in 25 anni non ne ho mai sentito parlare), riscontri, ricostruzioni non c’era bisogno di dedicarsi a ricerche annose. Bastava sfogliare uno dei mille libretti usciti negli anni Sessanta che promettevano di rivelare la “verità vera” su Dallas.

Qui non siamo neanche alle castronerie sul filmato di Zapruder, che mostrerebbe – secondo gli esperti da bar – l’evidenza di uno sparo frontale, no: qui si dà per certa una trama da romanzetto senza neanche prendersi la briga di mostrare un indizio, un frammento di prova, nulla. Raffy mostra di essere rimasto ancora più indietro dei suoi colleghi che dalla metà delgi anni Settanta in poi, cioè quando il filmato di Zapruder fu finalmente reso pubblico, iniziarono a martellare con la storia dello sparo alla tempia destra e il tiratore dalla collinetta erbosa. Siamo in presenza, insomma, di una vera archeologia complottista. Nel 2017. Evviva.




2 pensieri riguardo “Archeologia del complotto vendesi

  • 6 Maggio 2017 in 0:39
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    Su Netflix sta andando in onda questo documentario di Nova, disponibile anche su YouTube (senza sottotitoli) https://www.youtube.com/watch?v=tbXQdAVpuL8 che dovrebbe mettere la parola fine alle astruse teorie del complotto grazie a evidenze scientifiche incontrovertibili.
    Vengono confermate, perché ripetibili scientificamente, le conclusioni della commissione Warren sull’unico proiettile che colpì Kennedy e Connaly e sul fatto che quanto si vede nel filmato di Zapruder (indietro e a sinistra) è proprio l’effetto di un proiettile sparato alle spalle (deposito di libri) e non di fronte (collinetta erbosa). Gli stessi danni riportati dal cervello di Kennedy, spiega nel video un patologo forense, sono incompatibili con un proiettile proveniente di fronte.

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  • 15 Febbraio 2017 in 23:57
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    Purtroppo, caro Federico, non sarà l’ultimo libro che propalerà cavolate come queste sull’assassinio di Kennedy. La cosa peggiore è che molti lettori ci crederanno acriticamente.

    Risposta

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